Il giornalismo è morto, viva il giornalismo

Citizen (and) Journalism

3 April 2008 809 views One Comment di admin SHORT URL
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Riprendo la cronaca di Alberto di ieri e intervengo dal convegno “Lo Schermo Globale: Presente e futuro della televisione”, in corso alla Triennale di Milano. In questo momento stiamo assistendo alla tavola rotonda conclusiva dal titolo Giornalismo digitale: routines produttive, formati e policies” con Marco Pratellesi (corriere delle sera), Bruno Ployer (Sky tg24), Paolo Liguori (Tgcom). Prima di loro i ragazzi del Master in Giornalismo della Università Cattolica hanno presentato una videoinchiesta sul futuro della Televisione.

Questo pomeriggio l’intervento principale è stato di Marc Deuze, docente alla statunitense Indiana University e alla olandese Leiden University. Tra gli spunti interessanti offerti da Deuze anzitutto una riflessione sull’attualità della professione giornalistica. Negli Stati Uniti l’unico lavoro nel mondo dei Media dove c’è una crescita di posti di lavoro è la consulenza di marketing. I giornalisti stanno sparendo e perdendo posti di lavoro in tutto il mondo.

Ma il giornalismo professionale è necessario. E’ un fatto che oggi un terzo di tutti i giornalisti nel mondo hanno un contratto atipico, Se consideriamo i giornalisti sotto i 30 anni ciò riguarda il 90% dei giornalisti. Se hai vent’anni questo ti può andare bene, ma se hai 38, 39 anni, è difficile che tu sia felice di questo.

Deuze ha poi affrontato il tema della convergenza e della generazione dei contenuti da parte degli utenti. Le società dei media sono delle fortezze, delle megacorporation in cui top manager sembrano decidere tutto su tutti. In cui si pensa che la convergenza succede quando la diverse parti dei media lavorano insieme. In realtà la gran parte degli sforzi per creare delle convergenze non funziona. Ciò succede a causa delle persone, Per spiegare questo concetto ha ripreso l’esempio della redazione del Daily Telegraph, in cui c’è un modello in cui le notizie vengono prodotte per diversi canali, La stessa redazione è una stanza openspace circolare, l’idea è che dal centro tutti possono vedere tutti, ma questo è il modello del Panopticon, che è la prigione ideale, che non ha bisogno di guardie perchè i prigionieri pensano di essere sempre monitorati, quindi se escono fuori verranno subito individuati. Questo è il modello perfetto, perchè non c’è bisogno di dettare le regole, o di censurarli, le regole vengono indotte dall’organizzazione. I giornalisti in questo modello sono prigionieri perfetti e al contempo perdono il lavoro.

Deuze ha poi affrontato il tema dei contentui generati dagli utenti. Per Deuze la spiegazione del successo dello User generated content è che le persone non si fidano delle istituzioni e dei giornalisti perchè i giornalisti non sono persone “come me”, il giornalista viene percepito come un soggetto lontano dall’utente, mentre invece ci si fida dei contenuti generati da altre persone “come me”. Ma tutto ciò non ha a che fare con la qualità del giornalismo.



Un Commento »

  • vic ha detto:

    Convegno molto interessante, anche se la lucidità e l’acume di Deuze hanno messo in secondo piano tutta la discussione successiva.

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