Giovanni Allevi e le Note Necessarie

Music

30 December 2008 4,418 views No Comment di dottavi SHORT URL
Condividi

Giovanni Allevi 13 dita“Cerca di suonare solo le note necessarie”, suggerisce Joao Gilberto a Enrico Rava, durante un giro americano del nostro trombettista jazz. Come se fosse facile. Come facile sembra la Bossa nova quando la suona Gilberto – ma se hai mai provato, sai che esser facili in quel modo facile non lo è per niente.

Ho “visto” Rava l’ultima volta a un concerto a Milano, ma non l’ho visto affatto perché eravamo talmente tanti e scatenati che sembrava un concerto rock. Con lui, ed era ora, tanti jazzisti italiani sono oggi meritatamente “assurti agli onori della cronaca”, si può dir così? Forse perché è maturato il nostro gusto, forse perché han cambiato stile, e si sono fatti più accessibili. E forse anche perché non si son mai lasciati andare a intemperanze, come dire che “E’ cambiata la musica contemporanea”.

Ma queste son conclusioni. L’inizio si intitola “13 dita” ed è il primo disco di Giovanni Allevi, recentemente al centro di tante polemiche. Per quanto riguarda la persona posso dire solo che l’ho incontrato in due suoi concerti al Blue Note di Milano, in occasione del secondo e del terzo disco. La prima volta eravamo quattro gatti, raccontava perché e percome dei pezzi prima di suonarli, cosa lo aveva ispirato eccetera, e alla fine è sceso dal palco e si è scambiata qualche battuta. Mai capitato con altri artisti del Blue Note. La seconda volta c’era già una folla e più che un sorriso imbarazzato perché non si ricordava, mentre mi autografava un CD, non si è potuto. Coinvolgente, accessibile, giovane e timido, positivo, passionale. Entusiasta al punto da sembrare un po’ fuori di testa, forse. Intemperante, magari. Ma non mi sembra un problema.

Allevi è un musicista, e per darne un giudizio tecnico bisognerebbe leggere i suoi spartiti (e conoscere anche tutti i riferimenti storici). Per darne un giudizio personale basta invece ascoltare la sua musica, e limitarsi a un “mi piace / non mi piace”. A me “13 dita” è piaciuto e piace moltissimo, gli altri dischi meno. Dopo “Joy” ho smesso di comprarlo. Però anche le parole sono importanti:

“Ho maturato il convincimento che ogni epoca abbia diritto alla sua musica. Perché costringere il pubblico del nostro tempo a rapportarsi solo a capolavori concepiti secoli fa, e perdere così l’occasione di creare una musica nuova, verace espressione dei nostri giorni, che sia una rigorosa evoluzione della tradizione classica europea? La musica cosiddetta



Lascia un commento

Puoi usare questi tag:
<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Questo blog supporta i Gravatar. Se ne vuoi uno lo trovi qui.

-->