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Giornalismo di domani oggi: Terremoto su Twitter

12 May 2008 2,812 views 5 Comments

In questo preciso istante, mentre scrivo, su Twitter si sta facendo un “live reporting” di dimensioni planetarie. Robert Scoble, BloggersBlog e tanti altri – compresi i “newsbotter” professionisti come Newsalert, mentre di italiani sembra solo il sottoscritto e Montemagno, stanno facendo giornalismo in tempo reale, raccogliendo contributi da ogni dove e puntando a risorse Internet di ogni tipo. Una copertura informativa di cui non troverete uguale in nessun altro media.

Upd1: Scoble ha iniziato a twittare del terremoto circa alle 8:00 di stamattina

New York Times e BBC News circa un’ora dopo.

Più o meno stesso tempo esce la prima foto e lo U.S. Geological Survey institute apre questa pagina per raccogliere informazioni.

Lo USGS pubblica questa mappa di intensità del terremoto e popolazione.

11:17 – C’è un giornalista BBC che due ore fa ha scritto le stesse identiche cose che sto scrivendo io adesso :-O

11:25 – In home page di Repubblica.it: “Violento terremoto in Cina – Crollate due scuole – Vittime tra i bambini”, ma il link all’articolo, in questo momento, passa da un interstitial pubblicitario. Arriva anche il Corriere.

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5 Comments »

  • roberto dadda said:

    Anch’io ho visto su twitter, ma alla fine è stata solo una nube pochissimo utile di informazioni che riportano informazioni altrui, io messaggi di gente locale, che sarebbero stati interessanti davvero, non ne ho visti.

    Per avere informazioni vere sono andato sui siti istituzionali ed ora sto guaradndo le televisioni specializzate in news che stanno dando informazionio molto più dettagliate e interessanti.

    Per eventi di questo genere la televisione professionale è e resta molto più efficace della nube indistinta dei navigatori.

    Certo probabilmente la parte ineteressante saranno le testimonianze neio bloge le foto su flickr nel futuro, ma resta il fatto che le fonti professionali danno informazioni molto più interessanti!

    dadda

  • alberto said:

    ciao roberto. mi son spiegato meglio, raccontando anche un episodio di newsmaking “dal di dentro”, in un commento che ho lasciato al blog di Cellan-Jones, il giornalista BBC che ho citato nel post

    volevo anche aggiungere – ma mi portava fuori tema – che è ovvio che non si tratta di “reporting from the field”. stiamo andando velocemente in quella direzione (hai visto qik?), ma per ora si tratta di meta-reporting, segnalando risorse qua e là

    la novità sta, come dico nel commento, in “how fast, how many, how open”, e cioè che oggi esiste un passare informazione che ha la velocità e la forza collaborativa del word-of-mouth, del passaparola, ma potenziato versione planetaria

    in altri termini, il mio post riguardava il medium, non i contenuti

    da questo punto di vista affermo senza tanti dubbi che abbiamo assistito all’ingresso di twitter nella storia del giornalismo. non che questo sia un gran capitolo, forse solo una nota a piè di pagina, però è successo stamattina

    magari tra qualche giorno vedi che lo passa poynter in newsletter e qualche grande nome italiano, che twitter non l’ha mai visto fino a dopodomani, ci scrive su e allora tutti “ooohhhh”… sai com’è che succede in italia no?

  • markingengo said:

    C’e’ chi sostiene che questo sia accaduto gia’ durante l’ultimo Superbowl.

    Riguardo la scarsa efficacia di questo nuovo modo di fare informazione, come evidenza Roberto, oltre che tenere presente il fatto che siamo in una versione “beta” :) va anche detto che essa non e’ alternativa al giornalismo istituzionale, ma probabilmente complementare.

    E’ il campanello che attira l’attenzione della gente che poi andra’ a cercare il metodo (canale) di approfondimento che gli e’ piu’ congeniale.

  • Frenz said:

    L’effetto che si è avuto in Twitter durante il terremoto in Cina è simile a quello che è successo sempre in Twitter ma durante in terremoto in UK.
    http://www.feelbyte.com/bloglife/135/terremoto-in-uk-come-la-notizia-corre-su-twitter

    Parlandone poco tempo fa con Gaspar e alcuni giornalisti non si è per nulla dubitato del mezzo ma si poneva qualche dubbio sul “validare” le notizie che si propagano per esempio su Twitter. I giornalisti, come quello della BBC di Birmingham, pongono abbastanza fiducia nei propri follower ma all’esterno di essi è difficile verificare una notizia che corre su twitter.

    Ragionando ad evento avvenuto risulta facile calcolare la velocità di propagazione della notizia sui twit piuttosto che sui siti dei giornali online, ma esistono ancora seri dubbi su come impostare il processo che porta il dato a trasformarsi in informazione “ufficiale”.

  • alberto said:

    ciao, grazie per i commenti, rispondo per punti

    1. “alternativa al giornalismo istituzionale”: scusa ma confondi i piani. giornalismo è seguire le notizie e raccontarle. punto. per farlo, oggi può avere senso usare twitter – *anche* twitter, certo

    2. validazione: stesso problema in qualsiasi altro media. come sempre dipende dalla reputation della fonte. se arriva uno e ti dice “sono dell’Ansa” gli credi. ma se sei quello dell’Ansa in zona di guerra e cerchi informazioni cosa fai? per esempio potresti chiedere informazioni a uno per strada. e siamo sicuri che le informazioni che ti può dare siano tanto più credibili di uno che te lo racconta via twitter? che differenza c’è?

    la costruzione e validazione delle fonti è il lavoro principale di un giornalista, non è facilmente descrivibile come un processo astratto

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