Non per coincidenza, evidentemente, ma per comun sentire: avevo giusto in preparazione un post su oDesk che ne parla prima Dario: How the new World Works. Spiega bene tutto lui, ma in estrema sintesi diciamo che è un marketplace di competenze: si crea un portfolio e si aspettano le richieste. Per chi volesse un’overview c’è il video qui sotto, per un approfondimento invece An oDesk review for beginners su BlogKori. Personalmente credo che questi strumenti, che non sono solo self-help ma vera innovazione di processo, abbiano prospettive sociali importantissime.
Dario, tra l’altro, nel mondo dei freelance non è solo faro insostituibile ma anche attore protagonista: ora ospita l’Associazione Consulenti del Terziario Avanzato, di cui ha fatto inaugurazione l’altro giorno.


Anch’io ne voglio scrivere! Questi nuovi modelli di lavoro sono fondamentali. L’ufficio IVA, il Ministero della Finanza, la GCIL li stanno studiando? Oppure, insieme a Vespa, li opporranno di puro istinto?
Premesso che per personalmente a me piace oDesk, e un mercato in cui l’informazione sia meno asimmetrica e che dia garanzie a entrambi le parti, e che non hai magari esposto bene le tue idee: non c’entra un cavolo con la flessibilità o precarietà che sono problematiche del lavoro dipendente :)
Un freelance per definizione è precario, e in cosa oDesk ne combatterebbe la precarietà? Oggi trovi lavoro, domani no, e oDesk non ti ha garantito un’assicurazione sanitaria, né le ferie, né la CIG, o sbaglio?
Inoltre, il rischio è _forte_ che oDesk diventi quello che è mechanical turk: gara al ribasso. Europei e americani tendono ad essere fautori del mercato solo finché non entrano nello stesso mercato quelli che lo fanno per un decimo.
riffraff concordo sul fatto che la contrapposizione tra flessibilità e precarietà non c’entri, ma non sul fatto che un freelance sia precario per definizione.. ovvio che oDesk non c’entri con le tutele, Se si abbandonano per un momento queste questioni di base che non c’entrano con operatori privati di brokeraggio come è di fatto oDesk (e credo vadano affrontati su altri livelli, per esempio politico, associativo ecc.), si può notare però una cosa rivoluzionaria in questo modello: l’introduzione di un fondo di garanzia per tamponare situazioni legate alle insolvenze o ai tempi di pagamento. In Italia soltanto ACTA sta lavorando su un Fondo regionale di questo genere per finanziare anche microattività e prestiti ai freelance.. Non è cosa da poco trovare del credito per il lavoro intellettuale autonomo. E’ vero che nei sistemi così codificati il rischio della lotta a ribasso è reale, ma a mio avviso intacca soltanto quelle forme di compenso legate al lavoro quotato meramente su base oraria, priva di servizi e consulenza nel senso più ampio del termine (consulere, dare consigli..)..
penso siamo parzialmente d’accordo (e vabè, non è che conti niente esser d’accordo con me :) perché appunto è positivo che ci sia una riduzione del rischio per le parti.
Sospendo il giudizio sulla pubblicizzazione di tale rischio, dove è descritto sul sito di acta? Come viene finanziato il fondo? Perché presso un ente pubblico? Come si differenzia un fornitore prudente da uno spregiudicato? Perché una forma di assicurazione personale non è sufficiente ? Non sono diverse le garanzie sul lavoro svolto e prestiti ex ante? Il significato di consùlo non è “riflettere/decidere” ? :)
Immagino siano già cose che avete considerato quindi le leggerei con interesse.
riffraff: nn sono esperto di temi del lavoro, per questo c’è Dario e per questo nn usavo i termini in senso tecnico. ma perché dobbiamo vedere le cose separate? perché precarietà e flessibilità dovrebbero essere solo problemi del lavoro dipendente? es il lavoro interinale doveva essere, appunto, inter-qualcosa mentre è diventato spesso cronico
insomma hai ragione ma estendiamo l’uso dei termini. poter uscire e rientrare dalle aziende quali dipendenti, o poter esercitare la propria professione, non è poi tanto diverso se è possibile avere un minimo di riconoscimento civile e di “paracadute”
sec me quindi i temi di fondo sono che 1. non abbiamo un mercato aperto quanto dovrebbe essere e 2. non abbiamo strumenti di supporto. e per questo modelli come oDesk mi sembrano fenomenali: intanto creano un sistema alternativo a quello delle “amicizie”. se estesi, potrebbero sec me funzionare bene anche per i servizi al freelance, cosa che mi sembra piuttosto dirompente, in Italia
Non so se in Italia accedete a lavori diversi, ma qui negli States i lavori presenti su Odesk, Freelancer.com e compagnia bella sono già una gara al ribasso. Scusate ma io un sito per $200 non posso permetterlo di farlo come non posso spendere il mio tempo per fare un logo da $50. Poi ovvio, “you get what you pay for”.
[...] a servizi come Logotournament e oDesk, di cui ho parlato qua, è un marketplace per la creatività. Le aziende (o chiunque, in realtà) mettono un brief, per [...]
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