Facebook, Più di MySpace

dottavi —  12 December 2007 — 1 Comment

[Articolo originariamente scritto per Ilsole24Ore.com, in questa pagina -ad]

facebook_dan_roseDall’alto della crescita impressionante dell’ultimo anno i “ragazzi” di Facebook, con un valore di mercato stimato intorno ai 15 miliardi di dollari, possono permettersi di trattare dall’alto in basso con qualsiasi partner – Microsoft compresa. Ma non sono gli unici esponenti del “gotha” del Web 2.0 mondiale a trovarsi a Parigi per la conferenza-evento LeWeb3 2007.

In media 250.000 nuovi utenti al giorno, per arrivare intorno ai 58 milioni di utenti registrati. 7.000 micro-applicazioni sviluppate sulla piattaforma, che crescono al ritmo di 100 al giorno. Questi i numeri di Facebook, il sito nato quasi per gioco in un campus americano raccogliendo i profili degli studenti. Dan Rose, Vice President of business development di Facebook, lo definisce una «social utility», e non una social network, perché «ti mette in collegamento con le persone intorno a te», intendendo quelle con cui sei effettivamente in contatto nella vita reale, e non solo gli sconosciuti della Rete. Facebook, inoltre, offre agli sviluppatori la possibilità di creare micro-applicazioni anche di una certa complessità, che si diffondono poi tra utenti in una modalità virale accresciuta: ogni partecipante al network, infatti, può inviare le informazioni a tutti i suoi contatti. Di fronte alla domanda se si trattasse di una sorta di “spam legalizzato” Rose ha annuito, pur sottolineando il fatto che tale comportamento dipende dagli utenti.

Facebook è il sito di maggior successo e più discusso di quest’anno. Più di Twitter, presentato al LeWeb3 dal fondatore Evan Williams, che nonostante lo scalpore suscitato in Rete non è riuscito né a farsi acquisire da Google, che gli ha preferito il nord-europeo Jaiku, né a siglare un accordo da 240 milioni di dollari con Microsoft, come ha fatto invece Facebook. Le problematiche di privacy, la ribellione degli utenti contro “Beacon”, un sistema di pubblicità forzata, la caoticità del sito non sembrano minimamente scalfire il successo di quest’ultimo. Gli italiani sono “solo” 235.000, mentre gli inglesi quasi otto milioni – e i turchi, curiosamente, più di due. Per questo motivo sarà il mercato internazionale il prossimo obiettivo dei “ragazzi” di Palo Alto. Dopo l’apertura degli uffici londinesi un paio di mesi fa altri ne seguiranno, e verranno rilasciate le versioni tradotte del sito. Ma anche in questo caso solo un viatico per accentuare le politiche di partnership, soprattutto relative alla raccolta pubblicitaria.

Un fenomeno che ricorda da vicino quello di MySpace negli anni scorsi, se non fosse che ora questo è in difficoltà, mentre Facebook ha ancora uno spazio di crescita molto più ampio. I siti italiani, dunque, siano avvertiti: lo spostamento dell’attenzione – e del relativo traffico – è destinato a spostarsi ancora di più su queste piattaforme internazionali.

dottavi

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Journalist, Blogger, Entrepreneur, Advisor. Writing about tech, culture and society since 1991. Formerly contributor at Forbes, Co-founder Blomming.com. Now Partner at Fashion Technology Accelerator.
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