Scrivo queste righe da Varigotti, località ligure frequentata, ai tempi, proprio da quel Cesare Pavese citato da Concita De Gregorio, da questi giorni nuovo direttore dell’Unità, nella sua ultima colonna su D – la Repubblica delle Donne, sabato scorso. E non posso nascondere la contentezza per la scelta, da parte del nuovo proprietario del giornale Renato Soru, di un direttore donna e di 45 anni. Mi sembra qualcosa di nuovo, come da tempo non accadeva.
45 anni, donna, e penna così affilata da farmi spesso aprire Repubblica chiedendomi “Cosa ne dice Concita? Perché non hanno fatto scrivere Concita?”. E mi sembra possibile che questi siano anche i motivi della scelta fatta da Soru, politico sì ma coriaceo: motivi dettati da delle idee.
E così capisco ma non capisco le proteste di Furio Colombo e Marco Travaglio (ho perso purtroppo l’editoriale di Padellaro, il precedente direttore), per il cambio al vertice del giornale. Colombo che chiede perché cambiare, visto che il giornale va bene, e Travaglio che fa dietrismi indicando un possibile endorsment da parte di Walter Veltroni. Non so, magari probabile, non mi è possibile giudicare. Ma in ogni caso, perché non cambiare, soprattutto se la direzione va in mano a una persona come la De Gregorio?
Nel suo primo editoriale credo abbia già fatto piazza abbastanza pulita dai dubbi. Con sano pragmatismo (forse femminile?) afferma di credere che “Per raccontare la politica serva la cronaca, e che la cronaca della nostra vita sia politica”. Perché dobbiamo ritrovare il senso, un senso “Fondato sulle cose, sulla vita, sulla realtà”.
Una cronaca, voglio interpretare, non di beghe quotidiane di un qualsiasi palazzo, ma di fatti, piccoli o grandi purché importanti. Di realtà. Ancora di senso parla, ancora su D: “Abbiamo acceso una piccola lampada su dettagli apparenti, eppure così densi di senso”. E ancora, tornando alla pagina sull’Unità del 26 agosto, solo ieri: “Nulla avrà senso se non potremo dire di averci provato”.
Ecco, sì, Concita, provaci. Capisco la frase tranquillizzante per Colombo (“Sarà un normale giornale di opposizione”, vorrei ben vedere il contrario), meno l’affermazione che “La politica è lo specchio di un mutamento antropologico”, che rispecchia la società, etc. No, non fargli sconti. Alla politica dobbiamo chiedere di più. La politica deve essere espressione della nostra eccellenza, deve dirci quello che non sappiamo, deve dare esempio, deve essere migliore.
Insieme alla cronaca la De Gregorio dice di voler “Prendere in mano il testimone dei padri per portarlo nelle mani dei figli”, e che il prossimo passo sarà “In coerenza con la memoria e in sintonia con l’avvenire”.
In coerenza con la memoria e in sintonia con l’avvenire. Frase gramsciana quant’altre mai. E già in questo 50/50 c’è tanto. Ma spero, Concita, ti farai risucchiare più dal vortice delle idee per il domani che da quello della memoria. Buon lavoro.









