Diario de Tarifa

dottavi —  11 August 2014 — 1 Comment

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Qui la vita è:

Mi sveglio e mi faccio un caffè (con la moka). Lo bevo guardando il porto e le palme davanti casa oppure il Castillo Guzmàn e l’Africa, dall’altra parte (ho quattro finestre d’angolo).

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C’è rumore perché stanno facendo i lavori e qui è centrale, ma non mi dà fastidio. Sono cresciuto nell’angiporto di Sampierdarena, figurati, gru e Caterpillar mi piacciono. Dopo il caffè è il momento in cui dovrei scrivere ma cazzeggio, o dormicchio. Chissenefrega.

Verso le undici / mezzogiorno vado a far colazione. Io prendo pan tostado con marmelada, sin mantequilla. Altri prendono pan y tomate o jamon. Vedi girare sullo stesso vassoio café con leche, Coca Cola y cerveza a qualunque ora. Insomma non sai mai se è presto o tardi, colazione o pranzo. Ma chissenefrega.

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Nel frattempo sono andato a correre o a nuotare in piscina. Qui mare e oceano la mattina sono freddissimi, non riesco a fare il bagno, per cui in spiaggia vado più tardi. Per pranzo di solito vado a fare la spesa al mercato. Saluto la signora delle verdure e quella che mi ha subito preso sotto l’ala in uno dei banchi del pesce (“Te lo preparo io para la plancha!”). Guardo seppie e calamari giganti (qui davanti è profondo un chilometro, per questo ci sono orche e balene: vengono a mangiare in profondità) o tonno rosso e altri pesci che sembrano triglie ma sono lunghi come il mio avambraccio. Spendo circa cinque euro.

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Cucino guardando il porto. Una padella, pesce fresco e alloro, che è l’aroma che si usa qui. Dopopranzo dovrei scrivere, invece dormicchio. Sul divano, perché con le finestre aperte c’è un bel filo di aria fresca. Oppure vado alla spiaggia piccola, quella sul Mediterraneo, se non ci son stato la mattina.

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Se non vado in spiaggia dopopranzo ci vado verso le 5 o le 6. Tra Mediterraneo e Oceano Atlantico c’è solo una lingua di terra e in questo caso vado sulla spiaggia ovest, perché il tramonto è sull’Oceano. Tiro tardi al chiringuito sulla spiaggia: una cerveza dos euros. Una tapa dos euros con cinquenta. Torno a casa per qualche abluzione. A quest’ora dovrei scrivere, ma dormicchio.

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Playa de los Lances – kyte surf

Verso le 23 esco per cena. Giro per i vicoli che iniziano a stiracchiarsi solo ora, come me e come tutti. Il Blanco de Tarifa a quest’ora ha preparato un nastro di bicchieri – saranno cento – pronti per il Mojito, ma è presto. Io vado al Babel. E’ diventato il mio punto di riferimento: quando ci sono stato il primo giorno e ho chiesto “C’è il Wi-Fi?” mi hanno guardato increduli, tipo “Certo che c’è, per chi ci hai presi?”. E’ sulla strada principale. Mangi ottima carne o pescado frito, come più o meno ovunque. Ma l’altra sera volevo stare leggero e ho preso un tè verde in un posto che si chiama Delicatessen, indiano-tedesco. Oppure c’è la Trattoria italiana, il Pescador, un tex-mex, vari brasaderos. Quello che ti pare.

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Le dune di sabbia del Sahara a Bolonia

Dopocena è mezzanotte o l’una ed è il momento più affollato. Giro per i vicoli e le piazzette piene di tavolini con gente che chiacchiera tranquillamente. Le persone sono a gruppi, o a coppie, o a famiglie o in qualsiasi combinazione. Qualsiasi età. I turisti sono principalmente spagnoli, trasmettono un’aria di casa. Carrozzina o tacchi alti, sono tutti rilassati. Non è che qui sia meglio di Otranto o Lipari o la Sardegna o mille altri posti in Italia. E’ che è tutto facile. Penso a cosa fare domani, se affittare uno scooter, andare a Tangeri in giornata, provare il kyte o cos’altro andare a vedere. Potrei fare una gita a Cadiz o Sevilla. Uhm, magari uno dei prossimi giorni. Con calma. Chissenefrega.

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Fashion in Tangeri, Marocco

A fine serata vado sempre al Lola per un ultimo vino tinto. E’ il più incredibile, confortevole locale del mondo, e Maria y Victor sono fantastici. E’ bastata una serata al bancone perché i giorni successivi mi salutassero tipo “Hola companero”. E’ affollato di gente, di gruppi di ragazze spagnole – qui due, davanti quattro, a destra sei. Tutto così. E lo stesso nella piazza piena di tavoli, una palma, una fontana, la scritta “Cofradia de Pescadores” su un portone, i lampioni dalla luce gialla.

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Mi appoggio allo stipite della porta col bicchiere in mano e penso alle persone vicine e lontane. In senso metaforico: sono qui da solo quindi la “vicinanza” è puramente nei pensieri e nei sentimenti. Ci sono persone con cui comunico spesso e allegramente, in maniera spensierata, e che sento vicine. Altre che mi sarei aspettato di sentire vicine che invece non lo sono. Contraddizioni e interferenze.

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Rientro a casa tra l’una e le due, cioè prestissimo. Dalle mie finestre il porto è tutto illuminato e c’è pieno di gente, di voci. Riguardo le palme e, più avanti, la lingua di terra che segna il punto in cui Mediterraneo e Atlantico si incontrano. Oltre la notte si intravedono le luci notturne di Tangeri, in Africa. Le persone si fanno le foto davanti alla statua di Sancho IV El Bravo anche a quest’ora. Guardo il Castello Guzmàn, che si dice sia costruito dove si pensava fossero le mitologiche Colonne d’Ercole. Anche qui tensioni e immigrazione, e contrasti, eccome.

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Penso a come siano relative le distanze, tra le cose e tra le persone, a come siano relativi i percorsi, e le percezioni delle soglie da varcare. Qui si incontrano due mari, due continenti, mille culture. Le Colonne d’Ercole erano una soglia psicologica impossibile da superare. Qui basta attraversare la strada. E quindi a volte sembra di fare balzi enormi quando non c’è soluzione di continuità. Altre volte, invece, non ti accorgi neanche che stai attraversando confini.

Questa è l’ora in cui dovrei muovermi per andare in discoteca, ma mi metto a scrivere.

O dormicchio.

dottavi

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Journalist, Blogger, Entrepreneur, Advisor. Writing about tech, culture and society since 1991. Formerly contributor at Forbes, Co-founder Blomming.com. Now Partner at Fashion Technology Accelerator.
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naqeb
naqeb

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