Dell’Internet. Un’assenza

The Dot

31 August 2009 1,805 views One Comment di dottavi SHORT URL
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Agosto 2009. I quattro cormorani appoggiati su uno scoglio ricordano stridenti un vecchio cartone animato della Disney, mentre con @marcomassarotto attraversiamo la pineta e i cespugli di mirto per scendere al mare. Si chiacchiera di amici e conoscenti, di cosa fanno le persone in Rete, di potenzialità e sviluppi possibili dei Social Media, di Cosa Farebbe Google (lui), di Storia della Tecnologia (io), di cosa come e quanto si potrebbe fare la prossima stagione. Così per ridere – siamo in vacanza – rifondiamo intere branche della medicina, immaginiamo nuovi mercati, troviamo nuovi modelli di giornalismo online, inventiamo nuove discipline.

Nel frattempo, tra un relax in amaca, passeggiate, windsurf e un bel po’ di frutta fresca, Facebook si compra FriendFeed, dove tra gli italiani impazza il Giocone e si scoprono le user-generated demographics (nel prossimo post, domattina), Queen Rania compare su Twitter e insomma ne succedono di tutti i colori.

Al rientro non posso trattenermi da un giro in libreria, un punto vendita di una grossa catena. Cerco di capire meglio cosa ci siamo detti con Marco, che è un vulcano e con la sua Hagakure altro che Internet PR, non si riesce a stargli dietro. Non guardo tanto i libri quanto le categorie, come si colloca la conoscenza di questi argomenti in Italia. In fondo al corridoio lo scaffale di Sociologia, c’è Cybersoviet di Carlo Formenti a fianco di Italians di Beppe Severgnini.

Passo allo scaffale di Informatica, pieno di manuali con copertine color detersivo. Alla sua destra Mass Media, dove i titoli parlano di radio e tv, tv e radio. Un po’ di giornalismo, solo relativo alla storia del mestiere e dei giornalisti, niente analisi. Guardo a sinistra, c’è lo scaffale di Antropologia. E’ qui che dovrebbe trovarsi Intelligenza Collettiva di Pierre Levy ma niente da fare, lo cerco da tempo ma è esaurito, anche se è uno dei fondamenti critici per l’interpretazione dei tempi in cui viviamo.

Servono nuove scienze e nuove arti, penso. Allargo lo sguardo e vedo che lo scaffale di fianco ad Antropologia è quello di Esoterismo. Più a sinistra New Age e Medicina Alternativa. Solo allora mi accorgo della musica: in sottofondo squillano beffardi gli ottoni di George Gershwin, è la colonna sonora di Manhattan. “Internet è la mia città, e sempre lo sarà”, penso, mentre mi avvio verso l’uscita.



Un Commento »

  • Matteo Balocco ha detto:

    Se passi da VC ti posso prestare Levy…

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