Archives For August 2011

Riccardo Marchesi, managing director di Inntex e fondatore di Plug&Wear, sul suo profilo Twitter Si definisce un Textile hacker.  Viene da un’azienda di famiglia che produceva macchine da maglieria. Ora crea “tessuti di metallo per la produzioni di scudi per campi elettromagnetici, per il design d’interni e la moda, e recentemente abbiamo iniziato a sviluppare tessuti interattivi, in grado di scambiare informazioni tra quello che succede nel mondo e un computer”. Ne racconta la storia Zoe Romano in Dalle macchine per maglieria alle tecnologie wearable a Firenze.

Plug & Wear Soft circuit

Incredibile quanto tempo ci voglia per arrivare al futuro – qui la mia tesina sui wearables, del 1996. Eppure ora forse ci avvicianiamo a un Futuro Artigiano, per citare il titolo di un recentissimo libro, di Stefano Micelli. Da prendere assolutamente, e argomento su cui tornare.

Lago - Lagostore - bookshelf

Lago – Lagostore: Bookshelf

Milano, used books

Milano, used books

Cronistorie, cronologie. Trovo sempre utile fissare le date, specie in momenti di passaggio come questo, in cui Steve Jobs lascia la carica di CEO di Apple – su Twitter ne parlano tutti.

Questo bell’articolo di ExtremeTech riassume i punti salienti della storia dei linguaggi di programmazione, aggiungendo la lunghissima infografica che allego sotto. Continue Reading…

Lo scorso 6 agosto, l’hanno detto in molti, è stato il ventennale della nascita del Web. Il 6 agosto alle 4:37 del pomeriggio, per la precisione. Sono questi giorno e ora in cui Tim Berners-Lee ha postato il suo messaggio sul newsgroup Alt.hypertext, subject: WorldWideWeb: Summary.

Non è affascinante? E’ ancora online. Così come è ancora online la prima pagina web della storia: The World Wide Web project.

Aggiungo qua sotto una piccola gallery di web page storiche, estratta da una delle mie lezioni sulla storia della Rete, la tecnologia, l’universo e tutto quanto.

Ci sono tanti inventori e industriali che hanno partecipato alla nascita del Personal Computer. Ma quello che ha fatto veramente partire l’industria è questo:

First Personal Computer, IBM PC 1981

Era l’agosto del 1981, ricorda Business Insider, che pubblica anche il video della pubblicità della versione successiva, l’AT, con un imitatore di Charlie Chaplin. Ripensandoci, la cosa divertente è che non è stato davvero fatto da IBM. La grande corporation non era interessata al business nascente dei pc, e così ha creato un gruppo distaccato in una sede secondaria, a Boca Raton, Florida, dando in mano a Don Estridge poche persone e poche risorse. Estridge ha così scelto di creare una piattaforma che oggi diremmo “aperta”, basata su standard accessibili a diversi fornitori, sia per l’hardware sia per il software. E così, un anno dopo il lancio,

“The PC, as usual, dominated the press clippings, a fact that has been driving IBM’s senior management nuts. The PC accounted for roughly 0 percent of IBM’s revenue and profits, yet it had struck such a chord with the public that that’s all the press wanted to cover. Here IBM made these enormously profitable mainframes that were on the cutting edge of technology, yet all anybody wanted to write about was a toy machine. And there was Don Estridge’s face plastered all over the clips, as though this midlevel manager was the most important at IBM…”

Ripensandoci, è davvero una storia da startup e disruptive innovation. E Don Estridge, morto non molto tempo dopo in un misterioso incidente aereo, merita di essere annoverato tra i grandi padri fondatori di quest’industria.

PS La citazione è tratta da Big Blues, un vecchio libro sulla storia di IBM e il suo sfascio degli anni ’90.

Claudio Cicali Forrest Gump Bologna Firenze a piediL’amico Claudio Cicali sta… googleplusizzando (Nota 1) il suo percorso a piedi da Bologna a Firenze, a mo’ di Forrest Gump (Nota 2). Attualmente le informazioni sul percorso si trovano sul suo profilo Google+, in questa pagina. Non c’è invece un link preciso per vedere solo i post sull’argomento – una rilevante debolezza di G+. E sì, Claudio ha un blog ma oggi lo usa soprattutto come profilo personale statico. Quel che un tempo avremmo scritto sul blog, oggi lo lanciamo come messaggio in bottiglia sulle onde dello stream.

Nota 1: Un tempo si diceva, per quanto impropriamente, “bloggare”. Poi “twittare”. Su Facebook ci “amichiamo”. Con Google+ sta impazzando “cerchiami”. Devo ammettere che inizio ad avere istinti millenaristici anche io: ci estingueremo presto per mancanza di parole.

Nota 2: “Forrest, perché lo fai?” “Non so, avevo voglia di correre”. Qui su YouTube. Claudio ti invidio, ho sempre desiderato farlo anch’io, scendendo da Milano a Genova.