Archives For May 2010

Your creative process looks like this:

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Jack Dorsey è la persona che ha avuto l’idea originale poi diventata Twitter. Nel video sotto, in occasione della 99% Conference, racconta com’è nato il servizio di microblogging, ne mostra qualche primo mock-up e confessa anche che molte delle innovazioni del servizio non solo sono venute dagli utenti, ma che il team dell’azienda non le voleva proprio. Potere delle community.

Ma, a parte questo, parla di Square, la sua nuova startup. E di come sia necessario cogliere i segnali, gli stimoli dall’ambiente. Soprattutto in momenti di cambiamento radicale come quelli determinati dalla crisi finanziaria. Non mi stupirebbe se ci avesse azzeccato di nuovo.

Via Fred Wilson via Business Insider via Lou Sagar.

La Storia della TV

dottavi —  30 May 2010 — Leave a comment

Affascinante. Anche la TV ha subito i contrasti che sempre capitano alle nuove tecnologie: nel 1936, il capo della 20th Century Fox Darryl F. Zanuck, considerando la TV concorrente del cinema, disse che “People will soon get tired of staring at a plywood box every night”. Quasi. Be’, non ancora, almeno.

(SterlingSatellites via Shareaware)

Salvare l’Anima degli Oggetti (e Metterla in una Lampada) | LikePicasso

Salvare l’Anima degli Oggetti (e Metterla in una Lampada) | LikePicasso

L’inizio di questo suo altro video è esilarante: “Ho passato sette anni al Massachussett Institute of Technology, in vari laboratori di ricerca… solo per scoprire che sono un Performance Artist”. Be’ magari capitasse più spesso di sbagliarsi così. E’ Golan Levin, e in questo TED Talk mostra una serie di installazioni sul tema dell’osservare e dell’essere osservati una più scioccanti dell’altra.

Viene dalla Spagna, e precisamente da Granada, dove dal 18 al 20 Aprile scorsi si è tenuto un Informal Ministerial Meeting of Telecommunications and the Information Society, nell’ambito della Presidenza spagnola della UE. Si è tenuto anche il (D’) Evolution Summit, dal fulminante sottotitolo “Apri la mente del tuo Ministro della Cultura”. Eh. Procuriamoci un salvagente gigante anche noi. Fatto sta che il gruppo Internet NO serà otra TV ha tirato fuori il poster che trovate qui sotto, a opera dell’artista Miguel Brieva. E’ abbastanza semplice, dicono, “Che può capirlo anche un ministro” ;)

Sembra abbia funzionato. Nella pagina di rassegna stampa dicono che la “Declaración finalmente firmada por los ministros” è “Muy desactivada respecto a la intención inicial. Por esto sirve estar vigilando (grassetto mio).

A questo indirizzo il download della versione originale. Via Exectweets.

Money can also mess with your identity in bad ways. It’s important to remember that we’re all made of the same shit — some people are just a little luckier than others. The nice thing about money is that it gives you more freedom, but it can also be a prison if it takes over your identity, makes you fearful, or causes you to cut off connections with the people around you. True freedom comes from the inside anyway —

Money can also mess with your identity in bad ways. It’s important to remember that we’re all made of the same shit — some people are just a little luckier than others. The nice thing about money is that it gives you more freedom, but it can also be a prison if it takes over your identity, makes you fearful, or causes you to cut off connections with the people around you. True freedom comes from the inside anyway —

Avevo già citato una testimonianza medioevale sulle resistenze nei confronti delle nuove tecnologie. Questa di Slate, invece, è una vera e propria panoramica storica completa: A history of media technology scares, from the printing press to Facebook. L’attacco del pezzo è tutto un programma:

A respected Swiss scientist, Conrad Gessner, might have been the first to raise the alarm about the effects of information overload. In a landmark book, he described how the modern world overwhelmed people with data and that this overabundance was both “Confusing and harmful” to the mind. The media now echo his concerns with reports on the unprecedented risks of living in an “Always on” digital environment.

E’ interessante notare, continua l’articolo, che Gessner non ha mai usato l’e-mail ed era completamente all’oscuro di tutto ciò che riguardasse i computer. E non perché fosse tecnofobo, ma perché morì nel 1565. Si riferiva al flusso di informazioni, apparentemente ingestibile, proveniente dai libri stampati.

Non so come, ma suona noto :)

Chiacchierata interessante, quella fatta con Derrick De Kerckhove in occasione dell’ultimo Meet The Media Guru. Il video che trovate sotto ha richiesto parecchio lavoro per scendere sotto i 10 minuti senza perdere il senso di ciò che è stato detto – anche perché non era affatto poca cosa. Partiamo dalla ricerca: nella prima metà del video discutiamo della sua definizione di Punto dell’Essere (riferimenti nel post dell’altro giorno), inteso come momento prospettico di coincidenza tra corpo, mente e macchina. Le interfacce si fanno sempre più impalpabili, afferma, la velocità aumenta, e altrettanto l’i-pertinenza (vedi) di contenuti e significati. Come nel Rinascimento il Punto di Vista della Prospettiva segnava la distanza tra il vedente e l’oggetto osservato, così il Punto dell’Essere identifica l’orizzonte in cui biologico ed elettrico si possono teoricamente incontrare. Il multi-touch ne è un esempio, con questa manipolazione diretta dell’effimero digitale che, invece, in quel momento diventa oggetto, appunto da toccare, e forse parte di noi. Per contesti diversi, ne ha detto benissimo Antonio Sofi in questo suo post.

Nella seconda parte cambiamo registro. Stimolato da una domanda di Massimiliano Guidetti Migliorati, raccolta da Meet The Media Guru su Facebook, passo a chiedergli del futuro del Web, e in particolare delle tecnologie chiuse. E qui Derrick va giù piatto. Critica la chiusura di Facebook (“E’ uno spazio privato, e non hanno mai risolto il problema della proprietà di ciò che viene condiviso lì sopra”) e dell’iTunes di Apple e sottolinea l’importanza di Internet in quanto Spazio libero. Al minuto 6: “Ci tengo, ci conto. Ho bisogno di uno spazio libero, della metafora di una continuazione dello spazio pubblico”. Ma soprattutto critica con forza e senza mezzi termini il Decreto Alfano in discussione in questi giorni: “Saremo tutti imbavagliati, e non possiamo accettare un Fascismo elettronico che sarà molto peggio del Fascismo classico”.

Ma insomma, mi chiedo e gli chiedo, riusciamo ancora a immaginare il futuro o l’abbiamo consumato tutto? A causa di quanto sopra, mi racconta lui, è cambiata la relazione con il nostro immaginario, che è dentro i nostri schermi e non più lineare come ai tempi della scrittura. L’innovazione oggi è composta da una miriade di frammenti che all’improvviso si compongono in un qualsiasi Twitter o YouTube – e chi poteva mai immaginare cosa sarebbero diventati? Potenza della Rete. Finché dura.