Archives For March 2010

Don Tapscott è uno degli autori di Wikinomics, e nel videopodcast qui sotto non usa mezzi termini per descrivere quello che sta per succedere. A causa della crisi (trend economico), dei nuovi modelli di lavoro (sociale) e dei prossimi sviluppi tecnologici. E mentre assistiamo agli ultimi momenti del Web 2.0, si stanno di nuovo per incrociare i flussi, segno della vicinanza di una nuova fase di disruptive innovation. Io sono pronto per il “2.0 2.0“. Tu?

Nel pensare al futuro dell’informazione non dovremmo dimenticarci che in Rete si è globali per definizione, e si possono trovare interlocutori ovunque nel mondo. E forse non bisognerebbe sottovalutare il ruolo dei traduttori automatici, nella prospettiva più ampia della creazione personalizzata delle news. Camille mi scrive dalla Gran Bretagna:

On 03/26/10 10:36 AM, Camille wrote:
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Hi Alberto,
I regularly read a number of Italian online news sites (with Google Translate’s assistance) to monitor Italian trends (especially in the tech, business and internet sectors). This helps me with my work. I find Infoservi.it particularly interesting because it also covers UK and US stories that I might not have seen elsewhere and its coverage ranges from the light-hearted to the more serious.
Best regards,
Camille

Thanks Camille, my pleasure!

Link interessanti, nell’articolo di Fast Company. Una correzione, però: le stampanti 3D ormai costano meno di mille euro. Si può vedere in azione qui.

Fast Company: 3D-printed shoes by Pauline Van Dongen

(via MF su Friendfeed)

Frequentando luoghi digitali si incontrano usi e costumi diversi, che tipicamente coinvolgono gruppi di persone. Dopo un po’ si notano dei pattern, delle persistenze: ciò che accade in un tempo/spazio poi si ripete altrove. Tipicamente, in Italia si adottano abitudini nordamericane un paio di anni dopo – abbiamo ormai intere antologie di casi osservati. Un po’ come le onde dei bioritmi: siamo fuori sync, ma abbiamo la stessa fase, il che ci dice anche qualcosa sulla prevedibilità dell’innovazione.

Ora in ambienti conversazionali come Twitter e FriendFeed, che hanno iniziato esclusivamente come piattaforme di egoboosting, abbiamo anche professionisti nel senso italiano del termine: commercialisti, avvocati, imprenditori e top manager che, dopo un prudente studio iniziale, chiacchierano tranquillamente delle loro attività professionali con le loro micro-community.

E’ un’apertura di processo, of course. Il prossimo passo sarà quello di ribaltare totalmente il punto di vista del racconto: come ha fatto il New York Times con TimesCast, selezione di video in cui mostrano quel che succede dentro.

New York Times TimesCast

(via LSDI)

Now, this is powerful. TheSixtyOne.com raccoglie musicisti indie a cui fornisce una pagina con una foto statica e per far ascoltare – ed eventualmente scaricare o comprare, quindi è un marketplace – una loro canzone. Ma è anche un aggregatore: mentre ascolti la canzone (via web, of course) sulla pagina compaiono informazioni sul gruppo, i loro tweet, le foto di Flickr, il calendario dei concerti, etc. Inoltre puoi creare e condividere le tue playlist, perché è anche un social network – puoi collegarti e ascoltare le preferite di altri utenti, etc. E, da non trascurare, è un player / viewer fantastico: altro che le stupide animazioni sintetiche dei soliti player MP3 del computer. E’ Social Music di nuova generazione. Un’esperienza musicale completamente nuova, appunto.

Nel video qui sotto un esempio di come funziona.

“Interestingly, the Apple Store in midtown Manhattan was the fifth-most photographed place in New York City — and the 28th-most photographed place in the world”, afferma con distaccato stile anglosassone la ricerca della Cornell university: Mapping the world’s photos.

New York City: Apple Store

Lavoro interessante, studiare usi, costumi e abitudini degli umani sui Social Media – in questo caso Flickr. La foto sotto delinea la “Photo density” degli scatti a Manhattan. Sarebbe bello fare qualcosa di simile per l’Italia.

New York city: Photo density

Curioso anche che questo lavoro del 2009 sia tornato all’attenzione solo ora, proprio per la citazione dell’interesse fotografico che i turisti dedicano all’Apple Store. Ne parla anche Silicon Alley Insider, con un bell’articolo sull’architetto che ha progettato il negozio, Peter Bohlin. Un signore di una certa età, tra l’altro:  Meet The Genius Behind Apple’s Beautiful Retail Stores. Dopo il salto, il PDF della ricerca Cornell.

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[Ho conosciuto Claudio Poli, sviluppatore di Audiobox.fm con la sua iCoreTech Labs, per uno scambio di mail su Ruby On Rails (vedi),e poi tramite una chiacchierata telefonica. Nel frattempo la sua iniziativa è cresciuta ed è diventata un prodotto completo: è un player musicale personale “In the cloud”, come si usa dire – o, per capirsi, una sorta di iTunes via Web: fai l’upload della tua musica e potrai sentirla dove vuoi, con il browser o una applicazione iPhone.

Del tema Streaming musicale e Internet ha parlato anche il blog di Working Capital, che in questo post cita qualche servizio estero. Claudio sta costruendo la sua idea praticamente da solo, a parte le collaborazioni: NextInnovation racconta la sua storia. Ma già ora ha portato Audiobox ad avere funzionalità intriganti, come il riconoscimento dei tag dei file MP3 e, per esempio, l’associazione automatica delle cover dei dischi. Dopo il salto trovate la recensione, a cura di Fabio Mattia. Nella prossima versione – di cui vedete qui sotto due shot in anteprima – conta di introdurre anche funzionalità social, per esempio di condivisione dei gusti musicali. -ad]

audiobox

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Olympia Le-Tan

Anche qui, ovviamente, si saluta la giornata di Ada Lovelace, to celebrate the achievements of women in technology and science. I link nel post dell’anno scorso.

Ada Lovelace 2010

Le mie nomination italiane per quest’anno sono quasi ovvie: Paola Bonomo (blog, Twitter), da eBay all’online del Sole24Ore, e Roberta Profeta (su Twitter) per il lavoro fatto sulla Startup Initiative di Intesa Sanpaolo. I luoghi linkati non sono gli unici in cui Paola e Roberta hanno una presenza online, e anche la loro disponibilità a condividere le esperienze, oltre alle attività professionali, credo sia un ottimo esempio.

PS Mentre scrivo Paola aggiorna i suoi follower su Twitter dicendo che ha vinto le categorie Rising Star & “Best of the Best” dei LinkedIn European Business Award. Super-congratulazioni a lei (e un po’ di orgoglio anche qua, che come molti si è sostenuta e spinta la candidatura :).

Bansky: Get Out While You Can (via michi_e_margot)

9788860731425gEra da un po’ che volevo recensire Ballando Nudi Nel Campo della Mente, autobiografia di Kary Mullis. Personaggio che dire “eccentrico” non rende, è famoso per essere un ottimo surfista, per correre dietro alle donne e per la bravura in chimica. Questo l’ha portato, negli anni giovanili, a sperimentare con più o meno ogni tipo di allucinogeno, dal gas esilarante in su. Più tardi, però, avrebbe preso il Premio Nobel in chimica per l’invenzione della PCR – Polymerase Chain Reaction,  ovvero il meccanismo che ha reso efficace amplificazione e sequenziamento del DNA. Cioè più o meno una delle invenzioni più importanti del ‘900 – senza PCR, il Progetto Genoma non si sarebbe potuto fare, giusto per capirsi.

Ora Edge ha pubblicato una sua bellissima… esperienza (dicono proprio così: “You don’t interview Kary Mullis, you turn the camera on, sit back and experience him”), in cui racconta delle sue ricerche nel suo stile: “If you’re driving through L.A. and you get stopped for speeding and a cop throws a bag of marijuana in your back seat and busts you for it, you get outraged. Using our drugs, you’ve fooled your immune system in the same way. But it’s your system; it’s okay to do it, as long as you don’t stick the epitope on something you need”. Edge: Eat Me Before I Eat You.

Così racconta nel suo libro:

Conoscevo abbastanza l’informatica, e questo mi permetteva di comprendere il potere di una procedura matematica reiterativa: di quando cioè applichi una determinata procedura a un numero iniziale per ottenerne un altro, e poi la ripeti sul nuo numero, e così via… Se avessi potuto far sì che un breve tratto di DNA sintetico trovasse una particolare sequenza, e poi avviare un processo di riproduzione, mi sarei avvicinato alla soluzione… All’improvviso capii come fare… In un ciclo di replicazione avrei potuto avere due copie, in due cicli quattro, e in dieci cicli… “Cazzo”, sbottai, e mollai l’acceleratore… All’altezza della pietra miliare 46.58, sulla Highway 128, stava per affacciarsi l’era della PCR.

Quando dici l’importanza del pensiero non convenzionale.

At Art

dottavi —  22 March 2010 — Leave a comment

“It dates to the sixth or seventh century when it was adopted as an abbreviation of “ad,” the Latin word for “at” or “toward”… Another theory is that it was introduced in 16th-century Venice as shorthand for the “amphora,” a measuring device used by local tradesmen. Whatever its origins, the @ appeared on the keyboard of the first typewriter, the American Underwood, in 1885 and was used, mostly in accounting documents, as shorthand for “at the rate of.” It remained an obscure keyboard character until 1971 when an American programmer, Raymond Tomlinson, added it to the address of the first e-mail message to be sent from one computer to another…”

E oggi è al MoMA di New York: Why @ Is Held in Such High Design Esteem – NYTimes.com.

Aggiornamento: Il post di Paola Antonelli sul blog del MoMA.