Archives For October 2009

calvin&hobbesUna storia da weekend: Nevin Martell è un Author, producer and raconteur, come dice nel suo profilo Twitter, che ho incontrato in Rete qualche tempo fa. Ha iniziato la promozione del suo libro Looking for Calvin and Hobbes: The Unconventional Story of Bill Watterson and His Revolutionary Comic Strip parecchio tempo fa, rendendo disponibile il primo capitolo. Gliel’ho chiesto, me l’ha mandato e ve lo ripropongo qua. Il libro è ora su Amazon (qui la pagina su Facebook). Impredibile, per gli amanti del genere.

Looking4CalvinandHobbes

Non per coincidenza, evidentemente, ma per comun sentire: avevo giusto in preparazione un post su oDesk che ne parla prima Dario: How the new World Works. Spiega bene tutto lui, ma in estrema sintesi diciamo che è un marketplace di competenze: si crea un portfolio e si aspettano le richieste. Per chi volesse un’overview c’è il video qui sotto, per un approfondimento invece An oDesk review for beginners su BlogKori. Personalmente credo che questi strumenti, che non sono solo self-help ma vera innovazione di processo, abbiano prospettive sociali importantissime.

Dario, tra l’altro, nel mondo dei freelance non è solo faro insostituibile ma anche attore protagonista: ora ospita l’Associazione Consulenti del Terziario Avanzato, di cui ha fatto inaugurazione l’altro giorno.

Viewbook, che avevo salutato all’inizio come Bella iniziativa olandese, lo saluto di nuovo a mo’ di commiato per il brutto modo di passare dal free al pay: “With this e-mail we remind you that your free or beta Viewbook account expires today. However we give you another day to upgrade before your account ends. To keep your portfolio online please upgrade to one of the three Viewbook accounts, the Basic, Standard or Pro account”. E’ vero non è una community ma solo una utility. E’ vero mi avevano avvisato in anticipo. Però lo trovo un modo antipatico. Nello stesso tempo, si concentrano evidentemente sulle funzioni per professionisti. E questo, tutto sommato, non è una brutta mossa.

Viewbook

Valorizzare l’imprenditorialità della Rete. Questa l’intenzione più volta sottolineata da Franco Bernabé, amministratore delegato di Telecom Italia, durante il secondo “Incontro con la Blogosfera” tenutosi in occasione della Blogfest di Riva del Garda – qui il report dell’anno scorso. Per questo Working Capital, Jpeggy, Venice Sessions, Capitale Digitale e, per ora ancora in versione alfa chiusa al pubblico, quel che per ora viene chiamato con il nome in codice DailyMe, citando un concetto di Nicholas Negroponte. Si tratta di un aggregatore di blog, pensato per fornire una pagina iniziale cha facilità l’accesso verso la Blogosfera italiana. Se ne vede la prima schermata verso la fine del video qui sotto, che riporta in integrale l’intervento di Bernabé. Io ho fatto un paio di domande di cui allego le risposte in fondo.

Volevo capire quale fosse la struttura dell’intervento sul debito, sia per avere rassicurazioni dirette sullo stato di Telecom Italia – l’esposizione mi risulta ammonti a circa 35 miliardi di euro, i dipendenti circa 80.000 – sia per capire le intenzioni strategiche. Ho infatti chiesto successivamente se Bernabé immagina un ruolo di primo piano, per TI, in ambito Web. Di seguito le risposte, transcript più o meno fedele di quanto ho registrato. In realtà gli ho anche chiesto cosa pensi, quale operatore mobile e dal punto di vista business, di Twitter: su questo non ha risposto, o solo indirettamente. Rimane la curiosità, ma i temi qui sotto sono decisamente prioritari:

Le infrastrutture in Italia sono necessarie, devono espandersi e faremo prima di tutto il nostro mestiere che è quello di gestirle e farle crescere. Credo che, nel paradigma di business che ha introdotto Internet, servizi e infrastrutture siano sempre più separati. I servizi tendono a distribuirsi sulla Coda Lunga con iniziative diffuse, e a essere creati da un ecosistema, non dall’operatore principale. L’unione indissolubile tra servizi e infrastrutture che è stata caratteristica essenziale delle telecomunicazioni degli ultimi 150 anni è in procinto di sparire. Sono soggetti almeno idealmente distinti che devono fare le cose. noi siamo in grado di farlo, cioè di fare servizi over-the-top, ma credo che saremmo velleitari se dicessimo che siamo in grado di fare tutto noi.

La risposta è: noi siamo la rete, facciamo la rete e vogliamo che si promuova un ecosistema non necessariamente collegato a noi ma che cresce nel Paese e che consenta al Paese di crescere. La Coda Lunga, però, funziona se c’è una dimensione mondiale del mercato. In Italia abbiamo il problema della lingua ma credo che se siamo sufficientemente bravi il sistema Italia ha potenzialità.

Debito: certamente sono molto più rilassato [fa riferimento a una battuta iniziale che ho fatto dicendo che su questo tema lo vedevo più rilassato dell'anno scorso, ndr], perché prima di tutto abbiamo dimostrato che siamo in grado non solo di finanziarlo ma di finanziarlo a costi decrescenti. Nei primi cinque mesi dell’anno abbiamo praticamente rifinanziato per cinque miliardi il fabbisogno dei prossimi 18/24 mesi. Quest’anno succede anche un’altra cosa: paghiamo quasi 2,5 miliardi di tasse in contanti. Ho firmato la dichiarazione dei redditi proprio l’altro ieri. In passato Telecom Italia aveva goduto di benefici fiscali importanti grazie a operazioni societarie e che aveva pagato delle tasse limitate, quest’anno dà un contributo enorme alle disastrate finanze pubbliche.

Certo, se non avessimo problemi saremmo una gazzella che corre nella savana. Facciamo un po’ più di fatica ma riusciamo a fare lo stesso le cose importanti che dobbiamo fare. In prospettiva io credo che Telecom Italia può tornare… Telecom Italia è stata… e l’Italia in generale [qui diventa più discorsivo perché, diciamo così, si è "scaldato", ndr]. La cosa che più disturba, e più disturba me, perché onestamente l’ho vissuto sulla mia pelle e perchè la ragione per la quale Telecom Italia oggi ha questi problemi è stata l’OPA del ’99, è che Telecom Italia e il sistema italiano delle telecomunicazioni è stata all’avanguardia negli anni ’50 e ’60. Noi non ricordiamo  la radiodiffusione, il centro di ricerca della RAI [che sono stati all'avanguardia, ndr]. Oggi purtroppo… non voglio dire quello che si vede alla televisione, non voglio far commenti su quello che ci purtroppo tocca vedere tutte le sere, ma insomma… il centro scientifico di ricerca della RAI di Torino è stato all’avanguardia, l’Italia ha fatto l’algoritmo di compressione dell’MPEG4, ha inventato dei sistemi di ottimizzazione del suono che sono stati all’avanguardia a livello mondiale. Torino in particolare perché a Torino era concentrato lo CSELT, il centro ricerca della RAI, c’era il Politecnico, c’erano altre istituzioni…

l’Italia deve tornare ad essere all’avanguardia. Noi abbiamo avuto Marconi, e non a caso: non è nato nel vuoto, c’è stata una configurazione di eventi, non si è prodotto un genio casualmente. E’ perché in Italia negli anni precedenti era all’avanguardia, e lo è stata ancora fino agli anni ’80 e ’90. Certo è un Paese piccolino, non possiamo competere con Palo Alto, però è un Paese che le potenzialità ce le ha, ha le intelligenze, ha la cultura e lo spazio per crescere in futuro.

Su ricerca e prospettive spero si tornerà in futuro. My personal point is: ok, bello, facciamolo. Perché questo obiettivo, valorizzare la ricerca in ambito tecnologico, non si raggiunge con la divulgazione. Che è sacrosanta: la demand generation, in un Paese in cui meno della metà della popolazione usa Web e tecnologie in maniera abituale, è ovviamente necessaria. Dico spesso che l’Italia è davvero entrata in Rete giusto un anno fa, quando gli italiani su Facebook sono passati da 700.000 a sette milioni. Possiamo considerare il 2008 come anno zero dell’Italia digitale – con quindici anni di ritardo. Pazienza. Però la sfida per tornare all’avanguardia credo non l’abbiamo ancora affrontata.

Oh my, non c’?? pi?? la Kicca Menoni… :(((

“?? Cristina Guarinelli, attuale condirettore del mensile ‘Marie
Claire’, il nuovo direttore di ‘D la Repubblica delle donne’.?? Il
cambio della guardia con Kicca Menoni sar?? il 19 ottobre. Guarinelli
ha fatto tutta la sua carriera professionale all???interno di ‘Marie
Claire’ dove lavora dal 1989. (Primaonline.it – 13 ottobre 2009)”
- http://www.primaonline.it/2009/10/13/75243/guarinelli-dirige-d/

http://Infoservi.it

Voglia di musica antica…

E così ci siamo. Tra poco comincia TesiCamp, e fa piacere vedere che qualche risultato è già arrivato, come si può vedere dall’agenda e dall’elenco dei partecipanti. Quasi una quarantina i progetti che saranno presentati, più di cento gli iscritti e un’eco che è andata oltre le previsioni. Una ragazza ha già trovato lavoro. Grazie a una partnership dell’ultimo minuto con Ustation siamo stati contattati da Radio Zammù di Catania e da Ponte Radio dell’Università della Calabria, portando così l’idea di un formato aperto come il Barcamp in luoghi che, sinceramente, non ci saremmo mai aspettati. L’idea ha colpito anche Corriere.it, a cui abbiamo mandato gli abstract delle tesi perchè media partner dell’evento, che ha titolato Per una volta sono i ragazzi a salire in cattedra. Non è finita: abbiamo avuto anche il supporto di Working Capital di Telecom Italia, che non ho ancora avuto tempo di ringraziare abbastanza per la disponibilità.

tesicamp_loghi

Insomma sono stati davvero tanti quelli che hanno voluto partecipare all’idea e all’evento, e anche questo mi sembra un ottimo risultato. Per non dimenticare affatto i partecipanti alla tavola rotonda, che si terrà oggi pomeriggio h16:00:

  • Ilaria Bonetti – Innovhub, azienda  speciale della Camera di Commercio di Milano per l’Innovazione
  • Giorgio D’Amore – Presidente Giovani imprenditori di Assolombarda
  • Lisa Di Sevo – Associate di Dpixel
  • Ruggero Eugeni – Direttore Almed Università Cattolica
  • Fabiano Lazzarini – Direttore generale IAB Italia
  • Piero Rivizzigno – Fondatore Glossom

Ci sarà da divertirsi.

Non è un segreto, ne penso molto male, più che altro per le grandi aspettative disattese che riponevo nella blogosfera “professionale”. Se mi faccio una classifica mentale dei 10 blog di notizie o di grossi opinionisti sono tutti di giornalisti affermati o gente di spettacolo, o ciò che è peggio da blogger che vorrebbero scimmiottare i giornalisti o atteggiarsi da vip. Doveva esserci la riscossa dell’uomo comune, della notizia dal basso.

Quindi tutto è come prima, stessi protagonisti, mezzi diversi. Magari sono cieco io, ma non ho visto nessuna rivoluzione culturale partita dalla blogosfera degna di nota.

PTWG risponde ad Alessandro Gilioli su L’Espresso.
La domanda era “Che cosa pensi di questa blogosfera italiana?” (via chiarula)

30 Anni di Mouse, Verso il Multi-Touch | Infoservi.it

applearts:

thedailywhat:

Lego Thing of the Day: Angus “CubeDude” MacLane’s LegoDudes.

[via.]

nevver:

by Penn

Mooolto indietro con i post, come si può notare. Solo tempo per un crosspost al volo da TesiCamp per presentare Ustation.it:

Si definiscono University Media Network, e vogliono “Proporre una vetrina ai diversi media universitari, radio e tv, un sito per dare voce e volto a queste realtà che già esistono” – così mi racconta Tiziana Cavallo, una delle fondatrici. Ustation.it è quindi “Una sorta di syndication: non facciamo altro che federare realtà che già esistono, e oggi siamo a 35 antenne”. Potevamo forse non unire le forze? Impossibile resistere :)

I quattro soci di Umedia, la società dietro Ustation, provengono dal mondo universitario, da diverse città.

ustation_web