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La bravissima Eleonora Bianchini di Blogosfere.it ha fatto più che un reportage dal World Business Forum: un live blogging continuo e ricchissimo di video, spunti e informazioni. Mi ha anche fatto un paio di domande su cosa pensassi dell’iniziativa Blogger Hub e in generale del Forum, e ho risposto nel video qui sotto.

Tra i tanti temi emersi nella giornata di ieri al World Business Forum uno è stato ricorrente nelle parole dei relatori: il crowdsourcing (Wikipedia) inteso come pratica di rinnovamento dei processi aziendali interni. Rudolf Colm di Bosch ha raccontato dei miglioramenti nelle performance di progettazione dovuti anche al coinvolgimento dei dipendenti di qualsiasi livello dell’azienda. Jim Collins, con grande istrioneria, ha segnalato come i più grandi rischi per una grande azienda comincino all’apice della crescita, quando non si è più in grado di mettere in discussione e rivedere i propri modelli. Vijay Govindarajan ha dato consigli di management incredibilmente vicini a quelli per le startup (“Think big, start small, scale up fast, reiterate” e Keep the cost of failure cheap, so that you can fail more often”, ma si riferiva a grandi progetti industriali, non a piccole iniziative web).

lyn_heward

Infine, straordinario e coinvolgente lo speech di Lyn Heward, executive producer progetti speciali del Cirque du Soleil, che attraverso creatività e saltimbanchi ha lanciato dei suggerimenti di rinnovamento della cultura di management fortissimi. Si trovano nel video qui sotto. Gli aggiornamenti in tempo reale, invece, in questa pagina.


facebook_designParrebbe che ogni programmatore, in Facebook, conti per un milione di utenti. Ma programmare non è l’unica cosa che fanno. Come tutti, leggono, scrivono, segnalano link, etc. Così hanno creato una serie di pagine di comunicazione che segno qua:

Dove tra l’altro ho trovato questo intrigante post di Flowing Data: Rise of the Data Scientist. “The next sexy job in the next 10 years would be statisticians”, afferma, ma sinceramente mi sembra una previsione conservativa. Con questo movimento di massa verso il social networking statistici e sociologi hanno veramente un gran lavoro da fare.

Credo una prova ne sia la recente novità lanciata dallo stesso Facebook. Quando si apre, ora presenta una pagina di News Feed popolata – a occhio – dagli aggiornamenti delle persone con cui interagiamo di più. Il flusso di notizie continuo da parte di tutti i contatti, compresi quelli con cui non scambiamo mai nulla, è ora nel Live Feed. Un chiaro esempio di macchina che impara – o meglio di progettista che lavora sui dati.

Altre novità da analizzare sono l’apertura (entro certi termini) della platform. Facebook ha infatti reso pubblica una roadmap con un ambiente in stile wiki. Il riassunto nel loro Developer Blog. Prima novità sostanziale è la possibilità di rendere accessibile l’indirizzo di mail che fino a ora poteva esser visualizzato ma in forma di immagine.

Domani e dopodomani ci si legge dal World Business Forum, occasione rara per un aggiornamento sulla visione che di economia, finanza, management, innovazione hanno alcune tra le massime personalità mondiali.

worldbusinessforum

Bill Clinton chiuderà i lavori giovedì e tra gli altri parleranno anche Rodrigo De Rato, ex Direttore Generale del Fondo Monetario Internazionale; Andreas Weigend, Chief Scientist di Amazon.com fino al gennaio 2004; Vijay Govindarajan, definito “Uno tra i maggiori esperti mondiali di strategia e innovazione”, giusto per segnalare i nomi che più mi hanno colpito. Le bio si trovano a partire dalla home page del sito italiano. Su quello dell’edizione tenutasi a New York a inizio mese si trovano altri contenuti.

Aggiornamento: Novità di quest’anno è l’apertura del Forum a blog e Twitter con un tool particolare: il Bloggers Hub. Inclusivo e real-time, semplice ed efficace. A volte non ci vuole molto per fare innovazioni magari piccole ma significative. Qui la versione italiana. I primi tweet sono già partiti con l’hashtag #wbfmi. Ci rileggiamo.

“Fare predizioni è difficile”, diceva Niels Bohr, “soprattutto se si tratta del futuro”. E della tecnologia, e dei media – pron. mìdia, anch’io – e di tutto l’ambaradan digitale che ci travolge, dice in sintesi Luca Sofri sul suo Wittgenstein. E bene ha argomentato nel suo intervento alla quarta Venice Session, di cui si possono trovare i video qui. Non è che si possa essere d’accordo o in disaccordo: quel che dice è sacrosanto, il suo stile fantastico (era la prima volta che lo vedevo dal vivo) e “Una posizione etica incontrovertibile non è banale, di questi tempi”, come dice Massarotto. Però Luca analizza uno strato che è quello del mestiere, di come si fa giornalismo. Aggiungerei quindi qualcosa, ma prima tocca fare un passo indietro, alla Tempesta Perfetta.

La pila dei giornali
In quell’occasione ho detto qualcosa tipo “Abbiate fiducia, il modello è BoingBoing”, come sintetizzato da Alberto Cottica nel commento. Beh, in effetti sì. Se sotto il mestiere guardiamo il modello vediamo già oggi esempi di informazione online che funziona: TechCrunch, di cui è essenziale guardare la pagina di statistiche e tariffe di advertising, e Mashable ed Engadged per primi, e poi Huffington Post che nel mese di settembre ha superato i visitatori unici del Washington Post (Prima Comunicazione) dopo aver ispirato Tina Brown, già editor of di Vanity Fair e The New Yorker, a fare The Daily Beast (qui), e poi ancora BoingBoing che ci ha messo cinque anni prima di guadagnare davvero con la pubblicità (qui) e che ha ispirato Neatorama e una pletora di altri.

Quel che avrei voluto dire a Venezia è che è stato curioso vedere tre generazioni di blog insieme – quella iniziale, storica, impersonata da David Weinberger (che ha fatto un intervento tecnologicamente straordinario sui metadata, ne parliamo in altro momento); quella italiana diventata pubblicamente rilevante poco dopo, e quella del Medio Oriente in atto oggi raccontata da Ahmad Humeid. E se oggi nei Paesi mediterranei a noi vicini vediamo dinamiche che ricordano fortemente quanto accaduto da noi negli ultimi anni, anche nei blog italiani vediamo modelli che iniziano (faticosamente) a funzionare, come i blog americani qualche anno fa: Blogo.it, per esempio, di cui è importante vedere le statistiche, o Blogosfere. Faticano ma funzionano.

24maggioSe c’è una cosa su cui mi permetto di dissentire con Sofri è che non si possano interpretare i movimenti di innovazione. Non è vero: basta guardarli in prospettiva. Mettendo i puntini viene fuori un disegno che ovviamente parte dalla tecnologia, che sta sotto il modello e lo definisce. E’ ora che la cultura italiana, da sempre refrattaria al tema, si arrenda all’evidenza: l’innovazione dei media parte sempre dalla tecnologia.

L’abbiamo visto  accadere con Gutemberg, la fotografia, il cinema, la CNN, etc. E’ sempre così, l’ho detto qui che lo diceva anche Clay Shirky, e lo spiega Berlin Johnson in Old Growth Media, l’ho citato qui. Mettendo i puntini viene fuori una linea che parte dalla tecnologia e si diffonde in altre industry; e che dai mercati tecnologicamente avanzati poi arriva altrove. Succede sempre. In time-shift: quel che sta succedendo da noi replica quel che è già accaduto negli Stati Uniti, crisi dei grandi giornali comprese, che da noi devono ancora scoppiare.

Prova del nove. Quant’è diverso il Corriere Della Sera del 24 maggio 1915 qui a fianco dal giornale di oggi? E quant’è diverso il giornale di oggi con gli strumenti informativi che usiamo tutti i giorni – Internet in primis ma televisione compresa? Davvero ci interroghiamo su come si possano Salvare i giornali senza un cambiamento epocale?

Pubblicità, digitalizzazione dei processi, Cavalli e Segugi
E quindi almeno per questo giornalismo, almeno per i blog, almeno a breve-medio termine non è problema di modello. Quello pubblicitario va benissimo, purché ci sia del valore che oggi, in Italia, non c’è. L’ha detto anche Sir Martin Sorrell, CEO di WPP, praticamente il boss di tutta la pubblicità del mondo: oggi la quota online del mercato pubblicitario mondiale è al 13%, mentre l’Italia è ferma al 6-7%. Vero che sulle prospettive di monetizzazione della Coda Lunga ha affermato che la quota arriverà presto al 20%, ma ha aggiunto che non vede un’uscita dal tunnel. Peggio: mi ha detto che con le varie società del gruppo specializzate in ricerche di mercato (e oltre, MillwardBrown tra queste) conducono studi continui e ancora non sanno dare una risposta. Il passaggio è “From dollars to penny”, ha detto sempre Sorrell. E per aziende editoriali che hanno presenza sia sulla carta sia online, per non parlare di quelle che controllano stampatori e distributori, vuol dire perdere valore. Ne discende che il problema è relativo a processi e modelli organizzativi.

La pubblicità si può rinnovare molto – vedi a questo proposito un bel thread di Gianluca Diegoli, o il fatto che il primo banner è comparso Solo 15 anni fa (come “solo”? E’ un’infinità di tempo!) – e dovrebbe farlo in fretta: Ma l’emergenza è palesemente sui modelli industriali dell’editoria italiana, su quelli organizzativi del lavoro giornalistico e, ovviamente, sui risvolti politici. Per esempio: nel 2007, in qualità di contribuenti, abbiamo dato 2.530.638,81 euro a Sportsman Cavalli e Corse (al punto 1 di questa pagina del Governo Italiano, trovata via Franco Abruzzo).

Non è per i cavalli, dei quali ci rincuora la buona salute. Ma è così che costruiamo il futuro dei Media?

Tra una settimana, dicono su Twitter, dovrebbe aprire la sede milanese di The Hub. Tutti i dettagli sul loro blog. Di The Hub ho parlato qui (con intervista).

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Il mercato delle startup europee migliora, gli imprenditori sono più bravi ma “I [still] can’t get no satisfaction”, per dirla con l’immortale titolo dei Rolling Stone che ha segnato la serata danzante al recente TechCrunch 50. Così riassume Mike Butcher, editor dell’edizione europea di TechCrunch, al quale ho chiesto come vedesse il mercato europeo delle nuove aziende:

What we have in Europe is a lot of different fragmented markets. But the ecosystem is improving: people have a much better idea about how to startup, and there’s a easier access to funding.

European entrepreneurs know each other and start to network and meet, not just inside their borders but with more international thinking. Network as much as possible is the best thing to do for european startups.

L’intervista completa nella prima parte del video qui sotto. A seguire un immancabile shot del momento della festa (Rolling Stones compresi) e la cerimonia di premiazione della startup competition, che si è sviluppata con pitch da tre minuti. Le startup partecipanti nel buon Recap di Stefano Bernardi.

Nel frattempo, in occasione di Smau, anche da noi in Italia si è tenuto un evento simile, lo speed dating tra startup e investitori svoltosi nei Percorsi dell’Innovazione. Approfondimenti a seguire.

Giornata di lavoro intenso, quella del TesiCamp dello scorso 9 ottobre. 35 presentazioni di tesi e 130 partecipanti totali – tra i quali studenti, professori, professionisti e aziende. Ma soprattutto una conversazione che si è sviluppata bene, dall’imbarazzo iniziale alle movimentate discussioni tra tutti e su tutto. Primo risultato: per quasi tutti i ragazzi si è trattato del primo Barcamp e questo è segno che il formato, in ambiente universitario, non era ancora passato. Ma è piaciuto. Su tutti, da segnalare i post di Alessandro Fontana e di Guido Arata, che hanno vissuto l’evento da due punti di vista diversi, e le impressioni di Lisa Di Sevo di dPixel.

Qualità contenuti e presentazioni: mediamente molto alta nel primo caso, da migliorare nel secondo. Segno che la logica dell’equilibrio ha funzionato, e che è necessario farne a nastro, di queste esperienze. Non ci sono veri trucchi, per fare una bella presentazione. Bisogna pensare bene. E per questo bisogna fare, cancellare, rifare e poi ripetere. Lavoro importantissimo anche in prospettiva: Gianluca Dettori, al Barcamp di Working Capital dell’altro giorno, diceva proprio che dei tantissimi progetti ricevuti molti vengono scartati per presentazioni… impresentabili. E importante anche per un colloquio di lavoro in azienda.

I contenuti, cioè le tesi, dicevamo: eccole su SlideShare. Qualche segnalazione: Alessandro Fontana e Lara Ermacora, con Cinema e Videogame hanno vinto la pubblicazione in Editing The Future; Laura Gioria e il Serious Gaming; Elena Favilli su Citizen Journalism e l’esperienza di Colors, la rivista di Benetton; Stefano Besana e la sua ricerca su Social Network e apprendimento; Arianna Cavazza con un bellissimo lavoro – non stupisce, visto che si laurea con Giovanni Boccia Artieri ;) – dal titolo Otaku, Geek e Blogger che indaga la sociologia di nuove forme tribali, tra cultura pop, Rete e “Noolitico” (triplamente interessante per il sottoscritto perché si lavora sugli stessi riferimenti anche in NABA Media Design). Selezione puramente personale, of course, perché tra i 28 lavori pubblicati finora (alcuni devono ancora arrivare) troverete senz’altro altri spunti interessanti. Ve li raccontano direttamente alcuni dei ragazzi con le interviste raccolte nel video qui sotto. In questa pagina trovate anche altri video correlati. Su Ustation.it i video delle interviste in integrale. Qui l’elenco completo dei partecipanti.

Larry Lessig saluta dal suo blog. Terzo figlio e troppi impegni, tra i quali la direzione di un nuovo centro ad Harvard, sull’etica, e “The launch of a 5 year research project on institutional corruption”. Mi chiedo quanti anni servirebbero a noi.

PS Ne avevo parlato qui.

Windows 7

dottavi —  22 October 2009 — Leave a comment

Oggi l’home page di Microsoft si presenta così…

windows7

Ieri sera a Smau è stato presentato il nuovo sistema operativo. Per valutare aspettiamo di “toccare con mano”, as usual. Intanto qui i demo-video di MS US, qui una piccola nota su MClips, il corporate blog multiautore della filiale italiana dell’azienda di Redmond, qui la search tra i miei contatti su FriendFeed, tra i quali molti hanno fatto live-microblogging dell’evento.

Di corsa per il treno verso la Venice Session di domani. Il tema, questa volta, è The Future of Media in a Digital Age, a me caro quant’altri mai. In questo post il programma. A questo indirizzo sarà possibile seguire la video-diretta web. Tra gli ospiti Sir Martin Sorrell (Wikipedia), CEO di WPP – un’aziendina che in ambito marketing e pubblicità ha qualcosa da dire (vedi la struttura del gruppo su Wikipedia). Inoltre molti altri nomi illustri di Media e Internet, ma per contrappasso a me piace segnalare l’interessante scelta di avere tra gli speaker anche Nicola Greco, che ha compiuto 16 anni da poco. Per la precisione durante il MateraCamp, quando ve l’ho presentato per la prima volta.

Qui sotto allego invece una mia video-intervista registrata la volta scorsa, quando si parlava di Arte e Tecnologia (altro tema frequente su queste pagine).

oracle09L’ottimo Dario Melpignano ne ha combinata un’altra: dall’Oracle OpenWorld 2009 (che quest’anno ha avuto un certo calo, con “solo” 37.000 intervenuti) mi segnala che una delle applicazioni Powered by Mobc3 è finita su ZDNet, nel report che Paul Greenberg ha fatto dell’evento: Social CRM Technology Rears an Actual Head. Mobc3 è una piattaforma per gestire contenuti e sviluppare applicazioni mobile, iPhone e non solo. Si trova qua. Complimenti a un altro Italiano che martella forte anche all’estero (ne avevamo già parlato). La foto è di Dario e ritrae Larry Ellison e Scott McNealy.