Il Meet The Media Guru dell’altra sera era affollato come quasi mai visto prima. Da appuntamento per appassionati e addetti ai lavori questa serie di incontri – qui i report sulle passate edizioni – sembra oggi in grado di raggiungere un pubblico più vasto. Il che, of course, è solo un bene, se si riesce a mantenere la barra puntata verso la qualità degli interventi.
Quello di BJ Fogg, qui le info, ha riscosso molto interesse e successo. Ha parlato di Tecniche di persuasione applicate alla tecnologia, con particolare riferimento alle applicazioni per Facebook. Personalmente, non solo non mi ha entusiasmato ma mi trova anzi su posizioni opposte. Mi è sembrato un classico approccio da comportamentismo old-style (lui è psicologo a Stanford) o, in alternativa, da vecchio approccio marketing / advertising da secolo scorso, quello dei mass-media, traslato sui social network. Le sue azioni sono ispirate dalla domanda: “Come faccio a influenzare il comportamento degli utenti?”. Da qui discende un metodo (afferma, perché in realtà non ne ha parlato in dettaglio) di misurazione e controllo. Roba da antichi broadcaster. D’altronde lo dice anche lui parlando di Tecniche di propaganda in questa clip su Crossroad di Luca De Biase. Per quel che mi riguarda, resto col modello contrario, di una Rete Open by nature in cui lo sviluppano cresce su base many-to-many e peer-to-peer. Tralasciamo, infine, le osservazioni su “Peace technology”, ovvero “Come Internet può portare la pace nel mondo”: cose che finora pensavo relegate a Miss Italia (o California, nel suo caso). Mie personali considerazioni, ovviamente, che nulla tolgono all’interesse per il tema e per l’incontro. Anche se io mi trovo molto più nel mio con il prossimo: Steven Berlin Johnson.
L’inizio della sua bio dice: “Giornalista e autore di numerosi libri di successo che esplorano le interrelazioni tra scienza, tecnologia, media e mondo reale. La chiave della sua notorietà sta senza dubbio nella sua capacità di interpretare e prospettare le traiettorie future di fenomeni complessi attraverso un approccio multidisciplinare che individua processi e principi trasversali”. Che è poi quello che si cerca di fare anche qua. Non solo quindi, non potrò mancare lunedì prossimo 5 ottobre in Mediateca (modulo di iscrizione), ma ho anche il piacere di fare da testimonial. Grazie a Meet The Media Guru per la proposta: nei prossimi giorni gireremo un video per raccontare in sintesi come la vede Steven.










Riprendo il discorso cominciato
L’applicazione si presenta con un menu semplice, le varie sezioni nella parte inferiore dello schermo. In Updates possiamo vedere le notifiche dei nostri amici o degli altri utenti. In Discover si possono trovare le mobnote che sono divise in varie categorie per facilitare la ricerca. Faces è la funzione che ci consente di trovare le altre persone attorno a noi, con la posizione aggiornata in tempo reale o relativa all’ultimo aggiornamento. In Messaggi gestiamo le conversazioni con gli altri utenti.
Quello che manca a mio avviso è un’opzione per rendere visibile la propria posizione solo a certe categorie di utenti, ad esempio solo agli amici. Inoltre c’è qualche problema nell’aggiornamento degli utenti nell’utilizzo di Faces, che rende un po’ fastidiosa la fruizione di tale funzione in alcuni momenti. Per il resto, forse si potrebbe implementatare una chat e migliorare i profili (al momento sono visibili solo foto -decisamente troppo piccola- stato e sesso, il che è un po’ poco). Infine, la gestione del proprio profilo non è totale e per certe opzioni e modifiche bisogna necessariamente passare dal sito, cosa un po’ scomoda.
Giovedì 24 settembre 2009, Milano.
La presentazione ha mostrato la semplicità di utilizzo del software. Il punto forte a mio avviso è l’obiettivo (raggiunto appieno, direi) di riuscire a creare uno strumento che consenta a un team composto da più persone, o a più team, di lavorare sul medesimo oggetto contemporaneamente. Da una parte chi progetta il sito dal punto di vista funzionale, dall’altra gli sviluppatori che lavorano col codice, dall’altra ancora i grafici che danno la forma estetica e, infine (ma non ultimi) i clienti che possono monitorare lo sviluppo del prodotto.
E’ chiaro come la possibilità di intervenire direttamente e contemporaneamente sul work in progress da più parti, in modo rapido, veloce, con molte funzionalità di feedback che consentono di lasciare appunti e note, velocizzi e semplifi chi il lavoro di sviluppo.



