Ieri mattina Mantellini ha dedicato i suoi Contrappunti al tema delle news a pagamento. Più o meno dice che le news in Rete hanno una loro specificità di comportamento, e sono “Un bene fortemente deperibile”. Discutibile per un argomento essenziale – i contenuti in Rete non muoiono mai, passano dall’attualità alla storia – però segna un punto: le notizie per loro natura fluiscono, sono uno stream. Proprio come quello di Twitter o Facebook, aggiungo io. Così la tempestività e l’ubiquità della Rete offrono ai giornali uno spiraglio per prendersi una rivincita sulla TV e su Google: è la prospettiva del Real Time Web. E’ già in Wikipedia (ma vedi anche).
Quest’idea mi si è collegata con una conclusione apparentemente opposta di un post dell’altro giorno di Marco Formento. Parla del “Costrutto complesso” di un giornale di carta, di come debba essere ripensato del tutto, e termina dicendo che è necessario “Vestire da giornali i notiziari online”. Un’esigenza di aspetto grafico? Anche, ma credo molto di più. Allego a questo proposito il seguente video (via Alberto Mucignat) del designer Jacek Utko, che racconta come abbia risollevato il business dei giornali per cui ha lavorato tramite redesign. Che non è solo grafica ma parte dalla strategia, attraversa i processi e arriva alla riprogettazione, soprattutto, dell’esperienza.
Flusso, design e Web. Su quest’ultimo ha scommesso Tina Brown, già editor of di Vanity Fair e The New Yorker e ora editor-in-chief di The Daily Beast, un super-blog stile Huffington Post, che in questa intervista (trovato sulla pagina Facebook di Venice Sessions) afferma: “I’d always seen myself as a magazine journalist. But having done the Daily Beast I can see the excitement and the opportunity that there is in online. There’s an enormous amount of energy on the web”. E’ vero, sono in perdita. Ma contano di guadagnare presto, perché la pubblicità arriverà. E forse, per altri settori editoriali, arriveranno anche altre forme di contribuzione, come dice Fred Wilson.
Insomma, inutile continuare a pensare a un futuro dei giornali basato sulle restrizioni del presente. Più importante capire e progettare come devono diventare, e poi trovare il modo di realizzarli. Come dico da un po’: se si vuole innovare, il minimo è fare in modo che il futuro sia diverso dal presente.
















