Sono le insufficienti revenue pubblicitarie il motivo della recente – ed esplosiva – decisione di Last.fm di mettere le “radio” a pagamento per tutti i Paesi tranne UK, USA e Germania: “These are the countries in which we have the most resources to support an ad sales organization, which is how we earn money to pay artists and labels for their music”, affermano in un commento al post citato sopra. Il modello di Last.fm, in effetti, è quello classico di qualsiasi radio: musica gratis per gli ascoltatori, pagata con la pubblicità. Con una differenza sostanziale, però: il fatto che i profili musicali, e quindi la stessa programmazione “radiofonica” (il “palinsesto”), sono creati dagli utenti stessi.

Gli uffici di Last.fm, Londra 2008 (CC By Alberto D’Ottavi)
Questo il motivo principale delle critiche da parte della community, come sintetizzato in fondo a questo pezzo di BBC News e dai tanti commenti dei blogger anche italiani, uno tra tutti Francesco Armando: “La considero una rottura unilaterale di un patto fatto nei confronti di una comunità”. Il problema della proprietà dei dati presenti nei social network si ripropone ciclicamente, ed è lontano da una soluzione. Certo è che l’importanza dei dati impliciti, cioè quelli derivanti dal comportamento degli utenti e non dalle loro pubblicazioni diventa sempre più rilevante. Un esempio efficace è la stessa Last.fm che, consentendo l’accesso alle proprie API – finora gratuitamente, ma pare in futuro a pagamento – permette a programmatori esterni di produrre applicazioni come Extra Stats.

In questa immagine non viene visualizzata la musica, ma proprio gli ascolti e quindi i gusti musicali di un determinato utente. Dato prezioso, che orienta i proprietari del sito nello sviluppo dell’applicazione stessa. Ragion per cui la “proprietà” non è chiaramente definibile.
E’ passato solo un anno da quando, dopo l’acquisizione da parte di CBS, Last.fm presentava ufficialmente un servizio rinnovato e forte di nuove alleanze (Reuters). Eppure ora sembra che siano proprio le grandi major a ripensarci: vedi per esempio questa contro-analisi di quanto pare sia stato dichiarato al Music Digital Summit. Un passo indietro da parte dell’industria che, andando ancora una volta contro il desiderio di milioni di utenti, sembra impossibile possa portare a un effettivo arricchimento del mercato.
PS Vedi anche l’intervista rilasciata a Infoservi da Martin Sticksel, co-founder Last.fm, nel 2007. Di Last.fm ho parlato diverse volte, anche nel libro.













Oggi è il giorno di
Twitter

