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Articles Archive for January 2009

Data and Analysis »

[30 Jan 2009 | 4 Comments | 3,857 views]

L’altra sera anteprima veloce sulla presentazione dei dati dell’Osservatorio Multicanalità. Credo davvero indicativi, così torno sull’argomento e pubblico qua le due slide secondo me cruciali, che disegnano uno spostamento importante dal 2007 al 2008. La prima, appunto, è quella dell’anno scorso:

Per "goodwill" si intende accettazione e utilizzo, così in alto a sinistra abbiamo gli utenti che continuano a usare i canali abituali, senza un gran coinvolgimento, mentre in basso a destra vediamo che chi mostra maggior coinvolgimento nel processo d’acquisto é anche colui che sperimenta nuovi mezzi. E in particolare la tecnologia. Io ho chiesto esplicitamente se si può pensare che i Reloaded siano i più "esperti di Internet" – quel famoso 9% di cui parlo sempre, e tutto fa pensare che sia così. Ma il dato dirompente, secondo me, è questo:

Il fatto che il numero di Reloaded sia cresciuto del 31% è secondo me dimostrazione definitiva che, al contrario del comun sentire, i "tecnologici" (una volta detti "smanettoni"), non sono un gruppo specifico, che non rappresenta un campione significativo della popolazione, ma al contrario sono gli sperimentatori di usi, costumi, abitudini e pratiche che si stanno diffondendo nel grande pubblico. Progettare per loro vuol dire intercettare, in seconda battuta, un’audience più grande. E’ ovvio: la tecnologia, i "geek", in questi ultimi anni è diventata "sexy" (alleluia! :). E come sempre accade, dopo il primo entusiasmo si sedimentano gli usi.

I "tech savvy", cioè le persone che hanno familiarità con le tecnologie sono oggi i nuovi trend setter. Si incontrano principalmente su Internet, e per questo il merito è anche di Obama e, in Italia, di Facebook. L’avevo detto: la crescita impressionante delle iscrizioni a questo social network non è un fenomeno passeggero: è una vera e propria svolta.

Sono sinceramente convinto che quest’anno vedremo i primi segni veri di un cambiamento di scala. E chi su Internet è abituato a lavorare avrà una marcia in più. Il tutto al netto della crisi, ovviamente: ma di questo parlerò lunedì.

La ricerca si trova in questa pagina.

Humor and Comics »

[30 Jan 2009 | 5 Comments | 7,467 views]

La stampa a caratteri mobiliAl convegno di mercoledì scorso, Brand 2.0, si è discusso di come le marche possono affrontare… ops, mi correggo. “Affrontare” is sooo last century. Non è una situazione “noi di qua, loro di là, botte da orbi e vinca il migliore”. Qui si tratta proprio di entrare in relazione con “il pubblico di Internet”, che è composto da CONcittadini, non cittadini di una città che si governa né tantomeno di una terra di conquista. Insomma, scusate le metafore, si è parlato in sostanza di marketing nell’era digitale.

Johannes GutembergIo ho raccontato cos’è successo e sta succedendo in quei digital environment, come crescono e si consolidano le relazioni, come l’informazione atomizzata diventa sempre più sticky, “appiccicosa” nell’uso tecnico che del termine si fa su Internet (pagine che inducono a visite frequenti). Di come quei luoghi, al contrario di quanto possa apparire a uno sguardo superficiale, siano altamente emotivi (in quanto contesti) e quindi refrattari ad approcci di marketing tradizionale se non reinventati (per esempio l’interruzione non funziona). E come siano invece ambienti in cui non solo i brand si possono esprimere, ma dove si incontrano le passioni dei loro utenti più affezionati, che sono già i migliori evangelist che si possano desiderare.

Ma vabe’, lascio il marketing agli esperti di marketing. Io mi limito a descrivere cosa succede lassù, cercando di collocarlo in prospettiva. Una di quelle che ritengo molto pertinente è l’innovazione tecnologica dei media, e così, per rallegrare la prima slide, ho raccontato di Gutenberg e l’invenzione della stampa a caratteri mobili. Senza nulla togliere alla serietà degli argomenti, spero mi perdonerete se pubblico qui sotto un video che per curiosa coincidenza scopro solo ora ma trovo perfettamente in tema: è la chiamata a un help desk… medioevale :D

Events and Reports »

[28 Jan 2009 | No Comment | 1,629 views]

Subito dopo Brand 2.0, all’anteprima della presentazione dell’Osservatorio Multicanalità. Il titolo rappresenta l’osservazione chiave, e deriva dal confronto con i dati dell’anno scorso. Il gruppo di utenti definiti “Reloaded” (attenti a un acquisto consapevole, utenti di tecnologia, etc) è cresciuto del 31% rispetto all’anno scorso (+1,7 milioni di persone).

Un report in tempo reale e relativa discussione è in corso sul FriendFeed di Massimo Carraro.

18:37 Altro dato: oggi l’85% degli utenti Internet italiani dichiara che la Rete è i lprimo mezzo usato per informarsi. Anno scorso: 75%.

18:43 Mia personale opinione: il famoso discorso del 9% di italiani esperti di Internet come sperimentatori di comportamenti destinati a diffondersi è non solo confermato, ma dimostrato e misurato.

18:57 Fatta domanda esplicita al panel, confermano la tesi. Non solo, ma i Reloaded si attivano sempre, stimolando conversazioni tra pari, operando così da influencer, e chiedendo comunicazione bidirezionale verso le marche.

Insomma: oggi i geek sono dannatamente sexy.

Photography »

[27 Jan 2009 | No Comment | 1,329 views]

Impressionante… Una fotografia completamente nuova, direi. L’ha fatto David Bergman. Io avevo parlato di Gigapan qua.

Architecture and Design »

[27 Jan 2009 | No Comment | 1,433 views]

E’ aperta l’edizione 2009 degli International Design Excellence Awards. Accettati anche gli studenti. Io un occhio ce lo butterei…

Blogosphere »

[26 Jan 2009 | 7 Comments | 2,753 views]

Potremmo chiamarla Twittiquette, per coniare l’ennesima buzzword. Mashable titola “The Top 10 Reasons I Will Not Follow You in Return on Twitter“. Veloce da leggere, è anche istruttivo. Mi fa venire in mente un vecchio pezzo di Shel Israel sulla sua Friend policy per Facebook, se come e perché diventare “amici” o meno.

Mi diverte perché in questo periodo continuo a ricevere “add req” (richieste di collegamento), sia su Twitter sia su Facebook, da “networkaroli timidi”. Persone cioè che non rendono pubblici dettagli su di loro – veri o inventati che siano. Qualche semplice considerazione:

  • Se non condividi, non trovi che sia inelegante chiedere?
  • Se proprio non vuoi dire nulla di te, immagino vorrai star da solo/a. E allora perchè frequenti questi posti così affollati?
  • Vero anche il contrario: se ti danno fastidio le “add req”, si può sapere perché continui a stare lassù?

Si potrebbe continuare a lungo, anzi s’è già detto tantissimo a riguardo. Il mio personale consiglio, per chi vuole entrare in questi ambienti, è che prima bisogna fare: leggi, soprattutto, e poi scrivi, linka, clicca, controlla e ragiona. Poi vai. Non ci vuole molto per trasformare un disturbo - la req da parte di una pagina vuota come un fantasma – in un regalo. Cioè l’incontro, per quanto fuggevole, con una persona che può sempre essere interessante, se ha qualcosa da dare.

Marketing and Media »

[25 Jan 2009 | No Comment | 2,099 views]

David Armano, “quello di” Logic+Emotion, ne ha combinata un’altra. In ballo c’era la gara per Adidas, così hanno fatto un’agenzia pubblicitaria dedicata a iniziative per il digital space e… “And It worked. We beat out some top creative shops and big networks to win the Adidas assignment, and are now in the process of bringing this model to life. The agency is called RIOT and combines a multidisciplinary team of folks”.

RIOT Agency Logic+Emotion

Così stilano una nuova Job description, quella del Social Media Director (a proposito: position open in Amsterdam). Armano ne parla qui.

Aspettiamo davvero con curiosità i pubblicitari italiani in questo spazio, ora…

Startup Italy »

[24 Jan 2009 | 5 Comments | 4,064 views]

A Roma è in corso il KublaiCamp, primo evento “fisico” del network Kublai, un punto d’incontro tra creatività e sviluppo. Fondatore del progetto è Alberto Cottica, di cui ho parlato spesso in queste pagine. L’appuntamento di oggi mi ha dato l’occasione di sperimentare un’idea che avevo in testa da un po’: registrare una videocall e pubblicarla come intervista. Alberto si è gentilmente reso disponibile per questa prima puntata – e gli chiedo scusa per l’insufficiente qualità tecnica dell’output. Tutto sommato però non mi dispiace questo stile “ruspante”, senza tanti fronzoli: l’importante è fare le cose.

PS Per chi vuole seguire l’evento è disponibile una riretta sul blog di Kublai.

Books and History »

[24 Jan 2009 | No Comment | 2,228 views]

Oggi, 25 anni fa, veniva ufficialmente presentato l’Apple Macintosh. Non mi è mai capitato di leggere descrizione migliore e più emozionante di quella che Steven Levy fa nella prima pagina di Insanely Great:

Insanely Great “What I first remember was the light.
It was November 1983, and after some Byzantine negotiations, I was admitted to the inner sanctum – a low-slung building in Cupertino, California, containing the most whispered-about secret since the Enigma, or at least Who shot J.R.? Upon confirming my identity, the receptionist directed me to a small conference room named after a French painter. A short, energetic woman in a suede jumpsuit entered carrying an awkward canvas bag. She set the bag on the table, unzipped the top and reached in, grabbing something by a recessed handle.
The shape is now a familiar component of our culture, as instantly recognizable as a Volkswagen or a Coke bottle. Back then, I had never seen anything like it. All I knew was its name: Macintosh. And that it was supposed to change the world. It certainly looked different.
In about thirty seconds, the woman had everything plugged in and connected. She reached behind it and turned it on. The disk drive ground and whirred. And the small screen turned milky white. In the middle was a sharp little machine self-portrait, with a blinking question mark inside on the screen inside the screen. Then the disk drive whirred once more and the question mark evaporated. In its place was a happy face. Macintosh was happy.
I was witnessing a revolution”.

Io ho comprato la mia Penguin di questo libro credo a Londra, nel maggio 1995, insieme a Being Digital di Nicholas Negroponte. E ancora mi ricordo i brividi nella schiena quando ho letto quelle parole. Aveva ragione Steve jobs a dire che era “Insanely great”. Di seguito il famoso commercial “1984″.

News »

[22 Jan 2009 | One Comment | 1,984 views]

Dice l’ultimo National Security Archive Update che "On his first full day in office, President Barack Obama signed an executive order and two presidential memoranda heralding what he called a "new era of openness". Announcing a Presidential Memorandum on the Freedom Of Information Act to reestablish a presumption of disclosure for information requested under FOIA, President Obama said that "every agency and department should know that this administration stands on the side not of those who seek to withhold information, but those who seek to make it known".

Il primo effetto di questa dichiarazione è sul Presidente stesso: "President Obama also issued an executive order reversing changes made by President George W. Bush to the Presidential Records Act, stating he would hold himself and his own records "to a new standard of openness"".

Tutti gli approfondimenti al link sopra.