Articles Archive for May 2008
News »
Copio: "MySpace lancia anche in Italia MySpace Developer Platform, la piattaforma tecnologica dedicata allo sviluppo di applicazioni web di nuova generazione basata sullo standard OpenSocial"… "Il 16 giugno 2008 a Firenze ore 15.00 presso il Palazzo dei Congressi di Piazza Adua 1 si terrà un evento di presentazione dedicato agli sviluppatori ed a tutti coloro interessati alle nuove tecnologie informatiche".
Se funziona si dovrebbe vedere il post a questo indirizzo.
Off Topic »
Sono stato contattato da un ragazzo che mi ha detto di aver usato il mio libro per la tesi. Bene, piacere, è già successo. Solo che poi mi manda la tesi e… mi accorgo che ha usato uno stralcio del libro come testo del suo lavoro, senza segnalare che in effetti è una citazione né tantomeno attribuire al sottoscritto il brano "citato", al di là di una generica voce in bibliografia.
Ora niente di che, in parte si trattava di un malinteso, in parte di mancata conoscenza delle clausole delle Creative Commons. Per cui occasione di un ripassino veloce, anche se nn sono uno specialista per cui è utile rileggersi bene la pagina di About e la Documentation (e se poi qualcuno potesse indicare altre risorse semplici ben venga).

In sintesi, il copyright vigente prevede solo due possibili condizioni: o c’è, e allora con quel contenuto non ci puoi fare praticamente niente, o non c’è (non è "protetto" da copyright, si usava dire nel secolo scorso, oggi diremmo che è nel Public Domain) e quindi chiunque può farne quello che vuole senza timore di essere perseguito.
Questa roba, nata in tempi archeologici, nell’attuale Era Digitale non funziona più, in entrambi i casi. In primis perché i riutilizzi del contenuto sono pressoché infiniti, e non puoi trovare clausole per ogni possibile evenienza (esempio: anche a scuola non puoi fare un video usando musica "commerciale"). Poi perché con la diffusione dei blog e dello User Generated Content c’è gente che ha piacere che i loro contenuti vengano riutilizzati, ma vogliono giustamente un minimo di riconoscimento.
Per questo, nel 2001, è nata l’idea di trovare formule di licenza con una maggior granularità: "Some rights reserved". Qui la storia. Così il produttore di un certo contenuto può decidere cosa farne: se lasciarlo libero per qualsiasi uso o se escluderne quelli commerciali, se vuole solo l’attribuzione, se è possibile ri-manipolare ("remix") il contenuto… eccetera. Qua le varie tipologie.
Ora, Creative Commons è importantissimo, perché assicura la possibilità di una diffusione ampia del sapere, delle informazioni, delle idee, e con meccanismo collaborativo, di Rete. Sono felice di "dare via" parte del mio lavoro, perché so che ne trarrò un beneficio, e non solo per le eventuali "restituzioni" che posso avere dalla community (io dò un’idea, tu dai un’idea, ci guadagnamo entrambi), ma proprio perché mi assicura una certa forma di riconoscimento. Insomma, così chiunque può fare quello che vuole: chi vuole lasciare tutto gratis, chi tutto chiuso, e anche tutti quelli in mezzo.
Vero: a oggi le CC si basano su una forma di fiducia – in attesa che vengano legalmente riconosciute, che non saprei dire ora se è un bene o un male. Ma questa fiducia è anche il tessuto connettivo che assicura lo sviluppo. Cioè chi concede i contenuti con una CC "aperta", notando ripetute violazioni, potrebbe smettere di farlo. E non sarebbe un bene per la Rete.
[PS per quei due blogger che dovrebbero sapere chi sono: è per questo che non pubblico più il free flow delle mie foto su Flickr, ma solo quelle collettive - just FYI]
Research Coffee »
La storia dell’ultimo viaggio di Cook è ben nota negli annali delle esplorazioni geografiche, dell’etnologia e della… sfortuna. Da quel che ricordo degli studi universitari, e che mi sembra confermato da Wikipedia, al suo arrivo alle Hawaii viene accolto come una divinità. Riparte, si rompe il veliero, fa ritorno all’isola e viene massacrato (in estrema sintesi).
“Barbari!”, “Selvaggi!”, si esclamò all’epoca. Episodio difficile da interpretare finché, appunto, non ci si è messa di mezzo l’etnologia (per la precisione Forster, vedi bibliografia) a spiegare come l’incidente avesse una perfetta logica se visto dal punto di vista culturale e religioso dei nativi: l’arrivo di Cook coincideva con un loro rito per l’inizio della stagione fertile, ma non il ritorno inaspettato della divinità, che era invece foriero di sventure. Povero James.
Ora, mi è tornata in mente questa storia venerdì scorso, quando ho avuto il piacere di partecipare, invitato dall’ottimo Stefano Mizzella, a un panel di discussione nell’ambito dell’Osservatorio Nuovi Media della Bicocca, sotto l’egida del prof. Paolo Ferri (che tra le tante cose ha anche un blog). In un passaggio su problematiche e prospettive del Web 2.0 ho appunto affermato che interpretare il fenomeno è più facile se si assume un punto di vista “interno”. Se, anziché cercare di “mappare” le pratiche attuali (di business, culturali, etc) in quegli ambienti, ci si dedica a osservarli – o, meglio, a partecipare. E mi è sembrato che il prof. Ferri concordasse sulla necessità di aggiornare strumenti e metodologie di certa ricerca con un nuovo approccio etnografico, già ben stabilito altrove e che sta prendendo piede anche in Italia.
La mia proposta in questo contesto, già affermata in pubblico in altri contesti e poi ribadita, ma ci tengo qui a piantare un paletto – è che siamo nell’Era della Post-Convergenza. La convergenza, dal punto di vista tecnologico, è alle nostre spalle da un pezzo. Tratteggiata addirittura nel 1979 da Nicholas Negroponte (qui un buon riassunto) è stata poi rielaborata in mille modi. Il più immediato di questi è l’incrocio di telecomunicazioni, informatica, e media. E questo punto l’abbiamo già passato. Con le infrastrutture delle telco convertite a IP (addirittura con l’antico passaggio da circuit-switching a packet-switching), e operatori del “networking informatico” che di conseguenza passano alle telco (per esempio proponendo router Internet come centraline, giusto per dirne una), questa è roba vecchia. E anche il Negroponte Switch, che prevedendo il passaggio delle immagini nei cavi e della voce in etere è più strettamente legato al mondo dei media, è archiviato in memoria.
E’ ovvio quindi che il cambiamento necessario è culturale. Che bisogna mettersi “lì dentro” per vedere i nuovi modelli – che, ribadisco, ci sono, ma di questo ne parliamo magari un’altra volta. Per esempio: certo non si può prendere “la tv” o “il cinema” e spararli in Internet. E se guardi la Rete dal punti di vista della tv tradizionale è chiaro che sembra non poter funzionare. Ma è un fatto che oggi in Internet c’è un nuovo modello di fruizione del video: quello nato intorno a YouTube. Lì dentro stanno nascendo un sacco di cose, comprese nuove sinergie – profittevoli – con l’esistente. E quindi bisogna solo aver pazienza e completare il guado, perché ora ci siamo in mezzo.
Insomma: credo che questa cultura si possa sviluppare appieno solo partecipando e osservando, e non con la foga di dover per forza vedere il business subito, sempre e a ogni costo. Si tratta di conoscenza, non perline e collanine da scambiare con oro. Persone, non numeri. E idee e comportamenti che bisogna conoscere e rispettare. Pena il rischio di finire come James Cook.
Twitter and Real-Time Web »
Delle tante cose dette sabato al Microcamp c’è ancora un’idea che mi frulla nella testa: il fatto che Twitter abbia una forte componente emozionale. Ora devo dire mi preoccupa (per la mia sanità mentale) che ci possa essere del coinvolgimento nei twit dell’affare che è da poco atterrato su Marte…

Non riesco a trattenermi dal ridere pensando ai tecnici Nasa (che io mi immagino sempre come in Apollo 13) che prima di partire han programmato questi messaggi…
NASA’s Phoenix Spacecraft has just landed on the surface of Mars. Along with video coverage on NASA TV and photos from the surface being sent back to Earth, the mission is also being live blogged via Twitter
(via Twitter Updates of NASA Phoenix Spacecraft Landing on Mars | Laughing Squid)
(crossposted also on Infoservi Tales/a>)
Research Coffee »
I mitici Gianandrea Giacoma e Stefano Lazzari hanno pubblicato i video del Sci(bzaar)net. Ecco il mio (fotogallery qua), dopo il salto[//]
(be’ almeno ci siam divertiti, grazie per non avermi sparato per esser andato lungo :)
Interviews and Encounters »
Concordo con Massimo Mantellini: la storia di come Simone Brunozzi sia riuscito a farsi assumere da Amazon è tutta da leggere.
Blogosphere »
Un sentito ringraziamento a Susan Quercioli, Luigina Foggetti e Sara Rosso per l’organizzazione della terza Girl Geek Dinner: non dev’essere stato per niente facile, ma credo il successo della serata sia indiscutibile. Piacevolissima e divertente, ci siamo incontrati in tanti.
Io ho avuto il privilegio non comune di esser cavaliere di PippaWilson, e non è mica roba da poco. Ho lucidato macchina e scarpe, messo la camicia buona, sono andato a prenderla e le ho aperto la portiera quand’era il momento: insomma, spero di aver svolto il mio compito con la sobrietà, l’eleganza e l’economia di gesti che mi sono abituali (e qualsiasi voce contraria è falsa e tendenziosa, tengo a sottolineare :)
Le foto sono qui. Io non ho scattato ma qikkato qualche momento in questo (qualitativamente pessimo, sorry, ma molto “live”) video qui.
Un saluto a tutte, anche alle Geek Girl “embedded” in azienda, che non si fanno conoscere tanto in Rete ma che sono lì da anni a tirarne i fili. Il Movimento di liberazione Infoservo è al vostro fianco…
Blogosphere »
Ritrovo per caso questo post dei tempi dell’affaire "Sporca trentina" che non so perché è rimasto incastrato nelle bozze. Lo ripubblico perché… boh, perché ci credo, mi sembra una riflessione interessante. Ritengo che guardare il bulesumme(1) che c’è stato negli ultimi due anni con ottica lunga aiuti a prendere le giuste dimensioni delle cose.
Il titolo è una mia frase che ho usato parecchio tempo fa per una lettera a un’amica, accompagnata dall’immagine a fianco. E’ un trompe l’oeil del Borromini, in un palazzo di Roma di cui non ricordo più il nome. Sembra un ampio porticato, non è vero? E invece non è più lungo di un paio di metri, largo uno. Questioni di prospettiva.
La uso per segnalare il post con cui Marco Montemagno tira le fila dell’evento di lancio di Current, con Al Gore. Io di mio aggiungo solo che fino a un po’ di tempo fa ci sarebbe stata una conferenza stampa con sette o settanta persone. Punto. In questa occasione, a Roma, c’erano 700 persone. Punto.
(e altrettanto dicasi per le nuove occasioni d’incontro, dinner etc, e per il fatto che ai primi Barcamp del 2006 c’erano "solo" idee, opinioni e voglia di fare, al Microcamp di sabato invece c’era uno sponsor ufficiale, altre tre aziende strutturate e due nuove iniziative).
(1) "Bulesumme" è un termine genovese che, se non vado errato, indica il ribollire delle bollicine e il rimescolarsi dell’acqua quando si tirano su i pesci nella rete. Non ho trovato una traduzione in Rete, però l’idea… be’, insomma avete capito no?
Barcamp »
Scivolando verso il Barcamp sul Microblogging, ospitato dal Politecnico di Milano, prima di uscire di casa accendo la tv su (era: Digitalk) TV Talk (scusate ma ci ho messo un po’, sul sito Rai nn si trova, mannaggia), interessante trasmissione che discute di format televisivi. Mi colpisce un servizio su Portobello, il famoso programma di Enzo Tortora, citato come una pietra miliare da cui si sono generati molti altri format. Tortora, in una registrazione live dal mercatino londinese, dice "Portobello è questo, raccoglie tutto ciò che si può trovare". E quindi trovare oggetti, soluzioni, persone, eccetera. E in effetti, in queste "sottodomande", in queste "declinazioni" possiamo riconoscere molti altri programmi televisivi odierni.
Twitter risponde alla domanda: "Che cosa sto facendo". Ha sotto un’infrastruttura di messaggistica con alcune caratteristiche innovative ma il modello di base che implementa – il format – è rispondere a quella singola domanda. A una singola esperienza.
Questo credo sia il valore dell’esempio fornito da Twistori che ho citato qualche tempo fa. Replica l’approccio di Twitter ma sul piano cognitivo. Chiede cioè "Cosa mi piace", "Cosa provo", "Cosa mi infastidisce", e così via. Focalizzandosi in maniera estrema su un singolo tema, mi sembra che riesca ad avere efficacia in un ordine di grandezza superiore rispetto ad altri strumenti multi-funzionali.
My two cents, come si suol dire, per questa giornata in cui si ragiona su valore, problematiche e prospettive dei nuovi strumenti "micro" – Twitter e similari, Tumblr, etc. Nella giornata siamo passati da una domanda critica di Marco Magnocavallo sul "Perché" del microblogging a tecniche di ottimizzazione della visibilità di Sean Carlos. Poi riflessioni sulle prospettive applicative offerte da Luca Mascaro e quindi la particolarità dell’italiana Meemi di Enrico Scognamillo. Massimo Morigi ha parlato di Microblogging e PR. Feba ha terminato di parlare di espressione del proprio "mood", con una bella rassegna di servizi tipo MoodJam (descritto qui) e mi sembra che sia proprio in linea con quanto ho detto sopra. Antonio Patti sta tenendo un’esilarante – ma stringente – speech su Twitter in azienda (pubblica). Un fenomenale reality check in siciliano stretto.
In generale, mi sembra una bella palestra con tante idee e tentativi di sviluppo.
Data and Analysis »
Lo segnala David Orban in un twit e lo usa subito per mostrare il suo intervento allo Sci(bzaar)net: Omnisio consente di sincronizzare video e slide. Mi sembra forte, e per di più sembra già aver aggregato contenuto notevole, tra cui questo intervento di Vinton Cerf. L’audio è pessimo ma le slide rappresentano una fotografia interessante dello stato di Internet. Lo metto dopo il salto[//]


