Archives For June 2007

E’ così, e non c’è niente da fare. E’ il giorno del lancio dell’iPhone e, anche se è sabato ed è una bella giornata, nella Rete italiana c’è pieno di gente che lurka ciò che accade oltreoceano e commenta le code… "che gente, tutti lì a far la fila per l’iPhone, cos’avranno da guardare". Solito curioso paradosso italiano :)

Non sono riuscito a sottrarmi, ahimé. Personalmente, quel che mi colpisce del telefono Apple è quanto sia ovvio, se visto dalla giusta angolazione, togliere la tastiera. In effetti è un "legacy", una roba nata quando? Un po’ più di mezzo secolo fa? Certo era per apparecchi molto, molto diversi dai "mobiles" di oggi. Così mi è venuto da raccogliere un po’ di foto, e ho fatto questo piccolo collage:

Ora, sinceramente, se azzeriamo un attimo il fatto che almeno alcuni (ma pochi! Nella maggior parte dei casi i segni usati son diversi!) di quei simboli appartengono a un linguaggio che abbiamo imparato, non è una roba assurda? A me vengono in mente i b-movie di fantascienza degli anni ’60…

E invece. Invece sono dell’opinione – non suffragata ancora dai fatti, vedremo – che l’approccio iPhone funzionerà. Perché è il punto di vista di Steve Jobs / Apple che è diverso. Lui nell’innovazione ci sta dentro, e "da là" guarda le cose "qua". Solo se si cambia prospettiva si riescono a inventare cose così.

Comunque, passando alle cose serie, l’analisi di Technology Review mi sembra molto interessante. Dei sensori nei telefoni aveva già parlato alter (Luca Galli) a proposito del Nokia 5500. Un tema ripreso in forma estesa nella parte finale della mattinata all’EBA Forum. Dell’iPhone avevo fatto cenno qui. In questa categoria le foto dei telefoni usati nel collage (e altri). Trovo infine delle ottime "prime impressioni" qui, da Autoritratto con Mele.

ADD Tra le tante, curioso e interessante il post su iPhone e ricette "portatili" di Stefano Bonilli, direttore Gambero Rosso, sul suo Papero Giallo. Avevo parlato di questo tipo di applicazioni qui (la citazione serve a sottolineare che probabilmente l’iPhone è molto più importante come piattaforma per applicazioni software che come hardware in sé).

UPD Suzukimaruti ha toccato il simulacro del divino :) e ne pubblica una approfondita recensione. Espone alcune considerazioni che mi fanno venire molti dubbi sui ragionamenti teorici che facevo qualche riga sopra.

UPD2 Nel frattempo TechCrunch pubblica i numeri, pezzi e profitti, dei primi giorni di vendita. Da considerare anche questo.

Nabaztag - Frontiers closing Intervento di apertura in cui si è raccontato lo sviluppo di questo incontro, Frontiers of Interaction, giunto alla terza edizione e completamente auto-organizzato, auto-sponsorizzato da Leandro Agrò e Matteo Penzo, a cui è stato dedicato un lungo, meritato applauso di ringraziamento. Quest’anno la partecipazione è più che raddoppiata rispetto all’edizione precedente.

Ora sul palco Fabio Sergio di Frog Design (but see also Freegorifero). Sta parlando di cellulari…

UPD Arrivano le foto, si trovano al tag Frontiers07

UPD2 Bello speech di Stefano Sanna (beeweeb) sui "Mobile HW mashup". Incrocio tra mobile 2.0 e Internet of things (RFID). Good point: dice che non è pensabile di poter distribuire sensori ovunque, e poi collegarli alla rete. E’ più immediato pensare a "The things of the Internet", cioè usare i sensori che abbiamo già e che sono già collegati alla Rete. Per esempio i telefoni cellulari… UPD Ricevo or ora da Stefano l’indirizzo del suo blog, Gerdavax, dove si trovano le slide del suo intervento.

UPD3 Gran bella presentazione di Rafi Haladjian, co-founder Violet e "papà" del Nabaztag, sempre sul tema "Internet of things". Difficile e faticoso lavorare solo sugli schermi, con gli schermi. Ma nel mondo ci sono così tante altre cose che possono essere rese "intelligenti" tramite sensori e collegamenti alla Rete. A settembre presenteranno i nabZtamps (stamps), tipo francobolli con dentro un RFID che si può programmare e usare in casa, collegato al Nabaztag. Così, per esempio, si può mettere un RFID adesivo alla tazza del caffè e il Nabaztag potrà contare quante ne beviamo. Sembrano stranezze oggi, ma sono esercizi utili per disegnare nuovi spazi applicativi, in cui poi verranno trovate le soluzioni più efficaci e utili.

NuZoo staring at me UPD4 Ora sta parlando Takanori Shibata, Ph.D. Senior Research Scientist Bio-Robotics Division, Robotics Department · Mechanical Engineering Laboratory, Japan. Ha fatto vedere un video curioso di pupazzi robotici con capacità di simulazione emozionale usati per una sorta di "pet therapy".

UPD5 Sta per parlare Jeffrey Schnapp dello Stanford Humanities Research Lab.

UPD6 Poi ci siamo distratti perché Jeffrey, Fabio Sergio e altri li abbiamo proprio intervistati. Ho avuto infatti il piacere di dare una mano a Nicola in un paio di videointerviste che, visti gli intervistati, credo siano venute interessanti. Speriamo quindi Nicola riesca a metterle on-line quanto prima :).

UPD7 Leandro ha pubblicato un video-abstract delle Frontiere, dove ritrovo tra le altre cose Ibridazioni, il blog di Gianandrea Giacoma, intervento che purtroppo mi sono perso ma di cui ha pubblicato le slide anche lui.

E’ stata proprio un’immersione in una "alternate reality". Stimoli e slanci prospettici in ogni momento, in ogni speech. Bisogna confrontarsi con queste cose, non perdere mai il senso di dove sia davvero l’orizzonte (e me lo ripeto da solo, visto che son genovese e marinaio), di dove possa aver senso davvero andare. O meglio, come ha detto Leandro nella nota conclusiva, "al di là di nomi, marchi, aziende, istituzioni, eccetera, bisogna badare alle idee, bisogna stare concentrati sulle idee". Eh.

Finalmente, finalmente. Domani alle Frontiers of Interaction si parla / ascolta di robe tecnologiche serie, tra un robot e uno schermo immersivo. Si guarda avanti. Appuntamento un po’ prima delle 9:00 (puntuali, raccomanda l’organizzazione!) all’Università di Milano Bicocca. Ci sarà da divertirsi.

Se serve altro qui il comunicato stampa: (PDF).

Qui invece qualcosina sull’edizione dell’anno scorso.

Notebook totale

dottavi —  27 June 2007 — 14 Comments

E’ lui, è arrivato, il notebook assoluto. E’ il Dell XPS M1330. Spesso solo 2,2 cm e peso a partire da 1,79 kg. Schermo wide da 13,3″, Wi-Fi Catcher standard e mobile broadband opzionale, videocamera integrata (da 0,3 o 2 mpx a seconda delle cfg, da verificare) e, ah già, c’è anche un processore: serie Core 2 Duo (quindi non l’ultimo Santa Rosa) fino a 2,4GHz. Ma soprattutto è il primo notebook di mia conoscenza che può usare le memorie a stato solido al posto del disco fisso, alleluia.

Due difetti gravi: intanto sembra essere distribuito solo con Vista, non sembra essere disponibile Ubuntu come option. Ma il difetto peggiore è che non sembra ancora in vendita, la parte di configurazione del sito va in errore… Mi informo :)

UPD Visto comunicato, poche informazioni in più se non che il case è in magnesio e alluminio, e che “I nuovi prodotti e servizi sono stati annunciati contemporaneamente a New York e Marbella (Spagna)”… stamattina :)

UPD2 Ora il configuratore funziona. Per esempio io qui ho assemblato un giocattolino da meno di 1.300 euro…

PS Nel frattempo PseudoTecnico sta facendo un altro gran lavoro sullo stesso argomento :D

Mi scrive l’amico Claudio Secci dalla Cina, dice che l’altro giorno è andato alla Grande Muraglia e allora "non poteva non fare" il video "Dancing on the Great Wall"… E così scopro un primo tormentone planetario.

Qualche settimana fa era invece l’amico alter a segnalarmi il tormentoncino locale "Frangetta – Milano is burning": da vedere assolutamente, altrimenti non si apprezza appieno (e invece c’è motivo di farlo) l’ironia del reprise "Corsico is burning". Un incendio che non si è fermato affatto, ma ha attraversato l’Italia.

Un po’ come è successo ai tempi a "Regalo abbracci", addirittura dell’ottobre dell’anno scorso, di cui si trova la storia qua.

Belle idee, no?

15mln per Me.dium

dottavi —  23 June 2007 — 2 Comments

Sinceramente mi stupisce, leggere che Me.dium ha preso un secondo round di finanziamenti per 15 milioni di Euro. Però li trovo divertentissimi quando dicono:

“Kimbal, our CEO, has a great blog post … David, our Marketing VP, has a boring press release” :)))

Occasione per una buona riflessione sulla comunicazione aziendale. Avevo parlato di Me.dium qui.

Ho avuto modo di dare un’occhiata a DiarioAperto, la ricerca sviluppata tramite questionario on-line curato da Swg, Splinder.com, Università di Trieste e Punto Informatico (a cui in molti abbiamo partecipato :). In fondo, come al solito, il video, che mi ha segnalato l’instancabile Roberto Lo Jacono di Splinder. Altro da Enrico Marchetto, che alla ricerca ha partecipato.[//] Mi è piaciuta la definizione di blog: “Il fenomeno per cui un cittadino qualsiasi può facilmente trasmettere i suoi pensieri, pubblicamente e in un luogo digitale, a un’audience informe che va da zero a un potenziale di milioni di persone”.

Tre i punti che mi hanno colpito di più: in primo luogo il fatto che le fonti primarie di ciò di cui si parla sui blog siano i media. Un fenomeno ben noto, e di cui si è parlato altre volte.

Quindi altrettanto noti, ma non per questo meno degni di attenzione anche altri due punti: “L’83,9% degli interpellati concede “molta” o “abbastanza” fiducia ai blog più autorevoli, un indice più alto di quella concesso rispettivamente a quotidiani cartacei (73,1%) e versioni internet dei quotidiani (75,6%) e molto più alto rispetto a telegiornali e radiogiornali (45,6%)”.

E “Il 17% dei partecipanti a DiarioAperto sostiene di aver modificato il proprio atteggiamento rispetto al consumo da quando ha iniziato a leggere o a scrivere dei diari virtuali. E il 41% del campione sostiene di aver trovato in un blog una serie di informazioni che hanno poi portato all’acquisto di un prodotto”.

Conferme interessanti. Così come le conclusioni:

  • Blogger e lettori di blog hanno una forte propensione all’acquisto on-line di alcune tipologie specifiche di prodotto (tecnologie, prodotti culturali, booking)
  • I blogger hanno una buona influenza nei confronti dei loro lettori ma solo nel momento in cui hanno costruito una forte credibilità
  • La credibilità si fonda non nella promozione tout-court del prodotto ma nella quantità/qualità di informazioni, soprattutto relative alle esperienze d’uso del prodotto, che il blogger riesce a comunicare. La smaccata promozione invece è sinonimo di perdita di credibilità
  • La presenza on-line, diretta o indiretta, delle aziende nella Blogosfera è tendenzialmente ben accolta dai blogger e dai lettori di blog
  • La presenza on-line delle aziende nella Blogosfera è ben accolta se l’azienda conosce e rispetta le “regole” di una buona conversazione

Non male no?

(Era: Circa 100 – 150) Ben 180 persone, il 19 giugno, per la pre-sessione dell’EBA Forum. Si parlava della "Trasformazione dei media nell’era della partecipazione" con un panel eccezionale: Diego Bianchi, Alberto Cottica, Luca Galli, David Orban, Antonio Sofi e Luca Vanzella. Dovevamo collegarci anche con Robin Good e Tommaso Tessarolo, ma abbiamo avuto problemi tecnici – unbelievable. Io ho cercato di moderare, perché queste menti vulcaniche di essere stimolate non avevano certo bisogno, i racconti appassionanti di come video, musica e testo si sono e si stanno trasformando nell’era del Web 2.0. Di come i contenuti diventano liquidi e conquistano il tempo e l’attenzione delle persone che si spostano tra un sito e l’altro, tra una piattaforma e l’altra – blog, YouTube, Last.fm, cellulari, Second Life – come, appunto, l’acqua, che si infiltra in ogni fessura. Fessure, o forse meglio dire nicchie, che poi tanto piccole non sono, visto che oggi gli approcci tradizionali di mainstream media e marketing aziendali mostrano la corda, perdono pubblico e mordente.

Qui la raccolta ufficiale dei contenuti dell’EBA Forum, con anche alcuni contributi video. Presto Ecco i link al live blogging realizzato da David: prima e seconda parte. In fondo a questo post la presentazione di persone e argomenti, qui di seguito alcune mie segnalazioni.[//]

Ha iniziato Diego a raccontare prima di Excite e poi delle sue esperienze di videoblogger. Da segnalare il suo video del LesBlog2, del 2005, che ancora raccoglie visite. Un tema, lo definirei "traffico in differita", che merita approfondimento: non bisogna mai considerare qualsiasi cosa che stia su Internet come "congelato" nel tempo. Diego ha anche sottolineato come quel video, in un ambiente internazionale, abbia raccolto più di un milione di visualizzazioni, quando la sua fantastica serie delle Cronache del Grande Fratello ne ha invece totalizzato poco più di 100.000. Un segnale per la blogosfera italiana? Forse.

E’ stato Antonio, che più tardi ci avrebbe anche raccontato di BlogLab, a puntualizzare della liquidità dei contenuti, di come questi debbano essere "liberati" e lasciati andare "fuori dai recinti". Bellissima idea: i siti che facevano contenuti nel Web 1.0 si chiamavano "destination site", oggi appare palese si debba rovesciare l’approccio. Mia personale considerazione, ne deriva già un ottimo suggerimento per la Camera di Commercio di Milano, che della sua Impresa Live Tv lamenta poche visite. Che ci vuole: aprite. Mettete quei video su YouTube, e comunque consentite di fare "embed" del contenuto altrove. È questo l’ingrediente certo non più segreto e neanche magico, ma senz’altro "disruptive".

Bellissima testimonianza di Alberto Cottica, prima sulla storia dei Modena City Ramblers e poi dei Fiamma Fumana. Stretti tra il Festival di San Remo e MTV, semplicemente si sono trovati "senza media". Immediata quindi la scelta di Internet, che per i Modena avveniva anni fa e, presentimento del Web 2.0, ha visto come area di maggior successo del sito il "guest book", dove le persone hanno iniziato a comunicare tra di loro, organizzandosi per incontrarsi, conoscersi, eccetera. Oggi vediamo queste dinamiche portate all’ennesima potenza da strumenti quali YouTube o MySpace, che i Fiamma stanno sperimentando.

Dinamiche, anche, che conosciamo bene, come ci ha ricordato Luca (Vanzella): certo, questi fenomeni in Rete sono sempre esistiti. Ma neanche in Rete, sono sempre esistiti e basta: le persone sono curiose, parlano, comunicano, condividono. Fullstop. In Rete si trovano strumenti efficaci per farlo, e col Web 2.0 ancora di più. Mi ha un po’ colpito il Vanz appassionato di Second Life, a raccontare che anche lì, come in qualsiasi altro "ambiente", si ricreano le solite, normalissime dinamiche sociali.

Ma non c’è motivo di stupirsi: David ha ben sottolineato come non si debba più parlare di mondi "virtuali" (e io sono particolarmente d’accordo) perché sono assolutamente reali, solo fatti di altro rispetto agli atomi di cui siamo abituati. Nella comunità di Vulcano che David anima ci si incontra in piazza a chiacchierare, senza limiti di tempo o spazio – o, perlomeno, con limiti diversi. E la creatività, ingrediente fondamentale del contenuto, trova espressioni anche diverse, non solo per come disegniamo gli avatar con cui rappresentiamo noi stessi ma anche per gli stessi ambienti che si vengono a costruire. Insomma, talmente reale che David presenta con un punto interrogativo quel che potrà accadere con l’introduzione della voce: rappresenterà correttamente l’identità che uno si è costruito nel secondo mondo? Vedremo.

Nel frattempo Luca (Galli), aka alter di Infoservi, ci ha segnalato altri tre punti importanti. Intanto di come la tecnologia sia effettivamente un differenziante. Ironizzando sui problemi tecnici (grazie Luca :) ci ha fatto ricordare come le tecnologie siano strumenti abilitanti, di cui si notano aspetti particolari anche quando vengono a mancare. Sul tema scetticismo / entusiasmo per Second Life ha sottolineato di come Internet, e tutto quanto collegato, abbia ormai una storia lunghissima, per cui non ci si può più dividere tra apocalittici e integrati, tra fanatici sostenitori e scettici dubbiosi. La tecnologia è una componente normale della nostra vita, che in altri Paesi anche molto vicini a noi rappresenta un campo di gioco – nel senso business del termine, of course – incredibilmente ampio e di valore.

E ha quindi chiuso con una prospettiva, raccontando come tutto quanto conosciamo sul web possa anche essere portato, magari trasformato, anche sull’oggetto che ci è più familiare, perché l’abbiamo sempre addosso: il telefonino. Che apre nuovi scenari pensando che possa generare del contenuto nuovo, derivante dal contento. Una persona, cioè, oltre a generare contenuto per atti volontari, appunto video, musica o testo, è anche immersa in uno spazio informativo definito dal contesto in cui si muove, e che potrebbe decidere di condividere. Context as content, quindi, intendendo queste come informazioni di presenza (luogo), attività (riunione, pranzo), partecipazioni (altre persone vicine) e anche derivanti da noi stessi, per esempio attività cardiaca o altri parametri sanitari (e qui si capisce meglio il senso di questo suo post).

In effetti, abbiamo messo davvero tanti argomenti sul piatto. Sono rimasto stupito, una volta di più, della qualità dei contenuti, anche se conoscendo i relatori non avevo dubbi. Una decisa soddisfazione aver portato questi temi davanti a una platea credo inusuale, e così ampia.

Prossimi appuntamenti

dottavi —  15 June 2007 — Leave a comment

Giornata incredibile, quella di ieri. Purtroppo non sono riuscito a pubblicare quanto avrei voluto per diversi problemi tecnici, ma appena finisco di resettare la testa non mancherò.

Nel frattempo sono sugli ultimi tratti organizzativi del panel sui participatory media che avremo martedì mattina prossimo, all’EBA Forum. Sono convinto che sarà davvero divertente…

A Villa Taverna, residenza dell’Ambasciatore Americano, si è aperto il convegno sulla Nuova Imprenditoria.

A questo indirizzo il live blogging dell’evento. Sta salendo sul palco Andrew Viterbi, famoso per il suo algoritmo alla base della tecnologia CDMA e fondatore di Qualcomm…

Oggi, giovedì 14, a Roma, si tiene il convegno di presentazione di First Generation Network, associazione degli imprenditori di nuova generazione promossa da Michele Appendino e Marco Palombi. Un’idea nata non molto tempo fa, e che si presenta con questo sito: 1Generation.net.

Al centro dell’iniziativa, no profit, l’idea di raccontare le storie personali e professionali degli imprenditori di prima generazione, cioè coloro che sono riusciti a creare un’impresa da una loro idea, partendo, più o meno, da zero. Imprenditori innovativi, anche se non necessariamente legati alla tecnologia, dedicati alla crescita e che vogliono stimolare attenzione e sensibilità verso un certo modo di fare impresa.

Per far questo è anche necessario stimolare quello che viene chiamato “ecosistema imprenditoriale”, perché tutti gli elementi coinvolti – finanza, scuole, istituzioni, eccetera – operino di concerto. Ma al centro, nella loro visione di imprenditori, c’è l’imprenditore stesso, con le sue idee e la sua storia. Storie che alcuni di loro hanno deciso di raccontare. 1GN dunque ruota intorno alle pagine personali dei soci, che si trovano a partire da questo elenco.

Il sito, come si usa dire, è in “beta”, quasi appena nato. Ogni commento, critica, osservazione e suggerimento sarà gradito. Anche per un fatto personale, perché si tratta di un progetto che mi ha tenuto impegnato negli ultimi due mesi. Ho infatti partecipato attivamente a concezione e creazione dei contenuti.

E’ stato un piacere, e soprattutto un’esperienza molto istruttiva. Spero potrà esserlo anche per futuri lettori.

In diretta dal convegno, a partire dalle 14:30, live-blogging a questo tag.

Tornato da Web2Oltre, prima conferenza business italiana sul Web 2.0. So che le documentazioni verranno messe on-line a breve, intanto si possono seguire le produzioni video di Dolmedia dal blog. Tra cui anche un’intervista al sottoscritto (che metto qua sotto dopo il salto), in cui riassumo quando detto la mattina nel panel che ho moderato ed esprimo qualche altra considerazione. Presenti Daniela Cerrato di Alice, Gianluca Dettori di Dpixel, Davide Lombardi di Zooppa, Fabio Pezzotti di Mobango (che avevo già intervistato qui), Marco Tosi di IconMedialab.

Hanno raccontato esperienze che ho trovato interessanti, sia di come i principi del 2.0 possano essere declinati e integrati su business preesistenti, sia quali siano difficoltà e opportunità per creare nuove iniziative. Una testimonianza per tutte, quella raccontata da Dettori di Funambol. Un’idea di una persona di Pavia che in Italia non ha trovato alcun supporto. E’ andato in Silicon Valley e – stessa persona, stessa idea, stessa azienda – ha raccolto qualcosa intorno ai 30 (trenta) milioni di dollari di finanziamenti.

Abbiamo un problema? Credo proprio di sì. Per questo ho chiuso l’intervista con la gentilissima Elisabetta Locatelli con uno slancio, un tentativo di apertura un po’ più ampio del solito: nella vita di oggi, a parte le risorse primarie del pianeta come acqua e aria, e il sostentamento, e gli affetti, abbiamo in effetti sempre bisogno di due cose: l’acciaio e le comunicazioni. L’acciaio l’abbiamo sempre intorno, ci siamo seduti sopra, l’abbiamo in tasca, è nelle nostre case, auto etc. In questi ultimi anni, mentre in Italia (e non solo) si viveva un periodo di crisi per Internet (e non solo), quello dell’acciaio è uno dei mercati che, al mondo, è cresciuto di più. Sono state aperte nuove acciaierie dal Brasile alla Thailandia, dall’Iran alla Russia, Corea, Turchia, e così via.

Noi questo treno l’abbiamo perso, nonostante avessimo una presenza avanzata nel settore e una storia di rilievo. Ora: fare una start-up nella siderurgia non è banale. Però il mercato delle comunicazioni (fisse, mobili, web, e quant’altro ci andremo a inventare), e più in generale quello della tecnologia, è di nuovo in una fase di sviluppo ed espansione fortissima. Tra le altre cose, il Web 2.0 apre grandi opportunità.

E’ un treno in corsa. Vogliamo deciderci a prenderlo?

Seguono presentazione e video.[//]