Ieri sera a Casalecchio, durante questo evento a cui ho avuto il piacere di partecipare, ho fatto scoperte interessanti. Si è parlato di giornalismo civico e citizen journalism, di blog, con una nota critica su cui riflettere, di cittadinanza attiva e di democrazia nell’età dell’informazione. Di democrazia, insomma.
L’incontro, moderato dal professor Roberto Grandi, pro-rettore dell’Università di Bologna, è stato aperto da Raymond Dessi, che ha raccontato la sua esperienza con Asterisco Radio. Il nome la dice lunga: lui e un suo amico, entrambi camerunensi, erano “infastiditi” da come i media tradizionali trattavano le notizie dal suo Paese, e in generale i temi dell’immigrazione. Così gli è venuta voglia di mettere “un asterisco” a queste news e scrivere in calce le “correzioni”. Prima comparsa del tema del “watchdog” che tornerà ricorrente durante la serata.[//]
Ha continuato Cristiano Lucchi di Altracittà, “giornale della periferia” per scelta e vocazione. Nasce anche come reazione all’indifferenza dei media e alle scorrette rappresentazioni che i media davano del quartiere. Durante la serata si è detto “è difficile leggere notizie che non siano connotate in un modo piuttosto che in un altro”. Eh, chiaro. Fa parte della definizione di notizia. Il problema non sta qua, però, ma nel sistema, piuttosto. Andiamo avanti.
Lucchi ha anche liquidato il fenomeno blog con una nota molto critica, come “ego-centrati” e, soprattutto ha detto che non fanno giornalismo. Risponde critico il blogger misterioso, o meglio Senza Identità. Anche qui, ho sempre evitato questa polemica, ma tocca metter due punti:
- Una cosa è “il fenomeno blog”, una cosa sono i blogger presi singolarmente. Il fenomeno in quanto tale è indiscutibile strumento di democrazia , ha creato uno scenario di conversazione che prima non esisteva, nuove forme di selezione e insorgenza delle notizie… eccetera
- Nello stesso tempo, l’equazione blog = giornalismo per me non è dimostrata. Così come è tutta da dimostrare l’equazione giornali = giornalismo, sia ben chiaro. Alcuni blogger / blog, e alcuni giornalisti / giornali, fanno giornalismo. Altri, no. Diversamente detto, non basta un blog per fare giornalismo, in questo concordo con Lucchi, così come purtroppo spesso anche certi giornali mancano alla loro “missione”. E qui ci starebbe bene una definizione di giornalismo, però non ce la posso fare ora
Quel che è certo, ho poi aggiunto, è che i blog hanno creato un nuovo “terreno”, un nuovo scenario: si sono messi a fare i “watchdog”, i cani da guardia, proprio del mondo dell’informazione. E a questo i media non erano abituati. Era il loro ruolo storico, quello del cane da guardia. Un ruolo dal quale, diciamocelo, hanno abdicato.
Ecco quindi che i giornali di oggi guardano i blog come la borghesia di un tempo guardava gli operai leggere la prima penny press: con aria di sufficienza. Ma ci ricordiamo com’è andata?
(Purtroppo ora non ho più tempo, a presto per una seconda puntata, che mancano giusto metà serata e argomenti :)