Archives For March 2007

Nei locali dell’Università Bicocca di Milano è ancora in corso Ritalia (nota: il link non è più disponibile, si trova qualche traccia in questa pagina), barcamp dedicato alla riflessione su pro e contro di Italia.it, portale del turismo da 40 e rotti milioni di euro. Robin Good sta facendo una serie di interviste live. Io sono in corsa, per ora da segnalare la presenza di Gianfranco Previtera, vice president public sector di IBM Italia, che ha raccontato la posizione ufficiale di chi ha realizzato il sito. Già il fatto di esser stato presente è un segno interessante. Le conclusioni si potranno trarre solo “a freddo”.

UPD Ritalia al momento (lunedì mattina) è sesto tra i tag di Technorati

Le foto sono a questo tag e in questo gruppo.

Dico spesso che uno dei problemi odierni dell’innovazione Internet italiana è la mancanza di collegamento tra il tessuto delle tante iniziative “spontanee” e l’industria. E’ con questo spirito che con Chiaroscuro del gruppo Nimboo, Emanuele Quintarelli, Lorenzo Viscanti, Luca Mascaro e Stefano Vitta si è dato vita a un piccolo gruppo “di pressione” che cerca appunto di stimolare questi momenti di confronto. L’abbiamo chiamato Netwo: Network per il 2.0 italiano. Ieri, grazie a un’idea nata in questa occasione, Yahoo! ha dedicato ospitalità a una ventina di iniziative nostrane. Che, devo dire, trovo sempre più interessanti.

A seguire un piccolo riassunto della giornata. Prima, però, rinnovo la richiesta di informazioni su altre “imprese 2.0″, di qualsiasi dimensione – dalla singola applicazione, alla “micro-preneurship”, all’azienda strutturata.

Il 2.0 italiano è vivace e creativo. Mi ha colpito e divertito scoprire come Maiom, il sito di annunci immobiliari “user-generated”, sia nato in treno, tramite un brainstorming continuo tra i due ideatori, Paolo Rossi e Ferdinando Giordano. E mi ha fatto piacere scoprire che già oggi si regge abbastanza bene sulle sue gambe. Liguria.

Intorno al tavolo anche Marco Palazzo e Stefano Massimino di Duespaghi, un’innovazione nel settore dei listing che, come modello, dovrebbe far riflettere molti editori, di carta e digitali. Lombardia, così come Ludovico Magnocavallo di BlogBabel, il primo servizio italiano di monitor della blogosfera, e Guido Bellomo di BabelGum.

Dalla Puglia Giovanni Intini, founder di Medlar e membro di Nimboo, un gruppo di programmatori che collaborano sulla base di un interessante meccanismo di scambio di ore di lavoro, mentre da Faenza, in Romagna, ci ha raggiunti Francesco Fullone, animatore di PHPItalia Grusp.it e DownloadBlog. Da Roma, last but not least, Nicola Mattina, che oltre a PassPack sta lavorando a un importante progetto di cittadinanza digitale, e Diego Galli di Fai Notizia, iniziativa di giornalismo partecipativo di Radio Radicale. Guest star :) Luca Conti di Pandemia, dalle Marche.

Insomma, l’Italia è ben rappresentata nello scenario 2.0, forse meglio che in altri contesti. Ma se le iniziative ci sono, anche i problemi non mancano. L’ospite Massimo Martini, country manager di Yahoo!, ricorda la situazione della pubblicità on-line italiana, che oggi rappresenta il 2% del marketing mix. Una quota bassa, preoccupante soprattutto se si valuta che tra i big spender questa percentuale scende allo 0,6.

Il problema della pubblicità on-line italiana si avverte in maniera sensibile per quanto riguarda le pianificazioni tradizionali (banner & co), ma anche nelle forme contestuali come gli AdSense di Google. Se questi sono molto efficaci in lingua inglese, infatti, gli inserzionisti italiani sono invece poco numerosi, il che rende questa forma pubblicitaria poco efficace nella nostra lingua. Una alternativa potrà essere Panama, la nuova piattaforma di Search Advertisement che Yahoo! sta lanciando nei vari Paesi (ne avevo appunto accennato qua). Affronterà il mercato con un approccio chiamato “behavioural targeting”, che permetterà di raggruppare utenze similari anche su siti diversi, secondo classificazioni più ampie rispetto ai criteri socio-demografici tradizionali, e basate, appunto, su comportamenti, attitudini all’acquisto e approcci.

Nello sviluppare un servizio, però, le revenue pubblicitarie non sono le uniche a cui pensare. A questo riguardo Martini ricorda come un servizio basato su un canone per gli utenti (es. Flickr con l’abbonamento Pro) utenti “business”, che pagano per lo spazio fornito non sia, in teoria, scalabile (vedi nota in fondo). Potenzialità più ampie invece nel caso si riesca a creare servizi nei quali gli utenti pagano, magari indirettamente per revenue sharing, per esempio, su commercio elettronico. Modello Kelkoo di cui Martini è stato responsabile italiano.

E quindi un altro tema sullo sviluppare servizi in Italia è se si riesca o meno, e Duespaghi ci sta provando, a creare modelli italiani da portare anche all’estero, anziché limitarsi a “clonare” servizi straneri da replicare in Italia. Se la localizzazione è importante, non è però elemento strategico.

Un’altro criterio su cui ragionare è il tempo, o meglio il time-frame. Nella mia modesta opinione, infatti, 18 mesi per creare un servizio sono davvero niente. Appena sufficienti per decidere se continuare o meno, a seconda della community che si è generata e delle prime revenue che, eventualmente, possono arrivare. Serve invece ragionare su tre-cinque anni almeno, se si è capaci a vedere lungo. Un problema che, so di ripetermi ma non smetterò, particolarmente forte presso gli editori italiani.

Chiudo con due citazioni rapide, prima di correre al Ritaliacamp. Ha detto bene Giovanni Intini, con una sintesi che più di così non si può: “unire persone“. Il tema, in effetti, è sempre e solo questo. Ma ho apprezzato in modo particolare Massimo Martini di Yahoo! quando, verso fine giornata, ha detto alla tavolata: “Vi faccio una domanda“, segno del buon approccio conversazionale e di confronto aperto con cui si è svolta la giornata… :)

UPD Presto popoleremo il blog dell’iniziativa

UPD2 Massimo Martini mi corregge, ricordando che si parlava di servizi a pagamento non per gli utenti finali, ma per utenti business, per esempio rivenditori o agenzie che pagano un canone. In tal caso, in un determinato periodo, “le inserzioni possibili sul mercato sono un numero finito, e una volta raggiunta la copertura l’unico modo per crescere è la variabile prezzo. I ritorni dell’editore non cambiano al crescere dell’utilizzo del servizio da parte degli utenti finali”. Quindi il problema è anche l’orizzonte temporale: nel breve termine può essere sensato usare questo modello, ma in prospettiva potrebbe non essere vincente. Anche perché “definiamo scalabile un business che cresce al crescere dell’utenza e dell’utilizzo”. Il vero sogno di Internet, aggiungo io :). Grazie Massimo!

PS Qui qualche foto

Da Alessandro è successa questa strana cosa. No, non credo sia scema, né che sia un gioco di ruolo. O almeno non più di quanto lo siano i lucchetti attaccati al lampione a Roma, le scritte sui muri, le letterarie incisioni sulle corteccie degli alberi. Gli alberi non ci sono più, i lucchetti te li staccano, se scrivi sui muri ti bastonano… E allora si scrive su Internet. Dove le “persone normali” non hanno la percezione precisa del contesto / spazio web. Per cui trovano la notizia da te e credono che Scritte Strane l’hai fatto tu.

O forse no, forse mi sbaglio, forse è solo una strana ondata di spam. O forse no, forse è che Scritte Strane potrebbe essere l’equivalente digitale dei lucchetti. Certo a me sembra una bella idea, complimenti a Massimo Cavazzini.

L’intervento che pensavo di proporre al Citizencamp (report), e che allego qua, non è propriamente sulla "cittadinanza digitale", ma fa parte di un’analisi che ho fatto un po’ di tempo fa sul tema Citizen Journalism, che del primo è comunque un tassello importante. Sono andato a confrontare quello che ritengo un punto di contatto cruciale tra un sito e i suoi lettori: le procedure di login. Purtroppo non ho avuto tempo di "campionare" i siti in maniera scientifica, ma anche da questa rapida carrellata salta subito agli occhi che, in media, agli editori italiani i lettori sembrano dare "fastidio"…

In realtà è più complicato di così. Da questa analisi, secondo me, vengono infatti anche fuori spunti su problemi di marketing e relativi ai modelli pubblicitari. Un ragionamento di cui vedo assonanza in questo post di Luca Conti (quando dice "possibile che per registrarsi sia obbligatorio fornire il consenso all’uso dei dati per scopi promozionali"), di cui mi piacerebbe sapere quindi l’opinione sul tema.

Colgo anche l’occasione di perfezionare la risposta alla domanda che mi ha posto Nicola Mattina sul giornalismo partecipativo (verso la metà del video). Ho infatti dimenticato di citare che OhMyNews ha da poco compiuto sette anni (avete letto bene, sette), continua ad estendere le sue iniziative internazionali (parlato qua), e che deve il suo successo proprio a un’iniziativa politica. Ma questa storia, con una illuminante presentazione della stessa OhMyNews, la metto dopo il salto.[//]

Per capire OhMyNews bisogna sapere due cose. La prima è che è nato in uno scenario politico molto diverso dall’attuale, con dei mezzi di informazione molto controllati dal potere. La seconda è che si tratta della nazione più avanzata al mondo (già, più degli USA) per diffusione della banda larga e delle tecnologie in generale.

Più chiare quindi le potenzialità di un’iniziativa che si proponeva di dare voce a chi voce non aveva. Nella presentazione poi c’è traccia della manifestazione (nel 2002, se non sbaglio) che ha portato in piazza oltre un milione di persone, e che voleva essere "oscurata" dai mezzi di informazione "istituzionali". OhMyNews ne ha fatto un coverage estensivo, sollevando a tal modo l’opinione pubblica da cambiare le intenzioni di voto. A prendere il potere nelle elezioni successive, infatti, il leader dell’allora opposizione.

Purtroppo casi simili (di media nazionali che non seguono manifestazioni con milioni di partecipanti) sono capitati anche da noi, anche se per fortuna possiamo ancora dire di non vivere in un "regime" stretto. Il tema peraltro meriterebbe un dibattito esteso, per ora voglio solo riferirmi agli oscuramenti di cui si è avuta notizia di blogger cinesi, tibetani e iracheni. Sarà necessario un altro studio, intanto un’analisi illuminante di quanto accaduto in passato è l’Handbook for bloggers and cyber-dissidents di Reporters sans frontiers. L’ho letto l’anno scorso, sorry se mai trovata occasione di parlarne prima, ora è un po’ datato ma credo dovrebbe far parte del bagaglio culturale di chiunque si occupi di questi argomenti. Qui sotto le slide di OhMyNews. Io invece ora per un po’ spengo che sono in ritardo su altro :)

Tagged, occhio al passo due

dottavi —  28 March 2007 — 2 Comments

Volevo farlo ieri sera, l’hanno fatto Andrea Beggi dicendo che Tagged è pessimo e Stefano Vitta: Veramente dei maledetti. Confermo. Occhio al passo due dell’iscrizione: viene chiesto l’inserimento della password di GMail. Dopodichè verranno invitati tutti i contatti presenti in rubrica. Per di più la schermata si propone come se fosse un passo inevitabile della procedura, mentre basta cliccare sul logo in alto a sinistra per tornare all’home page ed entrare nel sito.

Dentro, comunque, gli utenti sembrano un po’ troppo ammiccanti per essere reali. E la pagina Corporate non risponde. Sembra proprio un brutto tentativo di cavalcare il successo delle social network stile industria del porno nell’1.0…

Ape Blogging Tour

dottavi —  27 March 2007 — 1 Comment

Mitico Antonio Sofi, doveroso riconoscergli l’ispirazione. A seguito del racconto di Gianluca Diegoli, è venuta fuori l’idea fantastica di un Ape Blogging Tour, un giro nella provincia italiana per raccontare cos’è un blog, a cosa serve, come si fa. Niente di tecnologico, ma sociale. Iniziativa perfettamente hyperlocal, che non può nascondere una fascinazione alla Paolo Rumiz e i suoi viaggi lenti in Topolino.

Il tour mi vede schierato in prima linea, come abbiamo raccontato davanti alla telecamera di Nicola Mattina, al Citizencamp. Si apre la ricerca (che ha già raccolto le prime adesioni nel post di Antonio, meglio continuare lì) per proposte idee suggerimenti sponsor vitto alloggio… e quant’altro :)

Citizencamp_2090Proprio bello questo Barcamp qua, ovvero il Citizencamp di ieri, sabato 24 marzo. Mi è piaciuto in modo particolare. Sia per la formula a tema, più riflessiva e di approfondimento, sia – soprattutto – per gli argomenti trattati. Interventi che definirei “sensibili”, spesso di ampia portata proprio perché incredibilmente specifici, locali, a volte personali. A partire dal primo, la storia di un bambino malato, con una cardiopatia, a cui il blog è servito per trovare aiuto e crescere bene, o almeno meglio o almeno a crescere.[//]

Citizencamp_2096E’ Federico Giacanelli, il papà di iBaby, a raccontare la storia di come e quanto il blog sia servito per raccogliere solidarietà e informazioni, consigli, aiuto. Ed è sua moglie, con un iBaby ormai grande (quanto avrà, tre anni?) e scatenato in braccio a sottolineare quanto la solidarietà, oltre che la conoscenza universale di Internet, ti possano aiutare e servire, proprio quando i medici non sanno da che parte girarsi.

Citizencamp_2103Lo fa rispondendo a una lecita perplessità di Zoro, che è papà anche lui e si chiede come si possa affrontare la mole di informazioni casuali e sparpagliate della Rete. Capisco Zoro, perché sono papà anche io e non saprei da che parte girarmi, eppure è così e funziona, è capitato anche a un mio amico, papà di Fefè, un magnifico energico bimbo con una sindrome strana e rara, e solo la Rete gli ha trovato una strada.

Citizencamp_2129Il mio Citizencamp è cominciato così, in ritardo ma con un “colpo” immediato. Ed è finito in modo simile, con una splendida storia localissima raccontata da Gianluca Diegoli (foto con intervista), [mini]marketing finalmente incontrato di persona, lui che ha battezzato Infoservi nella blogosfera, come ha detto sorry non ricordo più chi “il primo link non si scorda mai”. Nimby, perché ci piacciono gli acronimi, “Not in my backyard“, non nel mio cortile. Qui la presentazione e la bellissima storia di Gianluca: Nimby è la storia di un paesino della bassa modenese che scopre all’improvviso che gli stanno per insufflare qualche milametricubi di gas sotto il paese, abbastanza per riempire una cavità sotterranea, in una bella zona sospettosamente tellurica. E così qualcuno apre un blog e la cittadinanza si auto-organizza, senza sapere un blog cos’è e soprattutto chissenefrega, il punto è un altro, che una signora, in quel contesto, ha chiesto “ma davvero posso scrivere al sindaco?”.

Ma che bello: sì signora, certo che può scrivere al sindaco, ci mancherebbe, si chiama cittadinanza, partecipazione, libertà di parola, democrazia. Ed è qui che mi viene in mente il ciclostile, che quando è capitato di usarlo a me erano gli ultimi rimasugli di quelli usati dai miei genitori, e allora ho pensato che a modo suo il ciclostile è stato “disruptive”, ha permesso alle masse di stampare e diffondere, in barba ai media tradizionali. Proprio come capita oggi con i blog.

Citizencamp_2101E di democrazia ha parlato Gaspar Torriero (pardonnez moi, Gaspar, quelle gaffe non aver riconosciuto il tuo nome :), e se non sbaglio è stato lui a dire “la democrazia è essere più individuali e meno massa“, e comunque davvero una presenza, la sua, immortalata benissimo da Andrea Beggi. E di blog, coda lunga e pesci del Pleistocene, no, del Devoniano, hanno parlato Massimo Mantellini e Massimo Morelli in un intervento che porca paletta mi sono perso.

Citizencamp_2119Subito dopo invece Antonio Sofi, con lo stesso gesto sicuro con cui, chi sa, estrae un coniglio dal cilindro, ha fatto una carrellata ipnotica di come i politici americani stiano usando YouTube, le social network, anche Twitter per la campagna elettorale. La traccia è su Webgol, scritta da Antonella Napolitano, che con Alessandra Moriotti sono state le instancabili organizzatrici della giornata.

Quello dei Massimi non è stato l’unico intervento che ho perso: idem accadde per quello di Robin Good (foto), con cui però ho avuto il piacere di chiacchierare a lungo di argomenti interessantissimi, ma che, nel caso, meritano un post ad hoc. Altrettanto dicasi, sorry, per quello di Lorenzo Viscanti e Stefano Tura (foto)

Citizencamp_2131Altro splendido incontro nel “parterre” è stato quello con Leda Guidi, non solo responsabile della Comunicazione con i Cittadini del Comune di Bologna, ma direttore editoriale – e – lei non vorrebbe dirlo ma io lo so :) – ispiratrice e “anima mundi” da tanto tempo di Iperbole, la Rete Civica di Bologna. Avevo già avuto modo di conoscere Leda grazie a un’amica comune, ma non avevamo avuto grandi occasioni. Stavolta ha fatto a tempo a raccontarmi con orgoglio che stanno “cablando” wireless aree sempre più ampie del centro di Bologna, per fornire accesso agli studenti e agli iscritti a Iperbole. Un pubblico potenziale da 150.000 utenti. Curioso trovare una persona che dica con soddisfazione “sai un tempo nelle piazze c’erano i ragazzi con la chitarra, oggi hanno il notebook”. Sigh, la mia chitarra, io forse tornerei un po’ indietro ma oggi &e
grave; bene così.

Sono state poche ore ma forse proprio perché più raccolte allora più intense. Alla fine c’è ancora da raccontare che l’infaticabile Nicola Mattina ha ripreso tutto, compreso un incontro a due tra il sottoscritto e Antonio Sofi che, vulcanico, ha lanciato un’idea che sarà il meme dell’estate, ma tocca a lui dirlo.

Citizencamp_2124Moltomediali (sic!) anche i ragazzi di Radio NK, che tra gli altri hanno intervistato Stefano Vitta. Che, a sua volta, a inizio giornata si era divertito a immortalare le verdissime scarpe del sottoscritto in versione decisamente pirleggiante :)

UPD Ecco alcuni aggiornamenti. Intanto il post di iPapy, papà di iBaby. Il bel racconto del mitico JTheo. Una descrizione puntuale dello scambio con Robin Good da Luca Sartoni, che aggiunge anche storie divertenti ma ehi, che questo gruppo degli Zblogger non sia troppo esclusivo, mi ci sento dentro anch’io posso partecipare? Trovo anche Elena sorry che non conoscevo tutti e soprattutto per essermi perso la vodka.

Poi dimenticavo il “sacro anello”: post su BlogBabel e su Technorati, qui le mie foto su Flickr e quelle di tutti

UPD2 Ho ricevuto una copia del già mitico “La parte abitata della Rete” di Sergio Maistrello. Grazie Sergio, a presto per la recensia!

UPD3 Trovo in ritardo le foto del magico Samuele Silva

PS Sì, in effetti una piccola presentazione l’avevo preparata anch’io, ma ora è tardi :/

PPS L’evento è stato trasmesso in diretta – e dovrebbe presto essere riproposto – dal Cineca

Visto che al Citizencamp il mio Thinkpad ha improvvisamente deciso di non avere più un’antenna Wi-Fi, ho colto l’occasione per una prova sul campo dell’Internet Tablet che Nokia mi ha gentilmente regalato (così come ad altri giornalisti e blogger).

E’ una bestia strana, al tempo stesso evoluto e acerbo. L’ambiente è una versione di Linux (Maemo, per la precisione) graficamente molto curata, anche se un po’ “strana” da usare, all’inizio. Fa quasi tutto – browsing, mail, player multimediale, riproduce le foto, prende note, ecc. – ma potrebbe farlo meglio. In ogni caso, prende davvero vita solo se c’è una rete wireless.


L’oggetto, da spento, è indubbiamente accattivante: giusto peso e giuste dimensioni, schermo brillante in proporzioni wide (16:9) e grafica in alta definizione. Facile da usare con la stilo, si usa decentemente anche tramite i tasti.

Nokia N800

La batteria, in un uso intensivo, è durata poco più di un giorno. E’ fornito con un auricolare (con mini-jack standard), ma serve solo per chiamate in VoIP, visto che non fa telefonate. Ha una videocamera, quindi può anche fare videochiamate. Peccato però che non scatti fotografie (primo difetto, non grave, però…).

Nokia N800

Ha due slot per schede SD (o MicroSD con adattatore, fornito). Uno è accessibile dall’esterno, l’altro solo smontando il coperchio posteriore, che nasconde la batteria. Dietro è anche presente un piccolo supporto che permette di usarlo a “stand”. Carino, soprattutto per il player multimediale (audio e video), che può anche fare streaming diretto via rete di web-radio.

Nokia N800

Quando è appoggiato con il supporto aperto, è anche perfetto per essere usato come “cornice digitale”. Peccato che il tool per visualizzare le foto non faccia slideshow automatici (secondo difetto, non grave, però…).

Ha vari giochini e utility, tra cui un “blocco appunti”, per semplici note testuali. Il testo si può inserire usando un tastierino touchscreen (o la sua versione ingrandita), con anche un sistema di completamento automatico, o tramite un sistema di riconoscimento della scrittura.

Nokia N800

Purtroppo è così tanto tempo che non uso Graffiti che mi son dimenticato com’è, e non avevo voglia di ristudiarlo. In generale, non si può dire che l’input sia il suo forte. Però si può collegare via Bluetooth a una tastierina esterna.

Il Bluetooth dovrebbe servire anche per usare un telefonino come modem. Con la versione di firmware di serie non ha funzionato, ma l’aggiornamento ha aggiunto un wizard che ha sistemato la cosa. La configurazione delle connessioni, Wi-Fi compreso, non è però facile e intuitivo come dovrebbe, e questo è piuttosto fastidioso.

Nokia N800

La sua vita, comunque, è il Wi-Fi. In quel caso ha a bordo tutto il software che si può desiderare – o quasi. Il browser, comunque, è un browser standard. Ridimensiona automaticamente le pagine, e ha la funzione zoom. Sono presenti inoltre un lettore di feed RSS, un client e-mail e Google Talk. Dovrebbe rendersi disponibile, se non lo è già, anche il client Skype.

Nokia N800

Navigare “funziona”. Si può fare, è efficace. Da Casalecchio (grazie ancora all’organizzazione per l’ottimo Wi-Fi) ho navigato sulle mie disordinate web-mail, compresa quella di Google, aggiornato il blog e “twittato” un po’. Ho avuto problemi con Jaiku (mannaggia), non ho capito perché.

Nokia N800

Insomma, devo dire che alla fine, alla prova sul campo, l’N800 mi è piaciuto di più che durante la prova. Una volta collegato alla rete wireless, infatti, è veramente una “tavoletta Internet”, e ci si può surfare :). A parte gli scherzi, fa quello che deve fare. Risulta davvero comodo in situazioni come il Barcamp, o un convegno, così come in riunione. Immagino funzioni molto bene anche per applicazioni verticali on-the-field, magari con pagine intranet pensate apposta per il suo schermo.

Nokia N800

Certo delude perché potrebbe fare un milione di cose e non le fa. Perché potrebbe essere un tool multimediale completo. Perché non fa le foto. Perché non ha un vero client per pc che ne faciliti la gestione – io sul sito ho trovato solo il wizard per l’aggiornamento del sistema, perché non ha le mille applicazioni che si potrebbe aspettare. Il Blackberry ne ha di più, il che è tutto dire, mentre Maemo sembra davvero una piattaforma acerba. Bisogna essere super-tecnici per capirci qualcosa. Perché, per esempio, non ha i client preconfigurati per il mobile blogging come il nuovo N95.

Nokia N800

Insomma, si richiede a Nokia uno sforzo – importante – in più. Anche culturale, questa volta: l’hardware va benissimo, ma se non curi davvero il software, sarà solo un bel fermacarte. Siamo sempre lì: se vuoi fare degli oggetti, hardware e firmware sono sufficienti. Ma se vuoi fare del computing, è il software che fa la differenza. E il software è una roba seria.

PS L’oggettino costicchia circa 399€

Citizencamp in corso

dottavi —  24 March 2007 — Leave a comment

[Mini]marketing sta raccontando dell’iniziativa “not in my backyard”: un piccolo centro del modenese ha scoperto quasi per caso che si stava per usare una cavita’ sotteranea per stoccare gas, e hanno usato un blog per denunciare la cosa e soprattutto per organizzare ricerche informative in stile citizen journalism.

Antonio Sofi ha appena finito una prese sull’uso della nuova Internet – YouTube, blog, etc – da parte dei politici americani. Antonella Napolitano sta ricordando che anche se oggi si usano le social network, i giochi di potere pero’ sono ancora nelle vecchie stanze. Nello stesso tempo si vedono nuove forme di aggregazione.

Probl col notebook, difficile scrivere con l’N800. Cmq per ora riuscito a seguire solo SStefano Quintarelli, preoccupante intervento sulla net neuutrality. Dopo un ppo’ di stupore, la discussione é partita..

Avevo già segnalato un’iniziativa di social networking applicato all’ecologia, sul clima, per la precisione. Ora trovo invece un’idea che va al cuore dei temi della partecipazione: il volontariato. Si chiama Idealist.org.

Suggerisco di leggere anche le FAQ, dove mi ha particolarmente colpito questo paragrafo, che trovo buona metafora di come funzionano le social network in generale.

PS Non sul volontariato ma sull’ambiente: direi da schedare l’Earth Observatory della NASA

Tutti matti per Ning

dottavi —  22 March 2007 — 3 Comments

L’ultima evoluzione di Ning ha avuto un effettone. Ne hanno parlato in molti, dal giovane Davide Salerno al ben noto Vittorio Zambardino. Io sono rimasto un po’ spiazzato perché di Ning ho raccontato già l’anno scorso, inserendolo anche nel libro. Lo davo un po’ per scontato. Comunque non si può non segnalare, nonostante il ritardo, il lungo articolo di Antonio Dini (credo il suo blog sia questo) e Alessandro Longo su L’espresso (in edicola ancora per oggi!). Paolo Pontoniere intervista Gina Bianchini, l’ideatrice del servizio e fondatrice, insieme a Marc Andreessen. Marc ha “leggermente” inventato Mosaic, il primo browser grafico. Poco dopo avrebbe fondato Netscape. Dell’articolo ha parlato Antonio Sofi in questa Quinta di copertina. Gina Bianchini dice la sua in questo post.

Di Ning avevo parlato, a settembre scorso, in questo post, quando era già arrivato alla sua seconda versione (questa, potremmo dire, è la terza). In quel post raccontavo come sono nati e i numeri allora, e promettevo la trascrizione di una chiacchierata con il loro Chief Software Architect che purtroppo non ho mai fatto (la trascrizione, intendo). Mi riprometto di farla prima o poi, per una sorta di “storia recente del 2.0″.

Su Ning avevo fatto qualche esperimento, come Web20ita e LayMyHat (nome ispirato alla canzone “wherever I lay my hat, that’s my home”, un piccolo trash anni ’80 di non ricordo più chi), più altro minore. Oggi invece l’intraprendente Marcopez presenta un social network per parlare di… social network.

Sperimentare è sempre intrigante.

Pensieri in real-time

dottavi —  22 March 2007 — Leave a comment

Ancora più immediato, benché impersonale, di Twitter e Jaiku, e molto più evocativo… It’s just an interface