E’ mancato Flavio Baroncelli, professore di Filosofia Morale all’Università di Genova, gran persona di pensiero e sentimenti, opinioni e desideri, idee e appetiti. Con lui, per Morale, ho studiato Hume, imparando la sottile, sostanziale differenza tra il sorgere del sole e l’essere abituati a vederlo lì, tra il sapere che sorgerà e il darlo per scontato.[//]
Meglio di me ne hanno già detto Bruno Morchio e Daniele Miggino a questa pagina, e l’amico Nando Fasce sul Manifesto di oggi (in questa pagina), di cui mi piace riportare un passo:
Il suo sguardo acuminato, allenato sulle aspre sottigliezze dello scetticismo humiano, era sempre in grado di produrre uno scarto, farti vedere le cose da una prospettiva nuova. Ma anche era aperto alle sollecitazioni le più diverse.
Ecco, proprio così. Tra le tante cose Flavio era anche appassionato di tecnologia, come di tutto ciò che è di stimolo. Mi ritrovava ogni volta che cambiavo rivista e non mancava di regalarmi osservazioni puntute, originali, significative. L’ultima è stata un apprezzamento su questo pezzo qui. Sarebbe stato un grande blogger, Flavio, di un blog di quelli che non se ne vedono facilmente in giro, di quelli che hanno da dire e stimolare e regalare spunti e dare punti ai culidipiombo, alla superficialità, al pressapochismo, ai vuoteparole.
Cosa che ha fatto nelle tante cose che ha scritto, tra le quali bellissimo il suo ultimo libro, Viaggio al Termine degli Stati Uniti. Ne trovo una recensione qui ma non riesco a citarne nulla perché tutte le copie che ho comprato, dopo averlo letto, le ho subito regalate – e continuerò a farlo. Un viaggio non solo nella cultura nostra e nordamericana, e nelle nostre e loro idiosincrasie, e nelle comuni ipocrisie, ma tra le persone, che osservava con sguardo attento, aperto, disponibile. Da vicino, come Robert Capa.
In una delle ultime mail, dopo avermi detto rapidamente della sua salute ("Sono già passato dalla forza di una lumaca a quella di un grillo"), mi ha raccontato a lungo di Magellan, antico programma della Lotus che faceva indicizzazione e ricerca dei documenti ai tempi del DOS. Me ne parlava "Perché oggi pare che sia una grande invenzione un finder che ti va ad evidenziare il testo man mano che lo batti sulla tastiera", e "Insomma mi obbligano ad essere passatista".
Ecco. Lui che passatista non era, anzi, ma col vizio della memoria sì.
Grazie per avercelo insegnato.