Del Web 2.0 italiano ha scritto recentemente Pandemia su Nòva. Se ne trova traccia nel suo post, in cui cita anche un po’ di siti italiani. A 2spaghi, secondo me proprio un bel sito per la condivisione di informazioni sui ristoranti, ero arrivato anch’io, senza riuscire a trattenermi dall’inveterata abitudine di pigliar su, contattare e far due chiacchiere. Che annoto qua sotto.
Le idee che seguono sono state scambiate con uno dei due fondatori, che però vuole ancora mantenere un certo riserbo, per questo non dico come si chiama. Per questa volta mantengo la forma a intervista, mi permetto solo una chiosa finale.
Domanda banale: quando e come è cominciato?
Abbiamo iniziato a lavorarci da gennaio. L’idea è nata per la passione sull’argomento e le novità di questo tipo che si vedevano in Rete. Con un amico abbiam pensato al volo: “sarebbe bello applicare questi concetti a un sito che parla di ristoranti”. Massima condivisione, massimo della democrazia. Non conoscevamo ancora Dinnerbuzz, li abbiamo scoperti dopo.
Come state portando avanti l’iniziativa, e secondo quali principi?
2spaghi non è il nostro lavoro, è un hobby fatto molto seriamente. A parte la parte di blog, basata su WordPress, tutto il resto è stato sviluppato da noi. Nasce anche come riflesso e critica verso il mondo Internet italiano, che secondo noi non sta seguendo quello che succede nel mondo. In Italia le cose più belle nascono da iniziative private e non strutturate.
Come vi sta andando?
Sta succedendo quel che un po’ succede in tutto l’ambito 2.0, dove c’è il contenuto generato dagli utenti: tantissimo interesse per la cosa, pochi ancora si registrano, e ancora meno partecipano attivamente alla creazione dei contenuti stessi. L’1% dei visitatori si registra, di questi uno su quattro è attivo.
Secondo voi, perché?
C’è tanta curiosità, ma gli utenti fanno ancora fatica a “saltare l’ostacolo” e diventare attivi. Portare avanti un sito del genere è bello, ma difficile, perché un’idea simile è tutta basata sui contenuti. Ci stiamo concentrando su come far aumentare la partecipazione. Visto l’interesse per i blog, la gente qualcosa da dire ce l’ha, ma magari ancora non sa come gestire queste nuove cose. Non bisogna aver fretta.
Prossimi passi?
2Spaghi è fuori da due mesi e mezzo, le persone non sanno ancora che esistiamo. Siamo intorno ai 7/800 visitatori al giorno. Per ora stiamo tirando fuori un sacco di idee per stimolare la community, l’anno prossimo vedremo.
Come non essere d’accordo con le osservazioni critiche rispetto all’Internet italiana? Nonostante qualche esperimento – OKNotizie e Sègnalo di Virgilio, che peraltro mi sembra di aver capito vengano dall’esterno; Answers di Yahoo!; i blog dei quotidiani, ammettendo che siano abbastanza “2.0″ – è difficile pensare ai grandi portali come veramente “customer centric”. Eppure uno degli ingredienti importanti del Web 2.0 è questo, declinato in chiave “social”. Il più vicino è come al solito Splinder, una volta di più iniziativa, diciamo così, “spontanea”. Vero, l’altra componente essenziale è tecnologica, e non è banale, per un’azienda web, gestire il legacy. In effetti qui si tratta di ribaltare il database, e non è cosa da poco. Ma prima o poi bisognerà pur cominciare, no?
In altri termini. Non mi ricordo più dove l’ho letto, possibile che sia We the media di Gillmor, ma potrei sbagliarmi. Fatto sta che, quando si parla di innovazione, le aziende sono prudenti come Tarzan quando si sposta nella giungla. Si tratta di cogliere il momento giusto per lasciare una liana e prenderne un’altra. Non prima e non dopo, al rischio di cadere.
Ok, ma al contrario si rischia di star fermi. E non è bello. Per cui complimenti a 2spaghi e agli altri siti “spontanei”.