Non si sono ancora spenti gli echi del debutto della Alfa100, prima single-lens-reflex digitale di Sony, che Nikon e Canon rilanciano aggiornando le loro linee D a dieci megapixel. Da Canon arriva così la 400D, a raccogliere l’eredità della 350D, mentre Nikon presenta la D80, aggiornamento della D70. Che botte ragazzi.[//]
Bisogna riconoscere a Canon di aver aperto un nuovo segmento con la 300D, negli Stati Uniti chiamata Digital Rebel con un eufemismo secondo me efficace. E’ stata un po’ la prima SLR digitale definibile “prosumer”, ovvero a portare caratteristiche professionali nel mondo consumer. Obiettivi intercambiabili (e di buona ottica), sei megapixel, ottima velocità di scatto. Insomma, sembrava davvero di avere in mano una macchina fotografica, non un giocattolo. Apre un segmento e rilancia con la 350D: più piccola di un fastidioso, per alcuni, 17%, soprattutto ha un nuovo processore, il DigicII preso dalla linea semi-professionale, quella della 20D. CCD aggiornato a otto megapixel. I puristi la snobbano un po’, mentre comunque Canon ne vende a vagonate, tanto da trainare anche la 20D prima, la 30D dopo (che ha sostituito la 20 da qualche mese), e anche la 5D, una delle poche macchine ad avere il CCD praticamente 24×36, quindi con un rapporto ottico 1:1 con gli obiettivi – che sono invece più lunghi sui CCD normali, più piccoli del classico fotogramma della pellicola.
Sony rimane un attimo spiazzata perché non ha reflex. Poi si prende su tutto il business fotografico risultante dalla fusione Konica Minolta e, proprio a luglio, presenta l’alfa100. Dieci megapixel, velocissima, famiglia di obiettivi specifici e di ottima qualità più compatibilità con i Dynax della Minolta, autofocus che si attiva per prossimità (basta avvicinare l’occhio al mirino), e – caratteristica che le Canon non hanno – sistema di correzione del movimento nel corpo, anziché nell’obiettivo. Il che vuol dire obiettivi più economici, in prospettiva. Per di, la riduzione dell’effetto “mosso” non è cosa secondaria, nelle digitali, proprio per l’effetto di moltiplicazione delle lunghezze focali: quelle indicate vanno convertite circa a 1,5 / 1.6 x. Quindi si perdono i grandangoli e si allungano i tele: il 70-200 diventa circa un 105-300. Più lungo è, più è facile sbagliare. Meglio correggere con un Image Stabilizer.
Nikon, a inizio agosto, controbatte con la D80. Anche in questo caso dieci megapixel, 11 punti di messa a fuoco anziché nove, sistema di esposizione Color Matrix 3D II che – dichiarano – “garantisce il controllo dell’esposizione automatica” grazie anche a un database interno di oltre 30.000 immagini. Da verificare. Non so nulla sull’Image Stabilizer, se c’è o no, boh.
Fatto sta che riecco Canon, che esce con la 400D. CCD portato a dieci mpx, ancora il DigicII. Schermo LCD posteriore ora da 2,5″, come l’Alfa, nove punti di messa a fuoco e – curioso – sistema integrato per la rimozione della polvere del CCD, come nella 30D. Funzioni PictureStyle, che danno diverse calibrazioni di colori e di gamma. Corpo, come la 350, in acciaio e plastica, peso 510g (era 485). Raffica da 27 scatti anziché 14 (a velocità invariata). Insomma, da studiare. Chi ne sa di più, plis, dica la sua :).
Sony e Canon sono fuori a poco più di 1.200 euro con il kit corpo, 18-55 e 55-200 (18-70 e 70-200). Nikon a questo prezzo lascia fuori il tele.
Spingiamo, spingiamo su le risoluzioni. Vedi poi se non ti serve la banda larga :D