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Ritrovo per caso la bozza di un post su OhMyNews International che non ho mai pubblicato, chissà perché. Allora la notizia mi aveva colpito perché in Italia sembrava non accadere niente, immobilismo totale. Non che oggi sia molto diverso, però nel frattempo ho conosciuto Donatella Papi e il suo bel progetto Comincia L’Italia. Mentre molti parlavano – il sottoscritto per primo – lei si è rimboccata le maniche e si è messa a fare…

Il post di agosto diceva… Mentre qui ci titilliamo il velopendulo, OhMyNews apre in Giappone. Non una qualsiasi versione tradotta, ma una redazione con 22 persone e diretta da un ex di un quotidiano. Un investimento da 10 milioni di dollari, di cui cinque già spesi per il set-up. Nell’ultimo mese hanno reclutato 1.000 citizen journalist.

Il finanziatore è Masayoshi Son, fondatore e CEO di Softbank, venture capital americano che ha investito più o meno in qualsiasi cosa, a partire da Yahoo! nel 1998.

Apperò. Eric Schmidt, CEO di Google, entra nel board di Apple. Starà seduto vicino vicino a Steve Jobs, probably. E ne avranno da dirsi.

Mi associo al personal rant di GigaOM sulle applicazioni. E magari anche sulla coerenza dell’interfaccia, se posso aggiungere – vabe’ che è tutto beta, però insomma. OM butta lì lo spunto su Google Video – iTunes. Indiscutibile. Proporrei di ragionare anche sulle piattaforme server. Chi fa le appliance a Google? (bello il mini, ne voglio uno!). Ok, l’hardware è commodity, e comunque ci son sempre gli amici di Sun, per i server. Però Apple ha anche una storia sulla gestione dei contenuti multimediali business-side. Chissà che storie ci sono dietro al tema ricerca video e audio.

Ne ha già parlato stamattina il Massimo Moruzzi. E’ un razzo quell’uomo, unbelievable :)

UPD: Bella questa AP su Newsvine. In giro per la rete si suggerisce anche di un .Mac rinnovato. Chissà. Non male però l’idea, tipo se ci mettono dentro le applicazioni tipo Office. Boh.

Fantastico cosa torna su dai meandri della rete. Steve Jobs che presenta il Mac (e poi dicono che i maccari non sono very fan, incredibile la reazione del pubblico :). Un matto di un polacco che si è messo lì a reinstallare Windows 3.11, se per caso qualcuno avesse voglia di sapere com’era il pc prima del 95 (ma perché, poi? Per fortuna la colonna sonora merita). E come dimenticare lo storico commercial "1984". Mac, appunto, quell’anno lì. Win3.11, se non ricordo male, 1992 o ’93.[//]

 

 

E, ovviamente, l’imperdibile commercial che annunciava la presentazione del Mac di cui sopra… "why 1984 won’t be like 1984".

(In effetti ogni volta che capito davanti a queste cose qui ho il dubbio se abbia senso salvare memoria o no. Poi mi dico sempre di sì, e per esempio sono contento che ci sia una roba come l’Internet Archive. Sarò old-fashioned, ma continuo a pensare che sapere quel che è successo in passato aiuta a comprendere presente e futuro. Mamma mia come sono lirico oggi)

Da una parte Sony Pictures compra Grouper (videosharing), dall’altra Cisco compra Arroyo (sistemi per network personal video recording e video on demand). Uhm, un bel rimescolio, eh?

CNet a questo link su Sony e Grouper, ma più interessante questa intervista. Red Herring qui su Cisco e Arroyo. E comunque da non perdere assolutamente è questo libro qui.

E’ un po’ l’ora di cena, però una roba veloce per segnalare l’accordo internazionale tra i due Internet giant sulla pubblicità testuale, che comprende l’esclusiva da parte di Google per la vendita degli spazi eBay sul resto del pianeta fuori dagli US, e lo sviluppo di una nuova forma di interazione vocale tramite Skype e Google Talk ci sta tutta… la chiamano click-to-talk, la chiamano.[//]

Già l’esclusiva planetaria non è male, ma l’idea di una roba che clicchi e senti delle robe (dubito che qualcuno risponda davvero, chissà) non è male: “click on a link or icon within a product or service advertisement to initiate an Internet voice call to participating eBay merchants or Google advertisers directly from either
company’s respective sites, using Skype or Google Talk”. E’ anche prevista l’interazione tra Skype e Google Talk. questa mossa sulla pubblicità “audio” segue di poche settimane quella relativa ai video ad.

Dove ci porterà tutto questo? E chi lo sa. E’ ora di cena, non ho voglia di ragionare. Sono anche uscite le Google apps for your domain, che, dai lasciatemelo dire, sono un po’ un’interpretazione del Web 2.0 per l’enterprise di cui avevo delirato qua, ma non avevo voglia di postare. Però le sto provando, chissà che prima o poi non riesca a fare un Google Mail o Calendar Infoservo :).

Per l’accordo leggetevi cosa ne dice TechCrunch. Le Google business apps sono qua.

Non si sono ancora spenti gli echi del debutto della Alfa100, prima single-lens-reflex digitale di Sony, che Nikon e Canon rilanciano aggiornando le loro linee D a dieci megapixel. Da Canon arriva così la 400D, a raccogliere l’eredità della 350D, mentre Nikon presenta la D80, aggiornamento della D70. Che botte ragazzi.[//]

Bisogna riconoscere a Canon di aver aperto un nuovo segmento con la 300D, negli Stati Uniti chiamata Digital Rebel con un eufemismo secondo me efficace. E’ stata un po’ la prima SLR digitale definibile “prosumer”, ovvero a portare caratteristiche professionali nel mondo consumer. Obiettivi intercambiabili (e di buona ottica), sei megapixel, ottima velocità di scatto. Insomma, sembrava davvero di avere in mano una macchina fotografica, non un giocattolo. Apre un segmento e rilancia con la 350D: più piccola di un fastidioso, per alcuni, 17%, soprattutto ha un nuovo processore, il DigicII preso dalla linea semi-professionale, quella della 20D. CCD aggiornato a otto megapixel. I puristi la snobbano un po’, mentre comunque Canon ne vende a vagonate, tanto da trainare anche la 20D prima, la 30D dopo (che ha sostituito la 20 da qualche mese), e anche la 5D, una delle poche macchine ad avere il CCD praticamente 24×36, quindi con un rapporto ottico 1:1 con gli obiettivi – che sono invece più lunghi sui CCD normali, più piccoli del classico fotogramma della pellicola.

Sony rimane un attimo spiazzata perché non ha reflex. Poi si prende su tutto il business fotografico risultante dalla fusione Konica Minolta e, proprio a luglio, presenta l’alfa100. Dieci megapixel, velocissima, famiglia di obiettivi specifici e di ottima qualità più compatibilità con i Dynax della Minolta, autofocus che si attiva per prossimità (basta avvicinare l’occhio al mirino), e – caratteristica che le Canon non hanno – sistema di correzione del movimento nel corpo, anziché nell’obiettivo. Il che vuol dire obiettivi più economici, in prospettiva. Per di, la riduzione dell’effetto “mosso” non è cosa secondaria, nelle digitali, proprio per l’effetto di moltiplicazione delle lunghezze focali: quelle indicate vanno convertite circa a 1,5 / 1.6 x. Quindi si perdono i grandangoli e si allungano i tele: il 70-200 diventa circa un 105-300. Più lungo è, più è facile sbagliare. Meglio correggere con un Image Stabilizer.

Nikon, a inizio agosto, controbatte con la D80. Anche in questo caso dieci megapixel, 11 punti di messa a fuoco anziché nove, sistema di esposizione Color Matrix 3D II che – dichiarano – “garantisce il controllo dell’esposizione automatica” grazie anche a un database interno di oltre 30.000 immagini. Da verificare. Non so nulla sull’Image Stabilizer, se c’è o no, boh.

Fatto sta che riecco Canon, che esce con la 400D. CCD portato a dieci mpx, ancora il DigicII. Schermo LCD posteriore ora da 2,5″, come l’Alfa, nove punti di messa a fuoco e – curioso – sistema integrato per la rimozione della polvere del CCD, come nella 30D. Funzioni PictureStyle, che danno diverse calibrazioni di colori e di gamma. Corpo, come la 350, in acciaio e plastica, peso 510g (era 485). Raffica da 27 scatti anziché 14 (a velocità invariata). Insomma, da studiare. Chi ne sa di più, plis, dica la sua :).

Sony e Canon sono fuori a poco più di 1.200 euro con il kit corpo, 18-55 e 55-200 (18-70 e 70-200). Nikon a questo prezzo lascia fuori il tele.

Spingiamo, spingiamo su le risoluzioni. Vedi poi se non ti serve la banda larga :D

Zero voglia di lavorare

dottavi —  20 August 2006 — Leave a comment

Niente da fare, gna fo’. E’ domenica, è agosto, mannaggia. Per cui giusto due link.

Per chi ha notato un po’ di gossip estivo in tema di acquisizioni: Ocrampal ribadisce quel che aveva già detto mesi fa. Poi ognuno decida se credergli o meno.

In campagna vogliono fast Internet. E hanno ragione, perdiana, perbacco, poffarre.

Sono malmostoso. E’ domenica, è agosto, mannaggia.

Novità Google e Yahoo!

dottavi —  19 August 2006 — Leave a comment

Writely si apre, Google ha attivato Spreadsheet e Yahoo! ha un Photo tutto nuovo. Però tutto più che in beta direi quasi in alpha: instabile, incompleto, un po’ pasticciato… Vabe’ che in beta ci siamo tutti, è la vita, ma qui si esagera eh.

Comunque Writely ora consente l’accesso, però con una nuova iscrizione, non è integrato con Google Account. Carino il fatto di poter “taggare” i documenti e potenzialmente utile il “Save as PDF”, ma a me non ha funzionato.

Raffinato Spreadsheet nell’aspetto, pare avere le funzioni utili ma di base. Abbastanza veloce (certamente più di ThinkFree), però non ha il tagging. in compenso, come Writely, ha funzioni di condivisione dei documenti – e ci mancherebbe altro, visto che è la funzionalità principale per oggetti di questo tipo. Non capisco perché Google abbia deciso di tenere Writely fuori casa. Vedremo.

Massiccio il nuovo Yahoo! Photo, ancora in beta. Ha tutte le robe 2.0: condivisione e anche fotoritocco on-line – a me però il crop non ha funzionato. Anche in questo caso, perché tenerlo distinto da Flickr?

Da ragionarci su. Così come da ragionare è il posizionamento tra Google e Yahoo!. Nel frattempo di tool e simil-office on-line ne sono usciti una cifra. Mentre ci penso mi diverto con Goggles, simpatico aeroplanino che vola sulle foto satellitari di Google.

Writely.com

Spreadsheet.google.com


New.photos.yahoo.com (ma occhio al redirect sull’italiano, bisogna andare su quello US e cercare il percorso per entrare nella beta)

Un tempo si diceva “click and mortar”, come giustamente mi ricorda un amico. Ma in versione web 2.0 fa un certo effetto. Starwood Hotels a giugno ha rilanciato il sito della catena degli Sheraton

Mi piacciono, questi periodi qua, in cui tutto si mischia si ribalta e si rinnova. Per esempio questi di Personiva hanno preso l’idea dello User Generated Content e l’hanno applicata alla pubblicità. Oppure si potrebbe dire che propongono (e l’hanno fatto per Hewlett Packard, o HP che dir si voglia, mica paglia) campagne di "brand experience" rovesciate: anziché limitarsi a flashare le persone con la pubblicità, han pensato bene di prendere le persone e spararle dentro la pubblicità – tra cui anche robe Flash. E indovinate da dove vengono? Dall’India.[//]

Insomma si tratta di una campagna di interactive messaging con una serie di video via Flash per una nuova linea di Pavilion. Niente di strano. A dir la verità, non è chiaro quanto HP sia convinta della componente di user generated content, perchè la pagina è piuttosto nascosta. Quando ci si arriva, facendo scroll tra i vari video se ne trova uno titolata "Create your own". Da qua si passa poi alla campagna creata, appunto, da Personiva:

Anche qua, forse opportuno citare il fatto che qualcosa del genere si è già visto. Per esempio le campagne Vodafone durante i concerti: manda la tua foto via MMS a un certo numero e ti sparano sui mega-schermi. Partecipazione in tempo reale. Ma questa sembra comunque un’azienda con le idee chiare: «Personiva transform brands into personalized experiences», dicono, perché «customer’s photos, video and tastes are merged with your brand assets». Be’ mica male. Creano partecipazione e interazione tra gli utenti e le campagne, in perfetto stile "marketing tribale".

Ancora più interessante il fatto che il management team sia tutto di origine indiana, con competenze mixed tra Internet, media diversi e in particolare tv – oltre che management, ovvio, però questa sembra ormai la competenza meno problematica tra tutte. Oggigiorno, oserei, è di nuovo l’idea a esser uova d’oro.

I link

 

Interessante, il Museo di Minneapolis. Non che ci sia stato di persona, purtroppo, ma anche solo il sito merita – e soprattutto il blog del loro gruppo di lavoro sui new media.[//]

Grafica aggressiva, pagine un po’ confuse, ma iniziative e mostre interessanti. Tra le prime segnalo Art on Call, audioguide museali al telefono, e l’appena citato blog della struttura New Media Initiatives. Interessante tra gli altri il post Hacking The iPod dove si legge anche che “Apple put a feature on the iPod called Notes, which is also referred to as Museum Mode. These are files you can put on the iPods data section that point to other files or audio. They’re very simplified HTML and allow you to basically customize the interface”. Bello, non lo sapevo. Insomma, sembrano parecchio in gamba, i tipi laggiù, e fa piacere vedere una struttura di ricerca new media interna a un museo. Un mix per nulla contraddittorio che definirei, appunto, “tradizione dell’innovazione”.

Giusto per dirlo, doveroso, che sono ben conscio che un blog che si rispetti non si tiene così. Tanto per iniziare ci si presenta per bene, e questo non l’ho proprio mai fatto, e poi lo si tiene aggiornato con un minimo di costanza. E anche in questo caso ho fatto poco. Riparerò a entrambi gli aspetti presto. Intanto buone vacanze.