Ogni tanto è utile dare un’occhiata a cosa c’è dall’altra parte dello specchio. Su Infoservi ci occupiamo più spesso di quella che chiamiamo “Rete delle Persone” (Web 2.0, social tech, eccetera). L’altro impegno forte dell’industria è sulla cosiddetta “Rete delle Cose”: The Internet of Things. Di base, dare agli oggetti maggior consapevolezza del contesto in cui si trovano, e renderli capaci di interagire, è un’idea consolidata e trasversale. Ci lavorano un po’ tutti, da chi fa cellulari a chi fa frigoriferi, compreso chi si occupa dell’ex domotica (oggi “smart house”). Le tecnologie RFID, però, rappresentano uno snodo cruciale. Ne chiacchieravo con Paolo C. Conti, founder di Rfiditalia.com. E’ diventata un’intervista. In fondo, inoltre, ho aggiunto una presentazione che ho fatto un paio di annetti fa sul tema “Mobile Society”. Uno scenario forse non vicino ma decisamente interessante.[//]
Paolo è un giornalista professionista specializzato in innovazione tecnologica, ma anche molto attivo “sul campo”. La sua ultima iniziativa è, appunto, Rfid Italia, di cui ci racconta qua sotto. Sappiamo tutti che le tecnologie di Radio Frequency Identification si basano su piccole etichette che riportano informazioni diverse, e che possono essere facilmente tracciate. Almeno questa è la versione più banale: una versione superintelligente dei codici a barre – un campo d’applicazione tipico è infatti quello della logistica.
Ma le potenzialità dei sistemi di questo tipo sono molteplici. Non si tratta solo di “tracciare” oggetti passivi per contarli, ma della possibilità di renderli intelligenti, e di integrarne la gestione in vari modi. Per questo motivo il segmento dell’Rfid è sicuramente un protagonista della “Internet of Things”, dello sviluppo delle comunicazioni machine-to-machine (m2m), eccetera. Sperando che così facendo le macchine diventino davvero più intelligenti. Ho chiesto a Paolo se è davvero così, e che prospettive ci sono.
Paolo, lasciami iniziare con una domanda di pessimo giornalismo :). Ma stiamo davvero andando verso una società dei controlli, come quella fantasticata da Philip K. Dick e ben rappresentata in Minority Report?
L’Rfid ha risvolti potenzialmente rivoluzionari. Insieme al collega Federico Ferrazza, al Politecnico di Milano e ad alcune aziende ho creato Rfid Italia proprio per permettere a chi è interessato a questa tecnologia di discutere e confrontarsi. Se ci rendiamo conto di far parte di una comunità possiamo capire meglio questa tecnologia e quindi saremo anche in grado di usarla nel modo giusto. Ci sono casi in cui l’interesse e gli investimenti che ruotano attorno a una tecnologia ne rendono la sua applicazione inevitabile. Credo che lo stesso avverrà con l’Rfid. Rischiamo qualcosa? Senza dubbio sì. Ma possiamo anche limitare al minimo i pericoli massimizzando i vantaggi. E di vantaggi, l’Rfid ne promette davvero tanti.
Parlavi della logistica, Alberto, che è solo uno dei tanti campi d’applicazione. L’Rfid si sta sviluppando rapidamente nell’agroalimentare, nella moda, nella gestione dei farmaci, perfino nello sport. Parliamo di piccoli investimenti, ancora. Poco più di 75 milioni di euro secondo il Politecnico di Milano. Ma a mio parere le vere potenzialità si misureranno da qui a qualche anno. Le etichette, le antenne e i software che servono a far funzionare il meccanismo, quelli continueremo ahimè a comprarli all’estero. Ma l’Rfid può far molto bene al Made in Italy. Così, in un futuro più o meno prossimo, qualche azienda italiana potrebbe mettere a punto un modello innovativo basato sull’Rfid e magari cominciare a esportarlo anche all’estero. Sarebbe bello, no?
Ritieni che lo scenario Rfid – The Internet of Things sia probabile e verosimile? Se sì, che prospettive vedi, e in che tempi. Se no, quali sono gli ostacoli?
La rete degli oggetti non è né probabile né verosimile. È inevitabile. E ti dirò: spero che questo scenario si manifesti il più presto possibile. Poter gestire meglio non solo gli oggetti, ma le informazioni che essi portano con sé ha prospettive formidabili per l’economia, l’organizzazione sociale, la sicurezza, la cultura. Però dobbiamo stare attenti. Non mi piace l’idea che lo sviluppo della rete degli oggetti venga gestito da poche grandi aziende internazionali. Preferisco che tutti, me compreso, collaborino a progettarla. Così è importante parlare, confrontarsi.
Che obiettivi ti proponi con il portale?
Il portale è in effetti un “think tank”, una fucina di idee. O almeno è per questo scopo che è nato. Chi lo visita trova tanta informazione, questo sì, visto che a mio parere ce n’è molto bisogno. Ma può dire anche la propria. Ci sono blog, discussioni aperte, stimoli intellettuali da parte degli migliori opinion maker che mi è riuscito di trovare. Abbiamo in cantiere anche alcuni progetti che potreranno Rfid Italia a valicare le frontiere della rete, ma te ne parlerò a tempo debito :)
Be’, interessante, no? Si discute e si ragiona – in Italia – su uno scenario che è di sicura tendenza. Come e in cosa si svilupperà non è chiaro, ma se non ci poniamo il problema come lo sapremo mai? Quindi, a costo di diventare stucchevole, complimenti a Paolo per l’iniziativa.
Aggiungo qua in fondo, come accennato, una riflessione sviluppata per un convegno, un paio di annetti fa. Si parlava delle prospettive dell’elaborazione mobile e in generale degli sviluppi delle comunicazioni mobili. Più in termini di piattaforma, tool e ricerche, devo dire, per cui io ero un po’ un pesce fuor d’acqua. Il contributo che ho cercato di portare era sull’analisi dei trend: sviluppo dei device (crescita mercato notebook e smartphone) e delle reti (es. Wi-Fi, oggi bisognerebbe ripensare tutto in ottica Wi-Max); approcci d’uso e attitudini (personal tools più per lifestyle che per principio di utilità stretto); e prospettive, in cui appunto mi chiedevo cosa succerà quando avremo “a trillion device connected” (una dichiarazione che, se non sbaglio, ho preso da Scott McNealy). Trovo ancora interessante DeKerchove, quando sottolinea che il termine “information society” parla di contenuti e non di processi, per cui bisogna ancora cambiare mentalità. A lui ho scroccato lo sfondo dell’ultima slide, che ho messo lì apposta per chiedere cosa succede quando la Rete delle Persone incontra la Rete delle Cose…