Archives For July 2006

Di interfacce aptiche, o gestuali, aveva parlato alter in questo post. Ora ho trovato un paio di video con delle applicazioni reali.[//]

Il primo è questo:


KHONSep302005
Video inviato da hexholden

Questo che segue invece è il video di presentazione istituzionale dell’azienda:


TouchTable
Video inviato da hexholden

Il prodotto è commercializzato da TouchTable. Ma R&D vengono da Applied Minds (sito inutile). Di cui racconta dettagli entusiasmanti questo articolo di Wired.

PS. Delenda Cartago: “I’ve never understood why so many people feel they have to draw hard lines between art and science,” says Ferren (co-founder). “Dabbling in lots of different things doesn’t seem unusual to us”.
Eh, porcaccia. Lo diciamo sempre anche noi. Fondiamo il Movimento per la Valorizzazione degli Ibridi???

Ogni tanto è utile dare un’occhiata a cosa c’è dall’altra parte dello specchio. Su Infoservi ci occupiamo più spesso di quella che chiamiamo “Rete delle Persone” (Web 2.0, social tech, eccetera). L’altro impegno forte dell’industria è sulla cosiddetta “Rete delle Cose”: The Internet of Things. Di base, dare agli oggetti maggior consapevolezza del contesto in cui si trovano, e renderli capaci di interagire, è un’idea consolidata e trasversale. Ci lavorano un po’ tutti, da chi fa cellulari a chi fa frigoriferi, compreso chi si occupa dell’ex domotica (oggi “smart house”). Le tecnologie RFID, però, rappresentano uno snodo cruciale. Ne chiacchieravo con Paolo C. Conti, founder di Rfiditalia.com. E’ diventata un’intervista. In fondo, inoltre, ho aggiunto una presentazione che ho fatto un paio di annetti fa sul tema “Mobile Society”. Uno scenario forse non vicino ma decisamente interessante.[//]

Paolo è un giornalista professionista specializzato in innovazione tecnologica, ma anche molto attivo “sul campo”. La sua ultima iniziativa è, appunto, Rfid Italia, di cui ci racconta qua sotto. Sappiamo tutti che le tecnologie di Radio Frequency Identification si basano su piccole etichette che riportano informazioni diverse, e che possono essere facilmente tracciate. Almeno questa è la versione più banale: una versione superintelligente dei codici a barre – un campo d’applicazione tipico è infatti quello della logistica.

Ma le potenzialità dei sistemi di questo tipo sono molteplici. Non si tratta solo di “tracciare” oggetti passivi per contarli, ma della possibilità di renderli intelligenti, e di integrarne la gestione in vari modi. Per questo motivo il segmento dell’Rfid è sicuramente un protagonista della “Internet of Things”, dello sviluppo delle comunicazioni machine-to-machine (m2m), eccetera. Sperando che così facendo le macchine diventino davvero più intelligenti. Ho chiesto a Paolo se è davvero così, e che prospettive ci sono.

Paolo, lasciami iniziare con una domanda di pessimo giornalismo :). Ma stiamo davvero andando verso una società dei controlli, come quella fantasticata da Philip K. Dick e ben rappresentata in Minority Report?

L’Rfid ha risvolti potenzialmente rivoluzionari. Insieme al collega Federico Ferrazza, al Politecnico di Milano e ad alcune aziende ho creato Rfid Italia proprio per permettere a chi è interessato a questa tecnologia di discutere e confrontarsi. Se ci rendiamo conto di far parte di una comunità possiamo capire meglio questa tecnologia e quindi saremo anche in grado di usarla nel modo giusto. Ci sono casi in cui l’interesse e gli investimenti che ruotano attorno a una tecnologia ne rendono la sua applicazione inevitabile. Credo che lo stesso avverrà con l’Rfid. Rischiamo qualcosa? Senza dubbio sì. Ma possiamo anche limitare al minimo i pericoli massimizzando i vantaggi. E di vantaggi, l’Rfid ne promette davvero tanti.

Parlavi della logistica, Alberto, che è solo uno dei tanti campi d’applicazione. L’Rfid si sta sviluppando rapidamente nell’agroalimentare, nella moda, nella gestione dei farmaci, perfino nello sport. Parliamo di piccoli investimenti, ancora. Poco più di 75 milioni di euro secondo il Politecnico di Milano. Ma a mio parere le vere potenzialità si misureranno da qui a qualche anno. Le etichette, le antenne e i software che servono a far funzionare il meccanismo, quelli continueremo ahimè a comprarli all’estero. Ma l’Rfid può far molto bene al Made in Italy. Così, in un futuro più o meno prossimo, qualche azienda italiana potrebbe mettere a punto un modello innovativo basato sull’Rfid e magari cominciare a esportarlo anche all’estero. Sarebbe bello, no?

Ritieni che lo scenario Rfid – The Internet of Things sia probabile e verosimile? Se sì, che prospettive vedi, e in che tempi. Se no, quali sono gli ostacoli?

La rete degli oggetti non è né probabile né verosimile. È inevitabile. E ti dirò: spero che questo scenario si manifesti il più presto possibile. Poter gestire meglio non solo gli oggetti, ma le informazioni che essi portano con sé ha prospettive formidabili per l’economia, l’organizzazione sociale, la sicurezza, la cultura. Però dobbiamo stare attenti. Non mi piace l’idea che lo sviluppo della rete degli oggetti venga gestito da poche grandi aziende internazionali. Preferisco che tutti, me compreso, collaborino a progettarla. Così è importante parlare, confrontarsi.

Che obiettivi ti proponi con il portale?

Il portale è in effetti un “think tank”, una fucina di idee. O almeno è per questo scopo che è nato. Chi lo visita trova tanta informazione, questo sì, visto che a mio parere ce n’è molto bisogno. Ma può dire anche la propria. Ci sono blog, discussioni aperte, stimoli intellettuali da parte degli migliori opinion maker che mi è riuscito di trovare. Abbiamo in cantiere anche alcuni progetti che potreranno Rfid Italia a valicare le frontiere della rete, ma te ne parlerò a tempo debito :)

Be’, interessante, no? Si discute e si ragiona – in Italia – su uno scenario che è di sicura tendenza. Come e in cosa si svilupperà non è chiaro, ma se non ci poniamo il problema come lo sapremo mai? Quindi, a costo di diventare stucchevole, complimenti a Paolo per l’iniziativa.

Aggiungo qua in fondo, come accennato, una riflessione sviluppata per un convegno, un paio di annetti fa. Si parlava delle prospettive dell’elaborazione mobile e in generale degli sviluppi delle comunicazioni mobili. Più in termini di piattaforma, tool e ricerche, devo dire, per cui io ero un po’ un pesce fuor d’acqua. Il contributo che ho cercato di portare era sull’analisi dei trend: sviluppo dei device (crescita mercato notebook e smartphone) e delle reti (es. Wi-Fi, oggi bisognerebbe ripensare tutto in ottica Wi-Max); approcci d’uso e attitudini (personal tools più per lifestyle che per principio di utilità stretto); e prospettive, in cui appunto mi chiedevo cosa succerà quando avremo “a trillion device connected” (una dichiarazione che, se non sbaglio, ho preso da Scott McNealy). Trovo ancora interessante DeKerchove, quando sottolinea che il termine “information society” parla di contenuti e non di processi, per cui bisogna ancora cambiare mentalità. A lui ho scroccato lo sfondo dell’ultima slide, che ho messo lì apposta per chiedere cosa succede quando la Rete delle Persone incontra la Rete delle Cose…

 

Bellissimo post di Fabio Sergio su Freegorifero: un’avventura – quasi un incubo kafkiano – alle prese con l’interfaccia di… una toilette.[//] Trovo particolarmente efficace e divertente la forma del racconto, con lui che fa il reverse-engineering real-time di come sono costruite le cose. Capita, in effetti :). Il paradosso del tecnologo è forse anche questo: l’impossibilità di uscire dal proprio mind-set per ri-guardare le cose con il distacco di chi non sa. Simile a quello di chi fa riviste: difficile essere veramente lettori.

Mi viene in mente “Lo Zen e il tiro con l’arco”:

Due miliardi gli utenti GSM, 100 milioni (o poco meno) quelli 3G. E – curioso – solo 700 milioni gli utenti Internet nel mondo. Bah, i dati, gli analisti, sapete com’è. Però i primi vengono comunicati proprio dalla GSM Association, insomma. Sorry se poco tempo per postare ultimamente, ma mi sembrava doveroso almeno questo, tra le tante cose interessanti che son successe. Qui qualche appunto e una riflessione, versione estesa di un coso scritto altrimenti.[//]

Dunque la GSMA, che fa comunque 690 operatori di telefonia mobile in 213 Paesi, dice che a giugno è stato superato il traguardo di due miliardi di utenti (in realtà, a guardar bene le note, si tratta di una stima basata sulle previsioni di chiusura del Q2 e di fonte Wireless Intelligence – niente da fare, gli analisti ci sono sempre :). Questo, comunque, poco più di due anni e mezzo dopo il superamento del primo miliardo, misurato nell’ultimo trimestre del 2003, e 15 anni dopo l’introduzione ufficiale di questa tecnologia, avvenuta in Finlandia nel 1991.
Nel frattempo la terza generazione si scava un suo posto. La GSMA mostra stime prudenti – circa 72 milioni di utenti, Strategy Analytics ritiene invece che, sempre nel mese di giugno, si sia superato il numero di 100 milioni di utenti di cellulari 3G.

Non c’entra niente, ma mi incuriosa: comScore Networks, a maggio, ha annunciato “una nuova stima mondiale dell’universo online”. Secondo World Metrix, questo il nome del gruppo di lavoro e della relativa analisi, “nel mese di marzo 2006, in tutto il mondo, 694 milioni di persone, di età minima di 15 anni, ha usato Internet da ogni località geografica, rappresentando il 14 percento dell’intera popolazione mondiale di questo gruppo di età”. Mi sembrano un po’ pochini, io ne conosco di più : - ). No, a parte gli scherzi, la cosa interessante è un’altra…

Il mondo alla rovescia
“Oggi l’audience online negli Stati Uniti rappresenta meno di un quarto degli utenti Internet di tutto il mondo, rispetto a dieci anni fa quando costituiva i due terzi dell’audience mondiale”, ha detto Peter Daboll, Presidente e CEO di comScore Media Metrix. Gli USA guidano ancora stabilmente la classifica, seguiti da Cina, Giappone e – boh – Germania, mentre la Corea del Sud è al sesto posto e – stranezza – l’India al decimo, subito dopo l’Italia. Ah, però c’è una nota: “(a) Escluso il traffico da computer pubblici, quali Internet café e accesso da telefoni cellulari o PDA”. Ah ecco. Se contassimo gli Internet point sono sicuro che i risultati cambierebbero parecchio, accentuando lo split. Ma tant’è.

Attenzione: altrettanto dicasi per la classifica d’adozione del GSM.

Microsoft very Dynamics

dottavi —  11 July 2006 — 1 Comment

No tempo, delirio, solo per segnalare questa Reuters sull’annuncio Microsoft dell’introduzione, nel 2007, di una versione on-line di Dynamics, applicazione sales & marketing (CRM) per small business. Giusto per stuzzicare Salesforce.com, Oracle e SAP.

Understanding Mondiale

lgalli —  10 July 2006 — 2 Comments

Festa Mondiale a Milano

Sbaglio o in tutta la vicenda a vincere – oltreché gli azzurri e noialtri italiani in generale mettiamola così ;) – sono stati i very big old mass media? non dico solo la TV e gli sponsor, ma pure l’automobile “sposa meccanica” con la quale un sacco di gente ha passato la notte con le bandiere e tutto quanto? (come nella foto Vivimilano). Sarei veramente curioso di sapere quanti hanno usato Internet o la TV sul telefonino per vedersi qualcosa. Ma uno potrebbe anche girare la questione: quanti hanno usato invece appunto telefonini e video [//] o macchine digitali per catturare registrare chiamarsi inviarsi messaggi? credo tantissimi. Quanta di questa roba finirà in rete? Insomma, qualcuno mi dicesse che cosa ha fatto con i mezzi che ha nelle tasche nelle borse: facciamo un sondaggio al volo coi commenti, vediamo cosa ne viene fuori :)

Ci si lamenta spesso (io per primo) di quanta fatica si faccia a trovare innovazione e ricerca in Italia, soprattutto in campo IT. Ma è di Eurotech, azienda di Udine, un nanopc decisamente interessante. Si chiama Zypad e si riesce a indossare sul polso.[//]

Può usare WinCE o Linux ma l’ingegnerizzazione dei componenti è fatta dalla stessa Eurotech. Ha GPS integrato e capacità di collegamento PAN (via Bluetooth) e WLAN. Qui la scheda.

Ora, non che questo cambi la vita di noi poveri mortali. Siamo come al solito nell’ambito delle applicazioni verticali. Il che però cambia parecchio per le aziende che lo adottano – ed Eurotech comunica di aver ricevuto ordini di nanopc per il valore di due milioni e mezzo di euro, da evadere nel 2006. Però.

Il valore della ricerca, poi, non si ferma ovviamente qui, ma è difficile da seguire. Chissà come potrà tradursi in tecnologie più vicine al quotidiano. Quel che mi diverte è che comunque segna un percorso che avevo intravisto già nel 1996, e di cui ho parlato nella tesina presentata all’esame orale da giornalista, che ripubblico qui. A me sembrava interessante. Però la commissione non è stata d’accordo con me e mi ha abbassato il voto dello scritto – sgrunt. Mi prendo la rivincita.

Ho messo la tesina nel post Computer da indossare