Archives For June 2006

E così Google fa ufficialmente il suo ingresso nello shopping, se non proprio nel commercio elettronico. Google Checkout si propone di offrire “An easy and trusted checkout option that enables shoppers to purchase from participating stores with a single Google
login”. Uhmmmm… tosti eh? Fanno leva sulla gestione utenti, perché, on-line così come off-line, “Shoppers don’t tolerate long lines and tedious data entry just to buy something”. Furbastri :). Così mettono la zampa in un momento cruciale della fine della catena. Dall’altra parte, controllano l’inizio: la ricerca.

Checkout infatti opera sulle AdWords: quando cerchi una cosa qualsiasi, se tra le AdWords ci sono negozi coerenti con la ricerca, il loro link sarà affiancato dall’icona di un carrello della spesa, segno che fa parte dei negozi che hanno aderito al programma. Quando hai finito di comprare, al posto di compilare i soliti moduli fai login con l’account Google, dove hai depositato numero di carta di credito, billing e shipping address, etc. Su Checkout, poi, puoi anche vedere la storia dei tuoi acquisti eccetera eccetera. Inoltre, sempre stando alle dichiarazioni, integrano sistemi di pagamento standard, “Including Visa, MasterCard, American Express and Discover”. Oh guarda, non c’è PayPal :). In compenso c’è un accordo speciale con Citigroup – mica noccioline.

Geniale, non c’è che dire. Tolgono un pensiero ai merchant on-line, integrano un servizio più completo alle AdWords, semplificano la vita agli utenti, rimanendo tutto sommato focalizzati sul loro core business – che, com’è ovvio, non è più la ricerca, ma la gestione del pianeta.

Il servizio per ora è attivo solo per gli Stati Uniti, ma a questo indirizzo c’è un tour. Dichiarano comunque di star già lavorando per estenderlo internazionalmente. E ci mancherebbe altro ;).

Digg.com, il sito di “user powered content” sta per rilasciare la sua terza versione, attualmente in beta e attesa da un giorno all’altro. Per metà luglio, invece, dovrebbero esser resi disponibili anche degli strumenti avanzati di visualizzazione in tempo reale dell’attività degli utenti sul sito. Tipo questi:


diggviewer
Video inviato da hexholden

In altri termini: ti faccio vedere cosa succede sul sito ora. “Hic et nunc”, appunto. Ovvero: dall’incontro mediato tramite i contenuti sul sito (=sharing) alla partecipazione in tempo reale. Geniale.

E’ la cifra che PricewaterhouseCoopers prevede raggiungerà nel 2010 la fetta distribuita on-line e wireless del business “entertainment and media”. Sessantasette miliardi di dollari non son pochi, anche se worldwide. A partire dagli US$19 billion già messi in cascina nel 2005. Certo, poca cosa rispetto alle cubature complessive: per il 2010 la socità di analisi prevede un valore complessivo di US$1.8 trillion.[//]

Due frasi direi cristalline:

Prima di saltare sulle sedie leggere bene: è “solo” relativo alle divisioni che si occupano delle infrastrutture di rete, non è ovviamente un merge delle aziende (ci mancherebbe altro, non starebbe né in cielo né in terra). “Solo” vuol dire comunque un’operazione esagerata, stimata intorno ai 25 miliardi di euro. Qualche dettaglio al volo[//]

– Companies form Nokia Siemens Networks with 2005 calendar year pro forma revenues of EUR 15.8 billion
– 50-50 joint venture to consist of Nokia’s Networks Business Group and Siemens’ carrier-related operations for fixed and mobile networks
– Estimated cost synergies of EUR 1.5 billion annually by 2010
– The transaction closing is expected to take place before January 1, 2007

Questo è coerente con le relativamente recenti dichiarazioni di Siemens sull’intenzione di focalizzarsi sul core business – hard to find, anyway: l’energia? Boh devo studiare.

E ha ovviamente molto, molto senso per Nokia. Vediamo.

Sto per andare a una conferenza stampa, invito ricevuto via mail. La segretaria ha messo l’appuntamento su un Google Calendar condiviso, mandandomi poi la convocazione in Outlook (grazie a chi ha inventato il vcf, graziegrazie). Io l’ho salvato in locale e poi ho sincronizzato l’agenda del cellulare, così sono sicuro di avere tutti i dettagli. Fico.

Devo però dire che la segretaria lavora a fianco a me, e che il risparmio in post-it è decisamente irrisorio… ma vuoi mettere la soddisfazione? : - )

(sull’argomento sincronia però ci torno su presto, ho trovato una roba interessante)

Venerdì si va alle Frontiere dell’interazione, all’Università Milano-Bicocca. Un fior fior di seminario organizzato da Leandro Agrò e Matteo Penzo (che sono anche “quelli di” Idearium.org, ne avevo parlato qui) su user experience, ubiquitous computing, human-computer interaction. Interfacce, insomma. Oh, finalmente. Una roba diversa. Innovazione e cross-thinking tra industria e ricerca.[//]

Almeno questo sembra essere il tentativo, non banale in Italia – posto che ci sia un’industria IT qua da noi, con la quale fare il cross-qualcosa. Tema discusso proprio con Leandro, conosciuto recentemente, che vive anche lui il tema delle frontiere in prima persona. Frontiere di contenuti e ricerche (nel suo caso, interazione e interfacce, appunto), ma anche di competenze e professionalità. Abbiamo fatto una curiosa digressione sugli “ibridi”, intesi come quei profili professionali difficili da collocare in un organigramma classico. Esempio classico: l’umanista in un progetto IT. Suona strano? E perché non altrettanto uno sviluppatore software che si occupa di interazione, tema classicamente da psicologi? E così via.

Nel comunicato stampa si dice che si tratta di

Però, che corsa. Il 31 maggio Infoservi ha compiuto 150 giorni. Un centinaio di articoli, una novantina di commenti, 7.391 lusinghiere visite (lorde) in maggio. E pochissimo tempo per postare, oggi solo un attimo prima di partire.[//]

Fa piacere però vedere, mentre la carta è in crisi, quanta conversazione ci sia in Rete su innovazione, nuove tecnologie, etc. A volte un po’ caciara, però sempre meglio che se ne parli, poi la selezione viene naturale.

Sarà una mia deformazione professionale, ma secondo me il settore dove ci aspettano le novità più significative dall’ondata della nuova Internet che sta montando è proprio sui media. Non solo – anzi direi non tanto – per News Corp che si compra MySpace, ma credo più per la direzione tracciata da BBC (almeno per l’Europa). L’ho scritto in un commento a ZetaVu, che in questo post proponeva Rupert Murdoch come uomo Internet dell’anno. Io propongo invece l’alternativa di Richard Sambrook.

Sambrook secondo me ha capito che il boccino non è più nella metà del campo dei giornali / editori, bensì in quello dei lettori. E sta girando tutta la BBC di conseguenza, “upside down”. Copernico applicato ai media, appunto. Altrettanto OhMyNews, che però sfrutta alcune caratteristiche peculiari del “pubblico” coreano – brutta parola, suona sbagliata, eh? Infatti OMN non parla più di “readership”, bensì di “writership”. Copernico due la vendetta. (In effetti non è facile ragionare 2.0. Bisogna sforzarsi di rovesciare parole, approccio, modelli, percorsi, frecce negli schemi di strategy, etc.)

In Italia chiacchieriamo, chiacchieriamo, ma non è ancora chiaro cosa vogliamo fare. Ovvio, siamo superincasinati per mille altri problemi. Mantellini è stato invitato a un convegno dalla FNSI (ha messo il report qui, non l’ho ancora letto) Spero di tornare presto in pista. Un buon segno per la FNSI – alleluia, alleluia. Settimana prossima (giovedì 8 giugno nel pomeriggio), invece, si riparla di blog in una tavola rotonda organizzata dagli amici di Daimon, a cui spero di riuscire a partecipare. Mafe e Vanz la mattina tengono anche un corso sul futuro (di Internet, of course). Bell’idea. Il tutto in occasione dell’Everything But Advertising Forum.

Nel ragionamento blog / citizen journalism versus traditional media si parla spesso di eyeballs e reputation. Il primo criterio riguarda l’audience. Siccome ora ci sono iniziative non tradizionali che raggiungono un pubblico anche più vasto di quello dei media classici, allora sono importanti. In parte vero. La reputation incide sulla serratura del sancta sanctorum del giornalismo e dell’editoria classica: la fiducia nella testata. Io supermedia ti assicuro che sono corretto indipendente oggettivo etc, tu ti fidi di me, ti formi un’opinione, mi paghi. Questo è roba da lesson one, ovviamente, ma dei tempi di Media 1.0. Oggi viene messo in crisi dal meccanismo di crosslinking. Discorsi piuttosto noti e per niente nuovi.

Secondo me una componente nuova di cui non si parla abbastanza è il fatto che produrre informazioni in proprio, con i blog (informali) o anche in una cornice da citizen journalism più strutturata, trasforma la linea in triangolo. Rende cioè terzo (e inattaccabile, e più forte) colui che scrive nel rapporto tra la fonte e il lettore. IMHO recupera quella che dovrebbe essere la posizione classica del giornalista: l’osservatore esterno, il reporter.

Facile la polemichina sul giornalismo italiano, ma non vorrei banalizzare. Tra l’altro se vogliamo fare un po’ di delenda cartago proprio ieri è uscita la storia di “veline” pro-Bush trasmesse da diversi canali televisivi nord-americani spacciandoli come fossero notizie. Quindi non è una questione da quartierino. Secondo me la terzietà (ma c’è un nome tecnico più preciso e gradevole di questo?) è un tema importante nell’architettura dei media.

Ok, doveva essere solo un memo ma a questo punto sono in ritardo :)

Un pc nella… presa

dottavi —  1 June 2006 — Leave a comment

Avete presente i “thin computer”? Quell’idea di mini-desktop con il minimo necessario per lavorare in rete, avendo tutto fronte server? Questi buffi tipi ne han fatto uno talmente piccolo che sta in una presa. Si chiama Jack.