Però, che corsa. Il 31 maggio Infoservi ha compiuto 150 giorni. Un centinaio di articoli, una novantina di commenti, 7.391 lusinghiere visite (lorde) in maggio. E pochissimo tempo per postare, oggi solo un attimo prima di partire.[//]
Fa piacere però vedere, mentre la carta è in crisi, quanta conversazione ci sia in Rete su innovazione, nuove tecnologie, etc. A volte un po’ caciara, però sempre meglio che se ne parli, poi la selezione viene naturale.
Sarà una mia deformazione professionale, ma secondo me il settore dove ci aspettano le novità più significative dall’ondata della nuova Internet che sta montando è proprio sui media. Non solo – anzi direi non tanto – per News Corp che si compra MySpace, ma credo più per la direzione tracciata da BBC (almeno per l’Europa). L’ho scritto in un commento a ZetaVu, che in questo post proponeva Rupert Murdoch come uomo Internet dell’anno. Io propongo invece l’alternativa di Richard Sambrook.
Sambrook secondo me ha capito che il boccino non è più nella metà del campo dei giornali / editori, bensì in quello dei lettori. E sta girando tutta la BBC di conseguenza, “upside down”. Copernico applicato ai media, appunto. Altrettanto OhMyNews, che però sfrutta alcune caratteristiche peculiari del “pubblico” coreano – brutta parola, suona sbagliata, eh? Infatti OMN non parla più di “readership”, bensì di “writership”. Copernico due la vendetta. (In effetti non è facile ragionare 2.0. Bisogna sforzarsi di rovesciare parole, approccio, modelli, percorsi, frecce negli schemi di strategy, etc.)
In Italia chiacchieriamo, chiacchieriamo, ma non è ancora chiaro cosa vogliamo fare. Ovvio, siamo superincasinati per mille altri problemi. Mantellini è stato invitato a un convegno dalla FNSI (ha messo il report qui, non l’ho ancora letto) Spero di tornare presto in pista. Un buon segno per la FNSI – alleluia, alleluia. Settimana prossima (giovedì 8 giugno nel pomeriggio), invece, si riparla di blog in una tavola rotonda organizzata dagli amici di Daimon, a cui spero di riuscire a partecipare. Mafe e Vanz la mattina tengono anche un corso sul futuro (di Internet, of course). Bell’idea. Il tutto in occasione dell’Everything But Advertising Forum.
Nel ragionamento blog / citizen journalism versus traditional media si parla spesso di eyeballs e reputation. Il primo criterio riguarda l’audience. Siccome ora ci sono iniziative non tradizionali che raggiungono un pubblico anche più vasto di quello dei media classici, allora sono importanti. In parte vero. La reputation incide sulla serratura del sancta sanctorum del giornalismo e dell’editoria classica: la fiducia nella testata. Io supermedia ti assicuro che sono corretto indipendente oggettivo etc, tu ti fidi di me, ti formi un’opinione, mi paghi. Questo è roba da lesson one, ovviamente, ma dei tempi di Media 1.0. Oggi viene messo in crisi dal meccanismo di crosslinking. Discorsi piuttosto noti e per niente nuovi.
Secondo me una componente nuova di cui non si parla abbastanza è il fatto che produrre informazioni in proprio, con i blog (informali) o anche in una cornice da citizen journalism più strutturata, trasforma la linea in triangolo. Rende cioè terzo (e inattaccabile, e più forte) colui che scrive nel rapporto tra la fonte e il lettore. IMHO recupera quella che dovrebbe essere la posizione classica del giornalista: l’osservatore esterno, il reporter.
Facile la polemichina sul giornalismo italiano, ma non vorrei banalizzare. Tra l’altro se vogliamo fare un po’ di delenda cartago proprio ieri è uscita la storia di “veline” pro-Bush trasmesse da diversi canali televisivi nord-americani spacciandoli come fossero notizie. Quindi non è una questione da quartierino. Secondo me la terzietà (ma c’è un nome tecnico più preciso e gradevole di questo?) è un tema importante nell’architettura dei media.
Ok, doveva essere solo un memo ma a questo punto sono in ritardo :)