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Alla fine mi decido, prendo tre giorni di vacanza e vado in campagna. Se non fosse che poco prima di arrivare, per scrupolo, faccio due telefonate di lavoro. Sbagliato. Entrambe mi chiedono consegna. Vabe’, dico, c’è il telefono, mando da lì. Preparo il materiale, è pronto da spedire via e-mail. Collego il modem alla linea. Niente, non c’è verso di stabilire una connessione. Si collega (giusto per rubare lo scatto alla risposta, immagino io), ma quando provo a inviare la mail si scollega. Velocità di connessione da un massimo di 22kbps a un minimo di quattro (quattro!). Vado avanti così mezz’oretta.

Trovo le energie per chiamare Telecom Italia e protestare per la qualità della linea. Mi risponde una signorina, quando le dico che sono in campagna e ho problemi con la linea mi chiede con quale provider mi collego. No, dico, ho un problema con la linea. Ah, risponde, allora perché non prendo l’Adsl?

Ho appena saputo che le iscrizioni alle facoltà di Lettere sono in forte crescita (Statale Milano: +102%), mentre quelle alle facoltà scientifiche invece sono in forte calo. A questo riguardo mi piace citare le Mille e una notte: “ho visto che il fermarsi dell’acqua la corrompe: se essa scorre è buona, se non scorre non è buona” (storia del visir NurEdDin e di suo fratello ShamsEdDin, XIX notte).

Ora, a parte l’indubbia fascinazione estetica di questa affermazione, la trovo particolare perchè non deve essere spiegata. Il fatto di “essere d’accordo”, o meno, non si applica. E’ una suggestione, che può entrare o meno nella rete neurale dei tuoi concetti, valori, idee, opinioni, e provocare cambiamenti, o no. Soprattutto, non ha bisogno di alcun metodo per essere associata ad altri concetti. Può essere liberamente associata a qualsiasi altro pensiero, per pura intuizione, fantasia. Non gli si applica un metro di priorità rispetto ad altro. Nonostante questo, parla del mondo. E’ arte.

La scienza è diversa. Il collegamento tra un concetto e l’altro deve essere spiegato. Come, nella statistica, deve essere dimostrata l’esistenza di una correlazione tra due eventi, due andamenti. Esiste un metodo (più d’uno), per tirare un filo tra “questo concetto qua” e “quest’altro concetto qua”. Anche nel caso dei modelli più complessi, come le Ricerche Filosofiche di Ludwig Wittgenstein: “vediamo una rete complicata di somiglianze che si sovrappongono e si incrociano a vicenda. Somiglianze in grande e in piccolo”. E mica a caso.

E’ quel che dovrebbe essere il giornalismo. Il giornalista dovrebbe sfruttare il suo punto di osservazione unico e negato ai lettori, ovvero il fatto di essere a stretto contatto con tanti eventi. E dovrebbe metterli in ordine, verificare le correlazioni e le dipendenze di priorità. Trovare in un insieme un elemento da definire “primo” vuol dire costruire un sistema concettuale. Mostrarlo ai lettori implica il trasferimento di tale impianto teorico. E di conseguenza, fornire strumenti di comprensione.

Non il blog. Che è anarchico, reticolare, multipunto, casuale, frattale, quasi biologico nel suo diffondersi. Come l’arte. [Con questo, i più fini disquisitori noteranno ho fondato una base metodologica scientificamente valida a questo mio delirio, con un buffo anello ricorsivo su due livelli.]

L’università. La spiegazione razionale è che le facoltà scientifiche non assicurano più uno sbocco nel mercato del lavoro. E le persone dicono quindi “se devo investire del mio tempo al buio, almeno faccio qualcosa di interessante”. E così segnano, per una volta di più, se ce ne fosse ancora bisogno, la superiorità della formazione sull’addestramento.