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Virtuale sarà lei

dottavi —  10 April 2000 — Leave a comment

A seguire il testo di un editoriale pubblicato su PC World, di cui ero, ai tempi, caporedattore. E’ dell’aprile del 2000.

Che qualcosa stesse bollendo in pentola si è capito già la mattina di lunedì tre aprile, quando è arrivato un comunicato stampa Microsoft secondo il quale l’azienda avrebbe fatto “tutti gli sforzi possibili per risolvere il caso antitrust”. Il sospetto è stato confermato nelle ore successive, quando si è appreso che durante il weekend la trattativa tra Microsoft, il Dipartimento di Giustizia e i 19 stati americani si era rotta senza accordi. La sera dello stesso giorno si sarebbe saputo, infatti, che Microsoft era stata riconosciuta colpevole dall’ormai famoso giudice Jackson.

Apriti cielo. Crollo del titolo, con conseguente flessione dell’intero Nasdaq, il mercato borsistico dei titoli tecnologici. Terrore e panico: i catastrofisti non aspettavano altro per gridare ai quattro venti che i titoli tecnologici erano sopravvalutati, che un grande “crash” (vedi la copertina di Panorama di venerdì sette aprile [2000]) si sarebbe abbattuto sugli investitori, attratti dai facili guadagni della “new economy”, descritta più o meno come la “grande bufala” del nuovo millennio.

Due osservazioni. Dal punto di vista tecnico, scopo di questa pagina, non possiamo far altro che ricordare ciò che è stato già scritto sul numero di dicembre 1999 di [la rivista per cui lavoravo allora]. Bisogna porsi la domanda “di che cosa è stata considerata colpevole Microsoft”? La risposta sta all’indirizzo http://usvms.gpo.gov, dove si trovano le conclusioni della corte. Pagina due: “la Corte conclude che Microsoft ha mantenuto il suo potere di monopolio con mezzi anticompetitivi, e ha tentato di monopolizzare il mercato dei browser web”. Più chiaro di così: il problema non sta nel fatto che “il 95 percento dei computer del mondo” (citazione da un quotidiano nazionale) usa Windows per operare. Il problema è che Microsoft ha usato la sua posizione di predominio nel settore dei sistemi operativi per conquistare posizioni privilegiate anche in altri settori. Il browser web è solo l’ultimo esempio, ma altri sono le applicazioni per ufficio (Office), e prima i linguaggi di sviluppo, eccetera. Storia nota, per chi ha operato davvero nell’informatica negli ultimi dieci anni, almeno, e non solo ultimamente.

Questo è il secondo punto: chi opera in questo mercato da tempo non si stupisce per l’andamento dei titoli Internet, anzi. Finalmente l’informatica inizia ad assumere il ruolo che le spetta. Internet è stata la “killer app” che ha scatenato l’effetto volano, ma non è che l’ultimo effetto dell’utilizzo dei sistemi informativi non come semplice supporto (modello “calcolatrice”), ma come strumento che mette in grado di concepire nuove e rivoluzionarie forme di business. Sorpresi per Tiscali? Eppure è proprio Elserino Piol, uno dei principali venture capitalist del settore, a ricordare che oggi il mercato della telefonia fissa è valutabile intorno ai 46 mila miliardi, ma che è previsto che arrivi a 60 mila nel 2004. In Italia la liberalizzazione è recente: è chiaro che l’inizio sia avventuroso, nel momento in cui i nuovi operatori possono affacciarsi sul mercato. L’andamento è destinato a diventare più calmo, sì, ma non per questo tutto sparirà come una bolla di sapone. Useremo il telefono anche in futuro, credo. O no?

L’importante è quindi non farsi prendere dai facili entusiasmi, nella buona e nella cattiva stella. La condanna a Microsoft è solo la condanna a Microsoft, non a tutta la new economy. E se è vero che non basta che un’azienda abbia “Internet nel titolo” per qualificarsi, è ancora più vero che in questo settore operano aziende che da anni creano, cablano, programmano, installano e sostengono i sistemi informativi della cosiddetta “real economy”. Come credono, gli scettici, che vengano gestiti gli ordini del petrolio, delle automobili, delle materie prime, e così via? Con un bloc notes? O non piuttosto con dei megacomputer operanti 24 ore su 24? Internet è fatta della stessa pasta: reale come il silicio.