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Quello che segue è il testo di un ipotetico editoriale che ho proposto, nel 1997, a PC Magazine, dove ero redattore. Un altro caso di rimbalzo :D

La scelta del posizionamento della capacità elaborativa, se al centro o alla periferia, sta diventando un incubo. E’ più importante la capacità di memorizzazione o la larghezza di banda?

E’ notte, una terribile notte afosa d’estate, mi rigiro più e più volte nel letto, sudato e perseguitato dagli incubi: devo comprare un PC o un network computer? Quale strategia scegliere per il rinnovamento dei sistemi informativi nella mia azienda? Dove devo mettere la capacità elaborativa, al centro, alla periferia o dove? Il sonno non porta consiglio, così mi alzo e vado in cucina per una bibita. Arrivo davanti alla nuova apparecchiatura appena installata, la sete si fa insopportabile, per fortuna ora la bibita che preferisco arriva, attraverso un complesso sistema di innovative tubazioni, direttamente da uno spillatore che ne assicura la freschezza. Posiziono il bicchiere, premo il pulsante, si accende uno schermino a cristalli liquidi che dice “Host contacted, waiting for reply…”. Aspetto tamburellando nervosamente, controllo il bicchiere, ho la gola sempre più secca, tutto sembra funzionare ma non arriva niente… OK, spengo l’apparecchio e bevo dal rubinetto. Domani mi compro un PC.

Il sonno della ragione
La mattina dopo, ancora un po’ cisposo per la pessima nottata, mi precipito dal mio rivenditore di fiducia, e sono ormai del tutto convinto che il potere va alle periferie, che la connessione sia come un brutto cordone ombelicale dal quale è necessario definitivamente affrancarsi, che non solo la potenza di calcolo, ma soprattutto la capacità di registrazione e memorizzazione dei dati deve sempre essere a portata di mano (a proposito, devo anche ricordarmi di ordinare delle batterie solari e un frigorifero nuovo).

Per strada ripasso quello che ho sentito dire negli ultimi anni, soprattutto sulla stampa specializzata (se lo dicono loro!): le aziende si fanno più piccole e flessibili e la forza lavoro diventa più attiva, responsabile e coinvolta nei processi produttivi, quindi c’è bisogno di maggior capacità elaborativa sulle scrivanie di ognuno. Eh già, dev’essere così, altrimenti perché si sarebbe fatta tutta questa bagarre sul downsizing, al limite si può sempre implementare un qualche modello client / server per assicurarsi un percorso di crescita verso l’alto. Se ne è parlato tanto, ormai funzionerà. Però è vero che è importante anche la comunicazione, anzi, più si è piccoli più è importante essere in grado di conoscere e farsi conoscere, come la chiamano?, globalizzazione, sì. Va be’, però i costi dell’infrastruttura per ora sono ancora proibitivi, e le prestazioni non convincenti. Sì, sì, meglio aspettare, compro un PC e un collegamento a basso prezzo a titolo sperimentale.

Così confortato entro finalmente nel negozio, trovo un commesso libero e gli dico: “Buongiorno, vorrei un PC”. “Perché?”, mi risponde. Rimango completamente spiazzato, e anzichè rispondergli in malo modo (il che d’altronde non sarebbe stata una buona idea, bisogna sempre tenerseli buoni sennò ti rifilano il bidone) lì per lì non so cosa dirgli, non posso mica raccontargli tutta la storia, ragiono febbrilmente e in un decimo di secondo mi viene in mente un concetto imparato all’università, col test di Turing e tutta quella roba, così dico: “Perché è una macchina generale”.

Non l’avessi mai fatto, i commerciali hanno sempre la risposta pronta: “Ma lei cosa ci deve fare?”. Sto per dirgli di farsi i fatti suoi e di incartarmi un Pentium che qualcosa da farci lo trovo quando entra un mio caro amico con uno scatolone che sembra proprio un computer. “Cosa fai?”, gli dico, “Porto indietro il PC che ho comprato ieri e mi compro un network computer”, mi risponde. Alè, ci mancava solo questa. Mi faccio spiegare le motivazioni e mi racconta che lui era stato costretto a comprare “qualcosa” perché il figlio doveva fare una ricerca per la scuola, si era informato e la cosa migliore gli era sembrata un’enciclopedia su CD-ROM, però poteva leggerla sia su PC che su NC, però aveva scelto il PC pensando che così poteva fare anche un sacco di altre cose, “tanto è una macchina generale”. Sento una fitta sotto le costole. Dopodiché, è il colpo di grazia, mi racconta che ha passato una notte insonne cercando di installare, montare, configurare, ottimizzare, ripulire la diabolica macchina, riuscendo alla fine a leggere il CD ma scoprendo troppo tardi che si trattava di una versione vecchia di ben sei mesi, quello che serviva al figlio non c’era. Mi tremano le gambe e sento una lacrima offuscarmi la vista, mi precipito fuori dal negozio e inizio a vagare, a caso. Maledetti giornalisti, e maledetti anche i commerciali.

In medio stat virtus
Cerco di radunare le idee, però non trovo un criterio che mi permetta di decidere fra il PC in casa, il network computer in ufficio o viceversa. Giro in un vicolo e vengo assalito all’improvviso da un matto che cerca di spaventarmi aprendo l’impermeabile, foderato di dischi fissi. E’ un EDP manager rovinato dagli incubi del system management e dell’upgrade del software o un nerd che non sa più con cosa sviluppare? Mentre il personaggio si allontana ululando all’improvviso capisco. E’ lui, è l’utente che conta. Conta chi fa che cosa, e come. E in effetti il fatto di avere un’ampia possibilità di scelta è una possibilità in più e dovrebbe farmi piacere, piuttosto che spaventarmi.

Il problema tecnico si sposta sul fronte della standardizzazione, perché comunque i protocolli, i formati di comunicazione e dei dati, eccetera, devono essere compatibili per tutti in modo da assicurare l’interoperabilità pressoché assoluta. Le aziende produttrici della tecnologia si confronteranno anche su questo piano, cioè se saranno disposte a farlo o meno.

Il problema organizzativo invece diventa la realizzazione di un accurato studio delle necessità elaborative aziendali quasi scrivania per scrivania, cioè del corretto bilanciamento dell’hardware rispetto alle applicazioni che le varie scrivanie devono utilizzare.

Credo siano questi i due principi che devo tener presente per decidere come aggiornare il sistema informativo, però all’interno di un criterio di base più ampio che è proprio quello che unisce il network computer al PC, una volta di più dimostrazione che sono spesso le idee semplici (ma non banali) quelle che hanno la maggior forza esplicativa: chi – fa – cosa, cioè le persone e i dati, ergo, le applicazioni. Sono questi i veri patrimoni di un’azienda, e sono quindi questi i punti di partenza per valutare il problema.

Se una stazione di lavoro opera su stralci dei dati centrali, quindi con scarse esigenze di connessione se non per qualche sessione che si può magari continuare a effettuare di notte in modalità batch, per crearne elaborazioni particolari tramite foglio elettronico e/o word processor, questa stazione ha bisogno almeno di un disco fisso, quindi di un PC, la complessità del quale dovrà essere definita rispetto alle capacità di chi lo usa, se cioè la persona ne sfrutta appieno le potenzialità. In tutti i casi in cui i dati sono personali, vince il personal computer.

Se invece una stazione vive sostanzialmente solo quando è connessa, operando continuamente su dati remoti, come gli sportelli bancari o dell’amministrazione pubblica o ancora come una certa forma di editoria elettronica che è ancora un po’ in là da venire, quello che conta è la banda, non il disco fisso, e la banda nelle reti locali c’è già, quindi vince il network computer.

E in casa decide di nuovo il “chi fa cosa”: se si sa usare il computer e si vuole lavorare anche off line (dai giochi a qualsiasi hobby), il PC va e andrà benissimo. Se non ci si vuole crucciare su configurazioni e upgrade e si desidera un’interfaccia semplice e immediata, il network computer è quello che serve.

In fondo è il concetto esplicitato dalla macchina di Turing a fare da spartiacque, cioè quello di macchina generale. Una macchina generale va bene per fare tutto, però è complicata; una macchina specializzata può fare poche cose però è semplice. Tra il PC e il network computer “estremo” ci stanno tutti i sapori che l’industria sarà in grado di darci, e tra i quali potremo, dovremo scegliere.

Le precedenti riflessioni sono basate su documentazione e incontri con: Oracle (incontro con Sunir Kapoor, vice presidente strategic marketing, e conferenza del 5 giugno a Milano con Larry Ellison), Microsoft (strategia Internet, server e Simply Interactive PC), Ibm (Network Centric Computing), Apple (presentazione Pippin al convegno Mac in time, 13 giugno), Netscape.