Collective Innovation: Una Possibile Leva Strategica Per Il Futuro Delle PMI Italiane

Do-It-Yourself, Fabbers, Makers, Methodology, Startup Italy

4 March 2010 586 views One Comment di alberto dottavi SHORT URL
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[Post lungo ma nonostante questo incompleto. Scriverò ancora sull'argomento, ma soprattutto ne parleremo in un incontro aperto a cui siete invitati con Massimo di OpenP2pDesign, gli esponenti di Edufashion e Adam Arvidsson - docente sociologia, autore Ethical Economy - venerdì 19 marzo, dalle 17 alle 19:30, a Scienze Politiche, Milano. Altre informazioni su Ricerca Urbana -ad]

Fornire strumenti e metodologie per stimolare l’Open Innovation presso le comunità di Piccole Medie Imprese. Questo l’obiettivo di Collective, progetto europeo partito questo scorso primo gennaio e destinato a chiudersi il 31 dicembre 2012. Partecipano 13 enti di diverse nazionalità, tra cui associazioni, università, imprese e anche la nostra Camera di Commercio, tramite Innovhub. Recentemente si è tenuto un incontro di riflessione a cui ho avuto il piacere di essere invitato per la discussione, e riporto qui un mio contributo.

L’obiettivo di Collective è creare una piattaforma – agorà – ecosistema per “Facilitare collaborazione e innovazione presso le PMI”. Quindi strumenti e metodologie per sostenere comunità auto-organizzate per “Generare nuove tendenze, concetti e modelli di prodotto, processi o business”. Fondamentale: la cultura del networking e della collaborazione è nostra grande tradizione, ma da sempre limitata al territorio tramite distretti e filiere, con storiche difficoltà a muoversi in ambito internazionale. Anche solo per le attività commerciali, figuriamoci per collaborazione e progettazione. E la Rete è perfetta per potenziare queste dinamiche, portandole a una scala superiore – ne avevo parlato con Chris Anderson, direttore di Wired, vedi intervista. Sull’importanza del tema è di simile opinione anche la parte di Rete che ha partecipato alla discussione che ho proposto su Friendfeed: Come collegare l’intelligenza *produttiva* collettiva delle PMI italiane?, da dove sono usciti stimoli importanti…

Obiettivo ambizioso e argomento vastissimo. Per iniziare propongo le riflessioni fatte per Blomming (vedi anche). Lo sviluppo di una nuova iniziativa, secondo me, può avere due direzioni (radicalizzando gli inevitabili mix intermedi). La prima, classica, è rivolgersi a un mercato stabile con un proposta di prodotto/servizio vantaggiosa, e su questo direi che le nostre PMI se la cavano egregiamente. Oppure puoi intercettare una tendenza, sviluppare una proposta innovativa, e costruire anticipando il mercato. Credo questa sia la base di un certo digital business, in particolare per le start-up del Web, ma ritengo possa essere anche buon modello di riferimento per il progetto in questione.

In questo caso bisogna far collimare 3+1 elementi: visione (creatività), tecnologia e business. Più, ovviamente, execution. Quel che ha ispirato Blomming, dunque, si può riassumere così:

Visione: Un punto di partenza è stato lo studio dell’Institute For The Future di cui avevo parlato qua (per molte tra le iniziative citate vedi anche la categoria Do-It-Yourself). Disegna un movimento importante che abbiamo visto iniziare nel Web 2.0, che è l’avvicinamento tra azienda / prodotto e cliente fino alla progettazione collaborativa, come fotografata da Wikinomics. Per sintetizzare, l’ho definito come passaggio “Dallo User-Generated Content allo User-Generated Goods”, prospettiva di trasformazione dalla logica seriale “grande produttore – consumatore” a una reticolare, dove tutti possono essere sia produttori sia consumatori. Trendwatching.com ha coniato la definizione Sellsumers, ma per questo credo importanti le logiche di una possibile Peer-to-peer Economy (vedi nota in fondo). In questo scenario, dunque, bisogna progettare pensando sempre a come stimolare l’interazione diretta, a eliminare dei filtri, e non il contrario. Per questo abbiamo scelto il meccanismo a widget.

Tecnologia: Qui l’esperienza ci aiuta a sapere che l’accessibilità delle tecnologie complesse migliora sempre con logica esponenziale. Software e funzionalità che fino a ieri erano di livello enterprise, oggi sono alla portata di tutti. Zoho ha reso gratuita un’intera suite di corporate software, ma lo stesso Dropbox che ho su computer, web e telefonino ricorda alla lontana la replica di Lotus Notes. In questo caso, dunque, bisogna pensare cosa si può prendere dall’alta tecnologia per renderlo accessibile. Noi abbiamo scelto l’e-commerce.

Business: Trovare una value proposition non è banale, ma la logica 2.0 che spesso si è rivelata vincente è quella del Less Is More. In effetti, oggi di strumenti ne abbiamo a profusione, quasi più di quanti si riesca a gestire. Offrire qualcosa che toglie, quindi, può rivelarsi efficace. Non ti offro qualcosa di più, ma ti faccio risparmiare tempo / fatica / spese, è pur sempre valore non da poco. Per questo proponiamo un modello leggero, tipo Software as a Service. Basta registrarsi e fare copia-incolla.

Provando a immaginare un esempio orientato ai possibili scopi di Collective mi viene in mente il tema CRM / Gestione Contatti. Un’azienda potrebbe creare il suo profilo sulla piattaforma e trovare poi dei suggerimenti – a mo’ di recommendation system – di altre aziende affini, potenziali partner o clienti. Un po’ come fa Facebook con gli “amici” o, lasciatemelo dire, come il meccanismo di match-making dei siti di incontri personali, Meetic per dirne uno. Così facendo si fornirebbe un livello di automazione per azioni che le aziende fanno già, o direttamente (con gran dispendio di tempo), o usando business network come LinkedIn. Banale, se vogliamo, però rispetta le idee di facilitare gli scambi uno-a-uno e di rendere accessibili tecnologie complesse.

Ma gli strumenti non bastano. Sarà anche necessaria un’opera di community forte, basata non tanto sulla comunicazione quanto sull’azione. Per dimostrare l’efficacia di queste dinamiche ci vorranno contenuti e storie, ma nelle comunità digitali si impara soprattutto facendo e imitando. Molto, quindi, potrebbe venire anche aprendo verso comunità preesistenti come nell’esempio di Friendfeed di cui sopra, da intendere come idea organizzativa, non tanto per lo strumento in sé.

Sarà percorso lungo, ma trovo che le prospettive abbiano radici importanti nel tessuto economico del nostro Paese.

Nota: Wikipedia: Core Peer-to-peer principles; P2P Foundation: Communities of Practice

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