E due. Sono due le startup italiane che in questa stagione hanno messo a segno un bel colpo in Silicon Valley. Ma se Mashape ha preso un fior di finanziamento, in questo caso si tratta di una vera e propria exit. Qui sotto una chiacchierata con Federico Feroldi, che con Luca Bonmassar in pochi mesi ha messo su e venduto – a una cifra decisamente interessante, che purtroppo mi ha chiesto di non dire – Coderloop, servizio di validazione delle competenze di programmazione. Dall’idea del 2009, al lancio nel 2010 (lavorando, come sempre, nel tempo libero) all’exit poco tempo fa, e per finire la notizia su TechCrunch.
Partiamo dalla fine: come sono state le tue ultime settimane, prima dell’acquisizione?
Hai presente quando vai sulle montagne russe per la prima volta? Ogni discesa sembra l’ultima ma poi scopri che dietro la curva ce n’è un’altra più ripida che ti aspetta? Una scarica di adrenalina dopo l’altra! E quando arrivi alla fine sei stanchissimo e provato sia nel corpo che nella mente ma talmente felice che non vedi l’ora di fare un altro giro. Ecco come ci si sente! :)
Cos’è Coderloop, target e value proposition
Coderloop ha sviluppato una tecnologia proprietaria che ha lo scopo di verificare che un candidato a una posizione di programmatore o system administrator abbia effettivamente le capacità che dice che avere nel suo curriculum.
La nostra forza rispetto all’approccio tradizionale delle domande a risposta chiusa è che il candidato deve effettivamente scrivere del codice o eseguire dei comandi su un sistema operativo e la nostra tecnologia è in grado del tutto automaticamente di verificare che il task sia stato eseguito correttamente e di dare un punteggio all’esecuzione secondo varie metriche.
In questo modo se, per una posizione di programmatore Java, l’azienda riceve un centinaio di application, noi verifichiamo che i candidati abbiano tutte le skill che l’azienda cerca e verifichiamo anche quanto sono bravi, dando poi all’azienda una lista filtrata dei migliori. Così l’azienda può impiegare le proprie risorse umane solo per intervistare i migliori 10 per esempio, invece che tutti e 100 con un notevole risparmio.
Com’è fatto il team e come avete messo su Coderloop
Il team si era composto inizialmente da me e Luca Bonmassar. Ci siamo conosciuti lavorando assieme per Vodafone in Germania. Inizialmente abbiamo lavorato sul progetto senza creare l’azienda per minimizzare i costi (non avevamo nemmeno un ufficio). Dopo il lancio di una prima versione del servizio si è unito a noi Andrea La Mesa per curare la parte di business development verso il mercato statunitense. Ed è per questo che abbiamo poi deciso di incorporare l’azienda negli Stati Uniti (Coderloop Inc.).
Come avete fatto a essere così veloci, sia per go-to-market sia per exit?
Io e Luca veniamo da una lunga esperienza nello sviluppo del software e siamo quindi riusciti a sviluppare la nostra idea in tempi abbastanza brevi. Inoltre essendo inizialmente il team molto piccolo, potevamo lavorare in modo indipendente con grande efficienza. Fin da subito pensavamo di puntare al mercato Statunitense ed abbiamo quindi iniziato a prendere contatti in Silicon Valley con potenziali clienti (anche grazie all’impagabile lavoro di business development di Andrea). Per cui già dopo sei mesi dal lancio avevamo un portfolio di clienti in US. Tra cui Gild, che è rimasta talmente impressa dal team di Coderloop e dalla tecnologia che avevamo sviluppato che ci ha fatto una proposta di acquisizione dopo pochi mesi di collaborazione assieme.
Come hai trovato l’exit: ti hanno contattato loro o li hai cercati tu?
Inizialmente abbiamo contattato noi Gild, come potenziale cliente. Gild è un portale alla LinkedIn dove è possibile costruirsi un profilo in base alle proprie capacità tecniche. Prima di Coderloop, Gild utilizzava solamente l’approccio basato su domande a risposta chiusa per verificare le capacità dei candidati. Per cui è stato un perfetto customer fit per Coderloop. L’integrazione con il logo prodotto è stata velocissima grazie alle API che avevamo già sviluppato qualche mese prima. Dopo circa tre mesi di collaborazione, Gild ha realizzato che la nostra tecnologia sarebbe stata strategica per il loro successo ed ha deciso di proporci un acquisizione.
Suggerimenti utili per le altre startup?
Le cose che rifarei sono:
- Kill the pain: risolvere un problema reale è il modo più sicuro per creare un business di successo
- Focus: l’unico modo per eccellere e sbaragliare la concorrenza è quello di focalizzarsi su una cosa e farla meglio di tutti
- Frugalità: spesso avere troppi soldi in banca è una fonte di distrazione e ci rende più stupidi
Quello che invece non rifarei è lasciarmi prendere la mano dal realizzare quello che ho in mente senza prima verificare che sia un modello di business sostenibile e che ci sia qualcuno disposto a pagare per utilizzarla.
Cosa succede ora?
Ora succede che a fine Ottobre mi sposo con la mia fidanzata Luisa e poi ci trasferiamo insieme a San Francisco. Continuerò a lavorare con Luca (che per ora ha deciso di rimanere a Stoccolma) anche se mi allontanerò da un ruolo tecnologico per spostarmi più sulla parte di prodotto e di business development. Spostarmi a San Francisco mi permetterà di crescere personalmente e professionalmente in attesa di una nuova eccitante montagna russa!
Congrats Federico e Luca (e uber-congrats anche per il matrimonio), speriamo a presto un altro giro.









