Lo scorso 7 dicembre è stato presentato il Rapporto Annuale 2007 del Censis, l’istituto di ricerca socioeconomica che da più di 40 anni "fotografa" le caratteristiche della società italiana. Lo studio è liberamente scaricabile (previa registrazione) e analizza i più diversi temi – formazione, lavoro, welfare, territorio e, last but not least, comunicazione. Impressionante – vista la fonte – il titolo del comunicato relativo alle Considerazioni generali:
“Per uscire dall’attuale stato di “poltiglia” sociale dobbiamo puntare sulle tante minoranze attive nell’economia, nella società e nelle scienze”
(Oh, è un copincolla eh, una volta tanto non l’ho detto io). Il documento tratteggia comunque andamenti positivi, ma segnala che
"Le dinamiche di sviluppo in atto restano di minoranza, che non filtrano verso gli strati più ampi della società. Lo sviluppo non filtra sia perché non diventa processo sociale, sia perché la società sembra adagiarsi in un’inerzia diffusa, una specie di antropologia senza storia, senza chiamata al futuro. Una realtà sociale che diventa ogni giorno una poltiglia di massa; impastata di pulsioni, emozioni, esperienze e, di conseguenza, particolarmente indifferente a fini e obiettivi di futuro, quindi ripiegata su se stessa".
Mai avevo letto parole così forti in un comunicato simile. Mi viene in mente la dimensione del sogno che cerchiamo di promulgare con First Generation nell’imprenditoria, e quella della creatività libera e innovativa nel movimento digitale italiano. E infatti:
"Pertanto in una società così inconcludente appare difficile attendersi l’emergere di una qualsivoglia capacità o ripresa di sviluppo di massa, di “sviluppo di popolo” come si diceva una volta; e le offerte innovative possono venire solo dalle nuove minoranze attive", tra cui "la minoranza che fa ricerca scientifica e innovazione tecnica, che è orientata all’avventura dell’uomo e alla sua potenzialità biologica".
Che botta. E conclude:
"Si tratta senz’altro di una sfida faticosa, che le citate diverse minoranze dovranno verosimilmente gestire da sole. Ma sfida desiderabile, per continuare a crescere forse anche con un po’ di divertimento; sfida realistica, perché non si tratta di inventare nulla di nuovo ma di mettersi nel solco di modernità che pervade tutti i Paesi avanzati".
Eh. Non ho più parole. Me le han rubate loro.
PS Da leggere anche il doc su Processi innovativi e, soprattutto, Comunicazione e Media. Tra le altre cose:
"L’integrazione tra i media ne incrementa l’uso, coinvolgendo in questo aumento d’attenzione anche quelli tradizionali. Mai la lettura di libri e giornali in Italia aveva raggiunto punte così elevate. … La stessa tenuta di settimanali (40,3%) e mensili (26,7%) conferma che la società digitale non solo non segna la fine della circolazione della carta stampata, ma che anzi la sostiene".
Anche qua: alleluia. Sono dieci anni che lo diciamo – dagli inizi del peer-to-peer, ma non solo. Al Censis ci sarebbe un gran bisogno di rifargli il sito, ma mi viene voglia di baciarli (è una metafora… ;).
Ripeto: qui il comunicato delle Considerazioni Generali: fate girare, fate girare…
Il rapporto del censis è fotografa una realtà economica ormai ferma da anni. La modernità non ci pervade, così come la spinta innovativa. Basta vedere sul lato comunicazione quante persone bloggano, usando il mezzo Internet intelligentemente e quante invece si lasciano trasportare passivamente da applicazioni generaliste come myspace e youtube…solo per citarne alcune..
La blogosfera è una vera e propria “minoranza attiva” rispetto ad altri Paesi del mondo come gli Usa o ai più avanzati stati europei. Tutto il resto è inerzia diffusa in qualsiasi settore..un adagiarsi comodo aspettando che gli altri facciano per noi, scelgano per noi..anche l’imprenditoria non è incentivata per colpa di leggi assurde,burocrazia farraginosa, investimenti scarsissimi. Co,me uscrire da questa fase di stagnazione? Io propongo tre ricette: Ricerca, Formazione, Innovazione…
La poltiglia sociale ha prodotto la repubblica delle banane. O forse viceversa. Oramai quasi non ha più importanza. Il punto è che la “massa amorfa” è oramai in balia delle correnti (politiche) e non riesce ad eprimere una volontà che “sembri” quella di un Paese.
Capita così che il partito del popolo lo fonda uno che -di fatto- lo gestisce come una proprietà privata, mentre dall’altra parte non sanno neanche dire che anno è, se prima non hanno fatto i loro giri di consultazioni e votato mettendo sul tavolo la “fiducia” (se no non troverebbero l’accordo neanche su quello).
Sin qui -noi come il Censis- stiamo soltanto ripetendoci. Il punto è passare alla PROPOSTA per venir fuori da questa… poltiglia.
Al solito tutto parte dalla legge finanziaria. Un banale meccanismo che obblighi la nazione ad investire su se stessa (riqualificazioni, ricerca, infrastrutture) un bel 10% del PIL per 10 anni sembrerebbe un numero gettato lì da un incompetente. Eppure, non mostra neanche una parte del dissesto che viviamo e che bisogna CURARE.
Il fatto è che però di investimenti ingenti ne sono stati fatti anche in passato (con i soldi della Comunità Europea ad esempio) e sono finiti in società fantasma o fallimentari.
Ammettiamolo una buona volta: non è un problema di denaro. Neanche i soldi possono curarci.
Allora qual’è la ricetta per salvare il paese?
Beh, pensate ad un ecosistema, o ad un sistema complesso. PEnsate che si possa “riparare” un equilibrio agendo soltanto su una parte di esso? Ovviamente NO. Serve usare tutte le leve all’unisono. E quale è -secondo voi- l’unico modo di raggiungere tutte le dimensioni di un sistema complesso come l’italia?
Beh, parafrasando qualcuno è una scomoda verità, ma serve partire dal singolo. Da ognuno di noi.
Io credo sarebbe molto utile ridare senso a parole ormai anacronistiche, come: Trasparenza, Rispetto, Senso Civico, Merito. Vi sembra una sciocchezza? Allora lo dico in un altro modo: Chi è davvero disposto a smettere di fare il furbo? Ad indignarsi quando serve. A DENUNCIARE quando serve. A rinunciare ad una CONSULENZA quando serve. A dare DIGNITA’ TOTALE alle proprie azioni.
Le ridico queste 4 parole: Trasparenza, Rispetto, Senso Civico, Merito.
Perché, prima delle 3T di Florida o delle ricette magiche dell’innovazione, dobbiamo essere degni come persone.
Così facendo, indipendentemente se la nostra direzione desiderata è quella delineata da parole come: de-regolamentazione, globalizzazione, libertà, mercato, sicurezza -piuttosto che da- stato sociale, accoglienza, uguaglianza, democrazia, saremo abbastanza sereni nell’affrontare i cambiamenti che saranno necessari.
Se così non fosse… beh, spero di non saperlo mai cosa potrebbe accadere alla poltiglia che siamo. Dico solo che c’è troppa gente arrabbiata, sfruttata, svilita, derubata del proprio futuro. …e non possiamo tutti andare a vivere in un altro paese.
Complimenti per lo spunto.
Beh, non credo ci sia bisogno che la massa, intesa come poltiglia, come “Blob” sia il primo “soggetto sociale” per innescare una trasformazione. Il cambiamento parte da singoli e piccoli gruppi. La differenza la fà la capacità di questi individui e piccoli gruppi di influnzare una massa critica sufficiente di soggetti, di quei sotto gruppi “significativi” (per potere, visibilità, carisma, competenze, ecc., ecc.) della massa.
Forse mi sbaglio, ma non credo sia necessario indurre una trasformazione dal basso della Massa in generale (possibilie? ha senso?) …. ovvio che la trasformazione nasce da piccoli gruppi, no?
Il problema italiano è che il sistema non sfrutta e a volte si “difende attivamente” dal cambiamento che possono portare questi individui o piccoli gruppi (in modi e per motivi che qui non c’è lo spazio di approfondire). La rete è forse il primo media che permette di dare voce alla massa concepita come “somma di individui” e non come “poltiglia”.
Io credo che la parte attiva e costruttiva della rete non si sia ancora dispiegata ma vedo molti segnali positivi. Da un lato c’è bisogno di un cambiamento culturale, che in parte la rete sta portando avanti, dall’altro c’è la speranza che la pressione dell’economia globale sul nostro sistema paese (e che rende l’innovazione una necessità, non un lusso!) COSTRINGA al cambiamento.
Molto bello il commento di Leandro, che ancora non ho avuto il piacere di conoscere di persona. Sono d’accordo: la battaglia è sui valori, e i suoi mi piacciono molto.
Nel mio piccolo sto provando a spingerli (soprattutto due, trasparenza e merito) in un progetto a cui collaboro per conto del Dipartimento politiche per lo sviluppo del ministero dell’economia, che forse a Leandro piacerebbe. Si chiama Visioni Urbane.
è difficile aggiungere qualcosa d’altro ai due primi interventi, e non si può che essere d’accordo con loro. Aggiungo solo che sarà dura, durissima la prassi qualunque essa sarà che porterà – se ci riuscirà – al cambiamento e al superamento del pantano nel quale siamo. Lo vedo nel mio quotidiano, nella fatica di formare una classe manageriale che in Italia nelle medie aziende come nelle multinazionali, dormono di un sonno profondo, disinformati e inerti, arroccati dietro l’alibi della tirannia del tempo, che non gli permette di fare nulla tranne nel tirare la quotidiana carretta, di far quadrare i conti…
mi permetto aggiungere altre due parole, oltre a quelle già spese da Gian e Lee: Abbondanza (basta con le oculatezze di ottimizzatori contabili, e non parlo di soldi…) Coraggio (di sbagliare, di provare, di cercare di capire).
stex hai ragione, difficile aggiungere qualcosa
solo che – da girare in termini di ottimismo – è *già* stata dura, per chi lavora su tecnologie e internet tipo da 10 anni o più. però i risultati sono finalmente arrivati, o stanno arrivando. il problema è, di nuovo, come far emergere il meglio, in modo che non si perdano le ricchezze accumulate, che non capiti un altro tsunami delle idee che fa un gran casino, com’è successo negli anni successivi al 2000 in Italia
per le parole chiave ne aggiungo un’altra: possibilità. possibilità di sperimentare liberamente, senza dover essere immediatamente legati al profitto, ma alzando lo sguardo. è uno spazio che in Italia, tpicamente, manca
Oggi ho incontrato Bruce Sterling. Avevo in mano una copia del suo “Shaping Things” dove c’è anche un grafico (curva a campana) che rappresenta la Curva dell’Obsolescenza. Lui ha scritto a penna sul mio libro un commento a questa curva. Tradotto in modo brutale, il suo commento è che -al più- siamo una economia da museo (ad un passo dalla morte). Ma questo significa anche che esiste un grande potenziale che andrebbe ficcato dentro alla campana dell’innovazione ed usato per produrre tonellate di denaro.
C’è un post su leeander, non metto il link per pudore.
Complimenti per lo spunto. Sono piacevolmente sorpreso dalla bontà dell’analisi del Censis. Fondamentalmente viviamo in una società in decadenza: economica, sociale, demografica ecc. ecc. Tipicamente questi processi sono interotti da eventi epocali e traumatici. Da padre di famiglia non sò cosa sia meglio augurarci
Lee, Italo, ciao e grazie, anche se dipingete scenari apocalittici
si credo anch’io che soffriamo di una vera e propria “artrosi culturale”, e rischiamo ci venga davvero un “infarto di sistema”. lo stesso fatto che sui media si sia discusso solo dell’articolo del NYT e non sia stato mai citato questo rapporto del Censis mi sembra un pessimo segno
nello stesso tempo vedo qualche esponente di nuova generazione farsi avanti. i quarantenni a cui prudono di nuovo le mani, qualche trentenne che sta prendendo le redini dell’azienda di papà, qualche studente con voglia di fare
credo sia inevitabile che il cambiamento in italia arrivi “dal basso”…
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