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Twitter: The Data

dottavi —  16 July 2010 — Leave a comment

Qualche altro milestone da segnare.

Complimenti a Luca Filigheddu: il suo Twimbow, un client per Twitter particolarmente… er, colorato, è stato recensito da un blog di ZDNet. Accidenti, ci sono cascato anch’io. E sì che dico sempre che non serve che ce lo dicano dall’estero, per capire il valore di un’idea italiana. Infatti l’aveva recensito già dieci giorni fa Gioxx – con tanto di intervista. Immagine sua.

Jack Dorsey è la persona che ha avuto l’idea originale poi diventata Twitter. Nel video sotto, in occasione della 99% Conference, racconta com’è nato il servizio di microblogging, ne mostra qualche primo mock-up e confessa anche che molte delle innovazioni del servizio non solo sono venute dagli utenti, ma che il team dell’azienda non le voleva proprio. Potere delle community.

Ma, a parte questo, parla di Square, la sua nuova startup. E di come sia necessario cogliere i segnali, gli stimoli dall’ambiente. Soprattutto in momenti di cambiamento radicale come quelli determinati dalla crisi finanziaria. Non mi stupirebbe se ci avesse azzeccato di nuovo.

Via Fred Wilson via Business Insider via Lou Sagar.

Ok questo è un vanity post ma si tratta di un milestone di non secondaria importanza per il sottoscritto. Edelman, la società PR, ha pubblicato la classifica dei mille Twitter account più influenti in ambito tecnologia secondo le analisi svolte con il loro TweetLevel e – guess what? – ci sono anche io. Siamo solo in cinque italiani, come ribadisce il post sul blog italiano di Edelman ripreso anche da Wired.it e devo ammettere che mi fa molto piacere. Anche perché si aggiunge a un Twitter Grader ormai a 100. Uau.

Devo ringraziare pubblicamente Davide “Folletto” Casali, che ha partecipato alla traduzione di Twitter, per aver fatto il mio nome ai tempi dell’apertura della versione italiana, il che mi è valso l’inclusione tra gli utenti che vengono segnalati a chi apre un nuovo account. Da quel momento il numero dei miei  follower è schizzato in alto. Però – e lo conferma la complessità dell’algoritmo che vedete qui sotto sembra confermarlo, da valutare con la legenda che si trova nell’articolo citato – non conta solo questo: ho il personale piacere di aver stabilito una relazione stabile con una community che frequenta quell’ambiente, che ritiene utili e interessanti le mie segnalazioni.

Proprio in questi giorni ho tenuto, per il corso in NABA, due lezioni sul microblogging – cioè Twitter, Twitter, poi Twitter e Friendfeed. I ragazzi, che spesso non riesco a staccare da Facebook anche mentre parlo, mi guardano straniti. E ammetto non è facile spiegare per sottrazione: “E’ come Facebook senza…”. Ma c’è un argomento definitivo: rispetto a Google da una parte e Facebook dall’altra, Twitter è l’unico sistema che permette di estrarre le informazioni. Prova a recuperare su Facebook un tuo status update di mesi fa. O a capire quali sono i termini più cercati su Google. A me risulta impossibile. Intorno a Twitter, e proprio per l’accessibilità dei suoi dati tramite API di programmazione, sono nate più di 100.000 applicazioni. Quale altra piattaforma può vantare un risultato simile?

Il dato proviene da Chirp, prima conferenza ufficiale di Twitter in corso oltreoceano. Altra cifra significativa è il numero degli iscritti, che non sarà un’osservazione sostanziale – preferirei sapere quanti sono quelli che mandano almeno un tweet al giorno – ma neanche banale. Molte altre cose interessanti le racconta Andrea Contino sul suo blog.

Twitter ha 105 milioni di utenti - CHIRP

L’ha twittato Robin Good: secondo uno studio del Social Computing Lab di HP, come riportato dal Technium di Kevin Kelly, la frequenza di citazione nei tweet anticipa l’andamento degli eventi – nel caso studiato, il successo dei film al botteghino. Non è una sfera di cristallo, però. E’ analisi. Ed è anche il succo dell’interesse intorno a Twitter e a tutto il Real-Time Web degli ultimi tempi. Potenziato, inoltre, dall’incontro con nuovi modi di visualizzare le informazioni.

Sentimenti (quelli veri)

Twistori

Di Twistori avevo già parlato, ma mai pubblicato una schermata, che invece merita. E’ ipnotico da quanto è bello, nella sua semplicità.

Tweetwish

Ancora più semplice ma non meno affascinante anche Tweetwish, il Twitter dei desideri.

In occasione di eventi

Ho citato VisibleTweets proprio su Twitter non molto tempo fa, suggerendone l’uso in occasione di eventi. Preciso: non per pubblicare i tweet della sala nella sala stessa, ma fuori.

SXSW ha realizzato un bell’esempio di applicazione sponsorizzata. PepsicoZeitgeist è un visualizzatore di Twitter (e altro) che ha mostrato quel che twittavano i partecipanti durante l’evento.

Opinioni in tempo reale

Anche del New York Times per il Super Bowl avevo già detto, ma vale la pena riprenderlo: dettagli qui.

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Si è detto spesso che l’informazione in Rete è come un liquido che va lasciato fluire. Questo schema di Social Reflexion ne visualizza qualche dinamica, e può essere uno spunto per disegnare le proprie.

social_reflexion(Via Derek Baird)

mashable_cile

Anche questa volta, in occasione di un ennesimo, pessimo disastro come il terremoto in Cile, Internet ha giocato il suo ruolo. E a momenti le twitpics, cioè le immagini user generated raccolte spontaneamente via Twitter, reggono il confronto con il reportage fotografico uberprofessional di Boston.com.

“Ok, sono in Twitter. E ora?”, ci si chiede di fronte a una sconcertante schermata iniziale praticamente vuota. In effetti il primo impatto non è banale. Cosa scrivo a fare se nessuno mi legge? In realtà è proprio questo che bisogna fare: raccontare “Cosa sto facendo” in 140 caratteri. E, soprattutto, leggere gli altri. All’inizio basta pensare di essere tra pochi amici in cui tutti leggono i messaggi di tutti. Come un super-SMS di gruppo dove raccontiamo quel che ci succede e con cui ci si sente più in contatto con gli altri. Ma ci vuole poco perché diventi qualcosa di più. Molto di più.

twitterati

Giusto per capire: quando si diventa amici su Facebook si instaura una relazione simmetrica. A segue B e B segue automaticamente A. In Twitter, invece, ognuno sceglie chi seguire, mentre non si può scegliere da chi essere seguiti (ma si possono bloccare contatti indesiderati). Insomma dopo un po’ le reti si allargano, e da qui in poi diventa un gioco non solo divertente ma anche utile: c’è chi ci fa satira, chi notizie, chi informazione aziendale. Ognuno lo usa per quello che interessa. E per quello che vuole.

Per iniziare è opportuno dare un’occhiata alla breve pagina di introduzione ufficiale e curiosare nell’Help, soprattutto nella sezione Primi Passi. Qui sotto invece una bella presentazione che raccoglie i trucchi più semplici ed efficaci per partire. Poi una rapidissima guida e alcune applicazioni per cominciare.

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Twitter, Che Fenomeno!

dottavi —  12 December 2009 — 4 Comments

E’ così ora è mainstream. Rilasciata la versione italiana, grazie a un panel di traduttori volontari, Twitter approda al TG1 – qui il testo del servizio, qui il video dello stesso servizio, non chiedermi perché la RAI funziona così. Ho avuto la fortuna di essere inserito nella lista degli “Utenti consigliati” che appare quando si apre un nuovo profilo, e nelle ultime 24 ore ho avuto circa 700 nuove iscrizioni. Ieri sera, dopo il telegiornale, erano circa cinque al minuto. Impressive.

PS In caso servisse un riepilogo: io di Twitter ho parlato spesso, a questo link. Sotto allego un video di introduzione dei già famosi Common Crafts, tradotto e ridoppiato in italiano.

Ripensandoci, è l’estensione perfetta della logica del Web 2.0 di qualche anno fa: software as a service, data centrality, lightweight programming, loosely connections – alla slide 5, in questa pagina. Si era nel 2006, e si ragionava su Google e le sue interfacce di programmazione (API), esemplificate a quei tempi soprattutto dai mash-up: Housing Maps, che appunto posizionava gli annunci immobiliari di Craigslist sulle Google Maps, faceva scuola. E’ lo stesso approccio, solo svariati ordini di grandezza più sopra, o più potente, o più veloce. O più avanti.

Sto parlando degli annunci che Ryan Sarver, director of platform di Twitter, ha fatto ieri a Le Web. Ubiquity of content, questo il principio ribadito all’inizio del suo discorso, nel video qui sotto. Gli sviluppatori sono la chiave di tutto. Del business model, soprattutto, che sarà basato proprio sui servizi che altri saranno in grado di monetizzare: annuncio ufficiale all’inizio 2010. Delle partnership, con i motori di ricerca di Google e Microsoft innanzitutto, che avranno accesso diretto alla base dati, e non più solo alle API. E quindi di vita, morte e miracoli dell’azienda, tanto che proprio agli sviluppatori sarà dedicato un nuovo sistema, per ora ancora basato su PBWiki, qui, ma in aggiornamento nelle prossime settimane.

Sapessi programmare ci farei dei giornali – oh guarda, già fatto.

“We don’t know the end, not even close”, afferma al minuto 5:40 David Weinberger quando gli chiedo cosa succederà “Alla fine”. Non abbiamo idea di cosa succederà, ma già nel luglio del 2008, quando abbiamo registrato questo video, aveva idee molto chiare sulle direzioni in cui stiamo andando. O, meglio, in cui si potrebbe andare. Occasione per l’intervista è stato il Mobile Social Networking Summit di cui si trova report in questa pagina. L’incontro era sponsorizzato Blinko che oggi è diventato PeopleSound, mobile social network di Buongiorno.com. Il video con l’intervista a David è qua sotto.