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La lotta tra i due campioni si fa divertente. Facebook cerca di diventare più simile a Twitter con la funzionalità di Subscribe pubblico (vedi su Mashable), Twitter vuole assomigliare di più a Facebook con la nuova interfaccia, Fly (vedi anteprima). Una battaglia che segna il cambiamento radicale che si è verificato quest’anno nella storia dei Social Network, con il passaggio dalla strategia centrata su utenti e relazioni verso quella basata su condivisioni e interessi (vedi gli annunci di Zuckerberg all’ultimo F8). In altri termini, l’origine dell’informazione è sempre meno legata al network di contatti stretto che abbiamo costruito e sempre di più, invece, a quello aperto. Oltre a ciò che scrive il mio contatto, Continua a leggere »
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Per il pezzo da pubblicare sul Corriere Federico Cella, aka @VitaDigitale, chiede opinioni su Twitter ad alcune persone che usano quel network da più tempo: La primavera italiana di Twitter, sei definizioni d’autore. Dopodiché decide di aprire il tema, e ne nasce un piccolo esperimento dai risultati bellissimi: #twitterperme.
E’ lì che gira, per cui partecipa anche tu. Cella potrebbe farne un altro articolo. Io, nel frattempo, ho raccolto qualche tweet di ieri che mi ha colpito. Continua a leggere »
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Perché Twitter rimanga uno strumento peculiare lo spiega bene, paradossalmente, la persona di Facebook nel post pubblicato appena prima di questo. Dice più o meno (cito a memoria): “A nessuno interessano le belle foto, o le informazioni di qualità. Hanno più successo le foto stupide”. E infatti, qualsiasi cosa accada nel mondo, tutti vanno su Twitter a informarsi. Fullstop. Non c’è Facebook, Google+ o giornale online che regga il confronto (che poi ci siano intere nazioni che non vogliono essere informate, è altro discorso).
Ho avuto occasione di andarli a trovare e fare qualche chiacchiera interessante con @Carol Schimmelpfeng (thanx to @Smaffulli). Continua a leggere »
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Ricordate TweetLevel, il tool per valutare l’influenza su Twitter? Dopo un lungo stop sta per essere riattivato: è atteso per domani. Un anno fa aveva fatto parlare parecchio di sé stimolando alcune riflessioni interessanti sul tema dell’engagement, soprattutto su come il numero di follower non sia affatto la metrica più importante. A questo proposito, dopo il salto allego un interessante paper scientifico i cui risultati confermano proprio questa teoria.

Certo, in Italia privilegiamo Facebook, ma i ragionamenti restano validi per qualsiasi ambiente. TweetLevel e il nuovo BlogLevel offrono degli spunti interessanti proprio per valutare la propria presenza sui Social Media con un’ottica più ampia del solito. Personalmente fa piacere vedere che la mia presenza su Twitter è progredita, ma meglio ancora capire su quali punti posso migliorare.
La domanda di quest’anno (e se qualcuno avesse suggerimenti gliene sarei grato) è come misurare, e non semplicemente valutare, la capacità di lead generation dell’attività sui Social Media. Sull’efficacia, invece, abbiamo pochi dubbi: gli studi che stiamo facendo con Blomming ci dicono che le conversioni delle visite provenienti da attività organiche sui Social Media sono dieci volte superiori di quelle provenienti da pianificazioni pubblicitarie, per quanto a target e basate su search o behaviour. Il che, tutto sommato, non stupisce.
Segue il paper dall’illuminante titolo Measuring User Influence in Twitter: The Million Follower Fallacy. Continua a leggere »
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Oh be’ è pur sempre una milestone non da poco. I dati provenienti dal blog ufficiale sono riassunti nell’infografica qui sotto, mentre il Guardian fa una bella riflessione.

Img by. Via Nicola Losito.
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E così anche Twitter ha abbandonato l’approccio minimalista e spartano delle applicazioni classiche del Web 2.0. L’altra sera ha lanciato un redesign del sito con un’affermazione che sembra quasi un ripensamento: Life doesn’t always fit into 140 characters.

Shocking. Dove vogliono andare? Nonostante l’affermazione (re-twittata durante la conferenza stampa) “Non siamo un social network”, appare chiaro che l’obiettivo è Facebook. Ora – almeno teoricamente – dovrebbe essere possibile condividere contenuti di ogni tipo, e visualizzarli nel pannello di destra. Dovrebbe essere più facile seguire le conversazioni, grazie ai comandi in posizione più immediata (subito sopra la lista dei messaggi), e le persone, e i contenuti. Ogni messaggio, infatti, ha un piccolo pulsante che aggiorna la barra destra con i dettagli. Così:

Può bastare? No. Sempre durante la conferenza stampa uno dei tweet diceva: “La nuova interfaccia è il client di Twitter per iPad portato sul Web”. Non mi stupirebbe. E renderebbe più facile cambiarla in fretta, perché ora è clumsy, disordinata e confusa. Soprattutto, visto che si possono visualizzare i contenuti, manca di una funzionalità base: l’upload. Dicono che l’hanno fatto per non “cannibalizzare” Twitpic e altri servizi simili. Però delle due l’una: o lo fai o non lo fai. Se offri qualcosa di diverso da Facebook te la puoi cavare, se fai cose simili ma peggio, rischi.
Comunque, Twitter ha ancora una ricchezza che Facebook si può solo sognare, ed è il suo uso come strumento informativo e non di solo entertainment. Questo lo rende più stabile e rende i suoi utenti molto più “fedeli”. E allora, forse, ecco perché dicono di non essere un social network. Pensano ai media? Chissà. Certo che ora, in colonna destra, la pubblicità ci sta comoda comoda.
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Giusto perché è l’ultimo giorno di agosto, perché di commentare la cronaca italiana non ho proprio cuore e perché sto di nuovo studiando i visualizzatori per Twitter. Qui sotto il video di un wall interattivo usato dall’ente del turismo del Canada. Divertente.
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Qualche altro milestone da segnare.

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Complimenti a Luca Filigheddu: il suo Twimbow, un client per Twitter particolarmente… er, colorato, è stato recensito da un blog di ZDNet. Accidenti, ci sono cascato anch’io. E sì che dico sempre che non serve che ce lo dicano dall’estero, per capire il valore di un’idea italiana. Infatti l’aveva recensito già dieci giorni fa Gioxx – con tanto di intervista. Immagine sua.

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Jack Dorsey è la persona che ha avuto l’idea originale poi diventata Twitter. Nel video sotto, in occasione della 99% Conference, racconta com’è nato il servizio di microblogging, ne mostra qualche primo mock-up e confessa anche che molte delle innovazioni del servizio non solo sono venute dagli utenti, ma che il team dell’azienda non le voleva proprio. Potere delle community.
Ma, a parte questo, parla di Square, la sua nuova startup. E di come sia necessario cogliere i segnali, gli stimoli dall’ambiente. Soprattutto in momenti di cambiamento radicale come quelli determinati dalla crisi finanziaria. Non mi stupirebbe se ci avesse azzeccato di nuovo.
Via Fred Wilson via Business Insider via Lou Sagar.

