Archives For The Dot

dottavi-blomming-su-wired-bottega-per-maker

La stanza è soffice e silenziosa. Fuori c’è la neve. Tanta neve. Io dormicchio e così, quando suona il telefono, sobbalzo. Sono decisamente intontito, ma quando vedo chi è imposto la voce professionale e “Ciao Riccardo!”, rispondo. Ero in vacanza alla fine di un anno faticosissimo, all’inizio di un altro che sapevo lo sarebbe stato ancora di più, e al telefono c’è Riccardo Luna che mi chiama per un’intervista per Wired. Continue Reading…

dottavi-wired-facebook-50-italiani-da-seguire

Grazie, Wired.it! Nell’articolo sulle 50 Persone Da Seguire Su Facebook compaio al numero 25. Un piacere, un onore e anche una responsabilità, che si aggiunge alla citazione tra i 50 Italiani Da Seguire Su Twitter. E’ intrigante partecipare allo sviluppo della Rete in questo modo, e un riconoscimento del genere è uno sprone a fare sempre meglio. Di seguito, curiosità, l’immagine del mio profilo Facebook nei primi del 2008. Continue Reading…

wired-50-italiani-da-seguire-alberto-dottaviMilestone che fa molto, molto piacere. Wired.it mi ha incluso nell’elenco dei 50 italiani da seguire su Twitter, insieme a fior fior di nomi tra “Giornalisti, politici, influencer della Rete”. Più che un ringraziamento, un abbraccio.

[Molto raramente ci si concede un off topic, che non per caso è in corsivo…]

Di tutti i numeri che stanno girando in queste ore il più interessante, IMHO, è “Meno 10%” (circa). E’ il calo della Sindaco uscente Letizia Moratti rispetto ai voti con cui è stata eletta: 52% allora, neanche 42 oggi. Da qui in poi ci si può sbizzarrire con le analisi politiche. E infatti una lettura storico-antropologica dei giornali di oggi ricorda quelle cronache medioevali affollate di maghi, stregoni e negromanti che con un misto di kabbala e fondi di caffé, formule mistiche e aritmetiche esoteriche predicono futuri, interpretano passati, descrivono presenti alternativi.

In particolare questo mi ha colpito: un possibile presente alternativo descritto da Massimo Cacciari, alchimista quant’altri mai, nelle note a pagina 9 del Corriere della Sera. “Con un gioco diverso si poteva vincere al primo turno”, afferma. Poi un botto, un lampo, odor di polvere da sparo e l’apparizione: “Il nome perfetto sarebbe stato Gabriele Albertini”, conclude.

Le bollicine dello champagne devono avergli dato alla testa. O forse i fumi degli alambicchi che usa per la Pietra Filosofale. Ecco, no. Facciamo che Cacciari lo rimettiamo in frigorifero, con le sue vecchie logiche e i fantasmi sumeri. Che qui c’è da lavorare.

E’ uscita una piccola documentazione di Innovation Cafè, lavoro fatto qualche tempo fa dal gruppo Next Innovation di Telecom Italia, e c’è anche una mia testimonianza. Si trova qua sotto.

Innovation Cafè: eBook sull’innovazione italiana

We’re Dancing Animals

dottavi —  6 August 2010 — 2 Comments

C’è una citazione di Bruce Chatwin che mi porto dietro da un pezzo:

Siamo viaggiatori dalla nascita. La nostra mania ossessiva del progresso tecnologico è una reazione alle barriere frapposte al nostro progresso geografico

Kurt Vonnegut, attraverso tempo e spazio, sembra essere d’accordo:

[When Vonnegut tells his wife he’s going out to buy an envelope] Oh, she says, well, you’re not a poor man. You know, why don’t you go online and buy a hundred envelopes and put them in the closet? And so I pretend not to hear her. And go out to get an envelope because I’m going to have a hell of a good time in the process of buying one envelope. I meet a lot of people. And, see some great looking babes. And a fire engine goes by. And I give them the thumbs up. And, and ask a woman what kind of dog that is. And, and I don’t know. The moral of the story is, is we’re here on Earth to fart around. And, of course, the computers will do us out of that. And, what the computer people don’t realize, or they don’t care, is we’re dancing animals. You know, we love to move around. (via Garry Tan)

Meravigliosa storia scomoda. But, you know, I love to move around too. Buone vacanze.

Tra poco, alle 17:30, ci si trova in Triennale, nell’ambito del Festival delle Libertà Digitali per parlare di Open&Crowd, le marce in più:

Un incontro per raccontare la forza della rete: le persone. La rivoluzione Internet degli ultimi anni deriva dall’ingresso delle persone sulla rete. Ognuno è libero di modificarla, aggiungere pagine, lasciare fotografie e racconti e creare progetti e movimenti. Wikimedia Italia fa raccontare ai protagonisti le loro storie… in cui le persone (la folla, crowd, della rete) hanno dato un contributo determinante.

Sarò tra i panelist per presentare alcune riflessioni a riguardo. Tutte le info in questa pagina.

Ok questo è un vanity post ma si tratta di un milestone di non secondaria importanza per il sottoscritto. Edelman, la società PR, ha pubblicato la classifica dei mille Twitter account più influenti in ambito tecnologia secondo le analisi svolte con il loro TweetLevel e – guess what? – ci sono anche io. Siamo solo in cinque italiani, come ribadisce il post sul blog italiano di Edelman ripreso anche da Wired.it e devo ammettere che mi fa molto piacere. Anche perché si aggiunge a un Twitter Grader ormai a 100. Uau.

Devo ringraziare pubblicamente Davide “Folletto” Casali, che ha partecipato alla traduzione di Twitter, per aver fatto il mio nome ai tempi dell’apertura della versione italiana, il che mi è valso l’inclusione tra gli utenti che vengono segnalati a chi apre un nuovo account. Da quel momento il numero dei miei  follower è schizzato in alto. Però – e lo conferma la complessità dell’algoritmo che vedete qui sotto sembra confermarlo, da valutare con la legenda che si trova nell’articolo citato – non conta solo questo: ho il personale piacere di aver stabilito una relazione stabile con una community che frequenta quell’ambiente, che ritiene utili e interessanti le mie segnalazioni.

Nel pensare al futuro dell’informazione non dovremmo dimenticarci che in Rete si è globali per definizione, e si possono trovare interlocutori ovunque nel mondo. E forse non bisognerebbe sottovalutare il ruolo dei traduttori automatici, nella prospettiva più ampia della creazione personalizzata delle news. Camille mi scrive dalla Gran Bretagna:

On 03/26/10 10:36 AM, Camille wrote:
——————–
Hi Alberto,
I regularly read a number of Italian online news sites (with Google Translate’s assistance) to monitor Italian trends (especially in the tech, business and internet sectors). This helps me with my work. I find Infoservi.it particularly interesting because it also covers UK and US stories that I might not have seen elsewhere and its coverage ranges from the light-hearted to the more serious.
Best regards,
Camille

Thanks Camille, my pleasure!

Buon Anno: 2010, il Quinto

dottavi —  31 December 2009 — Leave a comment

Nel senso che stanotte questo blog conclude il quarto anno di scouting tra le meraviglie del Web (e, ovviamente, non solo), e domani ne comincia un altro. Col dubbio che serva a qualcosa ma col piacere di aver incontrato un sacco di persone incredibili: divertenti, curiose, interessanti, appassionate, intelligenti, preparate, sapienti, informate, volenterose, decise, desiderose, straordinarie. Grazie.

microserfs

Mercoledì 7 Gennaio 2009. Ricevo una mail su LinkedIn:

nico_callCiao Alberto,
non ci conosciamo, ho trovato il tuo CV partendo dal sito di First Generation (gran bella iniziativa). Vedendo il tuo profilo professionale, ho pensato di chiederti – in forma confidenziale – se ti può interessare partecipare in qualche modo a un mio progetto imprenditoriale nel campo dell’arte su web a livello internazionale. Le parole chiave sono: arte & artigianato, web 2.0, social network ed e-commerce.

Faccio un giro per capire chi è Nicola Junior Vitto. Non c’è molto (non aveva ancora il blog), ma quello che c’è sembra interessante. Rispondo dicendo “Be’, a dire il vero anche io ho un’idea tra arte e Web 2.0…” e gli lascio il mio numero di cellulare. La domenica successiva Nicola mi chiama, e parliamo – boh – un paio d’ore? Cominciano gli scambi di mail finché lui non capita a Milano e, già che si deve parlare di start-up, lo porto al roof bar della Rinascente (foto by NessunDove).

larinascente_7piano_intro

Gli scambi da occasionali diventano settimanali, poi bi-settimanali. Lui aveva già fatto un lavoro di pianificazione straordinario. Lo prendiamo e lo smontiamo pezzo per pezzo, come fosse un motorino. Puliamo gli ingranaggi, lo rimontiamo e ci accorgiamo che non può funzionare. Allora lo smontiamo di nuovo e, io al telefono per strada, lui preso tra mille casini per lasciare il lavoro e sposarsi, all’improvviso troviamo la quadra. Rimontiamo l’idea. Funziona. Partiamo. Nasce Blomming: “Publish. Share. Sell”. I dettagli nella pagina di About.

blomming_logoOra siamo in alpha chiusa, dobbiamo finire il prototipo. Contiamo di andare in beta privata, per gli amici che vorranno provarlo in anteprima e darci una mano a sistemare le cose, per gennaio o febbraio. Però abbastanza per capire che il meccanismo funziona. Abbiamo nel frattempo fatto anche quello che chiamo un “carotaggio”, cioè un test per capire se davvero esistono le community a cui ci vogliamo rivolgere. Accidenti se esistono. La prima è quella di “chi fa cose”, e abbiamo raccolto testimonianze fantastiche in un blog-magazine che abbiamo chiamato LikePicasso. La grafica è ancora da sistemare ma date un’occhiata ai contenuti: esce una creatività tutta nuova, italiana e non solo. C’è anche qualche idea per un regalo dell’ultimo minuto :)

La vision complessiva è un po’ lunga e merita un post a parte. Si tratta della domanda su quale sia il futuro dell’economia trasformata dalla Rete – le Frontiere dell’Economia, per citare la nostra prima e recente uscita pubblica (in occasione del Social Kick-off di Frontiers ho appunto proposto questo tema). E la risposta, in sintesi, è abilitare chi vuole creare e scambiare beni direttamente: creativi, inventori… makers. Da User Generated Contents a User Generated Goods.

C’è tanto lavoro da fare e tanto da raccontare. Ma lo faremo dopo le feste. Ancora auguri a tutti! :)

Si scherzava l’altro giorno, al Venture Camp, sul fatto che i finanziamenti mancati alla banda larga siano non un ostacolo allo sviluppo, bensì una retromarcia per il Paese. Che è il nostro, è l’Italia, che a dir “Paese” sembra sia roba altrui, e invece è proprio nostro, lo facciamo noi e lo paghiamo noi ogni giorno, come l’acqua del boiler, la pittura dei muri, la benzina alla macchina. E invece sembra sempre di proprietà altrui. E io invece no, io ce li voglio spendere 800 milioni per la banda larga, perché sono soldi miei. E non lo voglio il ponte di Messina. Che una volta fatto è finito e dopo basta, quei soldi son bruciati (e non voglio pensare a cosa succede durante), e invece con la banda si mettono in moto cose, si incontrano persone, si muovono idee, si fanno aziende proiettate in avanti, non verso il basso come le fondamenta di un muro. Inamovibile, come questa Italia qua. E allora scusate lo sfogo, e per quel che può servire ripubblico dopo il salto la lettera fatta da un gruppo di associazioni attive in Internet e non solo. Se ne trova copia su IAB Italia. E visto che siamo in un momento di cose bizzarre aggiungo l’immagine sotto con ampio spazio bianco così puoi scaricarla, aggiungere il tuo logo (o qualsivoglia) e ripubblicarla.

bandalarga

Seriamente: mentre la produzione industriale cala del 5,3% (Corriere) è chiaro che gli unici investimenti sensati, in prospettiva, sono quelli per le infrastrutture di Rete. Ma non tanto per la connettività consumer, che è indispensabile ma non va poi così male, quanto per la connettività delle imprese. Sono le aziende e i siti web che pagano per la banda, e sviluppando business fanno crescere il mercato. Tirando avanti il Paese. E online possono solo accelerare.

PS Repubblica: Banda larga, imprese in rivolta; Sole24Ore: Piano B per la banda larga; Luca De Biase: Banda larga e Stretto di Messina. Segue testo della lettera.

Continue Reading…