Articles in the The Dot Category
The Dot »
C’è una citazione di Bruce Chatwin che mi porto dietro da un pezzo:
Siamo viaggiatori dalla nascita. La nostra mania ossessiva del progresso tecnologico è una reazione alle barriere frapposte al nostro progresso geografico
Kurt Vonnegut, attraverso tempo e spazio, sembra essere d’accordo:
[When Vonnegut tells his wife he's going out to buy an envelope] Oh, she says, well, you’re not a poor man. You know, why don’t you go online and buy a hundred envelopes and put them in the closet? And so I pretend not to hear her. And go out to get an envelope because I’m going to have a hell of a good time in the process of buying one envelope. I meet a lot of people. And, see some great looking babes. And a fire engine goes by. And I give them the thumbs up. And, and ask a woman what kind of dog that is. And, and I don’t know. The moral of the story is, is we’re here on Earth to fart around. And, of course, the computers will do us out of that. And, what the computer people don’t realize, or they don’t care, is we’re dancing animals. You know, we love to move around. (via Garry Tan)
Meravigliosa storia scomoda. But, you know, I love to move around too. Buone vacanze.
News, The Dot »
Tra poco, alle 17:30, ci si trova in Triennale, nell’ambito del Festival delle Libertà Digitali per parlare di Open&Crowd, le marce in più:
Un incontro per raccontare la forza della rete: le persone. La rivoluzione Internet degli ultimi anni deriva dall’ingresso delle persone sulla rete. Ognuno è libero di modificarla, aggiungere pagine, lasciare fotografie e racconti e creare progetti e movimenti. Wikimedia Italia fa raccontare ai protagonisti le loro storie… in cui le persone (la folla, crowd, della rete) hanno dato un contributo determinante.
Sarò tra i panelist per presentare alcune riflessioni a riguardo. Tutte le info in questa pagina.
The Dot, Twitter and Real-Time Web »
Ok questo è un vanity post ma si tratta di un milestone di non secondaria importanza per il sottoscritto. Edelman, la società PR, ha pubblicato la classifica dei mille Twitter account più influenti in ambito tecnologia secondo le analisi svolte con il loro TweetLevel e – guess what? – ci sono anche io. Siamo solo in cinque italiani, come ribadisce il post sul blog italiano di Edelman ripreso anche da Wired.it, e, come dire, mi fa un po’ impressione. Anche perché si aggiunge a un Twitter Grader che oscilla tra il 95 e il 99%. Uau.
Devo ringraziare pubblicamente Davide “Folletto” Casali, che ha partecipato alla traduzione di Twitter, per aver fatto il mio nome ai tempi dell’apertura della versione italiana, il che mi è valso l’inclusione tra gli utenti che vengono segnalati a chi apre un nuovo account.
Prima di quel momento avevo circa 1.400 follower. Ora sono circa a 9.100 ed è chiaro che non ce l’avrei mai fatta da solo. Però – e la complessità dell’algoritmo che vedete qui sotto sembra confermarlo; aggiornamento: da valutare con la legenda che si trova nell’articolo citato – non conta solo questo: ho il personale piacere di aver stabilito una relazione stabile e duratura con una community che frequenta quell’ambiente, che ritiene utili e interessanti le mie segnalazioni. Ed è una soddisfazione non da poco.

Citizen (and) Journalism, Startup Italy, The Dot »
Nel pensare al futuro dell’informazione non dovremmo dimenticarci che in Rete si è globali per definizione, e si possono trovare interlocutori ovunque nel mondo. E forse non bisognerebbe sottovalutare il ruolo dei traduttori automatici, nella prospettiva più ampia della creazione personalizzata delle news. Camille mi scrive dalla Gran Bretagna:
On 03/26/10 10:36 AM, Camille wrote:
——————–
Hi Alberto,
I regularly read a number of Italian online news sites (with Google Translate’s assistance) to monitor Italian trends (especially in the tech, business and internet sectors). This helps me with my work. I find Infoservi.it particularly interesting because it also covers UK and US stories that I might not have seen elsewhere and its coverage ranges from the light-hearted to the more serious.
Best regards,
Camille
Thanks Camille, my pleasure!
Off Topic, The Dot »
Nel senso che stanotte questo blog conclude il quarto anno di scouting tra le meraviglie del Web (e, ovviamente, non solo), e domani ne comincia un altro. Col dubbio che serva a qualcosa ma col piacere di aver incontrato un sacco di persone incredibili: divertenti, curiose, interessanti, appassionate, intelligenti, preparate, sapienti, informate, volenterose, decise, desiderose, straordinarie. Grazie.
2.0, Academy and Students, Architecture and Design, Art and Creativity, Best Content, Digital Cultures, Do-It-Yourself, Fabbers, Makers, New Markets, News, Services, Shopping, Startup Italy, The Dot »
Mercoledì 7 Gennaio 2009. Ricevo una mail su LinkedIn:
Ciao Alberto,
non ci conosciamo, ho trovato il tuo CV partendo dal sito di First Generation (gran bella iniziativa). Vedendo il tuo profilo professionale, ho pensato di chiederti – in forma confidenziale – se ti può interessare partecipare in qualche modo a un mio progetto imprenditoriale nel campo dell’arte su web a livello internazionale. Le parole chiave sono: arte & artigianato, web 2.0, social network ed e-commerce.
Faccio un giro per capire chi è Nicola Junior Vitto. Non c’è molto (non aveva ancora il blog), ma quello che c’è sembra interessante. Rispondo dicendo “Be’, a dire il vero anche io ho un’idea tra arte e Web 2.0…” e gli lascio il mio numero di cellulare. La domenica successiva Nicola mi chiama, e parliamo – boh – un paio d’ore? Cominciano gli scambi di mail finché lui non capita a Milano e, già che si deve parlare di start-up, lo porto al roof bar della Rinascente (foto by NessunDove).

Gli scambi da occasionali diventano settimanali, poi bi-settimanali. Lui aveva già fatto un lavoro di pianificazione straordinario. Lo prendiamo e lo smontiamo pezzo per pezzo, come fosse un motorino. Puliamo gli ingranaggi, lo rimontiamo e ci accorgiamo che non può funzionare. Allora lo smontiamo di nuovo e, io al telefono per strada, lui preso tra mille casini per lasciare il lavoro e sposarsi, all’improvviso troviamo la quadra. Rimontiamo l’idea. Funziona. Partiamo. Nasce Blomming: “Publish. Share. Sell”. I dettagli nella pagina di About.
Ora siamo in alpha chiusa, dobbiamo finire il prototipo. Contiamo di andare in beta privata, per gli amici che vorranno provarlo in anteprima e darci una mano a sistemare le cose, per gennaio o febbraio. Però abbastanza per capire che il meccanismo funziona. Abbiamo nel frattempo fatto anche quello che chiamo un “carotaggio”, cioè un test per capire se davvero esistono le community a cui ci vogliamo rivolgere. Accidenti se esistono. La prima è quella di “chi fa cose”, e abbiamo raccolto testimonianze fantastiche in un blog-magazine che abbiamo chiamato LikePicasso. La grafica è ancora da sistemare ma date un’occhiata ai contenuti: esce una creatività tutta nuova, italiana e non solo. C’è anche qualche idea per un regalo dell’ultimo minuto :)
La vision complessiva è un po’ lunga e merita un post a parte. Si tratta della domanda su quale sia il futuro dell’economia trasformata dalla Rete – le Frontiere dell’Economia, per citare la nostra prima e recente uscita pubblica (in occasione del Social Kick-off di Frontiers ho appunto proposto questo tema). E la risposta, in sintesi, è abilitare chi vuole creare e scambiare beni direttamente: creativi, inventori… makers. Da User Generated Contents a User Generated Goods.
C’è tanto lavoro da fare e tanto da raccontare. Ma lo faremo dopo le feste. Ancora auguri a tutti! :)
Politics (and) Transitions, The Dot »
Si scherzava l’altro giorno, al Venture Camp, sul fatto che i finanziamenti mancati alla banda larga siano non un ostacolo allo sviluppo, bensì una retromarcia per il Paese. Che è il nostro, è l’Italia, che a dir “Paese” sembra sia roba altrui, e invece è proprio nostro, lo facciamo noi e lo paghiamo noi ogni giorno, come l’acqua del boiler, la pittura dei muri, la benzina alla macchina. E invece sembra sempre di proprietà altrui. E io invece no, io ce li voglio spendere 800 milioni per la banda larga, perché sono soldi miei. E non lo voglio il ponte di Messina. Che una volta fatto è finito e dopo basta, quei soldi son bruciati (e non voglio pensare a cosa succede durante), e invece con la banda si mettono in moto cose, si incontrano persone, si muovono idee, si fanno aziende proiettate in avanti, non verso il basso come le fondamenta di un muro. Inamovibile, come questa Italia qua. E allora scusate lo sfogo, e per quel che può servire ripubblico dopo il salto la lettera fatta da un gruppo di associazioni attive in Internet e non solo. Se ne trova copia su IAB Italia. E visto che siamo in un momento di cose bizzarre aggiungo l’immagine sotto con ampio spazio bianco così puoi scaricarla, aggiungere il tuo logo (o qualsivoglia) e ripubblicarla.

Seriamente: mentre la produzione industriale cala del 5,3% (Corriere) è chiaro che gli unici investimenti sensati, in prospettiva, sono quelli per le infrastrutture di Rete. Ma non tanto per la connettività consumer, che è indispensabile ma non va poi così male, quanto per la connettività delle imprese. Sono le aziende e i siti web che pagano per la banda, e sviluppando business fanno crescere il mercato. Tirando avanti il Paese. E online possono solo accelerare.
PS Repubblica: Banda larga, imprese in rivolta; Sole24Ore: Piano B per la banda larga; Luca De Biase: Banda larga e Stretto di Messina. Segue testo della lettera.
Blogosphere, Events and Reports, The Dot »
La bravissima Eleonora Bianchini di Blogosfere.it ha fatto più che un reportage dal World Business Forum: un live blogging continuo e ricchissimo di video, spunti e informazioni. Mi ha anche fatto un paio di domande su cosa pensassi dell’iniziativa Blogger Hub e in generale del Forum, e ho risposto nel video qui sotto.
The Dot »
Agosto 2009. I quattro cormorani appoggiati su uno scoglio ricordano stridenti un vecchio cartone animato della Disney, mentre con @marcomassarotto attraversiamo la pineta e i cespugli di mirto per scendere al mare. Si chiacchiera di amici e conoscenti, di cosa fanno le persone in Rete, di potenzialità e sviluppi possibili dei Social Media, di Cosa Farebbe Google (lui), di Storia della Tecnologia (io), di cosa come e quanto si potrebbe fare la prossima stagione. Così per ridere – siamo in vacanza – rifondiamo intere branche della medicina, immaginiamo nuovi mercati, troviamo nuovi modelli di giornalismo online, inventiamo nuove discipline.
Nel frattempo, tra un relax in amaca, passeggiate, windsurf e un bel po’ di frutta fresca, Facebook si compra FriendFeed, dove tra gli italiani impazza il Giocone e si scoprono le user-generated demographics (nel prossimo post, domattina), Queen Rania compare su Twitter e insomma ne succedono di tutti i colori.
Al rientro non posso trattenermi da un giro in libreria, un punto vendita di una grossa catena. Cerco di capire meglio cosa ci siamo detti con Marco, che è un vulcano e con la sua Hagakure altro che Internet PR, non si riesce a stargli dietro. Non guardo tanto i libri quanto le categorie, come si colloca la conoscenza di questi argomenti in Italia. In fondo al corridoio lo scaffale di Sociologia, c’è Cybersoviet di Carlo Formenti a fianco di Italians di Beppe Severgnini.
Passo allo scaffale di Informatica, pieno di manuali con copertine color detersivo. Alla sua destra Mass Media, dove i titoli parlano di radio e tv, tv e radio. Un po’ di giornalismo, solo relativo alla storia del mestiere e dei giornalisti, niente analisi. Guardo a sinistra, c’è lo scaffale di Antropologia. E’ qui che dovrebbe trovarsi Intelligenza Collettiva di Pierre Levy ma niente da fare, lo cerco da tempo ma è esaurito, anche se è uno dei fondamenti critici per l’interpretazione dei tempi in cui viviamo.
Servono nuove scienze e nuove arti, penso. Allargo lo sguardo e vedo che lo scaffale di fianco ad Antropologia è quello di Esoterismo. Più a sinistra New Age e Medicina Alternativa. Solo allora mi accorgo della musica: in sottofondo squillano beffardi gli ottoni di George Gershwin, è la colonna sonora di Manhattan. “Internet è la mia città, e sempre lo sarà”, penso, mentre mi avvio verso l’uscita.
2.0, Startup Italy, The Dot »
Sono in chat con l’amico e partner Nicola Jr. Vitto con cui, da qualche mese, si sta sviluppando un progetto. Si è martellata un’idea fino a tirarne fuori un nocciolo, poi via a strutturare documenti, studi, scenari. Ora è arrivato il momento di scrivere codice, e dall’America ci arriva notizia di un servizio praticamente uguale, appena rilasciato da un grande gruppo. Bella botta.
Non ci facciamo scoraggiare, anzi si affila il martello e si picchia di più. L’innovazione sul Web funziona così. Però mi è venuto da chattargli che “Il problema di essere due anni avanti rispetto all’Italia è che sei un anno indietro rispetto alla Silicon Valley”. Prima l’ho scritto e poi la frase mi ha colpito. Doppio problema: qui sei avanti rispetto al mercato, quindi ti ci vuole un doppio, triplo motore. E mentre perdi tempo a spiegare che il Web è importante, di là dall’oceano vanno come proiettili.
Mi è anche tornato in mente uno scambio di mail di un sacco di tempo fa, con l’amico e partner Luca Galli. Gli raccontavo che mi stava scadendo il dominio Videowiki.it, che era un’idea che avevo per raccogliere i video degli utenti dai cellulari etc etc. Vado a riprendere il messaggio e di quand’è? Del luglio del 2006. In quel momento tornavo dalla conferenza stampa di DailyMotion, ma avevo registrato il dominio nel luglio del 2005. Allora mica sapevo ancora che esisteva YouTube: erano partiti da pochi mesi. Di seguito lo scambio con Luca – è lui che dice “Se avessimo 3 phd in computer science e un garage in silicon valley sarebbe da mettersi lì subito e vedere di fare l’alpha version”, in fondo qualcosa che ho imparato.
—–Messaggio originale—–
Da: Luca Galli [mailto:lgalli]
Inviato: giovedì 6 luglio 2006 12.55
A: dottavi;
Oggetto: RE: 21065046-Dominio in scadenza : videowiki.it
non so bene cosa facciano questi che dici [DailyMotion, ndr], ma se la tua idea era quella di interpretare sul video i principi e i meccanismi dei wiki allora sarebbe sec me molto nuovo e molto bello
intendo, se le logiche di collaborazione distribuita, orizzontale, bottom-up, accesso controllato ma estremamente aperto, capacità di elaborazione con curva di apprendimento quasi a zero (su un utente in grado di usare apps standard) ma anche feature avanzate per esperti o “redazioni” (wikipedia ha una rete intera di redazioni…) etc etc, che a oggi sono disponibili sul testo come media (ragion per cui i wiki han fatto quel che han fatto bla bla), tu le volessi applicare al video come media, e sempre ammesso che questa cosa non esista già, allora di sicuro lì uno potrebbe pensare di mettere in piedi proprio una cosa nuova, una piattaforma o un motore disp online, e lì sopra una tipica start up 2.0 etc
in realtà il movimento di wikipedia è già attivo sui media dico a memoria su tutto il fronte dei repository audio video licenziati con creative commons o altri schemi open. non sono sicuro appunto che ci sia quel che stavo cercando di dire sopra e che se ho capito il senso del nome che avevi in mente tu
chiaram poi ci sono tutti i vari videoblog etc ma in realtà quel che manca lì sec me – e c’è invece nei blog standard, che sono centrati sul testo di nuovo – è proprio la possib di collaborare e manipolare assieme i contenuti…
se avessimo 3 phd in computer science e un garage in silicon valley sarebbe da mettersi lì subito e vedere di fare l’alpha version
> —–Original Message—–
> From: Alberto D’Ottavi [mailto:dottavi]
> Sent: Thursday, July 06, 2006 11:50 AM
> To: lgalli;
> Subject: I: 21065046-Dominio in scadenza : videowiki.it N°
>
> Un annetto circa fa avevo registrato questo dominio. L’idea
> era raccogliere video dagli utenti, meglio se dai cellulari
> facendosi sponsorizzare dalla Nokia o TIM della situazione
>
> Opera decisamente improba per le mie forze :D ma mi fa
> piacere che l’idea era giusta – l’altro ieri conferenza
> stampa DailyMotion, oltre a rafforzare le presenze locali
> stanno facendo accordi con gli operatori per raccogliere i
> video via UMTS. Già attivi in Francia, qui stanno discutendo
> con TIM. Prob idea simile avevano anche quelli di Splinder
>
> Secondo voi ce ne facciamo qualcosa? Come business direi di
> no, però ritengo sempre importante fare dei mock-up, delle
> bozze di progetto… Secondo me bisogna lavorare sui vertical
> …
>
> Bah voi che ne pensate? Direi parliamone alla prossima birra,
> io ho novità
>
> Cheers
> Alberto
>
> —–Messaggio originale—–
> Da: comunicazioni@staff.aruba.it [mailto:comunicazioni@staff.aruba.it]
> Inviato: mercoledì 5 luglio 2006 3.52
> A: dottavi
> Oggetto: 21065046-Dominio in scadenza : videowiki.it N°
>
> Gentile Cliente,
>
> lo Staff di Aruba le comunica che il dominio www.videowiki.it
> è in scadenza il giorno: 18/7/2006 ,con tutti i servizi ad
> esso associati.…
Mettete volentieri una parolaccia in questo punto. Mannaggia a me. Perchè non abbiamo fatto noi YouTube nel 2005? Cosa ci manca? Be’ sì certo, le competenze. E poi la tecnologia, il mercato, il network, la semplificazione della burocrazia, etc etc. Ma l’aspetto più importante che mi viene in mente è la fiducia. Devi crederci. Devi pensare di potercela fare. In Italia non è così. Non sei educato così. Ricordate Papaveri e papere? Ecco.



Ciao Alberto,















