Archives For Emerging Technologies

cloudcampStasera si tiene a Milano il primo CloudCamp italiano, per parlare di tecnologie di Cloud Computing, of course. Tra gli speaker previsti Simone Brunozzi di Amazon Europe (ne avevamo raccontato la storia qua) e poi persone di Microsoft, Telecom, Sun e altri specialisti.

Mashape: Da Milano a TechCrunch

dottavi —  4 September 2009 — 5 Comments

Me lo segnala Michele Costabile nei commenti su Facebook al post La Fuga Dei Talenti. Sono tre ragazzi italiani, Marco, Michele e Augusto. Hanno appeso nel garage dove lavorano il poster della Silicon Valley. Hanno sviluppato Mashape, un’idea molto interessante per fare mash-up di funzioni applicative (e non solo di dati, quindi). Sono in lista per il 2009 Silicon Alley Award di Business Insider – andate a dargli un punto, magari li aiutiamo. Il 14-15 di questo mese saranno a San Francisco al DemoPit di TechCrunch50, e per presentarsi hanno fatto il video qui sotto. Accidenti, ragazzi, complimenti.

Google Chrome OS

dottavi —  8 July 2009 — Leave a comment

Oh-oh. Dice The Official Google Blog:

“[On July, 7th] we’re announcing a new project that’s a natural extension of Google Chrome — the Google Chrome Operating System. It’s our attempt to re-think what operating systems should be. Google Chrome OS is an open source, lightweight operating system that will initially be targeted at netbooks. Later this year we will open-source its code, and netbooks running Google Chrome OS will be available for consumers in the second half of 2010″.

Stephen Wolfram, che ci ricordiamo per Mathematica, sta per lanciare un nuovo motore di ricerca. O, meglio, un “computational knowledge engine”: Wolfram|Alpha.

Apre a giorni. Intanto possiamo curiosare nel blog, di cui segnalo, per curiosità, questo post in cui cita Gottfried Leibniz. Oppure possiamo farci venire il mal di fegato dall’invidia guardando il video qui sotto in cui mettono su il data center. Sigh.

La coda lunga dello storage

dottavi —  21 December 2008 — 5 Comments

Qualche tempo fa SanDisk – o meglio la sua società PR – mi ha fatto avere una scheda Mobile Ultra M2 (cioè Memory Stick) da otto gigabyte. L’oggetto, curiosamente piccolo, mi ha fatto venire in mente che da qualche parte avevo ancora un vecchio nastro di backup, rimasto in uno scatolone da chissà dove. Così mi è venuta voglia di fare questa piccola foto di famiglia…

The Long Tail of Storage

La curiosità è che il mattone qui a sinistra contiene un nastro largo sei millimetri e lungo 310,9 metri, con la capacità di 525 Mbytes. Il che vuol dire che per otto giga sarebbe servito un nastro lungo 4,8 chilometri, o un foglio da 29,1 mq. L’affarino, invece, è un rettangolo da 10×13 millimetri (compresi i connettori, quindi è approssimato per eccesso ma non mi andava di smontarlo per vedere com’è fatto dentro). Stante questa dimensione, se non mi sbaglio, un metro quadro di questa roba dovrebbe storare 61,5 tera – per la precisione 61.538,46 giga.

SanDisk Mobile Ultra

Sempre partendo dal presupposto che abbia fatto i calcoli giusti, mi risulta che l’oggetto in questione ha una capacità 223.770 volte superiore del suo antico predecessore – a voi il giochino vacanziero di controllare se mi son perso da qualche parte :)

PS La M2 da 8GB costa circa 60 euro, 40 se in formato SD. Più economiche le USB: 8GB a 30 euro, 16GB a circa 60. Nel frattempo Toshiba rilascia il primo disco a stato solido da 512GB. Giusto un annetto e mezzo fa proprio qui si diceva che era tempo che gli hard disk si togliessero dai portatili.

PPS E sì, certo, non è un caso che Chris Anderson abbia usato proprio lo storage come esempio principale del paradosso del Free.

I(talian) Robot

dottavi —  8 November 2008 — 9 Comments

Se questo è un fake è fatto veramente bene…

Il sito non riporta molte info in più. Ho chiesto contatto, vediamo cosa rispondono

(via Pollicinor)

Good move indeed… Roba da sviluppatori, super-server etc, però direzione intrigante. Alla Professional Developer Conference Microsoft presenta Azure, offerta di Cloud Computing (qualcuno lo definisce un "Cloud OS"). Il report di CNet, la Reuters e il comunicato ufficiale.

Aggiornamento: Qui il sito di Azure.

PS Accennavo ad argomenti correlati qua, con link alle def di Wikipedia.

Trovo da Massimo Moruzzi la Web 3.0 Conference. Che fosse una buzzword inventata da un giornalista ce lo siamo detto già due anni fa. Il Semantic Web invece non lo è. Solo ci vorrà tempo, e non c’è chissà quale ondata da aspettarsi. Ora è in quella fase dell’innovazione che va avanti “piano piano”. Che poi arrivi “all’improvviso” è tutto da vedere.

Qua da noi capita di leggere spesso un’allegra confusione con the Internet of Things. Anche questa roba qua non è nuova, e non è che domani fa il botto. Ora si fanno i primi working demo, buffi esperimenti giusto per capire se se ne può cavare qualcosa. Un esempio è la pianta che blogga.

PS Altre reference: Wikipedia su Ubiquitous Computing, Cloud Computing, Grid Computing.

Running Chrome

dottavi —  2 September 2008 — 3 Comments

Chrome logoPrimo post da Chrome. Si scarica e installa in un attimo, e così a occhio anche la resa delle pagine sembra davvero più veloce. Aggiunge funzionalità: io scrivo direttamente in un box solo testo, e mi ha appena corretto un errore di battitura. In compenso FCKEditor non mi funziona.

Si scarica da questa pagina.

Aggiornamento: Dopo il salto metto il video ufficiale, con sottotitoli in italiano[//]

Rolling Google Chrome

dottavi —  2 September 2008 — Leave a comment

20:06 Il webcast per la presentazionedi Google Chrome dovrebbe partire in questi minuti… per ora c’è della bella musica: prima i Queen, poi i Rolling Stones… Avranno pagato i diritti??? :D

In questa pagina.

20:10 Happening now:

Stessi concetti del libretto: il browser non si è evoluto come il Web. Oggi usiamo applicazioni complesse.

20:15 Quando si dice minimale:

20:19 Sta ripetendo le cose viste nel booklet: architettura multiprocesso, sandbox per l’esecuzione dei processi core separati da quelli utente, stabilità per le varie “tab”. Dicono che “oggi pomeriggio” (ora del pacifico, stanotte per noi) sarà disponibile in 43 lingue, 122 Paesi.

20:21: Parte la demo

20:30 Ha appena fatto vedere come sia possibile raggiungere direttamente feature specifiche dei siti (es. la search di Amazon) dall’Address Bar, e come si compone automaticamente una specie di Start Page automatica. Sorry per le immagini, non si vede niente.

20:35 Devo ammettere che quando dice che uno degli obiettivi di design era fare un “invisible browser” un po’ mi sono svegliato. Ha fatto l’esempio del download: c’è solo un’icona che segnala l’azione, con la barra di stato che segnala la destinazione. Niente finestre che si aprono in giro per lo schermo, conferme o robe simili.

20:37 E’ possibile fare il bookmark di finestre applicative, per esempio quella di Gmail, e salvarne la shortcut sul desktop, come se fosse una vera e propria applicazione. La “Apply Window”, come l’ha chiamata, in quel caso toglie di mezzo tutte le robe del browser. Cool.

Google ChromeOra non vorrei sbagliare, ma così a occhio sembra più la parte facile di un sistema operativo che un browser. Sì, questo Google Chrome di cui si sta parlando tutti. Ora è on-line a questa pagina una versione leggibile del famoso libretto in cui racconta i principi di sviluppo di questo suo browser open source. A pagina uno dicono che i browser non sono stati progettati per il Web di oggi, che è principalmente applicativo. Così non sarebbe bello riprogettarne uno da zero? Fico, come no.

Però a me un ambiente che gestisce processi protetti (vedi fumetto sopra, pag. 4 del libretto); che ha dentro una JavaScript Virtual Machine (pag. 13); un compilatore (pag. 15), etc etc. ricorda più un OS che un browser. Senza dover gestire l’hardware, i driver e tutte quelle robe che mandano in crash i sistemi. Operazioni che lasciano volentieri a Windows. Volpini…

Sul Google Blog le informazioni disponibili finora. Su Blogoscoped, che ha avuto lo scoop, i mock-up delle schermate. Ma soprattutto tra un paio d’ore (h20:00 ora italiana) il lancio ufficiale. Ci aggiorniamo dopo.

Arrington ne ha fatta un’altra delle sue: è riuscito ad avere una registrazione di qualcosa che potrebbe essere (parte de) il prossimo Google (video qui sotto). Niente semantica – tra l’altro, Massimo Magrini l’ha detto al World Marketing Forum, che Google vive dalla parte opposta della semantica – ma personalized search. Ha un suo fascino.

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