Archives For Emerging Technologies

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“Ma belandi,” sembra dire iCub in questa foto. “Cuma l’è che non ci conosciamo?”. Eh, non so mica. Sarà che sono una capra e non sapevo che l’IIT – Istituto Italiano di Tecnologia, Genova, ha organizzato una serie di Caffè Scientifici (vedi sotto il programma). Giovedì 8 maggio si farà un “Viaggio nel mondo della bioispirazione” e ci racconteranno se “La natura può insegnarci a costruire nuove macchine”. Ma belandi.  Continue Reading…

Volkswagen Xl1 una specie di triciclo ibrido elettrico-diesel

“Il problema è che a cercare dell’innovazione si è impazziti”, mi dice Francesco Frugiuele di Beta80, che è sempre in giro per il mondo a fare business (vedi il Mobile World Congress) e mi manda queste foto. “Perché praticamente è un grande concessionario, il Salone dell’Auto. Al massimo Concept Car”. Niente macchine volanti? Neanche driverless o self-driving cars? Sono roba da ragazzi! – ricordate Ionut Budisteanu, liceale vincitore del contest Intel con un progetto di lidar per Self-Driving Cars a basso costo? Vabe’, accontentiamoci delle Concept. un modo per hackerarle lo troveremo. Però, Frugiu, due foto di ragazze potevi mandarcele, dai.  Continue Reading…

The campus of Philadelphia University

Love – Pennsylvania’s lovemark spotted in the campus of Philadelphia University

[Questo articolo è stato pubblicato originariamente sul sito del First Generation Network nel 2008 – vedi. Era a seguito di una settimana di press tour in Pennsylvania, organizzato dall’Ambasciata Americana, sul tema del Technology Transfer. In fondo ci sono riferimenti ad altri post su questo tema e una fotogallery completa].

Pennsylvania - Carnegie Mellon University - Interdisciplinary science

Ricerca, educazione, strutture pubbliche e private, territorio: in Pennsylvania sembra che tutti siano coinvolti nello sviluppo dell’imprenditoria. Così dal 2002 gli investimenti in Venture Capital sono cresciuti del 70%, raggiungendo i 778 milioni di dollari. E gli italiani non stanno a guardare: le quasi 300 imprese nostrane creano più di 7.000 posti di lavoro. Nella nuova Silicon Valley d’America.

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I giocattoli qui sotto sono stati tra le celebrità dell’ultimo CES, venendo nominati tra gli International CES Innovations 2011 Design and Engineering Awards Honoree. Sono andati a ruba. Sifteo.

Visioni sul Futuro degli Schermi

dottavi —  20 September 2010 — 1 Comment

Di The Astonishing Tribe avevo già parlato: è un’agenzia che lavora sul futuro delle interfacce, basata in Svezia. Nel video qui sotto immaginano qualche possibilità di sviluppo, soprattutto per telefonini. Carino, e ottima occasione per riflettere sul futuro degli schermi.

Tema non banale, visto che siamo all’inizio di un capitolo tutto nuovo. Il multi-touch ha fatto molta strada – questo video faceva impressione nel 2006, ora queste cose ce le abbiamo sul cellulare – e si incrocia con Augmented Reality e 3D, riconoscimento dei gesti e ologrammi. Insomma stanno reinventando tutto l’hardware. Quest’altro video del Microsoft Applied Science Group dà un’idea di come potremmo avere 3D senza occhialini e interazioni gestuali. Non male, pensando che queste tecnologie potrebbero arrivare sulle nuove TV intelligenti, come quelle basate su Android.

(via Aurea Mediocritas)

[Stasera HP presenta la nuova gamma di personal computer. Nonostante iPad e altre novità, incuriosisce sapere come si muove il leader di mercato. Chissà se si parlerà dello Slate: il tablet presentato, poi subito dismesso e ora in sospetto di rinnovamento a seguito dell’acquisto di Palm e considerato da alcuni l’ammissione della fine dell’Era del PC. Parleranno anche di design – vedremo. Nella foto sotto l’installazione fatta per il Salone del Mobile a tema “Web printing”, con cui HP vuole proporre strumenti per creativi e ottimizzati “per Internet”. Nell’articolo sotto Fabio recensisce il multifunzione Officejet Pro 8500 Wi-Fi, che HP ci ha offerto qualche tempo fa e si inserisce in questa linea -ad]

Il modello HP Officejet Pro 8500 Wireless racchiude le funzionalità di stampa, scanner, copia, fax, con la possibilità di connessione wireless. Come accennato nello scorso articolo, HP si rivolge a un target di professionisti e agenzie creative, con l’intento di ottimizzare i consumi mantenendo alta la qualità della stampa, rappresentando un’alternativa inkjet alle stampanti laser. Fra le principali caratteristiche indicate: il risparmio energetico (meno dispositivi singoli da alimentare, racchiusi in un unico device multifunzione), nuove cartucce con inchiostri pigmentati che garantiscono migliore resistenza e alta qualità, condivisione wireless fino a 10 utenti, LCD touchscreen.

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In un segmento di mercato da 16 miliardi di dollari, in effetti, 125 milioni sembrano proprio pochi. E se si tratta di Enterprise Storage, per di più, le dimensioni contano. Ma sembra essere solo questo il problema di Compellent, almeno stando ai commenti più che positivi dei clienti. “They deliver what they say” o “They really follow your needs” è il tono delle testimonianze raccolte al caffé durante il C-Drive. Ne abbiamo parlato con Phil Soran, CEO di Compellent, nell’intervista video che trovate dopo il salto.

I 125 milioni rappresentano i risultati 2009 dell’azienda di Minneapolis, in crescita del 38% rispetto all’anno precedente, a fronte di una contrazione del settore delle Storage Area Network del 5%. Diminuzione quest’ultima che sembra però essere solo temporanea, visto che le esigenze di storage  proiettano nei prossimi anni una crescita esponenziale, come nella slide sotto:

Compellent si sta affermando per una soluzione tecnologica interessante: un approccio che ha, diciamo così, virtualizzato file system, protocolli di comunicazione, formati dei dati, eccetera, in modo tale da poter gestire in modo uniforme ogni possibile configurazione di dischi. Man mano che diventano meno prioritari, i dati si spostano così automaticamente – per questo Fluid Data – dalle batterie di prima risposta, composte di dischi veloci e costosi come quelli in Fibre Channel, verso quelli più lenti ed economici, per esempio in tecnologia SATA. Il tutto in maniera automatica e trasparente, completamente gestita dal sistema. Una peculiarità che, a sentire clienti e partner, stacca nettamente la concorrenza. E non è l’unica.

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Quanto stanno crescendo le necessità di storage aziendale, e come? In che modo le tecnologie stanno affrontando le richieste di gestione dei dati? Come si possono salvare grandi quantità di informazioni in maniera distriibuita, attraverso la Rete? Queste le curiosità principali che mi sono venute quando ho ricevuto l’invito da Compellent al loro evento annuale, dal nome particolarmente fortunato: C-Drive.

A Minneapolis, Minnesota, in quattro giorni di evento si incontrano partner, clienti e rivenditori, tra cui l’italiana Cinetica di Enrico Signoretti (qui il suo Twitter) che sul blog dell’azienda riassume le principali novità tecniche emerse nella giornata di ieri. Fabio Rapposelli, sempre di Cinetica, riassume alcune caratteristiche tecniche del prodotto principale di Compellent, Storage Center, in altri due post: parte 1 e parte 2.

Compellent offre una soluzione di Storage Area Network (vedi su Wikipedia) basata su un approccio che fa di scalabilità, estensione e completezza delle capacità di gestione il punto di forza. Forse per questo Phil Soran, il CEO, nel suo discorso di apertura ha parlato di Era di Facebook. Come riporta The Register:

The world has transitioned from a manufacturing-focused to a service-focused and then to a digital-focused economy – a “data” economy. With everything becoming digital there is a flood of data: “It’s only taken four years for Facebook to have 400 million pages”.

E in futuro quantità e velocità di produzione dei dati, è ovvio, possono solo aumentare.

Ultimi post del 2009, dedicati alle letture che si possono fare in questi giorni. Un titolo da non perdere assolutamente è X, di Cory Doctorow (Little brother nel titolo originale). Ragiona su quale sia il confine tra diritto alla privacy e sicurezza in uno scenario che comprende terrorismo, hacking, controllo dei cittadini, servizi segreti deviati e un manipolo di ragazzini diciassettenni molto, molto bravi a usare la tecnologia. Così la scheda sul sito dell’editore italiano:

doctorow_xMarcus, noto sul web come “w1n5t0n”, conosce tutti i segreti della Rete ed è in grado di neutralizzare qualsiasi dispositivo di sorveglianza. E mentre i compagni rimangono a scuola, Marcus e i suoi amici Darryl, Vanessa e Jolu si divertono per le strade della città. All’improvviso una terribile esplosione: il più efferato attacco terroristico della storia distrugge il centro di San Francisco, e i quattro, al posto sbagliato nel momento sbagliato, vengono arrestati perché ritenuti coinvolti nella strage. Chiusi in carcere senza alcun processo e torturati perché confessino, i ragazzi sperimentano sulla loro pelle la violenza e la crudeltà della polizia. Grazie a una console modificata per accedere ai sistemi informatici del governo, w1n5t0n darà vita a una comunità di ribelli non violenti, intenzionati a combattere e arginare lo strapotere del Dipartimento di Pubblica Sicurezza. Perché, per chi odia la guerra e la violenza, la tecnologia e l’informatica sono le uniche armi possibili.

Sotto trovate i primi capitoli. Il blog Innovation Leadership Network di Tim Kastelle, John Steen and Mark Dodgson (tre docenti della School of Business, University of Queensland, che si occupano di management dei processi di innovazione) suggeriscono altri Dieci libri gratuiti per innovatori (in PDF). Ottima selezione. Tra quelli suggeriti io ho già scaricato prima e comprato poi (su Amazon.co.uk) la nuova fiction di Doctorow: Makers. Cory l’ho incontrato qualche mese fa e devo ancora “sbobinare” i 40 minuti di intervista completa. Qui una sintesi.

Cory Doctorow_ X_Estratto

Il primo risultato concreto comunicato da Working Capital, il fondo di Telecom Italia per start-up recentemente esteso a laureati e laureandi, è la borsa di studio per Andrea Lo Pumo, inventore di un nuovo modello di Rete: Netsukuku. Un PDF di intro, con interessanti considerazioni sui limiti della topologia dell’Internet attuale, si trova in questa pagina. In grossa sintesi si tratta di una architettura per convertire ogni punto di rete wireless Wi-Fi in un sistema di smistamento del traffico e di gestione della rete stessa. All’atto pratico si avrà un software in grado di generare reti paritetiche (Mesh Networks), in grado di operare indipendentemente dall’Internet attuale e che saranno tanto più efficenti e capaci tanto più crescerà il numero di utenti collegati – l’esatto contrario di quanto accade oggi. Andrea racconta qualcosa di sé in questa pagina e nel video sotto, di cui fenomenali i primi minuti, sulla concretezza matematica.

Domani, nell’aula magna dell’Università Bocconi, qui a Milano, ci sarà l’ultimo appuntamento 2009 con i Working Capital Barcamp. Sono 45 le presentazioni che si sono registrate. Altre info nella pagina su Facebook.

Ancora su Italia e Banda Larga

dottavi —  13 November 2009 — 2 Comments

Credo che il grafico qua sotto – preso da The Next Web – dia un’idea abbastanza chiara di come siamo messi sul tema di cui si discuteva l’altro giorno. Non certo bene.

connection_speed

(Cliccando sull’immagine si dovrebbe aprire la versione più grande e leggibile)

Scusate la battuta nel titolo, presa da un vecchio, simpatico post di Chris Anderson. Ma Google Wave è veramente una bestia strana, che cambia radicalmente le regole del gioco. La prima impressione è che scardini completamente i concetti di privato-pubblico e di sincrono-asincrono. Non c’è più differenza tra una conversazione a due via mail (asincrona) o chat (sincrona), né tra questa (privata) e una con cinque, dieci interlocutori (pubblica). Si può essere chiamati a partecipare a Wave di altri, come nelle discussioni su FriendFeed o simili; lavorare in modalità collaborativa con piccoli gruppi, condividendo anche documenti; chattare direttamente con un amico; eccetera. Il risultato però sarà una persistenza integrata delle comunicazioni, che non si sparpagliano più in diversi contesti. Stare dentro Wave è come inserire il turbo sullo Shuttle, o essere proiettati tre anni avanti. Cliccando sull’immagine qui sotto dovrebbe essere possibile ingrandirla e vedere come si presenta l’ambiente.

Google Wave

Non è finita: proprio l’altra sera discutevo con un’amica su come potesse funzionare una cosa simile. Internet è stato progetto per le comunicazioni asincrone. Non è banale, e non basta la larghezza di banda, che si operi invece in un ambiente massivamente collaborativo e real-time. E’ una generazione nuova di software. E, infatti, guardando sotto Google Wave si scopre un protocollo importante: XMPP, evoluzione di Jabber (Wikipedia). Ne trovate una breve sintesi qui che rilancia un approfondimento molto interessante in quest’altro post dal titolo esplicativo: Perché Wave è la cosa più interessante dall’invenzione del pane affettato.

Io di Google Wave ho fatto l’anteprima qui e pubblicato il video qui. Ora scappo allo IAB Forum perché alle 15:00 parla proprio Lars Rasmussen, uno di quelli che l’ha inventato. Vedi agenda.