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Google riesce sempre a stupire con qualche servizio meno noto, costruito aggregando pazientemente i dati disponibili. E’ il caso di Public Data che, come ovvio, permette di “Cercare nei dati pubblici” – per esempio Banca Mondiale ed Eurostat per l’Italia e parecchio altro se si cambia lingua, come World Bank e World Economic Forum per l’inglese. E’ lì, disponibile, e puoi usarlo anche per analizzare dati tuoi con i tool disponibili. Oppure puoi giocare con quel che c’è, come per esempio i dati della disoccupazione in Europa negli ultimi venti anni. E vedere come son messe le cose in alcuni Paesi europei. Così:

Non è un’immagine: passa col mouse sul grafico per vedere le percentuali. L’ho trovato in un post che parla di Trendalyzer, il software di Rosling. Qualcuno ricorda l’incredibile presentazione di Gapminder?

1997-1998-Google-homepage-history-web-

Cose che non possono passare inosservate: il doodle di oggi – uno dei più semplici e modesti mai visti – è per il 14° compleanno di Google. Auguri a quello che più che un semplice motore di ricerca è una porta aperta dentro le nostre teste. Divertente la schermata qui sopra: nel 1997-98 Google era appena nato, era ancora ospite della Stanford University, usava il punto esclamativo in fondo copiando chiaramente Yahoo!, mandava una newsletter mensile (lol). E soprattutto aveva 25 milioni di pagine indicizzate e prometteva, a proposito del suo indice: “Soon to be much bigger”. Fatto: nel 2008 il Google Blog ufficiale annunciava di aver superato “1 trillion (as in 1,000,000,000,000) unique URLs”.

Edit: Codecademy.add(investors) con un Serie A in ottobre. Ora se non l’hanno sparata a caso, un Serie A dovrebbe essere parecchio sopra il milione di dollari. Da agosto a ottobre. Complimenti.

Immediate love: Codecademy offre una serie di semplici esercizi non solo per imparare, ma per usare subito JavaScript. Sembra nato da poco ma speriamo destinato a grandi cose. E’ divertentissimo!

codecademy how to learn javascript

PS Scoperto grazie al giovane Federico Scafato (great!). Qui su Facebook, qui su Google+.

Terminator the robot

Photo (CC) by Alberto D'Ottavi. Entertainment Technology Center, Carnegie Mellon University, Pennsylvania

Quel che è successo lo scorso 21 Aprile agli Amazon Web Services ha dell’incredibile. Un’intera region è andata giù, mettendo off-line una serie di servizi web anche di grande prestigio. AWS descrive l’accaduto come re-mirroring storm , una tempesta. Noi abbiamo fatto una sintesi dal punto di vista di Blomming in questa pagina, con la descrizione di quanto accaduto, link di approfondimento e alcune considerazioni che speriamo utili anche per altri.

Eppure eravamo avvertiti che il 19 sarebbe andata online l’intelligenza artificiale Skynet, che sarebbe diventata autocosciente e che avrebbe attaccato l’umanità proprio giovedì 21 Aprile 2011. Era tutto in Terminator, il film. Paradossalmente, quel che è successo in Internet proprio quel giorno ha della fantascienza. Un intervento di upgrade della rete della regione del North Virginia degli Amazon Web Services è stato compiuto erroneamente, facendo sì – mettiamola semplice – che i sottosistemi cercassero di replicarsi senza sapere dove. Più un server cercava di creare repliche (mirroring) per non  perdere i dati, più il sistema andava in stallo. E così via in un loop negativo che ha creato un disservizio su una scala mai vista prima.

Last but not least, negli stessi giorni è andata giù anche la PlayStation Network di Sony e si sono incendiati i gruppi di continuità di Aruba. Nessun collegamento, ma viene da pensare che Teminator c’entri qualcosa :)

E’ una piccola utility che effettua lo scan degli utenti collegati alla rete Wi-Fi, ne analizza il traffico e cattura le identità, permettendo di accedere ai loro profili Facebook, Twitter eccetera. Secondo lo sviluppatore, una denuncia per la mancanza di sicurezza di certi sistemi, come spiega nel post di riepilogo. Si chiama Firesheep. TechCrunch ne ha scritto qui.

Firesheep

Basato su Google Chrome contrasta bene Flock, che usa invece il codice Mozilla. E’ RockMelt, nuovo Social Browser appena presentato – vedi il New York Times.

Rockmelt - The Social Browser

L’idea non è nuova (di Flock avevo parlato nel 2006, pensa tu): si tratta di integrare le attività social nel browser. RockMelt lo fa particolarmente bene con Facebook – il collegamento a Twitter a me non funziona, vedremo. Nella barra sinistra nell’immagine sopra abbiamo in cima il nostro profilo e sotto la chat. Nella barra destra dell’immagine sotto, invece, una serie di Edge App, come le chiamano. Tra quelle subito disponibili varie viste delle nostre attività su Facebook.

Rockmelt The Social Browser

Curioso che un Facebook Browser come questo venga fuori da un software di Google. Ha sicuramente le ottime performance di Chrome, il che è positivo. Ma non posso trattenermi da un pensiero dietrologico sulla nostra privacy. Quando attivi RockMelt la prima volta lo autorizzi a leggere tutto quello che fai su Facebook, quindi i tuoi dati passano per Google per andare da Facebook e ritorno… Brrrr.

Ricevo da Experian e giro. Monitoraggio di Hitwise Search Engine Analysis Tool, qui il loro comunicato con altre informazioni. Dati relativi al mercato americano. Ultimo mese:

Distribuzione delle ricerche effettuate sui principali motori di ricerca (%)
Dominio Settembre 2010 Agosto 2010 Variazione set/ago
www.google.com 72,1% 71,5% +1%
search.yahoo.com 13,5% 14,2% -2%
www.bing.com 10,1% 9,8% +2%
www.ask.com 2,3% 2,2% +4%

Anno su anno:

Distribuzione delle ricerche effettuate sui principali motori di ricerca (%)
Dominio Settembre 2010 Settembre 2009 Variazione 2010/2009
www.google.com 72,1% 71,0% +1%
search.yahoo.com 13,5% 16,3% -17%
www.bing.com 10,1% 8,9% +13%
www.ask.com 2,3% 2,5% -8%

Ultimamente mi capita di veder passare sempre più spesso considerazioni a favore di Android, il sistema operativo mobile di Google. Un po’ per la chiusura del sistema Apple, un po’ per le novità dell’ultima versione. LifeHacker riassume pro e contro. Google presenta App Inventor, per far fare applicazioni anche a chi sviluppatore non è (Mashable). E – fa un po’ ridere – introduce un’app per condividere, gosh, i parcheggi (RWW). Mi chiedo – e chiedo agli esperti lì fuori – se è tempo di considerare seriamente l’alternativa all’iPhone.

Nel frattempo, con un filo unito solo da Big G, trovo questa grafica che è un utile reminder sul motore di ricerca. Capace che lo uso a lezione l’anno prossimo. Viene da PPCBlog, dove si trova anche la versione maxi.

How Does Google Work?

Infographic by PPC Blog

Google TVGiù a San Francisco Google sta tenendo la sua conferenza annuale per gli sviluppatori, Google I/O. Terza edizione, e prima a essere trasmessa live su YouTube. Vic Gundotra, vice president of engineering, all’apertura del suo keynote ribadisce che I/O non sta tanto per input/output quanto per Innovation in the open, perché “The Web is the most important platform of our generation. And because it’s a platform controlled by none of us, it’s the only platform that truly belongs to all of us”. Be’, come dichiarazione programmatica non c’è male. Ora però aspettiamo di digerire gli annunci. Per ora: Google Storage for Developers (un concorrente di Amazon S3); nuove API per feed real-time (PubSubHubHub, per chi mastica l’argomento); nuove API per Latitude e Maps; WebM, formato video che si dichiara “open”; e altro. La grande direzione è HTML5, nuovo standard Web “Per fare in modo che le applicazioni Web siano in grado di fare tutto ciò che fanno le applicazioni desktop”, dice il vice president of product management, Sundar Pichai. Però non ho ancora trovato una buona pagina di ingresso all’argomento.

A me comunque interessavano i previsti annunci in ambito televisivo. Oggi dovrebbero annunciare la Google TV, un dispositivo hardware che dovrebbe portare Internet e applicazioni sullo schermo in salotto. Ciao ciao Digitale Terrestre. Non vedo l’ora. Il Financial Times ha un articolo a riguardo. Mashable sta seguendo questo argomento. E cita un report di GigaOM che prevede “Revenues from apps on TVs should increase from $10 million in 2010 to $1.9 billion by 2015″. Oh-ohhh… :)

Aggiornamento: Qui sotto il video promo di Google TV. A questo link ancora Mashable con alcuni fast facts.

[Qualcosa più di un guest blogger, visto che Nicola Junior Vitto è mio socio in Blomming e spero riuscirà a parlare più spesso, in futuro, di software e startup. Qui sotto racconta impressioni esperienze e idee raccolte a Better Software, di cui avevo già parlato in altri articoli -ad]

Laptop appoggiati sulle gambe, molti con una mela luminosa ben visibile ai relatori. Negli schermi la pagina di Twitter o di uno dei tanti client che usano le sue API per fare il resoconto in tempo reale della presentazione che si sta ascoltando, in sale spesso piene. A conferma che non è sempre facile scegliere il relatore giusto da seguire, essendo uno più interessante dell’altro.

E’ così che ci si può immaginare l’ambiente a Better Software. Per chi sviluppa software si è trattato di un incontro ai vertici. Si è parlato di metodologie Agili, Extreme Programming (XP), Social Media, Open Source, startup e innovazione. Ma si è parlato soprattutto delle persone, di come migliorare professionalmente per una crescita individuale e del team in cui si lavora.

Foto: <a href=

Nei talk molti relatori hanno espresso le difficoltà incontrate ad applicare le metodologie agili alle loro necessità e strutture aziendali, e hanno spiegato come sono state rielaborate d adattate alle loro esigenze. Lo stesso Francesco Cirillo (noto inventore della Tecnica del Pomodoro; vedi anche), parlando delle dinamiche di team, ha affermato come in ogni contesto l’organizzazione migliore sia quella che meglio si adatta alle esigenze interne, spiegando come in qualche modo sia meglio scegliere una metodologia concreta – in particolare XP – visto che l’Agile è astratto e definisce un sistema di regole troppo perfetto, troppo chiuso e quindi in realtà non è la migliore strada da perseguire. O meglio: “In qualche modo XP è incompleto: è questa la sua forza… l’Agile è perfetto: per questo non serve a niente”.

Illuminante in questo senso anche il talk su Agile e tecniche dell’improvvisazione jazz di Fabio Castronuovo. Nell’esecuzione di un brano di musica classica, visto come metafora di organizzazione gerarchica con direttore d’orchestra, una stonatura è il male assoluto. In un’improvvisazione jazz si dà per scontato l’errore e l’imprevisto, la bravura sta nel reagire positivamente alla situazione potenzialmente negativa trasformandola in un punto di forza: questo è essere agili!

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Quest’anno la conferenza internazionale sul Multimedia dell’Association for Computing Machinery si tiene a Firenze: ACM Multimedia 2010. Se ne sta occupando, tra gli altri, Giampaolo D’Amico, che me l’ha segnalata. Sarà a fine ottobre ma la Call for Contributions per Short Papers, Brave New Ideas, Technical Demo, Video Program, Open Source Software, Doctoral Symposium, Interactive Art scade il 7 maggio. Affrettatevi!