Articles in the Politics (and) Transitions Category
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Qualche anno fa ho avuto l’occasione di assistere a uno speech dell’allora direttore marketing di Fiat. Per un po’ ho seguito i contenuti, poi ho iniziato a notare come il discorso era costruito, verificando le straordinarie capacità di incantare l’audience che solo un grande comunicatore può avere. Questo per dire che, soprattutto di fronte a persone di qualità come i vertici di Fiat, bisogna sempre prendere tutto con le pinze, fare la tara, verificare, controllare di non esser stati ipnotizzati. Eppure, nel discorso di Sergio Marchionne al Meeting di Rimini (qui una search su Google per i commenti dei giornali), disponibile in integrale qui sotto, trovo meno retorica di quanta mi sarei aspettato, e più contenuti.
Fabrizio Capobianco (blog di lavoro) commenta in una nota su Facebook: “Per me, questo documento e’ uno dei migliori scritti che sia mai uscito dall’Italia”. E sottolinea poi la spinta forte al cambiamento che Marchionne ribadisce più volte. Per esempio: “Rifiutare il cambiamento a priori significa rifiutare il futuro. Se non siamo disposti ad adeguarci al mondo che cambia, ci ritroveremo costretti a gestire solo i cocci del nostro passato”. E rivolgendosi ai giovani ricorda la nottola di Minerva di Hegel, che “Arriva a cose fatte, quando la realtà è già passata. Quello che si studia nei libri sul mondo dipinge una situazione che è già un’altra”. Quindi “Non è importante la strada che sceglierete”, afferma, “E’ molto più importante l’approccio con cui deciderete di percorrerla”.
Etica del cambiamento, responsabilità e libertà, virtù delle persone, spinta al futuro. Difficile non lasciarsi incantare.
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Estate, tempo di abbigliamento leggero. Se cerchi una maglietta che si distingua, una buona scelta è quella del ventennale dell’Electronic Frontier Foundation. La vedi qua sotto. Per averla, devi fare una donazione almeno Pathfinder, da $65. Io l’ho fatto, che pathfinder mi sento, e ci tengo a sostenere una delle prime organizzazioni no-profit che si sono sempre battute per la libertà della Rete. Altro sulla loro pagina di About.
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Viene dalla Spagna, e precisamente da Granada, dove dal 18 al 20 Aprile scorsi si è tenuto un Informal Ministerial Meeting of Telecommunications and the Information Society, nell’ambito della Presidenza spagnola della UE. Si è tenuto anche il (D’) Evolution Summit, dal fulminante sottotitolo “Apri la mente del tuo Ministro della Cultura”. Eh. Procuriamoci un salvagente gigante anche noi. Fatto sta che il gruppo Internet NO serà otra TV ha tirato fuori il poster che trovate qui sotto, a opera dell’artista Miguel Brieva. E’ abbastanza semplice, dicono, “Che può capirlo anche un ministro” ;)
Sembra abbia funzionato. Nella pagina di rassegna stampa dicono che la “Declaración finalmente firmada por los ministros” è “Muy desactivada respecto a la intención inicial. Por esto sirve estar vigilando“ (grassetto mio).

A questo indirizzo il download della versione originale. Via Exectweets.
2.0, Enterprise 2.0 and Corporate Blog, Politics (and) Transitions »
Più di 2.500 partecipanti al wiki, che raccoglie ormai oltre 10.000 articoli. Più di 70 blog, spesso multiautore. E inoltre iniziative con gli studenti e la prospettiva di creare un proprio Social Network. Non è l’ennesima start-up di ragazzini ma il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti. O, meglio, la loro iniziativa chiamata eDiplomacy.
Richard Boly, director of the Office, nella conference call tenutasi oggi per blogger e giornalisti ha dichiarato che il loro compito è “To move the culture of State Department from a Cold War paradigm, where information were always closed, to a “post 9/11″ world”, dove apertura e collaborazione sono una necessità. Dove cioè è richiesto il cambiamento “From the need to know to the need to share”. Senza rinunciare alla sicurezza, ovviamente. Tutti i progetti, infatti, sono interni al Dipartimento di Stato, nascosti dietro i firewall. La novità principale, dunque, sta nei nuovi modelli organizzativi, di collaborazione aperta.
Diplopedia (qui su Wikipedia), per esempio, è il wiki interno il cui scopo principale è quello di aggregare e strutturare le informazioni. E’ quindi necessario, come ha detto Boly, “To look to knowledge management with a diplomat perspective”, e interpretarlo di conseguenza. Altrettanto i blog. Lui ha parlato, in realtà, di “Blog-based communities”, dove le persone condividono le informazioni, scambiano punti di vista e raccolgono nuove idee.
Niente di nuovo sotto il sole, da un certo punto di vista, perché, ha concluso Boly, “All the initiative is seven years old. The first communities are five years old and Diplopedia is three years old”, mentre altri progetti sono più recenti. Normale, da un certo punto di vista, riscontrare un così abituale utilizzo di metodiche avanzate in un Paese come gli Stati Uniti.
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Stefano Quintarelli ha pubblicato estratti e commenti sulla battaglia legale Viacom – YouTube, prima e seconda parte. I documenti citati sono mail provenienti dalle diverse aziende coinvolte, il che ci dà una succosa prospettiva di corporate culture (ricordate il “Don’t be evil“? Be’, scordatevelo). In sintesi emerge che i fondatori di YouTube hanno volontariamente violato il copyright, che quelli di Viacom hanno fatto upload illeciti di materiale promozionale di nascosto, e altre amenità. Il New York Times, seriamente, sintetizza i fatti salienti. Dopo il salto la discussione su Friendfeed.
Citizen (and) Journalism, Politics (and) Transitions »
Per la seconda volta, e a ben tre anni di distanza dal CitizenCamp dove ci siamo conosciuti, ho avuto il piacere di partecipare alla giuria per il premio nazionale La Città Dei Cittadini, promosso dall’Istituzione dei Servizi Culturali Casalecchio delle Culture, del Comune di Casalecchio di Reno.
Quest’anno l’associazione ha ricevuto un numero davvero importante di iniziative, anche solo per la sezione Mezzi di Comunicazione che trovate qui subito dopo il salto.
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Sir Tim Berners-Lee l’aveva detto qui e ha convinto Gordon Brown, prime minister inglese: bisogna aprire l’accesso ai dati, soprattutto quelli della Pubblica Amministrazione. In questa intervista alla BBC ora afferma: “I dati pubblici sono qualcosa su cui abbiamo già speso del denaro… lasciarli sulla scrivania di qualche ufficio è uno spreco”. L’hanno fatto, su Data.gov.uk: “Government are opening up data for reuse. This site seeks to give a way into the wealth of government data and is under constant development. We want to work with you to make it better. We’re very aware that there are more people like you outside of government who have the skills and abilities to make wonderful things out of public data. These are our first steps in building a collaborative relationship with you”.
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Joi Ito, CEO di Creative Commons, è stato recentemente a Roma, a parlare alla Camera dei Deputati – sembra uno scherzo, di questi tempi, invece è così. Per l’occasione si è messo la cravatta (mai visto prima :) e ha rilasciato la bella video-intervista che ripropongo qui sotto. Del suo concetto dei diversi “strati” relativi a open innovation ho già parlato qui, un post di un annetto fa ma che merita ancora qualche riflessione. Creative Commons, inoltre, è ancora in fundraising – Joi lo racconta qui. Merita un pensiero per Natale. Io ci sono.
(Via Gianluca Dettori)
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Visto che è Natale, credo importante considerare con attenzione la colonna destra dell’immagine qui sotto. I profitti che ExxonMobile ha fatto l’anno scorso sarebbero bastati – da soli – per dare a ogni persona sulla Terra $6,75.
(Da BillShrink, via Reflection)
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Giovedì, a Roma, Joi Ito parlerà alla Camera dei Deputati, in un evento del ciclo Capitale Digitale – i dettagli sulla pagina Facebook. Joi è CEO di Creative Commons, iniziativa a cui credo molto. Ma non, contrariamente a quanto sembra essere opinione diffusa, perché credo che tutti i contenuti e le informazioni debbano essere gratuite, bensì per l’esatto contrario: ritengo infatti che chi vuole diffondere le proprie opere senza copyright debba essere libero di farlo e, nonostante questo, protetto e difeso nel riconoscimento del proprio lavoro. Ne ho parlato meglio in questo post, sollecitando anche la sottoscrizione di sostegno al network. Sotto allego un paper molto appuntito scritto da Stefano Quintarelli – vedi qui.






















