Articles in the Politics and Economy Category
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Le voci contro il titolato Stop Online Piracy Act - che trovate in integrale sulla Library Of Congress degli Stati Uniti – e il correlato Protect IP Act si levano sempre più forti. Tra queste da segnalare senz’altro quella di Joi Ito, che conosciamo bene dai tempi in cui era CEO di Creative Commons (ne ho parlato spessissimo su queste pagine, essendo stato io sostenitore ufficiale del network CC per qualche anno) e ora direttore del MIT Media Lab. I due atti, afferma Ito, “Cercano di minimizzare la diffusione di materiale protetto da copyright prendendo di mira siti che promuovono e permettono la condivisione di materiale protetto da copyright, come The Pirate Bay. Ma anche se questo obiettivo può essere lodevole” – continua – “imprenditori,giuristi e attivisti per la libertà di parola sono preoccupati per le conseguenze di questi disegni di legge per l’architettura di Internet”. E conclude con una posizione ufficiale: “Presso il MIT Media Lab condividiamo queste preoccupazioni e ci opponiamo a SOPA e PIPA in quanto minacce per l’innovazione su Internet”.
Non sono parole da poco. Ito è persona di non poco peso, e non è solo. Continua a leggere »
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Bellissimo servizio realizzato tra Harvard e il MIT: The Atlas Of Economic Complexity. A parte il report scaricabile, molto intriganti le visualizzazioni interattive. Un bel modo innovativo di imparare, e ottimo uso degli #opendata, che stanno un po’ prendendo piede anche in Europa. Così si scopre che nel 2009 la maggior parte delle nostre esportazioni, macchia blu dell’immagine sopra, è stata sostanzialmente di meccanica. E che l’import, invece, ha questa grossa macchia nera di petrolio (nell’immagine sotto). Possiamo continuare così? Sarebbe bello ogni tanto sentir parlare anche di macroeconomie e visioni strategiche per il Paese. Continua a leggere »
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[Molto raramente ci si concede un off topic, che non per caso è in corsivo...]
Di tutti i numeri che stanno girando in queste ore il più interessante, IMHO, è “Meno 10%” (circa). E’ il calo della Sindaco uscente Letizia Moratti rispetto ai voti con cui è stata eletta: 52% allora, neanche 42 oggi. Da qui in poi ci si può sbizzarrire con le analisi politiche. E infatti una lettura storico-antropologica dei giornali di oggi ricorda quelle cronache medioevali affollate di maghi, stregoni e negromanti che con un misto di kabbala e fondi di caffé, formule mistiche e aritmetiche esoteriche predicono futuri, interpretano passati, descrivono presenti alternativi.
In particolare questo mi ha colpito: un possibile presente alternativo descritto da Massimo Cacciari, alchimista quant’altri mai, nelle note a pagina 9 del Corriere della Sera. “Con un gioco diverso si poteva vincere al primo turno”, afferma. Poi un botto, un lampo, odor di polvere da sparo e l’apparizione: “Il nome perfetto sarebbe stato Gabriele Albertini”, conclude.
Le bollicine dello champagne devono avergli dato alla testa. O forse i fumi degli alambicchi che usa per la Pietra Filosofale. Ecco, no. Facciamo che Cacciari lo rimettiamo in frigorifero, con le sue vecchie logiche e i fantasmi sumeri. Che qui c’è da lavorare.
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Doveroso marcare il momento in cui anche un incontro classicamente a porte chiuse come l’Assise di Confindustria si è aperto – suo malgrado – ai commenti spontanei di uno dei partecipanti. E’ stato L’Imprenditore: qui il suo Twitter, qui il post sul suo blog. Lui si riconosce facile:

Lol. Ha fatto scalpore (oltre che sul TG è finito anche su Repubblica) sia per l’uso dei Social Media – ricorda un po’ la storia del Kremlino – sia per ciò che ha detto. Una volta tanto, una voce diretta, senza intermediazioni, che commenta pacatamente e dice chiaro quello che pensa. Il suo blog è da leggere tutto.
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Twitter, in questi giorni di protesta in Egitto, afferma sul blog ufficiale dell’azienda:
Our goal is to instantly connect people everywhere to what is most meaningful to them. For this to happen, freedom of expression is essential. Some Tweets may facilitate positive change in a repressed country, some make us laugh, some make us think, some downright anger a vast majority of users. We don’t always agree with the things people choose to tweet, but we keep the information flowing irrespective of any view we may have about the content.
The open exchange of information can have a positive global impact. This is both a practical and ethical belief. On a practical level, we simply cannot review all one hundred million-plus Tweets created and subsequently delivered every day. From an ethical perspective, almost every country in the world agrees that freedom of expression is a human right. Many countries also agree that freedom of expression carries with it responsibilities and has limits.
Ora quel che sta succedendo in Egitto è molto grave, da tutti i punti di vista. Ma nello stesso tempo non riesco a non pensare anche alla telefonata di Masi a Santoro, l’altra sera in trasmissione.
(Post di Twitter via)
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Oltre agli scontri di piazza, anche questa è una di quelle orribili immagini che non avrei mai voluto vedere…

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“Nella classifica dei Paesi in cui è più facile fare affari – realizzata dalla Banca Mondiale – il Portogallo è al 31esimo posto, subito dopo Israele e Paesi Bassi. L’Italia, invece, è all’80esimo. Significa che per un imprenditore straniero è più difficile investire in Italia che in Mongolia o in Zambia”.
Internazionale 876, pag. 33. Dal Wall Street Journal
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Di wireless a Milano si è parlato tanto, negli anni scorsi. Stavolta è il PD a farsi portatore di un progetto sul tema – qui un articolo su Repubblica – e per questo motivo ospita una tavola rotonda a cui ho il piacere di partecipare. Io porto una piccola riflessione su Milano città della tecnologia, e non solo di finanza, moda e design. Circa un quarto dell’Information Technology italiana si concentra qui. Ma è questo un settore considerato quanto gli altri? A me sembra di no. Eppure è strategico. Forse si può far meglio. Anche senza bacchetta magica.

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Qualche anno fa ho avuto l’occasione di assistere a uno speech dell’allora direttore marketing di Fiat. Per un po’ ho seguito i contenuti, poi ho iniziato a notare come il discorso era costruito, verificando le straordinarie capacità di incantare l’audience che solo un grande comunicatore può avere. Questo per dire che, soprattutto di fronte a persone di qualità come i vertici di Fiat, bisogna sempre prendere tutto con le pinze, fare la tara, verificare, controllare di non esser stati ipnotizzati. Eppure, nel discorso di Sergio Marchionne al Meeting di Rimini (qui una search su Google per i commenti dei giornali), disponibile in integrale qui sotto, trovo meno retorica di quanta mi sarei aspettato, e più contenuti.
Fabrizio Capobianco (blog di lavoro) commenta in una nota su Facebook: “Per me, questo documento e’ uno dei migliori scritti che sia mai uscito dall’Italia”. E sottolinea poi la spinta forte al cambiamento che Marchionne ribadisce più volte. Per esempio: “Rifiutare il cambiamento a priori significa rifiutare il futuro. Se non siamo disposti ad adeguarci al mondo che cambia, ci ritroveremo costretti a gestire solo i cocci del nostro passato”. E rivolgendosi ai giovani ricorda la nottola di Minerva di Hegel, che “Arriva a cose fatte, quando la realtà è già passata. Quello che si studia nei libri sul mondo dipinge una situazione che è già un’altra”. Quindi “Non è importante la strada che sceglierete”, afferma, “E’ molto più importante l’approccio con cui deciderete di percorrerla”.
Etica del cambiamento, responsabilità e libertà, virtù delle persone, spinta al futuro. Difficile non lasciarsi incantare.
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Estate, tempo di abbigliamento leggero. Se cerchi una maglietta che si distingua, una buona scelta è quella del ventennale dell’Electronic Frontier Foundation. La vedi qua sotto. Per averla, devi fare una donazione almeno Pathfinder, da $65. Io l’ho fatto, che pathfinder mi sento, e ci tengo a sostenere una delle prime organizzazioni no-profit che si sono sempre battute per la libertà della Rete. Altro sulla loro pagina di About.


