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Douglas Rushkoff at HelloEtsy Berlin - Program or be programmed

“In the emerging, highly programmed landscape ahead, you will either create the software or you will be the software”. E’ incredibile come, 18 anni dopo Cyberia, Douglas Rushkoff abbia ancora più forza di allora nello spingere a capire e a prendere possesso delle tecnologie, pur essendone diventato un critico. O forse proprio per questo: proprio perché le capisce profondamente ne conosce rischi e pericoli. Il suo “Be programmed” ha infatti due implicazioni. Da una parte è un gioco di parole sul diventare un “programma” in senso televisivo. Dall’altra si riferisce all’essere “programmato”, influenzato, gestito da altri. In ogni caso si tratta di libertà di scelta. “Se scegli di programmare”, afferma nella prima pagina del libro, “avrai accesso al pannello di controllo della civilizzazione. Scegli di essere programmato”, continua, “e potrebbe essere l’ultima vera decisione che prendi”.

Sembra eccessivo? Lo spiega bene parlando di Facebook. Continue Reading…

La storia di Mauro Rubin (blog) e la sua Joinpad è fulminante: abbiamo registrato questo video giusto un anno fa ed erano più o meno appena partiti. Mauro si è licenziato da fior d’azienda per fare la sua startup, e ha avuto ragione. Joinpad gira forte e ha organizzato la seconda edizione dell’evento italiano più importante su questo tema. Questo giovedì 16 giugno si tiene infatti Italian Augmented Reality – IAR2011 – al quale ovviamente non potete mancare.

Internet Better Life, recita il sito di ToscanaLab. E Festival dell’Innovazione Digitale, invece, VeneziaCamp. Due appuntamenti importanti, a cui ho avuto la fortuna di essere invitato per parlare di Blomming – ne ho raccontato qua. Venerdì 2 luglio, però, avrò il piacere di partecipare anche alla Venice Session intitolata Design The Future. Ascolterò figure di spicco, come Elio Caccavale del Royal College of Art, Aldo Colonetti, direttore Ottagono, Joseph Grima, direttore editoriale Domus, Stefano Mirti di Id-Lab e NABA, e altri, tra cui Carlo Guglielmi, presidente di FontanaArte e Cosmit, l’ente che organizza il Salone del Mobile.

Proprio al Salone, e grazie a Luigi Gioni di Open-Knowledge, ho avuto occasione di incontrare Guglielmi, di cui riporto la video-intervista qui sotto. Mi ha raccontato dell’evento e del mercato del design italiano (inteso principalmente come arredo, ofc), mentre io cercavo di “pungolarlo” su visioni, strategie e intenzioni nei riguardi di Internet. Sinceramente: c’è ancora molto da fare. Guglielmi riconosce l’ineluttabilità del “digitale”, anzi dà una strigliata agli operatori della distribuzione. Ma una presa di posizione più aperta e decisa verso l’online da parte dell’ente che lui rappresenta sarebbe auspicabile. Proprio perché Internet non è solo un divulgatore, bensì piattaforma di business, e miglior risposta alla crisi.

Altre anticipazioni riguardo la Venice Session sulla pagina Facebook.

S’era già detto che Balsamiq è “La startup più amata dagli startupper”. E ora che ho conosciuto Peldi ho capito bene perché. Pragmatico – anzi “Terra terra” dice lui, e “Concreti” ribadisce il suo amico e socio Marco – e di una simpatia esplosiva. Qui sotto il video dell’intervista che gli ho fatto al Working Capital di Bologna, con in più alcuni passaggi del suo speech. Da non perdere gli ultimi due minuti.

Nel 1999 tra i leader del mercato dei Content Management System spiccava Vignette. Installarlo costava una miliardata di lire e per personalizzarlo avevi bisogno di un consulente da dieci milioni al giorno. Oggi WordPress fa le stesse cose, anzi più e meglio, gratis. E’ Open Source, per la precisione, e usato da un numero imprecisato di publisher: 22 milioni quelli che si possono contare – vedi le statistiche ufficiali – oltre a quelli che l’hanno scaricato e installato su un proprio dominio, come questo Infoservi.it. Sono stati 21 milioni solo nell’anno scorso.

L’ha fatto Matt Mullenweg, di cui trovo straordinaria la presentazione nel video qui sotto, specie se confrontato con lo stile di un altro ragazzino come lui tipo Mark Zuckerberg di Facebook o tanti manager dell’industria. Ha iniziato perché interessato alla typography, e ha una passione per il jazz. Modestia e semplicità non devono essere scambiate per pochezza di visione né tantomeno di influenza: questo ragazzo è il centro di connessione di migliaia di sviluppatori e milioni di publisher, cioè coloro che fanno la Rete. PC World l’ha nominato tra i Top 50 del Web, Business Week tra i Top 25. Lui, in perfetto understatement, commenta “It’s probably all downhill from here”. Sì, se vuol dire che il peggio è passato. Ma il meglio deve ancora venire. Questo ragazzo è destinato solo a crescere.

PS Il suo speech dura circa 40 minuti, poi c’è mezz’ora di domande e risposte. Da non perdere quella a 1:8:10, della studentessa di giornalismo (sono biased: ho lo stesso problema con gli studenti di quest’anno)

PPS Mashable riassume le cinque novità principali di WordPress 3.0

In un segmento di mercato da 16 miliardi di dollari, in effetti, 125 milioni sembrano proprio pochi. E se si tratta di Enterprise Storage, per di più, le dimensioni contano. Ma sembra essere solo questo il problema di Compellent, almeno stando ai commenti più che positivi dei clienti. “They deliver what they say” o “They really follow your needs” è il tono delle testimonianze raccolte al caffé durante il C-Drive. Ne abbiamo parlato con Phil Soran, CEO di Compellent, nell’intervista video che trovate dopo il salto.

I 125 milioni rappresentano i risultati 2009 dell’azienda di Minneapolis, in crescita del 38% rispetto all’anno precedente, a fronte di una contrazione del settore delle Storage Area Network del 5%. Diminuzione quest’ultima che sembra però essere solo temporanea, visto che le esigenze di storage  proiettano nei prossimi anni una crescita esponenziale, come nella slide sotto:

Compellent si sta affermando per una soluzione tecnologica interessante: un approccio che ha, diciamo così, virtualizzato file system, protocolli di comunicazione, formati dei dati, eccetera, in modo tale da poter gestire in modo uniforme ogni possibile configurazione di dischi. Man mano che diventano meno prioritari, i dati si spostano così automaticamente – per questo Fluid Data – dalle batterie di prima risposta, composte di dischi veloci e costosi come quelli in Fibre Channel, verso quelli più lenti ed economici, per esempio in tecnologia SATA. Il tutto in maniera automatica e trasparente, completamente gestita dal sistema. Una peculiarità che, a sentire clienti e partner, stacca nettamente la concorrenza. E non è l’unica.

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Ho incontrato Stefano Sanna per la prima volta a Frontiers of Interactions 2007. Il suo intervento mi aveva colpito, come ho scritto qua. Qualche chiacchiera veloce, poi ci siamo un po’ seguiti online, ma niente di più. Fino a una sera, in Skype: “Alberto!”. E mi manda un file. Questo:

Era il numero di Aprile 1996 di PC Magazine. Io, tra le varie cose, curavo la rubrica OS/2, e avevo recensito la Zona OS/2 che lui curava su Bronto Server, il sito del suo amico Marco Marongiu (che ora lavora a Opera Software, a Oslo), senza ovviamente conoscerli affatto. Altrettanto per loro, che si sono trovati sul giornale in modo del tutto inaspettato. Quella sera su Skype Stefano mi ha raccontato che effetto gli aveva fatto la sorpresa ai tempi, che energia gli aveva dato. Non vi dico io mentre lo diceva, e il piacere di scoprire che una piccola cosa fatta tempo addietro era servita a qualcosa.

Ora Stefano (scheda sintetica) è un riconosciuto professionista, esperto di sviluppo mobile. Sua la Divina Commedia per iPhone, che è stata per lungo tempo l’applicazione italiana più scaricata. A Better Software, il 5 Maggio, aprirà le danze con uno speech dal titolo Application Store Potenzialità e trappole, che ci racconta qui.

Eccomi qui a raccontarti dell’intervento che faro’ a Better Software la settimana prossima. Come mi hai raccomandato, scrivero’ queste note molto informalmente, come se ti stessi raccontando l’intervento mentre stiamo andando a Firenze alla conferenza. Non ti nascondo che scriverti per raccontarti un mio lavoro, 15 anni dopo la prima volta, mi riempie di emozione. E ti assicuro che non sono parole dette a caso [Altrettanto, Stefano. Io di parole non ne ho proprio più :D ndr].

Il mio intervento si intitola Application store, potenzialità e trappole e vuole dare il punto di vista dello sviluppatore a proposito di fenomeni come App Store e Android Market. Il web è pieno di autorevoli analisi, commenti e statistiche che studiano e decifrano (o cercano di decifrare) l’enorme successo della rivoluzione introdotta con la seconda generazione di iPhone. Si tratta spesso di statistiche complessive (sono state scaricate N miliardi di applicazioni), oppure frutto di sondaggi presso gli utenti oppure ancora casi di successo eclatante. Normalmente chi parla è un analista, mentre gli sviluppatori sono dietro le quinte. Io sono sviluppatore al 100%, come tempo e come animo, e nel mio intervento presenterò la mia esperienza diretta e quella di altri due sviluppatori di successo italiani. Parlerò, dunque, di gente di casa nostra, con dati di prima mano, mostrando con entustiamo risultati apprezzabili ma sottolineando anche la delusione per cio’ che non e’ accaduto. Ovviamente non ho la ricetta magica per fare milioni di euro sugli application store: non mostro trucchi ne’ prevedo il futuro. Se così fosse avrei ben altra qualita’ di vita! Parlo della realta’, della cruda realta’ :)

Andiamo per ordine. Continue Reading…

Una Cosa Nòva

dottavi —  29 April 2010 — 1 Comment

Su Nòva 24, inserto su innovazione, ricerca e creatività de Il Sole 24 Ore, oggi c’è un mio pezzo su Michael Meyer, CEO di Adaptive Path. E’ il report dell’incontro / discussione / intervista avvenuto durante il Salone del Mobile grazie a BAIA Network, che ha generato delle occasioni d’incontro per Meyer in Italia. Adaptive Path è famosa per il design digitale – nella loro pagina dei clienti molte startup web, oltre a nomi di spicco nell’online – ma la sua peculiarità è un più ampio approccio a Experience Design and Strategy. Per questo abbiamo parlato anche di organizzazione, oltre che di prodotti… ma per saperne di più dovrete fare un salto in edicola.

Non è l’unica Nòvità, su questo numero. Per vie del tutto parallele e inaspettate, il giornalista Andrea Nelson Mauro (che non conosciamo) ha contattato Nicola Junior Vitto, mio socio in Blomming, per un’articolo / intervista sulla nostra iniziativa. Ne è uscito con un bellissimo e lungo pezzo che ci ha strabiliati. Ha colto lo spirito e ci ha dato una spinta ancora più forte per mantenere la deadline di metà maggio per uscire con l’alpha. Ne ho parlato sul magazine del sito.

linusQualche tempo fa, a Milano, si è tenuto Nice To Meet U, evento organizzato da Ustation, network di media universitari. Ospite particolare Linus, direttore artistico di Radio Deejay. Interessanti le sue opinioni e il suo uso della Rete, molto competenti ed equilibrate: né entusiasmo né scetticismo, ma una visione lucida di problemi e opportunità. Ha cominciato raccontando quanto sia pesante l’infrastruttura della radio, che rappresenta quasi l’80% dei costi, dedicati a gestire i 4/500 ripetitori e il satellite che li collega. Ed è proprio questo a costringere le radio ad appiattirsi sul “commerciale”. “Non vedo l’ora che accada il passaggio su Internet, che potrà abbattere questi costi”, ha affermato, anche perché il passaggio delle radio sul Web permetterebbe la nascita di tante radio alternative, a cui ha attributito un valore culturalmente pari a quello di una radio professionale, fatte le debite proporzioni.

Se questi i lati positivi (“Credo il Podcast sia la cosa più bella in assoluto”, ha anche detto), non si nasconde le difficoltà, specie di fronte alla sfida del Web moderno, quello sociale: “Internet ha fatto sentire molto la presenza del pubblico. Nello stesso tempo, quando sviluppi un’azione con una componente artistica non devi lasciarti influenzare più di tanto dagli input del pubblico. Il problema con la massa è che tende a ripetere cliché”. Quindi dialogo sì, ma nel rispetto delle reciproche posizioni e cum grano salis: “Il mio blog viene letto da 3/4.000 persone, ogni giorno, e riceve 40/50 commenti. Spesso sono molto positivi, ma non penso che quella sia la verità”.

Insomma molto interessante: le parole critiche, per me, hanno un valore doppio se vengono da chi conosce e usa ciò di cui parla. Non è un caso, evidentemente, se tra i buoni propositi per il 2010 mette “Rivoltare come un calzino la radio”.

Qui sotto il video della prima parte del suo intervento, a questi link le altre: seconda e terza. Il suo blog si trova a questo indirizzo.

Joi Ito, CEO di Creative Commons, è stato recentemente a Roma, a parlare alla Camera dei Deputati – sembra uno scherzo, di questi tempi, invece è così. Per l’occasione si è messo la cravatta (mai visto prima :) e ha rilasciato la bella video-intervista che ripropongo qui sotto. Del suo concetto dei diversi “strati” relativi a open innovation ho già parlato qui, un post di un annetto fa ma che merita ancora qualche riflessione. Creative Commons, inoltre, è ancora in fundraising – Joi lo racconta qui. Merita un pensiero per Natale. Io ci sono.

(Via Gianluca Dettori)

Nel video sotto Tim Brown, CEO di Ideo, una delle più famose design firm del mondo, parla del suo libro: Change By Design. In questa pagina si possono vedere i vari capitoli del video, se si vuole saltare qualcosa.

Ho finalmente completato il video di sintesi della giornata Start-up Hack. Leonardo Camiciotti di TOP-IX, Marco Cantamessa dell’Incubatore Imprese Innovative del Politecnico di Torino, Roberta Profeta della Startup Initiative di Intesa Sanpaolo e Luigi Amati di META Group e Italian Angels raccontano in sintesi le loro impressioni sull’iniziativa e cosa secondo loro è necessario per stimolare l’imprenditoria innovativa.

Domani, sempre a Torino, si tiene inoltre Internet Evolved, quinta conferenza annuale di TOP-IX. Qui il programma.

Aggiornamento: ho pubblicato anche le video-interviste integrali: