Archives For Open Hardware and Arduino

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“Ma belandi,” sembra dire iCub in questa foto. “Cuma l’è che non ci conosciamo?”. Eh, non so mica. Sarà che sono una capra e non sapevo che l’IIT – Istituto Italiano di Tecnologia, Genova, ha organizzato una serie di Caffè Scientifici (vedi sotto il programma). Giovedì 8 maggio si farà un “Viaggio nel mondo della bioispirazione” e ci racconteranno se “La natura può insegnarci a costruire nuove macchine”. Ma belandi.  Continue Reading…

Weiser-21st-Century-Computer-Scientific-American-Alberto-Dottavi-Infoservi

1991. In Medio Oriente si scatena la Guerra del Golfo, contribuendo tra l’altro a dare un ultimo scossone all’Unione Sovietica, che collasserà a fine anno. La cronaca ci tiene col fiato sospeso per la Uno Bianca, l’incidente della Moby Prince e l’esplosione della Haven davanti al porto di Genova. Canticchiamo tutti Losing my religion, dei REM.

Nel frattempo l’Europa segna tre record tecnologici. Dopo quasi dieci anni di ricerca il Groupe Speciàl MobileGSM – attiva la prima rete telefonica cellulare. Tim Berners-Lee pubblica le prime spec del World Wide Web (per la precisione qua). Linus Torwalds annuncia il progetto Linux. Il personal computing è ancora agli albori, era appena arrivato Windows 3.1.

Nel frattempo al di là dall’oceano Mark Weiser, Head of Computer Science Lab allo Xerox PARC, pubblica su Scientific American un articolo dal titolo The Computer for the 21st Century. Aveva già coniato il termine Ubiquitous Computing e ci stava ragionando su da qualche anno in riunioni come quella della foto sopra, in cui anche i ricercatori americani portavano le Birkenstock usando prototipi di tablet 20 anni prima che uscissero sul mercato. Wieser mantiene la promessa del titolo: praticamente immagina tutte le tecnologie emerse in questi ultimi anni e che informeranno – letteralmente – i prossimi. La prossima rivoluzione si chiamerà Contextual Computing, e Shel Israel e Robert Scoble – grandissimi – ci stanno scrivendo un libro.  Continue Reading…

Dopo un video così, non si può non comprarne uno per provare a costruire un primo progetto. Geniale.

elea9003_s

elea 9003, originally uploaded by Id-Lab.

Il 26 febbraio è stata inaugurata una nuova sala espositiva del Laboratorio-Museo Tecnologic@mente di Ivrea, quella dedicata all’ELEA 9003. Sul sito del museo raccontano che

Quando Adriano Olivetti prese in mano le redini dell’azienda, tutti i prodotti Olivetti erano basati su tecnologie meccaniche. Adriano, però, aveva la capacità di guardare avanti e gli era chiaro che la meccanica, prima o poi, avrebbe raggiunto i suoi limiti e che il futuro dell’azienda sarebbe stato nell’elettronica. Ciò lo spinse a collaborare con l’Istituto di Fisica di Pisa per la costruzione di apparati tecnologici, contribuendo alle diverse attività universitarie… Questa decisione si concretizzò nel 1959 con la presentazione dell’Elea 9003, primo computer commerciale a transistor al mondo.

Nel 1959 era pronta la versione definitiva della macchina che venne denominata ELEA 9003. L’acronimo stava per Elaboratore Elettronico Automatico, ma il nome voleva alludere alla famosa scuola filosofica della Magna Grecia. Era un sistema all’avanguardia sotto tutti gli aspetti: la concezione logico-sistemistica, la tecnologia costruttiva e il design; quest’ultimo inventato da Ettore Sottsass”.

Grande incontro tra culture, soft e hard, umanistica e industriale. Altro su Wikipedia. Allestimento della sala, con una parte interattiva basata su Arduino, a cura di Interaction Design Lab.

E’ da parecchio che Fabio scrive, per quanto saltuariamente, su Infoservi (qui i suoi articoli), e gli dovevo un’introduzione come si deve. Qualche dettaglio su di lui nella pagina Chi Siamo, i suoi progetti sul suo blog. Tra questi trovo doveroso segnalare il video qui sotto, che elabora le prospettive del Web 2.0 sul tema “Il futuro di Google”. E’ però una riflessione più ampia sul tema della psico-tecnologia e della convergenza umano-digitale – del wetware, che saremmo noi, con hardware e software. Non per niente è il risultato di un workshop con Derrick De Kerckhove.

Simplicity Tempo fa avevo salvato questa immagine che, perlomeno per quanto riguarda il software, trovo illuminante, oltre che divertente. Ma i temi dell’esperienza d’uso vanno ben al di là della progettazione digitale – anche se in questo contesto molto abbiamo da fare, soprattutto in Italia. Per questo ho trovato interessante UX Conference.

Si tratta di una conferenza sull’innovazione del design industriale moderno, principalmente legato alle tecnologie ma non solo. I quattro moduli in cui è articolato l’incontro trattano di esperienza d’uso, progettazione agile, mobile computing e playful user experience. Mi dicono gli organizzatori: “Come modello vuole collocarsi tra le conferenze business di modello americano e inglese, quindi non parla a un pubblico tecnico ma piuttosto a manager, aziende e professionisti, e in generale agli interessati del settore. Ci aspettiamo di creare un ambiente misto che possa essere un luogo di scambio e di emergenza di nuove idee e visioni differenti”.

Qui i riferimenti: la presentazione, il programma dettagliato, gli speaker. Inoltre, a UXConf è legato un blog-magazine su questi temi: UX Magazine. La conferenza si terrà a Lugano il prossimo 3 dicembre.

Nota: Attualmente il prezzo del biglietto è di circa €160 (dipende dal cambio), ma ancora per qualche giorno sono disponibili tariffe scontate. Fatevi vivi con l’organizzazione e pretendete lo sconto Infoservo: qui il modulo di contatto. Noi la seguiremo quali media partner. L’immagine viene da qua.

Pingdom ha una storia curiosa, con bellissime foto, per gli appassionati di Retrocomputing on steroids: “Ten of the coolest and most powerful supercomputers of all time“. Qui sotto la mitica Connection Machine. Non è bellissima? Chissà se si trova usata :)

Connectionmachine

Nel frattempo è uscita la nuova Top500, cioè la lista dei supercomputing più potenti del mondo.

Chumby arriva in Italia

dottavi —  8 June 2009 — 4 Comments

Grazie a Tecnologie Creative arriva anche da noi Chumby, un folle oggettino che prende applicazioni widget (vedi uno e due) dal Web e ti permette di portartele a spasso per casa. Un embodiment della Rete, per dir così.

Chumby

Iscritto al sito ormai un annetto fa o giù di lì, lo aspettavo. Mi sembra molto più interessante di Nabaztag, il coniglio Wi-Fi. Costa €199. Avevo già parlato di Computer non computer, coniglio compreso, e continuo a pensare che questi smart objects siano molto interessanti.

Douglas Pardoe Wilson, che sta lavorando sull’idea di Social Technology, chiede in un commento a questo post come fare per aggiungere una voce a Wikipedia. Ammetto, mi coglie impreparato: ho sempre editato pagine esistenti, non mi è mai venuto in mente di farne una nuova.

Qualcuno saprebbe aiutare? Grazie.

Nel prossimo mese di marzo avrò l’occasione di tenere un nuovo corso. Si svolge all’interno del Master in Digital Environment Design, in NABA, e parlerò di Distributed Social Media. Andremo a cercare i confini delle relazioni e della partecipazione diffusa nel Web, e soprattutto tra il Web e lo spazio fisico: ambienti, oggetti, eventi. E, ovviamente, cercheremo anche di varcarli, quei confini.

Stasera ho una lezione di presentazione del corso: è pubblica, quindi se volessi partecipare sei il benvenuto. Altre informazioni qui e nella locandina sotto:

Combinazione, oggi è anche giorno di presentazione del Social Media Lab dei vulcanici Stefano Mizzella e Francesco D’Orazio, corso a cui ho avuto il piacere di essere invitato per una lezione. Francesco e Stefano spiegano tutto sul blog dedicato.

C’è chi fa le pulci e chi conta le viti. Per esempio Antonio Sofi. Che in questo post da leggere d’un fiato racconta l’incontro con Nicholas Negroponte, a Firenze, per l’OLPC.

Di cui Antonio nota, appunto, quella vite in più. Che fa la differenza.

Una delle più brutte videointerviste degli ultimi tempi, direi :) Però lui è Steven Levy, sempre sia lodato, e questi di Beet TV si danno parecchio da fare…