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Volkswagen Xl1 una specie di triciclo ibrido elettrico-diesel

“Il problema è che a cercare dell’innovazione si è impazziti”, mi dice Francesco Frugiuele di Beta80, che è sempre in giro per il mondo a fare business (vedi il Mobile World Congress) e mi manda queste foto. “Perché praticamente è un grande concessionario, il Salone dell’Auto. Al massimo Concept Car”. Niente macchine volanti? Neanche driverless o self-driving cars? Sono roba da ragazzi! – ricordate Ionut Budisteanu, liceale vincitore del contest Intel con un progetto di lidar per Self-Driving Cars a basso costo? Vabe’, accontentiamoci delle Concept. un modo per hackerarle lo troveremo. Però, Frugiu, due foto di ragazze potevi mandarcele, dai.  Continue Reading…

bicycle film festival milano lambrate365 - elita - bike party

Gli amanti della Cycling Culture lo sanno già: questo weekend, a Lambrate, si terrà il Bicycle Film Festivalguarda qui la pagina Facebook. Che è molto di più di un festival cinematografico sul ciclismo. E’ espressione di una (relativamente) nuova subcultura che sta emergendo. Da subculture a cult. E presto diventerà un fenomeno di massa, anche se già adesso raccoglie migliaia di appassionati.

Almeno 2.000 persone sono attese a #Lambrate365 questo weekend. E più o meno altrettanti al party di venerdì sera. Per favore, non venite ;)

[Torna Luca Galli – qui il suo blog, qui i suoi post infoservi – e lo fa nel suo stile inconfondibile, con una chicca video straordinaria -ad]

In teoria lo sanno anche i sassi, ammesso che siano interessati — domani in Lombardia inizia lo switch-over: RAI2 e Rete4 sul digitale, poi dopo l’estate tutto il resto. Appena un paio di settimane fa a Milano si sono chiusi i lavori della quinta conferenza nazionale sul digitale terrestre (vedi la copertura stampa). Si è discusso dal punto di vista dell’industria (sopra ogni cosa, la concorrenza tra Sky e Mediaset, dove ci sono i soldi veri), ma poi ci sono le persone là fuori. Come se la cavano in queste circostanze? Che ne sanno di analogico e digitale?

A fine aprile ho provato a ragionare un po’ sulla cosa con un intervento a Trento per il convegno sul digitale terrestre promosso da Provincia Autonoma e Trentino In Rete in collaborazione con Create-Net — un’iniziativa diversa, legata al territorio, ma a cui hanno aderito diversi protagonisti nazionali, tra cui Mediaset, RAI e la stessa DGTVi che ha organizzato la conferenza di Milano.

Dato che a Trento si parlava di “sfide e opportunità”, ho proposto di ripartire appunto dalle persone — niente prediche eh: il mio punto è che espressioni come spettatori (audience) e utenti (users) si portano dietro una quantità di assunzioni che esprimono appunto la prospettiva dell’industria e delle tecnologie, molto meno quella delle persone (direi people) — sia nei media sia nell’ICT. Ecco, per sollevare il punto senza farla lunga incollo qui il video che ho mostrato alla fine del mio intervento. E’ un virale quasi “vecchio” (2008) uscito da un talkshow Fox, prodotto appunto per il passaggio al digitale negli Stati Uniti — da vedere per i primi tre minuti e rotti (in totale ne dura circa cinque). Per inciso, è anche una piccola chicca meta, TV sulla TV, un po’ scorretta e irriverente. Poi torniamo tutti a saggi, articoli, sudate carte (risate di sottofondo).

Mae Laborde accepts her Hulu Award – Watch more Funny Videos

maglietta3sNel piccolo giro degli startupper diventerà oggetto di culto. E’ la maglietta “I Presented In Silicon Valley And Survived” che hanno ricevuto i partecipanti a Mind The Bridge 2010. Erano a Stanford, accidenti, e stando a quel che mi dice Antonio Bonanno di TripShake in chat da laggiù, hanno fatto incontri interessanti e si sono confrontanti con un ambiente di gran livello – qui il suo resoconto. Entusiasti sembrano anche Marcello Orizi e Daniele Idini di Where Is Now, che lo raccontano qui. L’iniziativa vincitrice è VRMedia, un sistema di realtà aumentata per la manutenzione remota – qui la scheda di sintesi. Qui il racconto finale di MTB. Sintesi da non mancare, però, è quella di Fabrizio Capobianco.

Mentre i ragazzi si preparano per il Gran Finale di New York, li aspettiamo in Italia per i racconti. Al ritorno ci vorrebbe un incontro startup-to-startup per condividere le esperienze, che anche qui ci si sta preparando e non si sta mica con le mani in mano :)

Costa meno di mille dollari, te la consegnano in un kit che devi montare, è lenta e ingombrante ma in compenso non fa solo statuette e bamboline: fa buchi nell’universo. E’ una 3D printer ed è l’inizio della prossima rivoluzione. Video qui sotto.

Mercoledì 7 Gennaio 2009. Ricevo una mail su LinkedIn:

nico_callCiao Alberto,
non ci conosciamo, ho trovato il tuo CV partendo dal sito di First Generation (gran bella iniziativa). Vedendo il tuo profilo professionale, ho pensato di chiederti – in forma confidenziale – se ti può interessare partecipare in qualche modo a un mio progetto imprenditoriale nel campo dell’arte su web a livello internazionale. Le parole chiave sono: arte & artigianato, web 2.0, social network ed e-commerce.

Faccio un giro per capire chi è Nicola Junior Vitto. Non c’è molto (non aveva ancora il blog), ma quello che c’è sembra interessante. Rispondo dicendo “Be’, a dire il vero anche io ho un’idea tra arte e Web 2.0…” e gli lascio il mio numero di cellulare. La domenica successiva Nicola mi chiama, e parliamo – boh – un paio d’ore? Cominciano gli scambi di mail finché lui non capita a Milano e, già che si deve parlare di start-up, lo porto al roof bar della Rinascente (foto by NessunDove).

larinascente_7piano_intro

Gli scambi da occasionali diventano settimanali, poi bi-settimanali. Lui aveva già fatto un lavoro di pianificazione straordinario. Lo prendiamo e lo smontiamo pezzo per pezzo, come fosse un motorino. Puliamo gli ingranaggi, lo rimontiamo e ci accorgiamo che non può funzionare. Allora lo smontiamo di nuovo e, io al telefono per strada, lui preso tra mille casini per lasciare il lavoro e sposarsi, all’improvviso troviamo la quadra. Rimontiamo l’idea. Funziona. Partiamo. Nasce Blomming: “Publish. Share. Sell”. I dettagli nella pagina di About.

blomming_logoOra siamo in alpha chiusa, dobbiamo finire il prototipo. Contiamo di andare in beta privata, per gli amici che vorranno provarlo in anteprima e darci una mano a sistemare le cose, per gennaio o febbraio. Però abbastanza per capire che il meccanismo funziona. Abbiamo nel frattempo fatto anche quello che chiamo un “carotaggio”, cioè un test per capire se davvero esistono le community a cui ci vogliamo rivolgere. Accidenti se esistono. La prima è quella di “chi fa cose”, e abbiamo raccolto testimonianze fantastiche in un blog-magazine che abbiamo chiamato LikePicasso. La grafica è ancora da sistemare ma date un’occhiata ai contenuti: esce una creatività tutta nuova, italiana e non solo. C’è anche qualche idea per un regalo dell’ultimo minuto :)

La vision complessiva è un po’ lunga e merita un post a parte. Si tratta della domanda su quale sia il futuro dell’economia trasformata dalla Rete – le Frontiere dell’Economia, per citare la nostra prima e recente uscita pubblica (in occasione del Social Kick-off di Frontiers ho appunto proposto questo tema). E la risposta, in sintesi, è abilitare chi vuole creare e scambiare beni direttamente: creativi, inventori… makers. Da User Generated Contents a User Generated Goods.

C’è tanto lavoro da fare e tanto da raccontare. Ma lo faremo dopo le feste. Ancora auguri a tutti! :)

Joi Ito, CEO di Creative Commons, è stato recentemente a Roma, a parlare alla Camera dei Deputati – sembra uno scherzo, di questi tempi, invece è così. Per l’occasione si è messo la cravatta (mai visto prima :) e ha rilasciato la bella video-intervista che ripropongo qui sotto. Del suo concetto dei diversi “strati” relativi a open innovation ho già parlato qui, un post di un annetto fa ma che merita ancora qualche riflessione. Creative Commons, inoltre, è ancora in fundraising – Joi lo racconta qui. Merita un pensiero per Natale. Io ci sono.

(Via Gianluca Dettori)

Visto che è Natale, credo importante considerare con attenzione la colonna destra dell’immagine qui sotto. I profitti che ExxonMobile ha fatto l’anno scorso sarebbero bastati – da soli – per dare a ogni persona sulla Terra $6,75.

World most profitable companies

World' most profitable companies

(Da BillShrink, via Reflection)

Sorriso gentile, approccio tranquillo e una presentazione che spacca. La bravissima Alessandra Tarantino per la sua tesi ha analizzato la filiera e la logica produttiva del mercato degli elettrodomestici italiani, ed è giunta a una semplice conclusione: che bisogna cambiare tutto. Per contrastare la concorrenza che viene dall’estero, per ottimizzare i costi e quindi per salvare posti di lavoro. Sembrano obbiettivi irrealizzabili? Prima di saltare alle conclusioni guardate il video qua sotto. Alessandra è stata a TesiCamp e sarà a I Realize – Start-up Hack (ti ricordo che l’invito è ancora aperto, se vuoi partecipare anche tu).

Alessandra Tarantino – Elettrodomestici: Cambiare Le Regole – Tesicamp from Alberto D'Ottavi on Vimeo.

Non per coincidenza, evidentemente, ma per comun sentire: avevo giusto in preparazione un post su oDesk che ne parla prima Dario: How the new World Works. Spiega bene tutto lui, ma in estrema sintesi diciamo che è un marketplace di competenze: si crea un portfolio e si aspettano le richieste. Per chi volesse un’overview c’è il video qui sotto, per un approfondimento invece An oDesk review for beginners su BlogKori. Personalmente credo che questi strumenti, che non sono solo self-help ma vera innovazione di processo, abbiano prospettive sociali importantissime.

Dario, tra l’altro, nel mondo dei freelance non è solo faro insostituibile ma anche attore protagonista: ora ospita l’Associazione Consulenti del Terziario Avanzato, di cui ha fatto inaugurazione l’altro giorno.

YouTube Biz Blog racconta il caso del video di un matrimonio un po’ particolare: si è svolto sulle note di “Forever”, un pezzo dance di Chris Brown. Un chiaro atto di pirateria. Divertente, però, veder lo sposo far le capriole e la sposa dondolare il bouquet a ritmo disco. Bum, dieci milioni di view. “Ma non è questo che conta”, affermano i commentatori di YouTube, quanto il fatto che

This newfound interest in “Forever” goes beyond the viral video itself: “JK Wedding Entrance” also appears to have influenced the official “Forever” music video, which saw its Click-to-Buy increase by 2.5x in the last week

Insomma Chris Brown ha fatto un sacco di soldi stando seduto sul divano. I dettagli in questa pagina, qui sotto il video, che in un venerdì d’estate rinfresca un po’.

PS Dal punto di vista della cultura Pop direi che diventa anche un benchmark sul matrimonio ;)

Il Wall Street Journal l’altro giorno titolava The Internet Is Dead (As An Investment), sostenendo che non vale la pena di investire in titoli “digitali”, meglio guardare altrove. Non potrei essere più d’accordo, ma – paradossalmente – per motivi opposti a quelli dell’autore. Certo, se sei solo uno speculatore finanziario e pensi alle aziende Web come occasione per un “mordi e fuggi” (ma lo chiamerei piuttosto “ruba e ammazza”) con ritorni del 1.000%, tasso citato nell’articolo, non solo non ti conviene ma per favore stai lontano, evita. Sei solo “droga” per il mercato, e i danni che hai fatto nel primo giro ce li ricordiamo bene.

Se invece sei un potenziale investitore che si può permettere di guardare al di là del proprio naso, non sei angosciato dalle trimestrali o dal fare a tutti i costi il budget annule dal quale dipende gran parte del tuo stipendio (situazione piuttosto comune non solo negli Stati Uniti, ma in qualsiasi società finanziaria, almeno fino a un po’ di tempo fa), ragiona un attimo. Dove sta andando l’industria – qualsiasi industria? In quanto valuti l’impatto della trasformazione digitale in atto? Certo, ci vorranno magari tre o cinque anni. E, certo, Internet e il Web sono un business tutto sommato piccolo, in ambito tecnologia. Ma non secondario.

Così anche Fred Wilson, “VC and principal of Union Square Ventures” in The Internet Is Alive And Well (As An Investment):

We think the Internet is one of those transformative technologies that changes everything. We see it like the industrial revolution or the invention of the printing press. It is a huge game changer. The Internet has been a commercial technology for about fifteen years now. And we are beginning to see the impact of it on everything around us. The industrial revolution and the Renaissance before it lasted a century or more. It takes a long time for such fundamental changes to work their way through the system and produce a new “normal”.

Lo cita con enfasi passionale Garry Tan – il che non stupisce, visto che è il fondatore di Posterous. Technology is not dead. It is exponential:

The exponential march of software begets the exponential march of software capability. Software has gone more and more high level. Instead of slinging machine-readable bits, we started writing assembly. Then C/C++. Then Java and Perl. Now, Ruby and Python — each step is less efficient for the computer but more efficient for the human. In 1946 you needed a PhD to even get near a computer, and only now are we seeing the rise of the truly interconnected, paperback computer that costs next to nothing but is indispensible for everyday life — not just for an educated elite but for every person on the planet.

Estende il ragionamento al computing in generale, ri-pubblicando il noto schema della Legge di Moore (vedi anche), ma spostando l’attenzione sul software:

Moore law

Ci si dimentica davvero troppo spesso che software e hardware sono essenzialmente la stessa cosa. E che quello che prima vedi come un programma complicato prima o poi te lo trovi in tasca come oggettino da pochi dollari. O, viceversa, che quello che ora vedi come funzione cablata in un oggetto, prima o poi te la trovi trasformata in semplici bit – vedi per esempio il numero di telefono di Google. E, se diventa bit, è ovvio o no che finisce in Rete? Non c’è niente di virtuale, in questo. E’ pura industria. Ripeto: Virtuale sarà lei.