Archives For Music

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Il termine New Media ha sicuramente stufato, visto che la Rete ha cinquant’anni e il Web venti. Però da quando a metà degli anni 2000 è diventato di massa il fenomeno degli User Generated Content continuano a emergere nuovi punti di vista, nuovi modi di vedere le cose e insomma cose sempre diverse da vedere. Come Jovanotti in questa foto. Già è particolare il punto di vista della prima – il pubblico fotografato da un musicista e pubblicato online in tempo reale – ma la rockstar fotografata da un membro del suo gruppo con il pubblico alle spalle non mi era ancora capitata. Farebbe piacere andare dietro un cartello, tirar fuori Marshall McLuhan e chiedergli cosa ne pensa lui.

Saturnino, magico bassista, usa Instagram. Puoi vedere le sue foto sull’italiana Followgram.me a questo link.

Spotify, the ultimate music player with social integration

Una delle cose più impressionanti degli ultimi annunci Facebook è la deep integration delle app. Già che sono negli Stati Uniti, ho provato Spotify. Dopo aver dato una prima e unica autorizzazione, la connessione è veramente profonda. Tutto quello che ascolti viene pubblicato sulla tua Timeline. E inoltre, ovviamente, va a prendere su Facebook i tuoi “amici” che usano Spotify e di ognuno di loro puoi vedere cosa ascoltano e se hanno condiviso delle playlist. Non solo: puoi ascoltare anche la loro musica, pur non possedendola, perché te la “paghi” con la pubblicità. Lo stesso Spotify ti offre un “What’s new” ricco di titoli.

Tutto sommato, non è diverso da quel che facevamo non molto tempo fa con Last.fm e i feed RSS: si condivideva ciò che si stava ascoltando con gli amici, su quella o altre piattaforme. Che però erano aperte e sotto il nostro controllo. Adesso non più (o, almeno, non altrettanto).

Dedicato agli studenti NABA Media Design del primo anno con cui proprio venerdì mattina si è parlato di musica digitale, storia ed evoluzioni. Da Moog a Spreaker passando per il Walkman, Napster, iTunes e, of course, Last.fm, pioniere europeo della Social Music. Quello che colpisce di più, però, è sempre TheSixtyOne. Curioso. (Ai link sopra le pagine di Wikipedia. Altro citato si trova in questa categoria).

Non so perché non l’ho mai recensita. Di tutte le startup italiane Spreaker è forse una delle più ambiziose, e proprio per questo merita. Porta online la console del DJ per fare web-radio, e così socializza tutto – le trasmissioni “generate dagli utenti”, la pubblicità, la musica per gli stacchi, e così via.

Spreaker social radio

Scommessa non banale, ma con una gran logica se vista sull’internazionale – iTunes, per esempio, sui Podcast ha costruito parecchio. Ci vuole un po’ per impratichirsi della console, ma l’idea di aver accesso a una potenza del genere è affascinante.

Spreaker Social radio

Questo me lo segno, che potrebbe venirmi utile per il corso NABA. E comunque è anche un gran bel pezzo per vivacizzare il sabato mattina.

Via Maestro Alberto

Moog

dottavi —  21 August 2010 — Leave a comment

[Questo post era programmato]

Da Wikipedia: Robert Moog è stato un pioniere della musica elettronica… Fu l’inventore di uno dei primi sintetizzatori musicali a tastiera… Questo strumento diede sonorità nuove e permise di tracciare una parte innovativa nella storia della musica rock… Robert Moog è morto il 21 agosto 2005.  Nel 2009 esce Switched on Bob, progetto musicale con 20 artisti da tutto il mondo che omaggia Robert Moog, quale inventore e padre dei moderni sintetizzatori elettronici. Il progetto è coordinato dagli italiani Maurizio Mansueti e Luca Cirillo. Un saluto, Robert.

Now, this is powerful. TheSixtyOne.com raccoglie musicisti indie a cui fornisce una pagina con una foto statica e per far ascoltare – ed eventualmente scaricare o comprare, quindi è un marketplace – una loro canzone. Ma è anche un aggregatore: mentre ascolti la canzone (via web, of course) sulla pagina compaiono informazioni sul gruppo, i loro tweet, le foto di Flickr, il calendario dei concerti, etc. Inoltre puoi creare e condividere le tue playlist, perché è anche un social network – puoi collegarti e ascoltare le preferite di altri utenti, etc. E, da non trascurare, è un player / viewer fantastico: altro che le stupide animazioni sintetiche dei soliti player MP3 del computer. E’ Social Music di nuova generazione. Un’esperienza musicale completamente nuova, appunto.

Nel video qui sotto un esempio di come funziona.

[Ho conosciuto Claudio Poli, sviluppatore di Audiobox.fm con la sua iCoreTech Labs, per uno scambio di mail su Ruby On Rails (vedi),e poi tramite una chiacchierata telefonica. Nel frattempo la sua iniziativa è cresciuta ed è diventata un prodotto completo: è un player musicale personale "In the cloud", come si usa dire - o, per capirsi, una sorta di iTunes via Web: fai l'upload della tua musica e potrai sentirla dove vuoi, con il browser o una applicazione iPhone.

Del tema Streaming musicale e Internet ha parlato anche il blog di Working Capital, che in questo post cita qualche servizio estero. Claudio sta costruendo la sua idea praticamente da solo, a parte le collaborazioni: NextInnovation racconta la sua storia. Ma già ora ha portato Audiobox ad avere funzionalità intriganti, come il riconoscimento dei tag dei file MP3 e, per esempio, l'associazione automatica delle cover dei dischi. Dopo il salto trovate la recensione, a cura di Fabio Mattia. Nella prossima versione - di cui vedete qui sotto due shot in anteprima - conta di introdurre anche funzionalità social, per esempio di condivisione dei gusti musicali. -ad]

audiobox

Continue Reading…

La battuta del titolo, in realtà, è di Hugh Macleod. Ma trovo si adatti perfettamente al tema della musica on/off-line. Per questo l’ho usata come subject della mail che ho mandato l’altra notte ad Alberto, dopo l’interessante serata trascorsa a casa sua con altri amici. Copio qua le mie considerazioni:

Chiaro che l’industria musicale non sa abbracciare il modello Internet, ed è altrettanto chiaro che per ora, con radio e tv, è ancora ben più efficace della Rete stessa. Ma la domanda è appunto quale sia il modello che funziona

dinosaur001-thumbParallelo con altra soft industry, la mia: il giornalismo. Chiaro che con il blog non si guadagna niente. Tre anni che investo e ancora neanche un segno – ma anche Cory Doctorow con Boingboing ci ha messo cinque anni prima di prendere pubblicità. Però è altrettanto chiaro che è questo il modello emergente

Morale: non c’è salvezza dalla Tempesta Perfetta. Non c’è un percorso di transizione che sia sicuro e indenne. Se sei un musicista, devi buttare via il modello vecchio, mettere in conto investimenti per qualche anno di sperimentazione e infilarti nel tunnel, anche se nn vedi la luce in fondo

Per questo secondo me è meglio interrogarsi su quali siano le sperimentazioni / i modelli emergenti che funzionano (splendido l’intervento di D’Amato), anziché sbattersi a cercare una via di fuga. Non c’è

My two cents…

Non resta che “farci una risata su” con Gaping Void.

musicforweb2Stasera all’evento Kublai Dieci anni di tempesta perfetta: i bloggers italiani fanno il punto sulla musica. Andrò soprattutto ad ascoltare. Quale contributo alla riflessione segnalo questo articolo del New York Times che analizza il calo delle vendite, riassunto dall’immagine a fianco. Immagino che quelli dell’industria lo chiamino “distruzione di valore”. Io mi chiedo 1. quanto valga l’indotto della musica (concerti e merchandising) che qui non è contato, e 2. quanto valga e come sia cambiato con la disintermediazione il valore degli introiti dei musicisti – o almeno quale sia il suo trend.

Se posso aggiungere una considerazione personale, tutto va visto in prospettiva. Io ho passato molto tempo a ri-digitalizzare i miei CD, faticando come una bestia per sistemarne i tag e assicurarmene il backup, in modo da non perdere i file. Se avessi una copia nella cloud della mia libreria musicale sarei molto più contento. Intanto già non è male poter comprare un disco spendendo sette euro, con un singolo click.

Proprio quello che ho fatto con The Miseducation Of Lauryn Hill, visto il suggerimento dell’autore del NYT, alla fine del suo pezzo. Conosco l’artista, ho un suo live acustico in cui lei fa dei tostissimi rap con la chitarra. Però questo disco, sinceramente, non mi è piaciuto. Devi conoscere bene chi ti dà un consiglio, mi viene da dire. La musica mica è come la gazzosa. A ciascuno la sua.

Next Music chiude i battenti

fyborg —  8 September 2009 — Leave a comment

Ieri sera una mail dallo Staff Next mi ha avvisato della chiusura dell’applicazione online Next Music, radio molto ben fatta che se da una parte peccava della carenza di un buon aspetto social e di una grafica elaborata, dall’altra era un ottimo servizio per l’ascolto di musica sul web. Il servizio era offerto da Next Open Innovation che fa parte del Gruppo Telecom Italia e si occupa di innovazione e ricerca nell’ambito del web e dei nuovi media. La cosa mi ha lasciato alquanto amareggiato, dato che il servizio era ottimo e si era rivelato un degno sostituto di LastFM (che non ha chiuso ma è diventato a pagamento per quanto riguarda l’ascolto dei brani). L’idea era buona, spero che riapra i battenti in qualche nuova forma dato che lo slogan “la tua musica senza confini” suona ora un po’ stonato. Anzi, non suona affatto. :)

fabio

imm

david_byrneDavid Byrne ha un blog che è un vero blog, fatto a blog. Racconta quel gli succede, quel che capita, quel che gli colpisce la fantasia. Che sta provando un Kindle. Che ha fatto una presentazione del suo libro sui giri in bicicletta. Che è stato a Roma in un albergo di grande design. Che, tra arredi stile 2001 Odissea nello spazio, ci ha trovato chiavi che non funzionano, acqua marrone, sedie rotte, veneziane che cigolano. E all’ultimo piano un ristorante con piscina, “Packed with handsome boys/men and lovely Italian beauties. It’s an Armani ad come to life, and we are scared off, as we are not familiar with the ways of their planet”.

(via)