Archives For Media Research

motorola advertisement 1950 how television benefits children

E se stessimo sbagliando tutto? Forse gli entusiasti del digitale stanno ripercorrendo ciò che gli inventori della televisione facevano 50, 60 anni fa. Riguardo questa pubblicità Motorola del 1950, penso all’idea di un luminoso progresso e mi si gela il sangue. Mad Men allora come oggi? Boh sarà solo un momento. Forse. O forse no.

13 Unusual Vintage Adverts That Will Boggle Your Mind | So Bad So Good.

meet the media guru - David Pescovitz - Institute for the Future - Palo Alto

Primo appuntamento internazionale per Meet the Media Guru. Parla David Pescovitz, direttore di Ricerca dell’Institute for the Future, noto think thank di Palo Alto. “Insieme”, dicono da MtMG, “tracceremo una mappa sugli scenari tecnologici del futuro”. E’ da ricordare che con questa storia delle mappe IFTF di solito ci azzecca – vedi. Io vado e mi sono già iscritto in questa pagina.

Saturnino-Jovanotti-USA-tour-1Saturnino-Jovanotti-USA-tour-2

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il termine New Media ha sicuramente stufato, visto che la Rete ha cinquant’anni e il Web venti. Però da quando a metà degli anni 2000 è diventato di massa il fenomeno degli User Generated Content continuano a emergere nuovi punti di vista, nuovi modi di vedere le cose e insomma cose sempre diverse da vedere. Come Jovanotti in questa foto. Già è particolare il punto di vista della prima – il pubblico fotografato da un musicista e pubblicato online in tempo reale – ma la rockstar fotografata da un membro del suo gruppo con il pubblico alle spalle non mi era ancora capitata. Farebbe piacere andare dietro un cartello, tirar fuori Marshall McLuhan e chiedergli cosa ne pensa lui.

Saturnino, magico bassista, usa Instagram. Puoi vedere le sue foto sull’italiana Followgram.me a questo link.

monome

E’ il contrario della Peggy: è anche un dispositivo di input, non solo di output. Ha alla base una sorta di Arduino – nel senso che è un sistema programmabile – ma dedicato alla musica. Affascinante. Monome.

Media Universe - Nielsen.com

From Nielsen

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C’è un po’ tanto Lato Oscuro della Forza, in Rete, ultimamente. Così, visto che è venerdì e ci sta una scivolata, pubblico queste due piccole fiabe. Una:

E due:

Grazie a Francesca Costaldi ed Elena Favilli.

Qualcuno si ricorda Cyberia? E’ sempre lui, Douglas Rushkoff. Il suo ultimo libro si intitola Program Or Be Programmed. Sintesi meravigliosa.

Douglas Rushkoff Map Of Media Power Over Time

Quella qua sopra è una mappa che ha fatto per Edge.

Questo me lo segno, che potrebbe venirmi utile per il corso NABA. E comunque è anche un gran bel pezzo per vivacizzare il sabato mattina.

Via Maestro Alberto

L’inizio di questo suo altro video è esilarante: “Ho passato sette anni al Massachussett Institute of Technology, in vari laboratori di ricerca… solo per scoprire che sono un Performance Artist”. Be’ magari capitasse più spesso di sbagliarsi così. E’ Golan Levin, e in questo TED Talk mostra una serie di installazioni sul tema dell’osservare e dell’essere osservati una più scioccanti dell’altra.

Chiacchierata interessante, quella fatta con Derrick De Kerckhove in occasione dell’ultimo Meet The Media Guru. Il video che trovate sotto ha richiesto parecchio lavoro per scendere sotto i 10 minuti senza perdere il senso di ciò che è stato detto – anche perché non era affatto poca cosa. Partiamo dalla ricerca: nella prima metà del video discutiamo della sua definizione di Punto dell’Essere (riferimenti nel post dell’altro giorno), inteso come momento prospettico di coincidenza tra corpo, mente e macchina. Le interfacce si fanno sempre più impalpabili, afferma, la velocità aumenta, e altrettanto l’i-pertinenza (vedi) di contenuti e significati. Come nel Rinascimento il Punto di Vista della Prospettiva segnava la distanza tra il vedente e l’oggetto osservato, così il Punto dell’Essere identifica l’orizzonte in cui biologico ed elettrico si possono teoricamente incontrare. Il multi-touch ne è un esempio, con questa manipolazione diretta dell’effimero digitale che, invece, in quel momento diventa oggetto, appunto da toccare, e forse parte di noi. Per contesti diversi, ne ha detto benissimo Antonio Sofi in questo suo post.

Nella seconda parte cambiamo registro. Stimolato da una domanda di Massimiliano Guidetti Migliorati, raccolta da Meet The Media Guru su Facebook, passo a chiedergli del futuro del Web, e in particolare delle tecnologie chiuse. E qui Derrick va giù piatto. Critica la chiusura di Facebook (“E’ uno spazio privato, e non hanno mai risolto il problema della proprietà di ciò che viene condiviso lì sopra”) e dell’iTunes di Apple e sottolinea l’importanza di Internet in quanto Spazio libero. Al minuto 6: “Ci tengo, ci conto. Ho bisogno di uno spazio libero, della metafora di una continuazione dello spazio pubblico”. Ma soprattutto critica con forza e senza mezzi termini il Decreto Alfano in discussione in questi giorni: “Saremo tutti imbavagliati, e non possiamo accettare un Fascismo elettronico che sarà molto peggio del Fascismo classico”.

Ma insomma, mi chiedo e gli chiedo, riusciamo ancora a immaginare il futuro o l’abbiamo consumato tutto? A causa di quanto sopra, mi racconta lui, è cambiata la relazione con il nostro immaginario, che è dentro i nostri schermi e non più lineare come ai tempi della scrittura. L’innovazione oggi è composta da una miriade di frammenti che all’improvviso si compongono in un qualsiasi Twitter o YouTube – e chi poteva mai immaginare cosa sarebbero diventati? Potenza della Rete. Finché dura.

YouTube ha fatto un video per festeggiare i suoi cinque anni. Benché sia spiccatamente promo lo segno qua, che serve come spillo su una mappa che non finirò mai di disegnare. Per l’occasione ha anche creato un intero canale e una timeline per ricostruire una “storia dei tormentoni” – ach, l’avevo dato come compito ai ragazzi NABA, ora si trovano il lavoro pronto. Comunque: la storia di YouTube mentre si svolgeva, raccontata su queste pagine, si recupera a questo link. Dopo il salto aggiungo anche la ricostruzione che Jessica Rose fa di Bree, ovvero della storia di Lonelygirl15.

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La regista si chiama Kate Ray, si è laurata in Journalism / Psychology alla New York University e ha fato questo bellissimo film-documentario che oltre a essere un’ottima lezione sul Semantic Web è anche un bellissimo esempio di ricerca video su tecnologia e argomenti correlati.

Web 3.0 from Kate Ray on Vimeo – via Mauro Rubin su Facebook.