Articles in the Media Research Category
Art and Creativity, Media Research »
L’inizio di questo suo altro video è esilarante: “Ho passato sette anni al Massachussett Institute of Technology, in vari laboratori di ricerca… solo per scoprire che sono un Performance Artist”. Be’ magari capitasse più spesso di sbagliarsi così. E’ Golan Levin, e in questo TED Talk mostra una serie di installazioni sul tema dell’osservare e dell’essere osservati una più scioccanti dell’altra.
Future Studies, Media Research, Network Sciences »
Chiacchierata interessante, quella fatta con Derrick De Kerckhove in occasione dell’ultimo Meet The Media Guru. Il video che trovate sotto ha richiesto parecchio lavoro per scendere sotto i 10 minuti senza perdere il senso di ciò che è stato detto – anche perché non era affatto poca cosa. Partiamo dalla ricerca: nella prima metà del video discutiamo della sua definizione di Punto dell’Essere (riferimenti nel post dell’altro giorno), inteso come momento prospettico di coincidenza tra corpo, mente e macchina. Le interfacce si fanno sempre più impalpabili, afferma, la velocità aumenta, e altrettanto l’i-pertinenza (vedi) di contenuti e significati. Come nel Rinascimento il Punto di Vista della Prospettiva segnava la distanza tra il vedente e l’oggetto osservato, così il Punto dell’Essere identifica l’orizzonte in cui biologico ed elettrico si possono teoricamente incontrare. Il multi-touch ne è un esempio, con questa manipolazione diretta dell’effimero digitale che, invece, in quel momento diventa oggetto, appunto da toccare, e forse parte di noi. Per contesti diversi, ne ha detto benissimo Antonio Sofi in questo suo post.
Nella seconda parte cambiamo registro. Stimolato da una domanda di Massimiliano Guidetti Migliorati, raccolta da Meet The Media Guru su Facebook, passo a chiedergli del futuro del Web, e in particolare delle tecnologie chiuse. E qui Derrick va giù piatto. Critica la chiusura di Facebook (“E’ uno spazio privato, e non hanno mai risolto il problema della proprietà di ciò che viene condiviso lì sopra”) e dell’iTunes di Apple e sottolinea l’importanza di Internet in quanto Spazio libero. Al minuto 6: “Ci tengo, ci conto. Ho bisogno di uno spazio libero, della metafora di una continuazione dello spazio pubblico”. Ma soprattutto critica con forza e senza mezzi termini il Decreto Alfano in discussione in questi giorni: “Saremo tutti imbavagliati, e non possiamo accettare un Fascismo elettronico che sarà molto peggio del Fascismo classico”.
Ma insomma, mi chiedo e gli chiedo, riusciamo ancora a immaginare il futuro o l’abbiamo consumato tutto? A causa di quanto sopra, mi racconta lui, è cambiata la relazione con il nostro immaginario, che è dentro i nostri schermi e non più lineare come ai tempi della scrittura. L’innovazione oggi è composta da una miriade di frammenti che all’improvviso si compongono in un qualsiasi Twitter o YouTube – e chi poteva mai immaginare cosa sarebbero diventati? Potenza della Rete. Finché dura.
Academy and Students, Media Research, YouTube, Cinema, TV »
YouTube ha fatto un video per festeggiare i suoi cinque anni. Benché sia spiccatamente promo lo segno qua, che serve come spillo su una mappa che non finirò mai di disegnare. Per l’occasione ha anche creato un intero canale e una timeline per ricostruire una “storia dei tormentoni” – ach, l’avevo dato come compito ai ragazzi NABA, ora si trovano il lavoro pronto. Comunque: la storia di YouTube mentre si svolgeva, raccontata su queste pagine, si recupera a questo link. Dopo il salto aggiungo anche la ricostruzione che Jessica Rose fa di Bree, ovvero della storia di Lonelygirl15.
Media Research, Network Sciences, Semantic Web »
La regista si chiama Kate Ray, si è laurata in Journalism / Psychology alla New York University e ha fato questo bellissimo film-documentario che oltre a essere un’ottima lezione sul Semantic Web è anche un bellissimo esempio di ricerca video su tecnologia e argomenti correlati.
Web 3.0 from Kate Ray on Vimeo – via Mauro Rubin su Facebook.
Academy and Students, Architecture and Design, Art and Creativity, Media Research »
Floris Douma, 26 anni. Si definisce Information designer (qui il suo sito) e si è diplomato alla Design Academy di Eindhoven con il lavoro esposto nello spazio Un-Dai qui in zona Ventura, a Lambrate.

Il progetto si chiama Self Surveillance e lo vedete in queste foto.

Niente di nuovo, in realtà: il tema dell’identità digitale e della rappresentazione pubblica delle nostre attività – del tracing della nostra vita al computer – è già stato esplorato da molti, primi fra tutti i nostri Eva e Franco Mattes di 01.org.

Nello stesso tempo, Douma sviluppa e ripropone il tema con gusto moderno. Tiene traccia di tutte le sue attività al computer per una settimana, e le rielabora in output grafici di varia natura (vedi per esempio la prima foto di questa serie, o la photogallery sul sito del progetto). Alla fine si pone la domanda che frulla in testa un po’ a tutti: siamo schiavi del computer?

Incrocia così diversi temi: information retrieval e visualization da una parte e comprensione di sé e del proprio rapporto col mondo – in questo caso mediato dal computer – dall’altro. Un tema che, nonostante la sua storia infinita, è ancora estremamente attuale (e non dovrebbe sfuggire agli studenti di NABA Media Design, ricollegandolo con quanto discusso a lezione)
Art and Creativity, Media Research »
[L'amico Dario Banfi è stato a Londra e ci ha portato un gran regalo. Bellissime esperienze di interazione nella mostra che racconta qui sotto -ad]
Ci sono ancora alcuni giorni di tempo per passare da DECODE – Digital Design Sensations, la mostra interattiva allestita al Victoria & Albert Museum di Londra. Una vera sorpresa per gli amanti della Digital Art, a partire dal sistema meccanico di visualizzazione di tag tratti da feed RSS via Web e presentati in maniera casuale su un tableaux scorrevole fatto da piccoli cubi in plastica, del tutto simili a quelli usati per giocare in età infantile.

Classici sono anche i disegni generati dinamicamente da algoritmi predefiniti che importanto variabili dal Web o le repliche di effetti prodotti dall’ecosistema esterno al museo (un albero digitale che si muove sulla base del vento reale o una mappa che registra visivamente, in gamma cromatica, i suoni nelle strade di Londra). Più intriganti sono invece la possibilità di disegnare con la voce elementi grafici su un display che reagisce alle emissioni sonore dei visitatori o la libertà concessa di spostare con la mano la sabbia sparsa su un monitor che nasconde le profondità del mare.


Il corpo gusta ogni installazione, piacevole da sperimentare, come gli specchi digitali o i sistemi di morphing interattivo che rispondono ai tratti del viso o alla danza. Non manca un database di figure che si baciano al passaggio dei visitatori.

Opera sorprendente è infine un’installazione che associa il funzionamento di un normale phon per capelli a un soffione formato maxi. Questo l’effetto davvero geniale.





PS Se ti interessano questi argomenti vedi anche Anime e Macchine.
2.0, Citizen (and) Journalism, Media Research, Methodology »
Frequentando luoghi digitali si incontrano usi e costumi diversi, che tipicamente coinvolgono gruppi di persone. Dopo un po’ si notano dei pattern, delle persistenze: ciò che accade in un tempo/spazio poi si ripete altrove. Tipicamente, in Italia si adottano abitudini nordamericane un paio di anni dopo – abbiamo ormai intere antologie di casi osservati. Un po’ come le onde dei bioritmi: siamo fuori sync, ma abbiamo la stessa fase, il che ci dice anche qualcosa sulla prevedibilità dell’innovazione.
Ora in ambienti conversazionali come Twitter e FriendFeed, che hanno iniziato esclusivamente come piattaforme di egoboosting, abbiamo anche professionisti nel senso italiano del termine: commercialisti, avvocati, imprenditori e top manager che, dopo un prudente studio iniziale, chiacchierano tranquillamente delle loro attività professionali con le loro micro-community.
E’ un’apertura di processo, of course. Il prossimo passo sarà quello di ribaltare totalmente il punto di vista del racconto: come ha fatto il New York Times con TimesCast, selezione di video in cui mostrano quel che succede dentro.

(via LSDI)
2.0, Media Research, Music »
Now, this is powerful. TheSixtyOne.com raccoglie musicisti indie a cui fornisce una pagina con una foto statica e per far ascoltare – ed eventualmente scaricare o comprare, quindi è un marketplace – una loro canzone. Ma è anche un aggregatore: mentre ascolti la canzone (via web, of course) sulla pagina compaiono informazioni sul gruppo, i loro tweet, le foto di Flickr, il calendario dei concerti, etc. Inoltre puoi creare e condividere le tue playlist, perché è anche un social network – puoi collegarti e ascoltare le preferite di altri utenti, etc. E, da non trascurare, è un player / viewer fantastico: altro che le stupide animazioni sintetiche dei soliti player MP3 del computer. E’ Social Music di nuova generazione. Un’esperienza musicale completamente nuova, appunto.
Nel video qui sotto un esempio di come funziona.
Art and Creativity, Best Content, Media Research, YouTube, Cinema, TV »
Omg erano anni che non capitava qualcosa di così bello e divertente su YouTube… Improvvisazione al piano su ChatRoulette. 3,6 milioni di views, 160.000 iscrizioni al canale e 19.000 commenti in una settimana. Thx Merton!
PS La ricerca per “chat roulette” su YouTube dà circa 1.800 risultati.
Data and Analysis, Experience and Interface, Media Research »
La rappresentazione visuale dei dati – ovvero utilizzare le immagini per estrarre informazioni, ne avevamo parlato con Davide Casali nei commenti a questo post – sembra diventare sempre più attuale. Costa farlo ma i risultati sono fenomenali.
Fast Company: US Data Consumption In One Day

Fast Company: US data consumption
BBC: Visualizing The Internet

BBC: Share Of Top Web Domains
New Scientist: Tracking The Plague Of Spam


















