Lo spot Audi “Land of Quattro” mi ha colpito. Non solo e non tanto perché diverso dalle solite pubblicità automobilistiche insulse, con gente che si butta da aerei, sbuffi di colore o macchine che saltano da un tetto all’altro – che non riesco proprio a capire. Ma perché quando ho visto i primi frame ho pensato “Finalmente un bel promo dell’Italia!”. E invece no, è lo spot di un’auto. Ma del tutto diverso dalle solite sciocchezze. Dettaglio campanilistico: quella chiesa sulla rocca col mare in tempesta è Porto Venere, in Liguria, vicino a La Spezia. Dettaglio social: sul sito Audi si trova in questa pagina, ma non si può condividere. Dettaglio di produzione: è dell’agenzia Verba, di Milano, con un team tutto italiano a cui vanno i complimenti. Altro dopo il video, spettacolare. E anche sul fatto che la pubblicità a volte riesce ancora a diventare contenuto interessante ci sarebbe da dire.
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Be’, impressive. Sono anni che aspettavamo. Ed è bello pensare che si siano liberati degli archivi così importanti. Qui sotto il video, dopo il salto il comunicato stampa con cui Istituto Luce e Google annunciano la creazione del nuovo canale dell’archivio storico di Cinecittà. Un pezzo di storia italiana. Anzi, “Uno dei più grandi archivi storici di video mai realizzati su YouTube”, dicono.

Se quel che pubblichi su Twitter o Facebook ha l’intento di indirizzare il traffico verso il tuo sito, Bitly, famoso url shortener con un simpatico servizio conta-click, ha trovato le ore migliori per il click-through: per Twitter l’orario migliore è il primo pomeriggio da lunedì a giovedì, mentre il contenuto pubblicato il mercoledì alle 15:00 è quello che genera le migliori riposte da Facebook. Chiaro poi che click-through ed engagement sono due variabili indipendenti. Infografica veloce ma intrigante: Continue Reading…

Un’immaginazione che mi capita di fare ogni tanto è quella di sbucciare la TV buttandone via la crosta: cioè eliminare il televisore come dispositivo*, supporto fisico. Rimangono i programmi, ovvero i contenuti, che non avendo più il problema di dover stare dentro una scatola – cioè essendo liberi dalle costrizioni di un format fisso – possono a loro volta essere ripensati: e diventano applicazioni. Continue Reading…

Vero, ricorda un po’ le vecchie cartoline plasticate che mimavano il 3D o il movimento a seconda di come le inclinavi. Però il giocattolo di questa Zebra Imaging non è male: è una stampa olografica di un’immagine 3D. Risultato un foglio dal quale, a seconda dell’illuminazione, “spunta” un ologramma.
Lo sta usando Ford per una campagna pubblicitaria europea. C’è anche un concorso dove si può vincere uno di questi “modellini”. Si capisce tutto nel video qui sotto. Continue Reading…

Niente male. Una lunga infografica che fa da riassunto su come usare i Social Media per costruire una userbase – utile soprattutto per le startup: non serve tanto che “Ne parlino in tanti”, bensì che “Ne parlino quelli giusti”. Perché l’importante non è fare promozione: i Social Media per le startup servono a capire il mercato e raggiungere quei primi utenti che parteciperanno alla validazione dell’idea, innescando eventualmente il word-of-mouth. Il miglior consiglio, insomma, è quello quasi in fondo all’immagine: “Make great content”. Continue Reading…

Quei fantastici matti degli Evil Mad Scientist hanno ritrovato un numero di Popular Electronics del ’76 e ne hanno scannerizzato alcune parti, tra cui bellissime pubblicità vintage. Continue Reading…
Ricordate TweetLevel, il tool per valutare l’influenza su Twitter? Dopo un lungo stop sta per essere riattivato: è atteso per domani. Un anno fa aveva fatto parlare parecchio di sé stimolando alcune riflessioni interessanti sul tema dell’engagement, soprattutto su come il numero di follower non sia affatto la metrica più importante. A questo proposito, dopo il salto allego un interessante paper scientifico i cui risultati confermano proprio questa teoria.

Certo, in Italia privilegiamo Facebook, ma i ragionamenti restano validi per qualsiasi ambiente. TweetLevel e il nuovo BlogLevel offrono degli spunti interessanti proprio per valutare la propria presenza sui Social Media con un’ottica più ampia del solito. Personalmente fa piacere vedere che la mia presenza su Twitter è progredita, ma meglio ancora capire su quali punti posso migliorare.
La domanda di quest’anno (e se qualcuno avesse suggerimenti gliene sarei grato) è come misurare, e non semplicemente valutare, la capacità di lead generation dell’attività sui Social Media. Sull’efficacia, invece, abbiamo pochi dubbi: gli studi che stiamo facendo con Blomming ci dicono che le conversioni delle visite provenienti da attività organiche sui Social Media sono dieci volte superiori di quelle provenienti da pianificazioni pubblicitarie, per quanto a target e basate su search o behaviour. Il che, tutto sommato, non stupisce.
Segue il paper dall’illuminante titolo Measuring User Influence in Twitter: The Million Follower Fallacy. Continue Reading…
Se quanto dice eMarketer fosse vero anche solo per metà sarebbe comunque un milestone storico, da segnare. Secondo la società di ricerca il 2010 vedrà, per la prima volta, il sorpasso della spesa pubblicitaria online rispetto a quella sui quotidiani. Il cui budget si mantiene su una ripida progressione di discesa: “The spending gap will widen significantly next year, as total newspaper spending falls again to $24.6 billion and online climbs to $28.5 billion”. Online Ad Spend Surpasses Newspapers.
(via Luca Galli)
Entusiasmante IAB Forum: +40% espositori, quasi 10.000 registrati e la sala plenaria del Convention Center, grande quasi quanto mezzo campo di calcio, affollatissima per sentire gli interventi di apertura. Roberto Binaghi, presidente IAB Italia, ha fatto il punto sulla pubblicità online italiana che sembra aver ripreso a correre: +15% previsto per quest’anno e un obiettivo del +50% nei prossimi tre. Impressive.

Ospite d’onore Chris Anderson di Wired, un po’ sulle difensive per la già famosa copertina The Web is Dead (se n’è parlato qua). “Il Web è una delle applicazioni di Internet”, così come lo sono quelle per smartphone, console di gioco e tablet. Piattaforme che offrono nuove forme di monetizzazione – opportunità – ma nello stesso tempo controllate e chiuse – rischio. “I hope we will find a way to re-introduce openness”, afferma a conclusione della prima parte, ma anche se “Distributing data any platform, any device via the Internet is alive and well”, il Web potrebbe non essere più l’attore protagonista. A seguire una lunga demo di Wired su iPad, con la considerazione di come questo introduca nuove offerte appetibili per i media – magazine in primis. Il che porta però a pensare se le considerazioni di cui sopra rispecchino davvero l’esigenza del pubblico o non piuttosto quelle di una parte dell’industria.
Dicevamo della pubblicità, che in Italia penalizza proprio i magazine (-8,6%) mentre cresce online. Con cosa, cioè come sia composto il dato, non è chiaro. Da altre affermazioni IAB si deduce che l’80% del valore sia ancora legato a display tradizionale, e allora forse la buona notizia nasconde una pillola avvelenata, ovvero la classica sindrome italiana da testa grossa e gambe piccole: pochi grandi operatori che controllano la maggior parte del traffico, e tanti piccoli che fanno fatica. Se è bene la prima componente, per fare un mercato maturo, citando l’intervento di Layla Pavone, ci vuole però anche la seconda. Il che porta a una possibile critica da fare a IAB: l’assenza dei nuovi esponenti dell’innovazione Web italiana, ovvero le startup che tanto lavoro stanno facendo e che in altri ambienti hanno dimostrato di creare valore. Forse un bug fix per la prossima release del Forum.
Qui sotto la presentazione di Binaghi. Su Twitter i commenti arrivano a ritmo continuo. In questo post l’intervista che ho fatto a Chris Anderson due anni fa.
IAB Forum – Presentazione Binaghi
(via)
Storia dai molteplici aspetti esilaranti. Come riporta il Wall Street Journal “Five leading magazine publishers have pitched in on a multimillion-dollar ad campaign touting the “power of print”". “Ooooooh, meta”, commenta sarcastico Asylum For All Mankind. Che non si ferma qui ed elabora la seguente Open Letter to Magazines di risposta. A cui aggiungo gentile preghiera di diffusione, come si suol dire.

Qui sotto la pubblicità originale:

La storia risale a due anni fa ma ci torno su perché il video su cui ruota tutto continua a riscuotere consensi – e anche perché mi serve come caso di studio per il corso sia per il contenuto video sia, ed è quel che più interessa qui, per la conversazione che ha attivato con la Blogosfera. Andrea ha realizzato Arrakis, “documentario poetico e sociale”. E’ l’evoluzione della sua tesi di laurea triennale in linguaggi dei media. Il 9 Giugno 2008 ha scritto, a me e ad altri, questa mail:
Ciao Alberto,
dedicami 5 minuti per favore. Mi chiamo Andrea e sono un giovane videomaker. Il 12 Giugno rilascerò su Internet il mio documentario sociale Arrakis. Verrà rilasciato su più blog in maniera automatizzata e simultanea, grazie appunto alla partecipazione di alcuni blogger italiani che avranno deciso di permettere l’oscuramento totale dei loro siti.Arrakis è un documentario un po’ strano: ho intervistato Silvestro, un ex-operaio laringectomizzato (operato per un tumore causato dall’amianto) e ho unito la sua particolarissima voce sopra ad alcune riprese di fabbriche abbandonate. Silvestro in Arrakis racconta delle cose forti, molto rancorose e lo fa con la sua voce da laringectomizzato.
Il metodo con cui questo documentario verrà rilasciato su internet sarà non meno forte e non meno provocante. Sarà molto probabilmente anche qualcosa di nuovo. Un’azione collettiva, un progetto di oscuramento concordato per la prima assoluta di Arrakis.







