Archives For Management And Methodology

Step-by-Step-Guide-Social-Media-Success-infographic

Questo workflow ha il suo tempo ma può risultare ancora utile. Dicono gli autori:

Volevamo creare qualcosa che potesse agire sia come diagramma di flusso, per visualizzare i processi, sia come guida alle risorse. Qualcosa che aiuti le piccole aziende a chiarire i loro obiettivi e definire il loro percorso verso il successo sui Social Media. A ogni fase abbiamo incluso collegamenti a risorse e guide da alcuni dei migliori professionisti dei Social Media sul web.

Si trova qui: Step-by-Step Guide to your Social Media Success. Verificate gli aggiornamenti delle guide fornite.

When writers who are just starting out ask me when it gets easier, my answer is never. It never gets easier. I don’t want to scare them, so I rarely say more than that, but the truth is that, if anything, it gets harder. The writing life isn’t just filled with predictable uncertainties but with the awareness that we are always starting over again. That everything we ever write will be flawed.

[Lì per lì ho pensato parlasse delle startup.]

On Dani Shapiro on Vulnerability, the Creative Impulse, the Writing Life, and How to Live with Presence | Brain Pickings.

The Writing Life (Dani Shapiro)

Choose yourself - Self-help book by James Altucher

Di James Altucher ho comprato il libro che vedete qui sopra, Choose Yourself, subito dopo aver letto questo pezzo:

The best job I ever had was interviewing prostitutes, junkies, homeless kids and other random creatures at three in the morning. I did it for about two and a half years. People who knew me then ask me now, “How did you go from interviewing drug dealers to doing stuff with stocks?(*)” Isn’t it the same thing? The job started because HBO didn’t have a website or an intranet. I was constantly on the verge of getting fired because I wasn’t interested in the random database stuff they wanted from me. So one weekend I put the HBO cafeteria menu on an intranet I set up, using a server I set up on my computer. Then I put their employee database on there, then their movie database, and so on. Until they had an intranet  and everyone started using it. I forgot to ask for permission [grassetto mio].

(*) Altucher è imprenditore seriale (con exit da svariate decine di milioni di dollari) e Venture Capitalist. Bellissimo anche quest’altro passaggio:  Continue Reading…

ghost-profile-pics

Io non è che abbia da dire molto, perché sono il primo ad avere una descrizione fantasiosa nel profilo di LinkedIn – qui, per chi vuole divertirsi a prendermi in giro, ci mancherebbe altro. Ed è anche vero che viviamo ormai da anni una situazione quantomeno fluida – ahah – con le industrie che vanno e vengono. Figuriamoci se non cambiano i mestieri. E poi siamo tutti precari – ancora non flessibili, accidenti – alla continua ricerca di nuovi assetti Va bene. Però c’è un limite alla fantasia delle job description che si possono usare su LinkedIn. Siccome sono già in pulizie di Primavera, ho segnato qui alcuni spunti che mi hanno portato immediatamente sul tasto Ignore nella richiesta di collegamento:

1. Ghost image nel profilo – Ignore immediato. Sa di stalking.
2. Errori di battitura – Ignore immediato, senza condizionale.
3. “Food Strategist” – Adorabile.
4. “WebIdentity e Web Comunication” – Evidentemente il lavoro sbagliato.

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Ora tu dimmi:

Thank you for your message. I am currently on [xyz] with no regular access to my emails. For any urgency please contact the switchboard and ask for my pa. Thank you.

This email is confidential and may well also be legally privileged. If you have received it in error, you are on notice of its status. Please notify us immediately by reply email and then delete this message from your system. Please do not copy it or use it for any purposes, or disclose its contents to any other person: to do so could be a breach of confidence. Thank you for your co-operation. Please contact our [contact] on [number] or [email] if you need assistance.

[Name] is a [something] registered in [country] with registered [number]. It is authorised and regulated by the [authority]. Its [country] branch office is registered with the [register] under [number]. For regulatory information please refer to [link].

A list of the [something] (and of the non-[something] who are designated as [something else]) of [Name] and their qualifications is available for inspection at its registered office [address]. Any reference to [something] means a [something], or [something else] or [even other something else] with equivalent standing and qualifications, of [name] or any of its affiliated firms or entities.

Con tutto questo solo per dire “Out of Office” hai accorciato proprio “pa”? Personal Assistant ci poteva stare.

the-shift-davide-folletto-casali-on-design-and-business

Basta guardare la slide copertina per capire quanto Davide “Folletto” Casali capisca di design, no? Nella presentazione qui a seguire, però, ragiona invece di business e intrapreneurship – che non è solo fare startup dentro le big corp ma un nuovo approccio allo sviluppo dei progetti nelle organizzazioni.  Continue Reading…

15 Things That Emotionally Strong People Don't do - George Clooney

1. They Don’t Beg For Attention
2. They Don’t Allow Others To Bring Them Down
3. They Don’t Hold Grudges
4. They Never Stop Doing Their Own Thing
5. They Never Stop Believing In Themselves
6. They Don’t Act Like Bitches Or Assh*les Continue Reading…

15 Things That Emotionally Strong People Don’t Do | Elite Daily

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“The bottleneck is at the top of the bottle”. Per questa decima edizione del World Business Forum di Milano non potrebbe esserci sintesi più efficace di questa frase di Tom Peters, esperto mondiale di management (foto sotto). E superdivertente il fatto che proprio uno dei massimi pensatori di management abbia aperto il #WBFMI con una critica feroce alla cultura del management odierno che è stata però poi ribadita anche da Kevin Roberts, CEO Worldwide di Saatchi & Saatchi (foto sopra), e da altri speaker.

Insomma: ogni volta i 2/3.000 top manager che si riuniscono al World Business Forum escono con l’idea che qualcosa è cambiato, e che bisogna darsi da fare. Nelle edizioni passate è stato il caso dei Social Media, o della Wikinomics. Questa volta è il caso della cultura di management stessa: non si tratta più di adottare questa o questa’altra tecnologia, di ottimizzare questo o un altro processo. Si tratta proprio di cambiare approccio. Oppure estinguersi.

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[Torna, ogni tanto, Luca Galli, co-founder ed editor-at-large di questo blog - qui i suoi post. Altri suoi percorsi professionali qui -ad]

Le notifiche di Slideshare, come altre credo, hanno per loro natura una certa asimmetria: per quanto mi riguarda, io le disabilito tutte e quindi quando carico qualcosa immagino che nessuno lo noti. Invece può ben essere che altri abbiano le notifiche attive, per cui può succedere che poi se ne escano con reazioni per me sorprendenti (sono un antisociale, capitato nel tempo sbagliato; o per meglio dire, preferisco una socialità controllata e controintuitiva alla Pinboard, “Bookmarking for social introverts”, il payoff più adorabile della storia di Internet). Così è successo che un paio di presentazioni pubblicate principalmente per gli studenti del mio corso in NABA siano state viste da qualcuno in giro, e magari apprezzate, cosa che mi fa piacere, si capisce. E’ il caso di queste due sotto, che dietro invito di Alberto condivido molto volentieri su Infoservi. Continue Reading…

“People don’t buy what you do, they buy why you do it”. Suona sciocco? Ascoltate questo video di Simon Sinek, “How great leaders inspire action”, e cambierete idea. Anzi, cambierete completamente il vostro modo di pensare, di concepire progetti e di presentarli. Perché cio che conta non è tanto cosa fate, né il come. E’ il perché.

Una battuta trovata in Rete tempo fa diceva: “The main thing is to keep the main thing the main thing”. Mi sembra azzeccata per questo bel post estratto dal libro di Scott Belsky, Founder e CEO di Behance, forse la più interessante rete per “creativi” in senso esteso. Riflessioni utili su metodi e pratiche di un mestiere difficile da definire proprio perché ha nel rinnovamento continuo la sua ragion d’essere, ma dove l’execution fa la differenza tra successo e fallimento. E Belsky ci aiuta proprio in questo: “The creative process is surviving the project plateu”, afferma al punto 5. Appunto.

Creative types have a problem. We have so many great ideas, but most of them never see the light of day. Why do most ideas never happen? The reason is that our own creative habits get in the way. For example, our tendency to generate new ideas often gets in the way of executing the ones we have. As a result, we abandon many projects halfway through. Whether a personal website, a new business idea or a long-dreamt novel, most of these projects stagnate and become a source of frustration.

Some creative people and teams are able to defy the odds and make their ideas happen, time and again. In my work, I have spent the better part of five years meeting these exceptional people and chronicling their habits and insight, which has resulted in the following tips and suggestions for making ideas happen.

1. Avoid A Reactionary Workflow

Without realizing it, most of us have gradually adopted a “reactionary workflow”. We are constantly bombarded with incoming communication: email, text messages, tweets, Facebook posts, phone calls, instant messages, etc. Rather than be proactive with our energy, we spend all of our energy reacting, enslaved to the last incoming item.

To avoid this reactionary workflow, some of the most productive people I have met schedule what can be called “windows of non-stimulation” in their day. For two to three hours per day, these people avoid email and all other incoming communication. In this time, they focus on their list of big items: not routine tasks, but long-term projects that require research and deep thought.

Another idea is to aggregate all messages in a central location. Setting your social networks to email you, and using filters to automatically manage these emails, will reduce your “hopping time” (when you hop between sources of communication) and focus your attention. Some people even have their voice mails transcribed automatically and forwarded by email. In a world of many inboxes, you have to consolidate.

2. Strip Projects To Three Primary Elements

Every project in life can ultimately be reduced to just three primary elements: 1) action steps, 2) backburner items and 3) references. Action steps are tasks that can be articulated succinctly and begin with verbs. They should be kept separate from your notes and sketches.

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[Qualcosa più di un guest blogger, visto che Nicola Junior Vitto è mio socio in Blomming e spero riuscirà a parlare più spesso, in futuro, di software e startup. Qui sotto racconta impressioni esperienze e idee raccolte a Better Software, di cui avevo già parlato in altri articoli -ad]

Laptop appoggiati sulle gambe, molti con una mela luminosa ben visibile ai relatori. Negli schermi la pagina di Twitter o di uno dei tanti client che usano le sue API per fare il resoconto in tempo reale della presentazione che si sta ascoltando, in sale spesso piene. A conferma che non è sempre facile scegliere il relatore giusto da seguire, essendo uno più interessante dell’altro.

E’ così che ci si può immaginare l’ambiente a Better Software. Per chi sviluppa software si è trattato di un incontro ai vertici. Si è parlato di metodologie Agili, Extreme Programming (XP), Social Media, Open Source, startup e innovazione. Ma si è parlato soprattutto delle persone, di come migliorare professionalmente per una crescita individuale e del team in cui si lavora.

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Nei talk molti relatori hanno espresso le difficoltà incontrate ad applicare le metodologie agili alle loro necessità e strutture aziendali, e hanno spiegato come sono state rielaborate d adattate alle loro esigenze. Lo stesso Francesco Cirillo (noto inventore della Tecnica del Pomodoro; vedi anche), parlando delle dinamiche di team, ha affermato come in ogni contesto l’organizzazione migliore sia quella che meglio si adatta alle esigenze interne, spiegando come in qualche modo sia meglio scegliere una metodologia concreta – in particolare XP – visto che l’Agile è astratto e definisce un sistema di regole troppo perfetto, troppo chiuso e quindi in realtà non è la migliore strada da perseguire. O meglio: “In qualche modo XP è incompleto: è questa la sua forza… l’Agile è perfetto: per questo non serve a niente”.

Illuminante in questo senso anche il talk su Agile e tecniche dell’improvvisazione jazz di Fabio Castronuovo. Nell’esecuzione di un brano di musica classica, visto come metafora di organizzazione gerarchica con direttore d’orchestra, una stonatura è il male assoluto. In un’improvvisazione jazz si dà per scontato l’errore e l’imprevisto, la bravura sta nel reagire positivamente alla situazione potenzialmente negativa trasformandola in un punto di forza: questo è essere agili!

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