
Giovedì notte, o, meglio, venerdì mattina (erano le 00:01 in effetti) ho finalmente assistito alla prima italiana di Avatar . Delle principali caratteristiche dal punto di vista tecnico ha parlato Alberto qui dopo l’ante-prima per la stampa, illustrando quali sono le innovazione introdotte da James Cameron nella realizzazione di questo kolossal.
Volevo solo aggiungere alcune considerazioni sul film. Dal punto di vista estetico, sono convinto di poter affermare che Avatar abbia davvero aperto la porta su una nuova era del cinema. Il livello di coinvolgimento e immersione visiva, accentuato sicuramente dalle fantas(cien)tiche ambientazioni del film (dai panorami del pianeta Pandora al livello di dettaglio e realisticità delle creature e dei Na’vi - in particolare della naturelezza delle loro espressioni facciali-).
Un viaggio su Pandora
Dal punto di vista della trama, non sono d’accordo con quelli che non la considerano nulla di (troppo) degno di nota e sottolineano il film solo dal punto di vista degli effetti speciali e delle innovazioni tecniche che comporta. Certo, è una trama funzionale al tipo di film, ovvero un film di azione e di effetti speciali (due caratteristiche che vanno a braccetto da sempre) rivolto alla massa. Non è la più originale delle trame (si tratta, come ha detto Cameron stesso, di “una guerra di civiltà”) ma quanti film sono davvero originali? E cosa significa originale?
Secondo me il film affronta dei temi sostanziali sui concetti di avatar, mondi virtuali e la relazione-interazione dell’uomo(reale) con essi. Io penso che visto nell’ottica del grande kolossal, del film fatto per la massa, il suo valore diventa quindi immenso non più solo per le innovazioni tecniche e l’estetica che introduce nel cinema ma anche per come amalgama temi molto profondi a una storia che vuole evitare le lunghe disquisizioni filosofiche a cui si era assistiti ad esempio vedendo Matrix (cosa che ok, farà certo gioire i critici ma magari storcere il naso ai più che di certi temi magari non hanno mai sentito parlare -a prescindere che Matrix resta comunque un altro capolavoro assoluto-).
Avatar non è il primo film ad affrontare i temi trattati, ma unito alle innovazioni tecniche di cui appena detto, penso che se non altro fra un po’ di anni verrà ricordato come viene ricordato oggi quel primo “insignificante” treno che correva verso la macchina da presa facendo fuggire le persone dalle sale, convinte che stesse per uscire dallo schermo e piombar loro addosso. Interessante a mio avviso che questa volta succede “davvero”: le immagini escono dallo schermo e ci piombano addosso -senza travolgerci fisicamente, d’accordo :)
E’ questo il passo avanti del cinema: le immagini vengono verso di noi, fuori dallo schermo, e noi andiamo un po’ di più verso(dentro) a esse.

Che è poi il tema vero (la metafora), a mio avviso, di questo gran prodotto hollywoodiano: uomo reale e ambiente virtuale. Come non riconoscersi nel protagonista Jack Sully (Sam Worthington) quando pur di entrare nel suo avatar e restare nel mondo di Pandora insieme ai Na’vi -il popolo indigeno che lo abita- comincia a trascurare ogni altro aspetto della sua vita come farsi la barba, cambiare abiti, bere e mangiare (ovviamente il tutto è ironicamente forzato -ma neanche troppo-)… E la dottoressa Grace Augustine (Sigourney Weaver) appare come una mamma severa ma comprensiva che deve star dietro al ragazzino che non vuole proprio staccarsi da Internet o dal suo videogioco preferito.. Per non parlare poi di tutto il tema delle connessioni neurali: fra uomini e avatar / fra i Na’vi e Pandora (come una grande rete neurale), una metafora di mondo reale/mondo virtuale. E qui poi ogni altro parallelismo o metafora sono benvenuti: la guerra fra esseri umani e Na’vi si può leggere in tanti modi a mio avviso tutti in parte giusti. Grandi temi odierni come in-tolleranza/integrazione fra civiltà, la guerra, il dibattito aperto sul rapporto uomo-tecnologie… Insomma, tante cose.
A mio avviso un film, per essere un grande film e per avere una storia definibile “profonda”, non deve necessariamente essere intriso di dialoghi o riflessioni complesse comprensibili/accessibili ai pochi. Secondo il mio modesto parere, Avatar è un film che riesce a mescolare temi molto profondi e attuali a una favola di semplice lettura (è pur sempre un kolossal rivolto a tutti, ricordiamolo) e per me in grado di regalare momenti unici grazie a un impatto visivo senza precedenti (vi consiglio: guardatelo in 3D, non ha senso vederlo in altro modo, non al cinema almeno) di cui siamo i primi fortunati fruitori.
Pazienza se l’IMAX 3D (qui un video dimostrativo del 2006) deve ancora arrivare in Italia, arriverà e ci abitueremo anche a questa nuova estetica, ma io penso che le emozioni e la sensazione di immersione che possiamo provare guardando questa pellicola in 3D, sia paragonabile a quello che devono aver provato i primi fruitori di un film sonoro o a colori.
Forse esagero? Sarà, ma con film e innovazioni come questi ci si divide sempre fra scettici, critici ed entusiasti. Ricordo solo che l’avvento del sonoro fu a suo tempo visto da alcuni con indifferenza, da altri con entusiasmo, da altri ancora con avversione e anche sul tema della storia e della fruizione c’era chi percepiva che non apportasse alcun valore aggiunto a un film se non addirittura gliene togliesse. Stessa cosa per gli effetti digitali. E così via.
Io appartengo agli entusiasti e penso che Avatar ci faccia entrare veramente in un altro mondo. Sia visivo che narrativo, e la sua grandezza sta proprio in questa perfetta unione (connessione?) che ci fa vivere l’esperienza cinematografica e non più solo guardarla.
Se non altro, ha di certo fatto entrare il cinema in una nuova era.
fabio