Archives For Future Studies

meet the media guru - David Pescovitz - Institute for the Future - Palo Alto

Primo appuntamento internazionale per Meet the Media Guru. Parla David Pescovitz, direttore di Ricerca dell’Institute for the Future, noto think thank di Palo Alto. “Insieme”, dicono da MtMG, “tracceremo una mappa sugli scenari tecnologici del futuro”. E’ da ricordare che con questa storia delle mappe IFTF di solito ci azzecca – vedi. Io vado e mi sono già iscritto in questa pagina.

Nel commentare la sua prova degli Oculus Rift, “Next-generation Virtual Reality headset designed for immersive gaming”, Babele Dunnit scrive uno dei più bei pezzi mai letti sulla storia della tecnologia, dell’innovazione, della Rete, dei matti personaggi che queste cose le hanno fatte. Whatever. Uno dei più bei pezzi mai letti e basta.

Oculus-Rift-virtual-reality-headset-immersive-gaming-babele-dunnit-test-review

Questo è un post che chiude un cerchio lungo 22 anni e decine di migliaia di chilometri.

Perché per me questa faccenda della Realtà Virtuale è iniziata nel 1992 e, fino ad oggi, mi era rimasta in sospeso. Son finito in posti buffi, inaspettati, improbabili ma anche no – da Legoland all’Havana alla RAI di Saxa Rubra al Movida al Cyberspazio nero e vuoto come quello di Gibson alle lussureggianti isole di Second Life alla VR Fair di New Orleans a un improbabile Bar Mitzvah a New York – e visto sfilare un’umanità davanti ai miei occhi che neanche il Nexus. Dal genio al cialtrone attraverso ogni possibile declinazione.

Emeriti sconosciuti e personaggi famosi, ladri patentati, milionari idealisti, modelle che si son rimboccate le maniche, inventori pazzoidi, imprenditori squalo e pecora e leone, professori universitari diversamente competenti sia nel bene che nel male, padri fondatori dell’Informatica italiana, gente che ha fatto i soldi senza volerlo e gente che avrebbe dovuto fare i soldi e invece niente, universitari in cerca di relatore, relatori che non han capito una cippa, neurofisiologi in grado di leggere cose imbarazzanti della serata precedente dal tuo EEG, autoproclamati artisti e scrittori che non hanno mai fatto o scritto nulla e militi ignoti del Metaverso che hanno costruito meraviglie con un mouse e una tastiera.

Gente incontrata per caso che ti illumina spiegando l’ovvio come nessuno prima aveva mai fatto e ti fa capire che quello è il genio e la poesia. Hacker autentici, che il Web ancora non esisteva Continue Reading…

Internet Archive - San Francisco - by Alberto D'Ottavi - Infoservi it

Quando sono stato a San Francisco nel 2011, grazie all’invito di una cara amica, mi è capitato di visitare l’Internet Archive. Non potrebbe esserci definizione più accurata che “Un pezzo di storia della Rete”. L’Archive è davvero la storia dei media digitali: è esattamente una biblioteca, ma anziché preservare libri di carta salva il Web – letteralmente, ne fa una copia. Vai sulla Wayback Machine in homepage, digita l’indirizzo di un sito qualsiasi e ne vedrai le versioni negli anni.

Ora, in realtà, Archive.org fa molto di più. Cerca di preservare ogni media digitale. Questi i numeri del loro archivio raccontati da Brewster Kahle, quel giorno:

  • 350.000 libri (eBooks)
  • 500.000 immagini in movimento (video)
  • 1.000.000 di registrazioni audio
  • 2.000.000 ore di TV
  • 3.000.000 di testi elettronici
  • 150.000.000.000 di pagine Web

Non è impressionante? Qualcuno si prende cura di noi. Qui sotto il piccolo video (solo un minuto) che, credo per la prima volta, fa vedere i server effettivamente in funzione, mentre salvano le pagine del Web.  Continue Reading…

video-wall-information-design-television-applications

Un’immaginazione che mi capita di fare ogni tanto è quella di sbucciare la TV buttandone via la crosta: cioè eliminare il televisore come dispositivo*, supporto fisico. Rimangono i programmi, ovvero i contenuti, che non avendo più il problema di dover stare dentro una scatola – cioè essendo liberi dalle costrizioni di un format fisso – possono a loro volta essere ripensati: e diventano applicazioni. Continue Reading…

david-orban-singularity-university“Un’idea o progetto per rendere migliore la vita, aumentare la felicità, la salute, l’istruzione, la sicurezza, le opportunità per il futuro di almeno tre milioni di persone in Italia nei prossimi tre anni, facendo leva sull’innovazione e sull’uso della tecnologia”. Questa la ricerca di Axelera, fondazione / associazione no-profit creata recentemente da un gruppo di alumni e simpatizzanti della Singularity University, per la quale c’è un premio da 30.000 dollari quale borsa di studio per frequentare il corso estivo. Ho fatto due chiacchiere con David Orban, primo ad aver portato la SingularityU in Italia, sul premio e altro. La teoria della singolarità parte dalle idee di Ray Kurzweil secondo il quale, per farla molto molto semplice, alcuni cambiamenti tecnologici hanno impatto esponenziale, dalla natura dirompente.

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infoservi-2011-botti-capodanno-

Il post di inizio d’anno, per questo blog nato il primo gennaio 2006, è sempre un po’ delicato. Divertente allora ricevere il report fatto da Jetpack, che tra le altre cose gestisce le statistiche di WordPress. Ne pubblico le foto qui: viene fuori che nel 2011 ho scritto poco, e questo è un peccato. O forse segno dei tempi e dei cambiamenti. Mi ha stimolato a fare un po’ di manutenzione e rivedere le cose in prospettiva. Continue Reading…

Douglas Rushkoff at HelloEtsy Berlin - Program or be programmed

“In the emerging, highly programmed landscape ahead, you will either create the software or you will be the software”. E’ incredibile come, 18 anni dopo Cyberia, Douglas Rushkoff abbia ancora più forza di allora nello spingere a capire e a prendere possesso delle tecnologie, pur essendone diventato un critico. O forse proprio per questo: proprio perché le capisce profondamente ne conosce rischi e pericoli. Il suo “Be programmed” ha infatti due implicazioni. Da una parte è un gioco di parole sul diventare un “programma” in senso televisivo. Dall’altra si riferisce all’essere “programmato”, influenzato, gestito da altri. In ogni caso si tratta di libertà di scelta. “Se scegli di programmare”, afferma nella prima pagina del libro, “avrai accesso al pannello di controllo della civilizzazione. Scegli di essere programmato”, continua, “e potrebbe essere l’ultima vera decisione che prendi”.

Sembra eccessivo? Lo spiega bene parlando di Facebook. Continue Reading…

L’aspetto più divertente è che nell’immaginare il Telepass (circa a 0:30 nel video sotto) in realtà si sono sbagliati. Oggi non abbiamo bisogno di strisciare la carta di credito. In compenso, così, hanno inventato anche i mobile personal POS. Poi c’è tutto: videoconferenze, remote learning, e-health. E una rete dati mobile che funziona, i tablet, e quasi tutto il resto. Pubblicità AT&T del 1993. In fondo non ci vuole molto a inventare il futuro. Basta crederci.

Del Futuro Del… Vetro

dottavi —  15 March 2011 — 2 Comments

Ok magari questi inspirational video hanno un po’ stancato però è interessante vedere cosa pensa dello sviluppo degli schermi un’azienda specializzata come Corning. Rimane la domanda su come si possa preparare una frittata con i peperoni per colazione, ma questa è un’altra storia.

Avevo già affrontato questo tema qui.

eConsultancy ha appena rilasciato il suo Future Trends Innovation Briefing. Interessante lo stress che mettono sul concetto di innovazione agita. I tre movimenti principali sono Social, Mobile, Data, ma la chiave è “Putting all the thinking into action” e “Commercialisation of principles or ideas”. Le Social Apps, per esempio: il principio è Utility, non Communication. E infatti bella – soprattutto per noi di Blomming, che ci stiamo rompendo la testa su una scommessa di questo tipo, la citazione di Zukerberg:

“Communities already exists. Think about how you can help that community do what it wants to do”.

Qui sotto la presentazione con l’estratto del report. Che, by the way, termina dicendo “The Key to Happiness is Excitement for the Future”. Magari.

Ricordate il “vecchio” Quicktime VR? Una serie di scatti fotografici ricreavano gli ambienti a 360°, in cui ci si poteva “spostare”. Questo è uguale, però video. Con click and drag del mouse cambi punto di vista in tempo reale. E alla velocità di uno snowboard. Pensa farlo grande una stanza. Ubercool.

In un momento di follia devo aver prestato a qualcuno l’edizione italiana del mio Generazione X. Se mi leggi, riportamelo. Se ne hai uno usato da vendere, dimmelo. Per fortuna, ho trovato a poco un usato dell’edizione originale. Comunque, secondo me l’associazione con il nuovo Generazione A, nella bellissima nuova collana di ISBN, è un po’ stiracchiata, nonostante l’esplicita citazione dei “McJobs” verso la fine. Ciò che li rende simili, IMHO, è la capacità di Douglas Coupland di leggere i sintomi di una modernità male assimilata, in hangover per gli eccessi della sera prima, e una contemporaneità indigesta. Come le paginate di spam di Jpod, Generazione A è pieno di idiosincrasie e difetti e malanni e debolezze e cose da dimenticare che Doug, impietoso, ci ripropone con la crudeltà di uno specchio consapevole. Autocoscienza, appunto.

Evidente anche nella sua Radical pessimist’s guide to the next 10 years, in cui dispensa pillole di un’ironia acida da miglior Woody Allen come questa:

23) Everyone will be feeling the same way as you
There’s some comfort to be found there.

Impagabile. Segno qui qualche altro spunto dalla Pessimist’s Guide, che per me è già un classico.

12) Expect less
Not zero, just less. Continue Reading…