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Ooops mi era rimasto in bozza… Qualche altra possibile lettura dell’andamento di alcuni Social Network:

Social Media Demographics

Il commento è sul Tumblr di Mashable.

I-tagli-a

dottavi —  3 March 2009 — 2 Comments

“La crisi? Ci stiamo entrando adesso”. Così Martin Vial, CEO di Europe Assistance Group, intervistato appena prima di Natale. Aggiungendo che in Francia, Germania e Italia l’onda peggiore doveva ancora arrivare, soprattutto perché – appena un paio di mesi fa – non erano ancora iniziati i licenziamenti. Vial ha poi sottolineato il rischio di creare una “bolla nel medio termine”, perché ovviamente i finanziamenti che quasi tutti i Paesi stanno sottoscrivendo andranno a pesare sul debito pubblico futuro.

Tempi non facili: “Se non fossimo stati nell’Euro saremmo stati spazzati via”, mi ha detto un amico manager di una primaria banca italiana, commentando il racconto sopra. Nonostante questo, oltre che proteggere e sostenere, bisogna anche investire in ricerca e sviluppo, nelle tecnologie, nella Rete. E’ la tesi di Vial stesso, che proprio grazie all’innovazione sta attuando la sua “Care revolution” di cui ho parlato prima, ma anche Massimiliano Magrini, Country Manager di Google Italia, in questo post del 12 gennaio sembra condividerne i principi, pur con un punto di vista diverso.

E’ abbastanza chiaro che la resistenza istituzionale, e in particolare dei media tradizionali, all’innovazione digitale, alla Rete e in generale alla ricerca in nuove tecnologie non solo è già costata e sta costando all’Italia vera e propria ricchezza – non stupiscono le notizie del nostro -1% nel 2008. Ma soprattutto ci costeranno sempre di più, rallentando ancora la nostra già affaticata capacità competitiva.

Anche per questo mi ha fatto molto piacere vedere, domenica sera, la puntata “Futuro” di Presa Diretta, trasmissione dell’ottimo Riccardo Iacona. Tra diversi interessanti casi di eccellenza italiana, ha parlato anche di Eurotech, caso raro di PMI italiana presente sul mercato internazionale della tecnologia hardware. Avevo incontrato il fondatore, Roberto Siagri, in questa occasione, dove lui racconta la sua interessante storia, e parlato del loro Zypad qui.

Facebook: Cinque anni

dottavi —  4 February 2009 — 1 Comment

Mrk ZuckerbergQuinto compleanno per quella che potremmo definire la piattaforma di social networking più sconcertante degli ultimi tempi. Quando ho intervistato Dan Rose, vp business development, era il dicembre del 2007 e allora su Facebook si contavano 235.000 italiani. A settembre 2008 si era ancora intorno ai 600.000. Oggi siamo tra i 6,5 e gli otto milioni. La popolazione di una città grande più o meno il doppio di Roma si incontra e si saluta, ogni giorno, su quel sito.

Ancora più impressionanti i dati worldwide dichiarati dal sito:

  • More than 150 million active users
  • The fastest growing demographic is those 30 years old and older
  • Average user has 120 friends on the site
  • More than 3 billion minutes are spent on Facebook each day (worldwide)
  • More than 15 million users update their statuses at least once each day
  • More than 850 million photos uploaded to the site each month
  • More than 5 million videos uploaded each month
  • More than 24 million pieces of content (web links, news stories, blog posts, notes, photos, etc.) shared each month
  • More than 2 million events created each month
  • More than 20 million active user groups exist on the site

Ieri Facebook ha compiuto cinque anni. Mark Zuckerberg, il fondatore (nella foto), ha 25 anni. Be’, complimenti.

Doc: l’intervista di un anno fa; l’evento di Parigi in qui si è svolta; una fotogallery delle home page del sito dal 2005 a oggi.

L’altra sera anteprima veloce sulla presentazione dei dati dell’Osservatorio Multicanalità. Credo davvero indicativi, così torno sull’argomento e pubblico qua le due slide secondo me cruciali, che disegnano uno spostamento importante dal 2007 al 2008. La prima, appunto, è quella dell’anno scorso:

Per "goodwill" si intende accettazione e utilizzo, così in alto a sinistra abbiamo gli utenti che continuano a usare i canali abituali, senza un gran coinvolgimento, mentre in basso a destra vediamo che chi mostra maggior coinvolgimento nel processo d’acquisto é anche colui che sperimenta nuovi mezzi. E in particolare la tecnologia. Io ho chiesto esplicitamente se si può pensare che i Reloaded siano i più "esperti di Internet" – quel famoso 9% di cui parlo sempre, e tutto fa pensare che sia così. Ma il dato dirompente, secondo me, è questo:

Il fatto che il numero di Reloaded sia cresciuto del 31% è secondo me dimostrazione definitiva che, al contrario del comun sentire, i "tecnologici" (una volta detti "smanettoni"), non sono un gruppo specifico, che non rappresenta un campione significativo della popolazione, ma al contrario sono gli sperimentatori di usi, costumi, abitudini e pratiche che si stanno diffondendo nel grande pubblico. Progettare per loro vuol dire intercettare, in seconda battuta, un’audience più grande. E’ ovvio: la tecnologia, i "geek", in questi ultimi anni è diventata "sexy" (alleluia! :). E come sempre accade, dopo il primo entusiasmo si sedimentano gli usi.

I "tech savvy", cioè le persone che hanno familiarità con le tecnologie sono oggi i nuovi trend setter. Si incontrano principalmente su Internet, e per questo il merito è anche di Obama e, in Italia, di Facebook. L’avevo detto: la crescita impressionante delle iscrizioni a questo social network non è un fenomeno passeggero: è una vera e propria svolta.

Sono sinceramente convinto che quest’anno vedremo i primi segni veri di un cambiamento di scala. E chi su Internet è abituato a lavorare avrà una marcia in più. Il tutto al netto della crisi, ovviamente: ma di questo parlerò lunedì.

La ricerca si trova in questa pagina.

Lo Spirito Dei Tempi

dottavi —  10 December 2008 — 1 Comment

E’ appena uscito Google Zeitgeist 2008. Ho postato su Open Lab la riflessione, fatta a lezione, del valore che può avere dal punto di vista dei media, e copiato lì le classifiche italiane. Mi incuriosano però anche alcuni spunti dagli altri Paesi:

  • Il più cercato in Spagna è El Blog Salmon, un blog collettivo che parla di economia
  • Tra le parole più cercate nel mondo, e ai primissi posti sempre in Spagna, Tuenti, "una herramienta que facilita la transmisión de información entre gente que se conoce". Come a dire: Facebook sì, ma ce lo facciamo meglio noi. Dice di esser cresciuto del 2.850% in quest’anno
  • Simile l’approccio dei tedeschi: la frase più cercata è "Chi è amico di chi", e punta a un altro social network: Wer-kennt-wen
  • In Gran Bretagna non c’è storia, vince l’iPlayer della BBC
  • In Belgio.. eh, cercano un sacco di ricette :)
  • In Francia non se la passano meglio di noi, sembra, visto che al nono posto, ehm, cito testualmente: "viedemerde"

:)

Trovo da GigaOM questa risorsa straordinaria: TeleGeography. E’ curioso, perché diquestitempi ci dà un’altra visione del mondo:

Con questo link si può vedere lo zoom. Il report è a questa pagina. Qualche altro dato: “International Internet traffic grew 53 percent between mid-2007 and mid-2008… fueled by consumer demand for video, delivered via web browsers, peer-to-peer services, or streaming protocols”. Qui. E, in Europa, anche dal traffico voce: “At year-end 2007, 25.3 million consumer VoIP lines were in service in Western Europe, up from 15 million in 2006″. Qui. E qui sotto invece le differenze tra continenti in termini di banda passante (nel 2005):

A parte l’Africa – un digital divide di dimensioni continentali, in faticoso recupero col GSM – mi colpisce la pochezza del collegamento diretto che abbiamo tra Europa e Asia. Certo, andiamo su eBay – YouTube etc, e non su Alibaba, ma non facciamo altro che dire che il nuovo polo economico mondiale è l’Impero di Cindia. Si ridisegna la cartina del pianeta:

Boh sarà che come al solito dipende da quel che si vuol vedere. Forse non è un caso che mi sia venuto in mente Il mondo come Volontà e Rappresentazione

Aggiornamento: Eh, appunto. Luca Colombo fa una tagliente riflessione quotando Barack Obama:

C’è chi ritiene inaccettabile essere 15′ nel mondo per penetrazione di accessi broadband:

As we renew our schools and highways, we’ll also renew our information superhighway. It is unacceptable that the United States ranks 15th in the world in broadband adoption. Here, in the country that invented the Internet, every child should have the chance to get online, and they’ll get that chance when I’m President – because that’s how we’ll strengthen America’s competitiveness in the world.

Did you know?

dottavi —  8 November 2008 — Leave a comment

Non faccio a tempo a finire il post sull’incontro in Bicocca dell’altro giorno, sorry. Ma non posso non segnalare uno Stefano Vitta particolarmente affilato, stamattina :)

Grazie per la segnalazione del video qui sotto, che aggiorna il primo “Did You Know?” del 2007.

Vita quotidiana dei giornali

dottavi —  2 August 2008 — 9 Comments

Quotidiani italiani, giugno 2008Il buon Antonio Vergara pubblica la qui presente interessante tabellina, presa dall’Espresso, con i dati di diffusione media giornaliera, rilevata a giugno, dei principali quotidiani italiani, e la variazione nell’ultimo anno.

Anche se è agosto, fa caldo e c’è da preparar le valigie non riesco a trattenermi e vado a ravanare su Prima, alla mitica “Dati e Cifre“, of course.

Il dato confrontabile più vecchio che trovo risale al 2002 (A-L, M-Z) e nonostante la piccola incongruità – si tratta di una media mobile dei 12 mesi precedenti, mentre la tabellina qui a fianco dice di essere una rilevazione diretta – butto le robe in un foglio e ottengo i seguenti risultati…

Facendo la media delle tre variazioni, posto che abbia senso, viene fuori che negli ultimi sei anni i primi tre quotidiani italiani hanno avuto un calo di diffusione pari a un rotondo -17%.

Aggiornamento: Discutendo nei commenti mi torna in mente questa piccola analisi di tendenza sugli andamenti on-line fatta giusto un annetto fa: The Future of News in Italy.

Between, tramite l’Osservatorio Banda Larga, ha presentato il Rapporto Famiglie Italiane e Banda Larga, e rilascia un laconico comunicato. Sinceramente, non so come valutarlo, non essendo a conoscenza della metodologia. Cmq direbbe che quasi sette milioni di famiglie italiana hanno un abbonamento flat. Boh.

Altrettanto nn so bene come prendere i dati dell’Osservatorio Fcp-Assointernet, come indicati da Prima: i primi cinque mesi di quest’anno fatturano il 25% in più dell’anno scorso, ma il totale è poco meno di €132 mln. E’ bene o male? Poco bene? Poco male. Keywords fanalino di coda, peggio solo e-mail e SMS. Peccato l’aggregazione di “Atre tipologie”, sarebbe interessante guardarci dentro. Tipo gli interstitial: quanto costerebbe strapparli via dagli ad-server a colpi di cacciavite, in modo che non possano risorgere mai più?

Mi torna la domanda sui possibili formati pubblicitari. Sarebbe bello capirne di più.

Luca Colombo racconta i risultati di una ricerca sugli Instant Messenger. Interessante, fenomeno direi poco approfondito, finora. Ma curiosando nel suo SlideShare trovo anche questa presentazione qua sotto, più generica ma direi… very inspiring.

Gran bello speciale sulla MIT Technology Review: "Social Networking Is Not a Business – but it might be soon". E’ vero, tempi non facili. Arrington ha recentemente riportato del drop nella liquidità proveniente dal venture capital, e sembra tornata un’ondata di layoff sul mercato americano (es. New York Times) – tipicamente usato come primo indice di crisi. Agg: Per non tacer della Borsa, ai minimi (Reuters). Però.

Io mi son permesso di segnalare che sembrano arrivare declinazioni pay dei modelli del Web 2.0 – e sec me è così che deve funzionare. D’altronde è ovvio: nuovo paradigma -> sperimentazione (e hype) -> generazione modelli stabili.

Mi verrebbe anche da aggiungere, a mo’ di provocazione, una cosa che ho detto una volta parlando di tv digitali etc. Raccontavo come al solito di YouTube, bla bla, e per l’ennesima volta mi son sentito chiedere quali fossero i modelli di business. Io sarò tanardo, ma continuo a pensare che sia una domanda sbagliata. I modelli di business sono sempre due: o pagano gli utenti, o paga la pubblicità.

Che poi su questo si possa discutere per millanta anni, e che in realtà non ci siano solo questi, e che, anzi, l’evoluzione della Rete (e delle tecnologie) consente di inventarne continuamente di nuovi, siamo d’accordo. Però YouTube (etc) veicola video. E’ un media. Lavora sulla conquista dell’attenzione. E il suo mestiere l’ha fatto. Macina miliardi di minuti, cosa dovrebbe fare di più?

Il problema quindi è ovviamente della pubblicità. E’ la pubblicità che non ha ancora trovato il suo modello di business su Internet. Problemino da ridere, visto che nel giro di tre / cinque anni il timeshift sarà sostanziale. Oggi parliamo di qualche punto percentuale, nel giro di un niente avremo interi pubblici che considereranno il Terzo Schermo, cioè il computer, l’interfaccia principale.

Sì, lo so che per ora è un conto a somma zero. Però mi sembra una differenza di prospettiva fondamentale.

PS Delenda Carthago: non riesco a trattenermi, scusate. Cliccate prima qui e poi qui. A voi che effetto fa?

No tempo solo per segnalare report di Forrester come da titolo son US$775 se riesco a nasarci dentro vi so dire qui l’unico estratto disponibile:

Mashups – custom applications that combine multiple, disparate data sources into something new and unique – are coming to the enterprise. Forrester projects that the enterprise mashup market will reach nearly $700 million by 2013; while this means that there is plenty of money to be made selling mashup platforms, it will affect nearly every software vendor. Mashup platforms are in the pole position and ready to grab the lion’s share of the market – and an entire ecosystem of mashup technology and data providers is emerging to complement those platforms. Those vendor strategists that move quickly, plan a mashup strategy, and build a partner ecosystem will come out on top.

Ci stavamo ragionando da un po': uno, due, tre, quattro.